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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE Piu" SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VCL. XCIX. IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCLX.

La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO- ECCLESIASTICA

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Y ICARIO CAPITOLARE, T'ice sacra fungens ordini s Canonicorum , per fnterregnuni Vicaria potatale fune liis, flcariw! Capilulari'!. L'eletto dal Ca- pilolo [F.) (Iella Cattedrale {T^.) pel go- verno del Vescovato [F.) o diocesi Nid- lius, vacato per rinunzia , traslazione e morie del l escavo (/^.) o altro de'pre- iati in que'duearticoli enumerali(ne"qua- li tenni di nuovo proposito de' Capitoli e òt Canonici, e della Curia e Tribuna- le ecclesiastico) j argomento di cui ragio- nai ne' voi. Ili , p. 7, Vili, p. 54 e seg., XXVII, p. 137 e seg., LUI, p.i4^> "el- le due colonne, LXII, p. 42 e seg. Laon- de mi limiterò a dire, che vacandola se- de episcopale sia per morte, sia per ri- nunzia, sia per traslazione ec. del vesco- vo, si devolve la giurisdizione episcopale al capitolo della cattedrale. Questi entro 8 giorni, da detta vacanza, deve nomina- re il vicario capitolare, o confermare il Vicario generale (/^.)deirultimo vesco- vo, o altro fornito delle necessarie quali- tà, al governo della diocesi, e nella Spa- gna si cliiaoja governatore il vicario ca-

pitolare. Che se il capitolo iascierà di ciò fare, il diritto di nominare il vicario ca- pitolare, o confermare il vicario genera- le del vescovo precedente , o destinando un soggetto inabile, si devolverà al Me- tropolitano (V.)j e se fosse la chiesa me- tropolitana vacante, e se la chiesa fosse esente dalla giurisdizione del vescovo e del metropolitano, ed il capitolo dell'una o dell'altra sia stato negligente, altura nel i.° caso il vescovo sufTraganeo più antico nella provincia ecclesiastica o metropoli- tana, e nel 2.° il vescovo più vicino, eleg- gerà il vicario, e se fra gì' individui del capitolo vi fosse persona idonea, questi verrà preferito a parila di meriti all'e- straneo ; non è però di obbligo che il vi- cario si faccia di uno del capitolo, ma con- senziente il capitolo stesso potrà assume- re un estraneo. Qualora il capitolo d'una chiesa suifraganea, vacando la metropo- litana, fosse stato negligente nell'eleggere il vicario capitolare, spetta l'elezione al capitolo metropolitano. In fine dandosi il caso, che il metropolitano, o il capitolo metropolitano, o il più aulico de'sulfra-

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g8iiei,o il vescovo viciniore abbiano man- tliiedeil'esscr promosso, non sia slato al- calo nel liir uso della podestà loro devo- lie voile ligellalo dal vescovo aiilecesso* lutn, la s. Sfòe ad siijij Irnilam ncgUi^in- v*' qiiad niarex Ma ovest tratti di per- //<v//»^/v7f//7/o/7<///,staljilisce il vicario del- suiie, die non sono aitate, nel modo so- la chieda vacante. Il vicario così fdllo di- pi a accennato, non possono concedere let- tesi capitolare, peicliè elello dai capilo- teie dimissoiiali n^\)\ì\ìve posi annuin ite- lo. La sua durala i fino ih'è fallo il ve- f/»9 Ecclesinc, senza un'espressa licenza scovo, \\ r|uale destina il vicario a forma della s. congregazione del concilio'". Mi dell'istruzione di DenedelloXIV, /)ciSy- sta davanti un analogo dotto voto di co- ciori. Dioec, lib. 2, cap. q. Alle volle ac- spicuo prelato, pel caso cbe vado a rife- onde, cbe la s. Stde per amministrare una me, di chiesa non aecjfKf principaìiter, qualche diocesi invia Sicari apostolici sultVaganea, unita ad una metro- (/ .)jO perchè d piciprio vescovo non può polilana, ma amministrata da un arcive- o non deve esercitare la giurisilizione per scovo; e pare avvenuto nel 1882, secou- Dootivo di dinamazione per la «juale fin- do le mie congetture, eoinincia dal ri- che non si è purgato non può utilmente cordare. La cura e il governo delle chie- presiedere alla chiesa, ovvero perchè in- se vescovili vacanti, che nell'antica disci- fermo, o avanzalo in età non può esercì- pliiia della Chiesaappai teneva al vescovo lai e le sagre funzioni, e pascere con pio- piìi vicino, come quegli che poteva più (ìlio il gregge afìldatogli, o per altra ra- comodamente provvedere ad ogni biso- gionevule causa. L'estensione delle fa- gno, passò in forza del cap. C'«//< o/<>// t/e colla di questi vicari apostolici è a se- m^yon'y, e/ o/'er//V'/i. al capitolo cattedra- conda del breve pontificio che loro vie- le, che secondo il diritto comune poteva ne rilasciato dal Papa, o delle istruzioni governare la chiesa per stesso, ossia che loro da quello vengono date, e pe' collegialmente. Ma il concilio di Tieiito, aioli vi che inducono ad inviarli al regi- sess. 24, cap. iG, Z^e /i(/òr/«., stabili, che me d'una diocesi, come avverte Benedet- l'esercizio della giurisdizione vescovile in to XIV, De Syìiod. Dioeces., lib. 2, cap. Sede ^'acaule dovesse commetlersi ad un I. Il successore Clemente XIII, col bieve vicario capitolare, ila eleggeisi dallo stes- Pa/ernac,óe'i'2^eoaa\oi'/6i,Buìl.Ixom. so capitolo dentro il detto termine d' 8 Itili. y t. 2, p. 49, contenente l'istruzione giorni dalla vacanza della chiesa, ec. ec. sopra diversi provvedimenti pel governo Poi soggiunge. Prima d'applicare al caso delie Cf/r/e /icf/(-s/fl.*^/r/i(' nel regno di nostro queste cos'i chiare leone (cioè lut- Sarilegna, dispose nel § Xl. » Che ì vi- le l'esposte di sopra), è necesscrvio di pre- cari capitolari non possano d'ora innan- mettere una cosa, vale a dire, se la chiesa zi, senza il voto del pieno capitolo , da di J'iesù ha il dii ilio di ooiuinaie in se- darsi nel luogo solilo capilolaie, per mag- de vacante il sio vicario capitolare. Al gioranza di voti segreti, da calcolarsi se- che sembra potersi rispondere aiì'eimali- condo il costume di ciascun capitolo, e vnineiite,dappoiclièiiella bolla diPio VII da registrarsi of gli atli capitolari, conce- (Oc i<////o//^ espressamente si dichiara, deie le lettere Dimissorie [P.) a' laici, che tutti i duini e privilegi, che compe- benché siano arlati da benefizio, o da cap- tono alle chiese vescovili aeque principa- pellania, nel modo spiegato di sopra, 0 Ider unite, sono comunicati e conservati purea coloro, che avendo già lai.'' lon- alle chiese vescovili sottoposte alla per- sura, sono piesentati a qualche benefizio petua amministrazione degli arcivescovi, o cappellania, che actu requiratcerlum Ora secondo il gius comune le chiese ae- ovdintni ; e coll'espressa condizione che que principaliler unite hanno la facoltà M nell'uno, che ijell'allro caso, colui ciie di scegliere il proprio vicario capitolare.

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la bolla dello stesso Fio VII rispetto scovo. Tialtatidosi lUinijue d'nn caso, a alla chiesa ili Trtja amministrata dalla cui il concilio di Trento , e in generale ciiiesa arcivescovile ili Cainerino^ dovasi il «lirìttoconiune vigente non lianno [)rov- dispone, die il vicario capitolare dell'una veduto, par cliiaro, die si debba ricorre- e dell'altra chiesa si elegga dal capitolo re al diiitto antico, e in conseguenza, che ujeiropolitano di Camerino (benché l'ar- la facoltà di scegliere il vicario capitolare ci vescovo sia obbligato tenere un vicario ap|)arlenga al vescovo più vicinoi non già, generale a Treia) , può in questa parte che ì canoni antichi parlino espressamen- applicarsi alle chiese vescovili nmmini- ledi vicario capitolare, che in que' tem- slrate nel regno di Nipoli, poiché il I*a- pi non conoscevasi, ma perchè stabilisco- pa in questa bolla ha latto una dÌNposìzio- no la massima generale, che al vescovo ne particolare per la difesa di Treia, e piìi vicino ap[iarliene di accorrere al go- non Ila mai inteso di fare una legge che verno della chiesa piivata del suo pasto derogasse al diritto comune. Posto ciò, si re ; nel qual caso può con^iilerarsi un;i fa luogo alla questione principale: a chi chiesa vescovile, che per la mortedell'ar- si devolve la facoltà di eleggere il vica- civescovo amministratore è rimasta •va- rio capitolare di Viesti, mentre il capi- caute, il capitolo cattedrale de[)0sita. tolo di quest I chiesa non l'ha eletto den< rio della giurisdizione vescovile può am- ilo gli 8 giorni prescritti dal concilio Tri- ministrarla per mezzo del vicario capito- dentino? Sembra m luogo che tale lare, avendo perduto il dirilto di eleg- scelta non potesse competere al capitolo gerlo in pena della sua negligenza a far- itietiopulitano di ìManfiedonia ossia di Si- ne uso dentro gU 8 giorni stabiliti, l'er- ponto, mentre Viesti non è di detta chie- lauto, s'è lecito esporre il [iropiio senti- sa melro[)()lilana sulFraganea, ac' mento, dice il preopinante, in un caso, qxif principnlilcr ad essa unita, essendo in cui a togliere ogni dubbio attesa lu sua questi gli unici due titoli, che si conosco- novità è necessaria unadichiaraziune del- no nel diritto, io forza de'quali si devo!- la s. Sede, proponeva rispondersi a' due Te al capitolo metropolitano la facoltà di quesiti di iTig.^ nunzio di Napoli nel nio- eleggere il vicario capitolare d' un'altra do seguente. Dubbio i."» Occorrendola chiesa. Ma Viesti non essendo chiesa suf- vacanza d'una chiesa arcivescovile ammi- fraganea, \\è acque principaliter unita, nistratrice perpetua d'una chiesa vescovi- non si può neppur dire chiesa exeinpta, le, se quest'ultima trascurasse di deputa- poiché è posta sotto perpetua animini- re e costituire nel tempo da' canoni [ire- strazione dell'arcivescovo. Il concilio di scritto il vicario capitolare, si domanda, Trento, e le dichiarazioni delle s. con- a chi devolverebbesi questa deputazione? giegazioni di Roma parlano sempre di Al vescovo viciniore, oppure al capitolo chiese o metropolitane, o suiFraganee, o della chiesa arcivescovile amministiatri- txeinplae , da che ogni chiesa vescovile ce?" Prima di rispondere a questo dub- generalmente appartiene ad una di que- bio il preopinante premise, cheTammi- sle tre classi, e ili.° esempio d'una chie- nislrazione perpetua della chiesa di Vie- sa vescovile data in perpetua amministra- sti è data all'arcivescovo, e non alla chie- zione d'un arcivescovo è forse quello di sa, al capitolo di Manfredonia ossia Treia, che poi è stato imitato nell'ulti- Siponto, altrimenti lachiesadi Viesti non tua circoscrizione delle diocesi napoleta- sarebbe mài vacante, perchè lachiesadi ne. Fuori di queste chiese non v'è, alme- Manfredonia e il suo capitolo , quando no presentemente, in tutto l'Orbe catto- non siano 60p[)ressi, non muoiono mai. lieo alcuna chiesa vescovile addetta alla Ciòdichiarato. rispose. Z^f'/;»;^//o«ef« Fi- perpetua ammiaislrazione d'un artivc- cara Capitularis in casii, de quo agi-

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tur, spedare ad Episcopnni viciniorcin. Dubbio 1.° " E nel caso, che la aoaiìna del vicario, di cui si tratta, appartenesse al capitolo della chiesa arcivescovile ani- ininislratrice, se la deputazione del vica- rio fdlta da questo capitolo fosse cadu- ta sopra persona, che è inabile per qual- che difetto canonico, si domanda, a chi devolverebbesi il diritto di deputarlo, e qual provvedimento dovrebbesi prende- re per riparare ad un fatto inconve- niente? Rispose. Jd s. Sederli , adeam- niic recurrtndurn esse ". Bramoso di co- noscerne il risultato , e non trovandolo nelle ricerche fatte all' archivio della s. congregazione de' vescovi e regolari, os- sequiosamente ne interpellai il R.mo Ca- pitolo di Viesti. A*a4 aprile i 860 grazio- samente si degnò rispondermi il Kev.° d. Matteo Nobile, che alla rappresentanza di vicario generale , aggiunge quelle di arcidiacono i." dignità e di presidente del capitolo Vestano, » Non mai qui è insor- to il dubbio in sede vacante di eleggersi ii vicario capitolare , mai il capitolo di Manfredonia ha opposto difficoltà: sib- bene lo stesso capitolo Sipontino in mor- te del di lui arcivescovo, amministratore di Viesti, è immediatamente subentrato nel diritto di metropolitano , ricevendo appelli, e discutendoli: diritto che non si puòesercilaredall'arcivescovo,perchè in- signito auchedell'amministrazione di Vie- sti^ quindi in vita dello stesso, rimanendo assopito il diritto metropolitico, perchè è lo stesso giudice, gli appelli si deferisco- no a Roma. Del voto favorevole fatto a Gregorio XVI, sulla questione che accen- »ate , ignoro ogni principio , e neanche da'vecclii capitolari, che allora facevano parte del capitolo, ho potuto ritrarre co- t>a minima, assicurando non esservi mai caduto dubbio, o questione ". Rimarrà dunque il da me riprodotto, una erudi- zione in casu. Il cardinal De Luca , IL rescovo pratico, tratta i seguenti punti nei Clip. 34". Della podestà del Capito- lo della Cattedrale in sede piena 0 \-a-

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caute , e del suo F'icario, ed altri uffl- ziali e ministri in questo secondo tem- po. i.° 11 corpo cattedratico si costituisce egualmente dal vescovo e dal capito- lo, a. ° Della giurisdizione del capitolo in sede piena unitamente al vescovo. 3." Del capitolo solo, e degli atti capitolari. 4.*'e5.°Della giurisdizione piena del capi- tolo in sede vacante, ovvero impedita, pò* tendo essere rappresentato anco da due e da uno. Primamente fra' casi della sede vacante, comprènde quelli se il vescovo divenne servo degl'infedeli, ovvero fosse di fatto impedito dal principe secolare del territorio, di non risiedere e di non amministrare la sua giurisdizione, oche ritrovandosi assente in paese loutano mo- risse, ovvero si partisse il vicario genera- le, il quale si fosse lasciato in sua vece, con casi simili, riguardandoall'elletto più che alla formalità. In questi casi il capi- tolo subentra nel!' esercizio della piena giurisdizione vescovile, così ordinaria co- me delegata, sicché possa far tuttuciò che potesse fare il vescovo fuor de'casi eccet- tuali; e ciò per la ragione che i giuristi dicono del y'/ii accrescendi, ovvero non decrescendiy cioè che per quella finzione la quale si fa dalla legge ancorché con» tro il corso naturale, queste forze e quel- le operazioni, le quali risiedono in potere di tutto il corpo quando sia intero e per- fetto col capo e con tutti i membri, man- cando il ca[)o si consolidano e risiedono nel rimanente corpo, il quale può essere rappresentato da alcuni pochi canonici anco due o uno, in cui si consolida tutta la giurisdizione e podestà capitolare. 6." e 7." Dell' ol)bligo e del modo di depu- tare il vicario generale capitolare e l'E- conomo (V-). L' esercizio della giurisdi- zione vescovile devoluta al capitolo e per- ciò in potere di multi, cagionando disor- dini, il conciliodi Trento vi provvide con ordinare dopo 8 giorni dalia seguita va- canza l'elezione d' un vicario generale, voV^AìUìtnit AtHo capitolare , il quale sia doliuie, almeno ne'canoui (dice il IN^idi,

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che se non vi fosse un dottore, il cnptto- lo può eleggere im altro, assuineudo pe- rò un assessore dottore), per l'ainmiDi- Gtraziooe della giustizia e della giurisdi- zione vescovile, ed anco un economo lul* ramoiiiiistrazioue de'beni e delle rendi- te della chiesa. Sull'elezione o deputazio- ne occorrono molte questioni, e partico- larmente sulla devoluzione di questa fa- coltà che se ne faccia al metropolitano nelle chiese suiTraganee, ovvero al vesco- vo più antico della provincia ecclesiasti- ca, oppure al più vicino nella chiesa esen- te, nel caso che il capitolo trascuri di fa- re tale elezione o la faccia male. 8.° e g." Che cosa possa fare e non fare il vicario capitolare. Egli può far tuttociò che fa il vescovo o il suo vicario generale, con l'una e eoo V altra giurisdizione ordina- ria e delegata , non già per la speciale e personale. Ed anche succede nella pode- 6(à e giurisdizione metropolitica, quando si tratta della chiesa metropolitana va- cante; e per conseguenza potrebbe anche r.ir la visita della provincia quando non vi fosse la proibizione , ed esser giudice dell'appellazioni da'sutliaganei, e il di più che occorra fuori de' casi eccettuati , i quali sono molti. Printieramente, la ce- lebrazione del Sinodo; secondariamente, la collazione de' Benefizi ecclesiastici ^ mentre anche quelli, de' quali per altro sarebbe la libera collazione del vesco- vo, cadono in questo caso sotto le riser* ve apostoliche; tranne la facoltà d* isti- luue ne'beneflzi di padronato laicale, ed ha anco la facoltà di tenere il concoiso alle parrocchie; terzo, nel rilasciare le dimissorie per la collazione degli ordiui deatro il i anno, nel quale questa pode- btà se gli è sospesa dal concilio di Tren- to; quarto, sopra l'esercizio de'ponliflca- li e delle funzioni primarie vescovili, oou solamente iu quelle che ricercano l'ordi- ne episcopale , sicché siano merameute pontificali, ma anche nell'altre^ delle qua- li sia capace ogni semplice sacerdote, ini perocché queste uon vauuu culla giuiis*

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dizione e non {spettano al vicario ovve- ro ad altro, il «juale fosse deputato dal capitolo, ma spettano alla sua prima di- gnità o al più antico canonico, onde fac- cia la prima figura nel capitolo. Il De Lii* ca, cap. 37, n. L'i: Della distinzione delle chiese unite in tempo di sede vacante, dice che ciascun capitolo deputa il suo vicario e il suo economo, e gli altri ufli- ziali per la propria chiesa e diocesi, per- chè solamente si il caso della loro u- uione quando si abbia ad eleggere il ve- scovo, perchè egualmente l'elezione spet- ta all'uno e all' altro , cioè nelle poche diocesi in cui sussiste tale privilegio, co< me in Germania. Quando da'capitoli,ov> vero da uno di essi si trascuri l'elezione del vicario o si faccia male, alle volte il caso porta in queste diocesi unite che la devoluzione si faccia a diversi superiori, cioè che una segua la metropolitana, e l'altra al vescovo vicino se la chiesa è e> sente, ovvero appartenga a due diversi metropolitani se spelta a diverse provin- se. E se in una di esse non vi fosse il ca- pitolo attuale, subentra subito la podestà del metropolitano e non quella dell' al- tro capitolo, quando però l' antica e le- gittima consuetudine, in vigore della qua- le si possa allegare il privilegio apostoli- co, non disponga altrimenti. Inoltre il De Luca nel cap. i 3, o, 28 e 29: Della Visita della diocesi, dice che questa anticamente fu facoltà e giurisdizione dubitativa, pe- rò è più ricevuta l'afTermativa, che il ca- pitolo iu sede vacante possa visitare la diocesi, per mezzo del vicario deputato, secondo la disposizione del Tridentino, non potendo il capitolo deputare un vi- sitatore particolare. Ma nel farsi la visi- ta dal vicario capitolare , ovvero anche dal generale, non si può esigere quella somma di procurazione per l'alimento o altro emolumento, solita pagarsi al ve- scovo in luogo del vitto, a seconda delle convenute composizioni per una deter- minata somma, moderata e proporziona- ta solamente alla sua persona e famii^lia

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necessaria, la quale dev'essere molto mi- nore di quella del vescovo, ed il più sarebbe estorsione. Finalmente nel cap. 28, D. I 3, dichiara, quanto al sindacato, non esserne soggetto il vicario generale, bensì il vicario capitolare , quando co»\ ■voglia il vescovo successore, dal cui ar- bitrio ciò dipende, perchè amministra la carica senza la presenza e il freno del vescovo. Il ^ardi, Dt Purrochi, ragiona sulle seguenti materie. Il capitolo, sede vacante, può accordare indulgenze (se- condo il Barbosa e altri sommi canoni- sti,perchè ['I/ididgenza non è potered'or- dine, ma di giurisdizione, e la remissio- ne o minorazione delie Pene ecclesiasti- che era in facoltà anche negli antichi se- coli óe'Presbiterii o capitoli, morto o as- sente il vescovo; s'intende setnpre nel li- mite di 4o giorni d' indulgenza. Ma il Lambertini non vi conviene, perchè il capitolo o il vicario capitolare non sono Pcislorì); ese il vescovo è eretico può da- re ledimissorie e fare altre cose come se fosse sede vacante (e se fosse il capitolo disperso, ciò può fare anche un canoni- co), nella quale governava e governa la diocesi , enumerandone le attribuzioni. IVIorto il vescovo, 0 traslato o prigioniero degl'infedeli, il capitolo subentra in tut- ta la giurisdizione: ciò usava anche assen- te lungamente il vescovo, polendo anco- ra tenere il sinodo. Anticamente i cano- nici reggevano da la diocesi, senza fa- re vicario capitolare, poi prescritto dal Tridentino. Pi ioja di Benedetto XIV, il capitolo non era obbligato fare il vicario capitolare inamovibile, e delegargli tut- ta la giurisdizione e tutte le facoltà: ciò però ancora si usa in molti luoghi, essen- do vario l'uso nelle varie provincie della cristianità, e continuandosi quello di pri- ma, dovendo il vicario capitolare nelle cose piìj ardue dipendere dal capitolo, come la collazione de' benefizi , la cura i\ft Seminari ec, oltre la riserva d'altre cose, come nel Veneziano, e più comu- nemente fuori d'Italia, ove in alcuni luo-

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ghi il capitolo assegna al vicario capito- lare alcuni canonici per assessori, senza i quali nulla può fare. Dice il Tomassi- ni, che la s. congregazione dichiarò che il capitolo può rimovere il vicario capi- tolare, purché entro 8 giorni ne faccia un altro. Anche il concilio di Milano del I 582 pai-la di questo potere del capito- lo di mutare i suoi vicari capitolari, e di far loro render conto dellopeialo. Oltre- monte, da' capitoli si fanno ancora i vi- cari capitolari adienipus, poi conferman- dolo o facendone un altro, con diverse riserve. Conclude il Nardi. « Oltre le fa- coltà de'capitoli e vicari capitolari men- tovate, è superfluo il dire che vi è quella di assolvere dalle Censure ecciesiasliche, conoscere cause ardue, far leggi, esami- nar conti di luoghi pii, darò togliere la confessione, sospendere i sacerdoti , dar la facoltà de'casi riservati, approvar con- fessori, dispensar da interstizi , esaminar cause matrimoniali, celebrare o far cele- brare matrimoni, dar quelle dispense che può dare il vescovo; insomtna far tulle le cose di giurisdizione come vero Ordi- nario. Il capitolo, sede vacante, perse, o per mezzo de'suoi procuratori (e non già il vicario capitolare), ha volo decisivo ne* concili! provinciali". Importanlie prezio- se nozioni io argomento, contendono le Dichiarazioni e Hilrattazioni dfgl' In- dirizzi stampati inMilano nel 1811, umi- liate a Pio f^IJ dagli arci\'esco\'i e ve- scovi e da' capito li d'Italia. Di esse e del- le gravi cause che le promossero, ragionai ne'Iuoghi citati in principio e altri che vi hanno lelazione, ed in diversi vescovati riportai il testo delle dichiarazioni de'ca- piloli e de' vescovi. Intendo ricordare, ciré imperando Napoleone I, egli era sempre agitato di vedere i f escovali di Francia e d'Italia quasi senza Vescovi, per ave- re Pio VII, dopo la violenta occupazio- ne degli Siali di s. Chiesa, ricusalo ap- provare i nominati dall'imperatore e dar loro la canonica istituzione; anzi che tali vescovi eletti, non fossero iutaoto scelti

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dt/capitoli a vicari capitolari; poiché se la hei» doviila sotltliiCazione, e non si li- il Tiideuliiio prescrisse il modo di tiele- parava in (|iialclie luuiio lo scandalo da- gnie la giurisdizione episcopale, in un ul" lo a tulio l'Urbe cattolico. Fu allora che Jiziale o vicario , inlese sempre decreta- Napoleone I, per consiglio e insinuazio- lo e prescritto, salva l'aulorilà della s. ne del cardinal yJ7</f(rj-(/ Ad (luale poi se Sede, la quale esercitando in questa ma- vantò, fece insinuare (vocubulo sinoni- leria la podestà da Cristo iinuìedialainen- ino di comandate, per (luell' imperatore te ricevuta, secondo le varie circostanze, de'francesi), da'così delti ministri de'cul- che nell'econoiniii dell'ecclesiastico regi- ti a'capitoli delle cattedrali delle chiese me la prudenza le suggerisce, tanto è vacanti, d'eleggere per vicari capiiolari i lungi, che possa essere incolpala d'atlen- soggetti da esso nominali a quelle sedi tato, d'impedimento odi op|)Osizione, che vescovili, come (u (juasi generalmente e* anzi ogni fedele è tenuto ad uniformarsi seguito. Pio VII subito previde le lune- itile sue autorevoli disposizioni. Quindi sle conseguenze, con pretendersi spu'dia- diveisi de' vescovi nominati da rSapoleo- le la s. Sede del diritto della coolerma 1, cedendo agl'impulsi del suo gover- de'vescovi, ed apertamente dichiarò; che no, si fecero investire da'cooiloli col li- la prelesa elezione in vicari capitolari de' tolo di amininistratori spirituali e ne e- nominati a' vescovati, era iuteramenle sercitarono le funzioni: con scandalo- contraria alle leggi e disciplinedella Chie- sa condotta , essi riconobbero la dignità sa attualmente in vigore. Il perchè vuri per sola elezione dell'usurpala podestà canonici delle cattedrali vacauti, io onta temporale, reputandosi in tal modo in- a'rigorosi ordini e minacce del governo, dipendenti dalla s. Stde. V\o VII ripro- non vollero riconoscere gl'intrusi vicari volali vicari capitolari, per cui silfalte in- capitolari eletti per istigazione e iinpul- trusioni furono ricusale da vari capilo- so de'ministri imperiali. Irritalo Napo- li, e non riconosciute dalla maggior par- leone I , fece iatpiigionare cardinali tede'fedeli. Tullociò produsse quelle gra- alcuni prelati, e vari canonici delle duK- \i con>.eguenze , altrove /ipetutamente se d'Italia. Alle violenze, unì Napoleone narrale e deplorate, li cardinal Pacca, 1 l'astuzia, per giustificar la sua condot- ue discorre a lungo nella Relazione del ta, con esigere dulie chiese ilaliane una viaggio di Pio Vii a Ceiio^'a, a p. c)6 solenne approvazione di sue operazioni, eseg., oltreché nellesue ,17e///or/'e.Egli di- per rovesciare sull'oppresso e innocente ce, Pio VII, confinalo e prigione in Sa- Pio VII lutla la colpa delle turbolenze \'onaC\& Napoleone 1, fu da molti assalilo derivaleda quelle controversie. Fece usci- percliè confermasse e desse l'istituzione re in campo la dichiarazione o indirizzo canonica agli ecclesiastici da quello nomi- dal cortigiano capitolo metropolilano di uali a vane chiese vescovili vacanti in Parigi (V.)^ in cui si esaltavano le mas- Francia e in Italia. L'ottimo Pontefice sime della così della chiesa Gallicana, credendo indegno di più godere d' una per sostenere fino alla morte le quattro grazia singolare della s. Sede, qual è proposizioni del clero di Grt///a (^.), pro- l'iudullo alla nomina tÌG rescovali va- clamate nel 1682 contro Innocenzo XI, canti, colui che avea usurpato i beni e i da lui e da'successori riprovate solenne- domiuii della Chiesa romana, e caccialo Uiente, difendendo enfaticamente il dirit- con inaudito allentato dalla sua sede il to de'capiloli cattedrali, di nominare il successore di s. Pietro e Vicario di Cri- vicario cajìitolare che esercitasse la giu- sto, reslòfermoe costante nella presa ri- risdizione ordinaria durante la vacanza soluzione, di non piti ammettere tali no- delle sedi. Appena pubblicala tal dichia- niioe imperiali, se uon gli si dava prima razioue 0 iudiriizo, Napoleone I ordinò

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<li cosUinjrTisi i vescovi ecoplloli itaiwtni di lare allicHanlo, eil otleone dichiara- zioni e indiii/zidi molti vescovi e di mol- li capitoli d'Italia, nc'quali o espressa- meiiteoindirellaineute si aderiva a ciuci- lo del cB|)itolo inelropolilaiio di Parigi, adollandoue le raassiine e i delti 4 laiuo- si arlicoli dell' assemblea gallicana del 1682. Tutti questi indirizzi furono pub- blicati in una raccolta stampala a Mila- no nel 181 I ,e desiarono deplorabile scan- dalo e generale orrore. I buoni catlolici di Francia e quell'illustre clero , ornoai (luasi scevro da' pregiudizi nazionali ia punto di disciplma, non polendo persua- dersi che quegli indirizzi fossero opera de' i?escovi e capitoli italiani, più volle se- grelamenle ne consultarono il cardinal Pacca, nella sua prigione, se vi potevano prestar fede. Il cuore di Pio VII ne re- stò profondamente trafitto, cos'j gli ani- mi di tanti cardinali e vescovi strappali dalle loro sedi, odeportati o chiusi in pri- gione, lu (juesta persecuzione contro la Chiesa, non mancarono alcuni vescovi , capitoli e sacerdoti italiani infelicemente deboli, che aderirono alle seduzioni pre- potenti del dominante, non vergognan- dosi di riconoscere le deplorate proposi- zioni gallicane; così calunuiauduil prigio- niero Pio VII, quasi avesse voluto pri- vare i capitoli del loro diritto, mentre e- gli n'era il vindice e il difensore. Impe- rocché, costringendo Napoleone I i capi- toli a scegliere per vicario capitolare la persona da lui nominala al vescovato, gli spogliava realmente del diritto della scel- ta, e il Papa li lasciava in piena libertà d'eleggere qualunque ecclesiastico, ch'essi volevano, munito de' necessari requisiti, quel solo eccellualo, che non egli ma i oagri canoni escludevano, cioè il nomina- lo alla sede vescovile. Durò il dolore de' buoni, e l'iocerlezza sull' auleuticilà di ({uell'iudii izzi, finché giunse il sospiralo momento che fu reiid la pace e libertà al- la Chiesa, e alloia si venne in chiaro di quanto IdhdUicuU ciu fallo ctedcie al

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pubblico dal governo ilalico, che toma* va in maggior disonore e discredilo del clero itidiano. Appena si sparse per l'I- talia la voce che Pio VII era io libertà, e s'incamminava alla volta della sua sa- gra sede, alcuni vescovi co'toro capìtoli, «'quali fin allora avea tenuta chiusa la bocca il terrore e la prepotenza, non in- dugiarono di rivolgersi al Papa nel suo passaggio per l'Italia, e di confessore o a voce o in iscritto la loro debolezza e il lo- ro fallo, d'implorarne il perdono , e di manifestare le minacce, le violenze e le arti seduttrici ed ingannevoli, che si era- no messe iti opera per vincere la loro co- stanza, e costringerli a quell'atto ripro vevole e scandaloso. Indi nel posteriore viaggio di Pio VII a Genova, e nel suo ritorno a Pt.oma traversando quasi tutta l'Italia, 81 compì dalla Provvidenz^i l'ope- ra così bene incominciata, e la massima parte de' vescovi e de'capiloli spoutanea- inenle mandarono le loro ritrattazioni e dichiarazioni sugl'indirizzi; e solo a pochi fu fatto insinuare un tal atto per ripara- re allo licandalo dato all' intiero cattoli- cisino. Li raccolta di tutte queste rilrat- tazioai e dichiarazioni fu stampala in Roma nel 18 16, ma con pochi esempi a- ri, ed èia ricordala su[)eriormente . Non essendo mollo nota, e possedendola, cre- dei opportuno anche qui darne breve e chiara contezz'i,|)ercompenetiarsi in que- st'articolo. In essa pochi vescovi co'ioro capitoti, con giusto rossore e rammari- co, confessano il loro fallo e ne chiedo- no perdono al Papa, assicurandolo alcu- ni di essi, che nella loro mente e nel lo- ro cuore non ebbero mai que'seotimen- ti, che dalla loro penna avea strappati il terrorismo e la prepotenza del governo. Altri non negano d'aver sottoscritto e in- viato un indirizzo al governo; ma conra- gione altamente lagnano, che fu que- sto o in parte mutilalo, togliendovi al- cune proposizioni che modificavano la lo- ro adesione a'principii adottati dal capi- tolo tutti upulitano di Parigi, o travisali

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o ralsificali con aggiunte di massime er- ronee, scismatiche o lenilenli allo sci •iena. Anclie nelle ritrattazioni e dicliiaraiiuni ile'capiluli si trovarono le stesse lagnan- ze e gli stessi reclami. La colle7.ione può considerarsi come una solenne professio- ne di tede, ed ìutitohusi la voce delle Chie- se Itidiane, che altamente rigetta, ripro- va e condannai 4 famosi articoli del gal- licanismo, il rammurico de'traviati e il loro sincero penticnento. Il p. Andreucci, IJitrarchia ecclcsiu.stUa, tratta nel lib. I, traci. VII : De f 'icario Capitulari.

VICARIO FORANEO. Finirius Fo- ranetis. 11 Sicario del f^escovo in al- cun distretto del yescovato (f.), nelle vicarie foranee, così detto perchè eserci- ta la sua giurisdizione yò/'i* et extra ci- vilatis : iu moltissimi luoghi appellasi Decano. Il Magri, nella Notizia de i-o- caboli ecclesiastici, ìu quello di Ceiileiiu- ritis, dice ch'era cosi chiamato il vicario foraneo de' vescovi, detto da altri Cente- nario, forse perchè soprastava a cento ecclesiastici, ovvero si prende la metafo- ra dalla milizia, ancorché fossero di mi- nor numero i sudditi, come Decanus in rigore è colui il quale ha cura di i o mo- naci, e pure oggi tiene il medesimo no- me sebbene i monaci siano di maggiore o minore numero. Con <]ueslo medesi- mo nome, in iscritture antichissime, e- runo chiamati i vice-conti, il Vermiglio- li, Lezioni di diritto canonico, lez. 28: Dell' officio del Sicario, dichiara. La vastità, il numero della popolazioue, ed altri rapporti che necessitano in una dio- cesi pel bene de' fedeli, autorizza il ve- scovo ad inviare ne'Iuoghi della sua dio- cesi de' vicari, che diconsi Rnrali o Fo- ranei, perchè si deputano per fuori di città e lungi dalla residenza del vescovo, e questi vicari foranei si considerano sot* to diverso aspetto, e dilieriscouo dal Si- cario generale e dal Sicario Capitola- re (y.J. Il vicario foraneo non si consi- dera costituito in dignità, ma piuttosto per r ullizìo che esercita. 11 vicario fora-

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neo non eseguisce i Rescriltt pontificii, non precede i canonici, ed i iucer«toti (sic): dice il Nardi che il vicario foraneo precede i parrochi, i benefiziati e gli al- tri saceriloti, per la sua giurisdizione di mero uflìzio, per cui benché fosse un semplice tonsurato, precede i preti par- rochi e non parochi, i diaconi ec. ; ma non può precedere nelle funzioni sagre gli altri preti, benché fosse egli prete, ma deve avere il posto ilell'anziauitìi di ordinazione. Non forma un solo ed uni- co tribunale col vescovo, ma dulie cau- se di sua competenza si 1' appello al tribunale del vescovo, mentre il vicario foraneo a senso comune de* dottori non ha la giurisdizione ordinaria^ ma sol- tanto delegata dal vescovo, ed io adari lievi, e di non gi'an momento, e tutto deve al vescovo riferire, o ul suo vicario generale, il quale può dare esecuzione alle grazie pontiHcie. Altri canonisti so- stengono, che il vicario generale ed i vi- cari foranei, col vescovo compongono il Tribunale ecclesiastico della Curia ve- scovile (y.), ne'qiiali articoli parlai della giurisdizione del vicario foraneo, come nel voi. LXXX, p. 120 e 121, avendo quasi tribunale. Di ciò meglio più avan- ti. Ne' primi secoli della Chiesa, i preti Mtssales o Episcopales, succeduu a'co- repiscopi ed a'penodeuli, ricevevano dal vescovo l'ordine e la facoltà di predicare nei vichi e nelle ville, oltre altre maggio- ri prerogative, accennate nel voi. XCV, p. 254; lacevano da vicari del vescovo alla campagna, come e pili degli odierni vicari foranei , vegliavano sui preti e chie- se rurali, non che sul popolo di campa- gna, a cui insegnavano e confessavano. I preti Missales erano succeduti a' Core- piscopi (y.), prelati creati dal proprio Vescovo, onde in tale articolo tornai a ragionarne, in uno alle loro prerogative ; furouo i primitivi vicari foranei de' ve- scovi, la cui origine si confonde co' tem- pi apostolici, muniti di grandi facoltà, e pei CIO chiamali ministri de' vescovi, go-

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vernando i preti, le chiese rurali ed i loio beni, non però nella cillìi residenzia- le del vescovo, tranne alcun caso. Essi a- veano de' vicari minori, che pur sopia- stiivanu a' preti, chiese e coitomi. Inva- nitisi delle loro moileplici attrihuzioiii, ed abusandone, furono aboliti, non sen- za diflicollà. Dalla loro soppressione de- rivarono i Decani, i fliissi, o pnii Mis- salfs, ^\\ A rei di ai Olii & ylrciprc li mino- ri, i /^- icari foranei. Vicari vescovili fo- rensi erano pure i Pcriodcnli, Jlsilnlori delle dioceiij persone ambulanti, talvol- ta corepiscopi, i quali nel proprio distret- to erano puie periodeuti. I corepiscopi erano perpetui, ed i vicari foranei che li succeSiCro sono amovibili. Delle notizie erudilamenle riporta sui vicari foranei il Nardi, DtParrodii,^ dei ojinistriche li precedettero, nel cap. 16: Sta Core- piscopi, fd altri antichi Sicari Fora- nei. Comincia dall' origine, con riferire, the soppressi gli arroganti corepiscopi, si andò introducendo altre persone per rappresentare invece di quelli i vescovi alia campagna, le quali chiamate con di- versi nomi significano la cosa slessa, ver- so la metà del secolo IX, per indicare i presenti vicari foranei. Trattandosi di cosa nuova, non poteva avere una no- menclatura costante, imperocché andan- dosi a sminuire i corepiscopi, per non riainpiazzarsi, e mancando essi in vari luoghi, i vescovi che non ponoo essere da per tutto e abbisognano di ministri, specialmente alla campagna, che invigili- no sui preti, chiese e popoli, si videro co- stretti ad affidare a qualcuno parte del carico già esercitato da' corepiscopi, e lab nuovi ministri furono appellali De- cani rurali. Forse cos'i furono delti a somiglianza de' decani secolari, impie- gati secondo la legge civile a vegliare nel- le campagnesui malefizi; ovvero cosi de- nominati per aver dieci chiese sotto di loro; od anche cosìcliiamali perchè scel- ti dal vescovo tra' preti piìi maturi e an- ziani dc'paghi: certo è che quegli subeu-

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trai Olio, con minoii attribuzioni, nell'in' combeiize de' corepiscopi. 1"2 siccome do- vevano presiedere a chiese e |)reti, noa era conveniente ch'essi non fossero sa- cerdoti, e perciò si fecero in que' tempi freipieiiti leggi, che non [lossa esser De- cano chi non è Prete, come nell" 8176 iiell' 828, cioè nell' epoca appunto, in cui andavano cessando i corepiscopi. An- che nel caso però che non fossero preti, i decani ed il preposto davano la bene- dizione al lettore, e scomunicavano nel furto occulto. Erano mantenuti da'preti del loro distretto, i quali onoiavanli col nome di Seniores, o sia loro Signori, Essendo un sistema nuovo che amia vasi a stabilire, avvenne che in un luogo a- veano facolùi maggiori, in altro mino- ri ; talvolta erano lìssi, tale altra invia- ti, o ilJissi straoidinari, o anche in mo- do regolare, avendo nomi diversi : Missi Episcopales, Preti Missali o Missatici. Questi non erano perpetui e non risie- devano. Ilimasti i vescovi sbigottiti dal- la temerità de' corepiscopi e della fatica fatta per toglierli, procetleltero con mol- ta cautela con quelli che loro surroga- rono. In Oriente a' corepiscopi furono sostituiti de' vicari campestri, col nome di Esarclii. Come i Missi rc»ii, parlati a' loro luoghi, contenevano gì' impiegati civili ne' loro termini, cos'i i preti iìlis- salcs o fliissi Episcopales conteneva- no in dovere i preti di campagna, face- vano le veci del vescovo fuori della cit- tà nel foro esterno, come i vicari foranei, con maggiore o minore podestà, secon- do la concessione del pastore. Furono pu- re appellali Crediti Episeoporum. Fun- gevano udizi maggiori degli attuali vi- cari foranei. Anche i decani furono detti Jì/isu Episcopales, Ali ni siri Episcopo- nun, T icarii Episeoporum, talvolta Ar- chipresbyteri, spessissimo Archidiaconi. A' vicari urbici per la campagna, di fre- quente si die' il nome di Arcidiaconi minori e di Arciprete, perchè facendosi spesso vicaii forauei de'pievani, il uoiue

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d' arciprele gli si uUuccò verso il f)o |. Tilt' tlf«Meli ili Celestino ili ilei 1191 vetlesi fuori di conlioversin, die gli ni- cipieli rurali erano i decani o vicari fo- ranei. Già Reginone, alla fine del IX. se- colo, chiama nrcipreli questi vicari fora> nei : Decani iiItsL4rcìHjii'esl>yU'ri.\n una costituz.ione del i334 tli lieneilelto XII è dello: Decani ntiiilca^ qui in aliqui- lux rcgionil'iis Artliijìiesbyteri \'ocaii- tur. Di freqncnle si nominarono Deca- ni Chrisiiunitalis, perchè presiedevano olla popoliiiione rurale, e vegliaviino sul rostiMiie di luUi. Questo nome de'secoli hassi trovasi perdilo usalo nel sinodo ili Camhray del i565: Decani aiUern ni- rales , f/nos Clirislianitatis appeUant. Dal quale concilio si ricava, che visila- Viino le scuole e il loro vicariato a spese de' visitali: così i parrochi aveano, olire la visita e regime vescovile, la visita e re- gime dell'arcidiacono maggiore, la visi- la e regime dell' arcidiacono minore o suo vicario, che comandava a'decani ru- rali, la visita e correzione del decano o vicario foraneo. Ultimi avanzi de' core- piscopi si trovano nel ()32 e nel qSG, ed essi finiti prevalsero in luogo loro i de- cani lurali, e sopra di essi gli arcidiaco- ni minori. I vicari orbici per la campa- gna cominciarono nel 986 almeno, a'qua- il spesso si die'il nome di arcidiaconi mi- nori, a distinzione dell'arcidiacono unico e poi maggiore. Erano canonici cattedra- li e considerati come prelati: non sem- pre erano preti, ma talora erano diaco- ni. Ve n' erano vari per diocesi, aveano molle attribuzioni. In Roma non vi fu- rono mai. l^edicavano al clero e popolo, scomunicavano, vigilavano sulle decanie e prepositure rurali, e comandavano sui decani rurali, istruivano ì parrocbi, di- spensavano gli olii santi pel loro disti elio o arcidiaconato, cioè a'decani, i quali li ripartivano a'preti della loro decaiiia.E- sainìnavano gli ordinandi e promovendi a' benefizi del loro distretto, che visita- vano a spese del medesimo, ma non pò-

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levano avere piìi di 'j cavalcature, con altrettante persone di servizio: talora fa- cevano far la visita da altri, cioèda'Ioro vicari e talvolta da qualche decano. I ve- scovati o diocesi si iliviseroin arcidiaco- nati 0 distretti, divìsi in decanie o par- tiziuni rurali : ogni decano avea i o o 1 2 parrocchie sotto di sé, ed è quasi lo slesso a'giorni nostri, come in l'ulonia i cui ve- scovati sono divisi in decanali campe- stri; anche alcune diocesi di rito greco- unito hanno la stessa proporzione di de- canali; e nel i5i2 le diocesi di Spagna erano divise in vicarie foranee, ed i vica- ri si dicevano vicari foranei. Laon'le la giurisdizione ecclesiastica nella campa- gna, dopo la (^pendenza in tutto dal ve- scovo, era distribuita così: l'arcidiacono maggiore sopra lutti, eh* era il vicario generale del vescovo con sómmo potere ; dopo di esso gli arcidiaconi minori; i tnissi e altri uffìziali vescovili ; e i deca- ni rurali, talvolta delti praejjosili,al/ba- ti, e talora arciprctiy anzi appellali v/ce- gerenti degli arcidiaconi minori. Scris- se Incroaro: Morendo un decano in mi- nislcrio vesti o, cioè nel vostro distretto, o essendo negligente o inutile o incorreg- gd)ile, riferite al vescovo, suggerendogli chi si possa sostituire; ed essendo lon- tano il vescovo, intanto eleggetelo, finché egli i)oì lo confermi o muti. Nelle ville o distretti, che i capitoli aveano nel IX se- colo sotto di loro, i capitoli stessi vi mette- vano i decani; e siccome è probabilissimo che spesso in vece di eleggerli sul luo- go, specialmente se questo fosse stato subuibano, facessero decano un canonico che avesse quell' ispezione, e tuttavia se ne slesse in città, non è improbabile che di nascesse la carica e dignità di deca- no cattedrale ne' capitoli, uno de' quali vedesi nell'ByS nella cattedrale di Vien- na; e altri in altri luoghi ne' tempi sus- seguenti: con loro licenza predica vasi nel- le cattedrali, e scomunicavano in nome de'capitoli. iN'el i j3o si trova un snhde- cono cattedrale o capitolare. l'rima di

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Inle epoca si legge die nel i i oo eranvi i <^otlo-decal1Ì rurali; ed i primi potinvaoo r anello, per cui poi incominciarono o insuperbire, e già fin dal ioi4 il con- cilio (li Ravenna avea proibito agli ar- cipreti minori, o vicaii ffjraneì, di be- nedire il popolo. Molteplici prerogative de' decani rurali riferisce il ^ardi, ed il concilio di Tours oidinò che il vesco- vo non li rimuova senza il consiglio de' suoi preti. I decani furono stabiliti tal- volta in ciascun distretto o pieve, nel- le quali dopo il looo furono erette le parruccliie filiali, e talvolta un decano avea sotto di piìi pievi. Si voleva poi che i decani rurali fossero irreprensibili, che acquistassero 1' uffizio per vie legit- time, che fossero preti, giacché nel secolo XI si stimava abuso che fossero in vii- noribits. Trovansi questi decani rurali in tulli i tempi posteriori, cioè ne' secoli XII, XIII, XI V e seguenti. La scarsezza de'soggelti fece si che si cominciasse a fa- re talora decani, o vogliam dire vicari foranei, i pievani, come nel 1262 e nel 1268, donde nacque che in alcuni luo- ghi i pievani ac(]uistassero il detto nome di arcipreti. 1 decani rurali non erano prelati, dignità, ma un uffizio con giu- risdizione. Il vicario foraneo successe in parte al corepiscopo e all' antico de- cano ruiale, e non è perciò prela- to, né dignità, ma un ufiizio con giu- risdizione esterna alquanto piccola, sen- za \\ j'iis giada, ossia il potere di ful- minar censure, f'icarius foraneiis pro- prie non dicitur oblinere digiìilateni:c\ue- sta é avvertenza canonica. Raduna il cle- ro e lo presiede, ciò che non ponno f ire i parrochi. Ha il vicario foraneo un tri- bunale separato da quello del vescovo, poiché dalla sentenza del vicario foraneo si appellazione al tribunale vescovile, laddove non si dalle sentenze del vi- cario generale, perché forma un solo tri- buoalu con (juello del vescovo. Secondo r attuale disciplina e le leggi ecclesiasti- che in vigore, il vescovo oou può dispea-

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sarsi dal tenere questi decani, o vicari foranei (osserva il dotto Nardi : in qual- che diocesi di Toscana non vi sono ; ma é un'anomalia che non trovasi in lutto il resto del mondo. Ne vengono de'disordi- ni, sia sull'impediie un qualche buon ec- clesiastico di dir messa di passaggio, sia suir ispezione sugli ecclesiastici rurali, sia sull'uniformità delle collette, sia per ri- sparmio di noie al vescovo, che con po- che lettere dirama gli ordini a tutti i par- rochi, sia sull' adunanza del clero, e più altre cose, che lungo sarebbe l'accenna- re, e specialmente sul non avervi i par- rochi rurali un superiore presente in cam- pagna), a' quali debbono ubbidire tutti i parrochi e altri ecclesiastici, qualunque sia il loro grado o dignità. Uua volta al mese il vicario foraneo raduna i preti del suo distretto e vicaiia pel buon ordine delle cose, per le soluzioni de'casi, e so- pra tutto per vegliare all'osservanza del- le leggi generali o sinodali, o comandi ve- scovili; come da per tutto presiede e re- gola le congregazioni mensili de' mede- simi casi. Nelle cause civili giudica delle piccole somme; nelle criminali forma il processo soltantoinformativo: tiene il suo notaro e cancelliere. Fanno gli attestati de vita et nioribiis. Fuori d'Italia hanno maggiore giurisdizione i vicari foranei, tuttora in moltissimi luoghi chiamati De- cani, ed anche nell' Irlanda. Il vicario foraneo dev* essere un ecclesiastico ri- spettabile, e se è possibile in dignità co- stituito; e per quanto si può non dev'es- ser parroco, poiché questi avendo dove- ri da adempiere, non avrebbe chi lo sor- vegliasse. I vicari foranei, secondo il con- cilio di Aix del i585, dovranno avere sotto di cftlo 0 dieci parrocchie, e de- vono risiedere ne'paesi più grossi, secon- do il concilio romano del 1725, Veglia specialmente il vicario foraneo sul costu- me de' chierici, parrochi e altri preti del suo vicarialo, e vigila se osservino le leg- gi, se il di vili cullo é ben eseguito, e deve avvisare il vescovo de'parrochi che uiau-

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c«no alla resitlenzu. S. Curio Borromeo vuole die sorveglino gli ecclesiastici par- roclii e non parrochi, e che luKi i A7- loriis Fovaneis ijuos dixìmus ohieinpe- reni; che per quanto si può, siano per- sone in dignità, come arcidiaconi, prepo- sti e altre idonee persone, ma ne esclu- de i parrochi : vuole che i vicari avvi<<i- no il vescovo di ciò che occorre; e che in ogni annosi radunino presso il vesco- vo per rendergli conto delle loro vicarie foranee; ciò che ogni anno faceva anche il b. Gregorio Baibarigo vescovo di Pa- dova. I vicari foranei, come superiori a' parrochi, e per la giurisdizione che han- no, li precedono ne' sinodi, anche i par- rochi di cillà, prima della celebrazione de' quali sogliono i vescovi consultare i vicari foranei per aver lumi, onde porgere ri- medio a' disordini. JVe'sinodi devono ve- stile il piviale per essere distinti, dopo i canonici, dagli altri preti parrochi e non parrochi. Sono interrogali dal vescovo sui preti e cose del vicariato. Anticamen- te i vicari foranei correggevano gli eccle- siastici negligenti, ed i colpevoli, e si ra- dunavano ogni tanto col vescovo, per rendere ragione della condotta de' par- rochi e degli altri ecclesiastici. Inoltre an- ticamente i decani o vicari foranei am- ministravano i sagraroeuti nel loro di- stretto o vicariato come i parrochi : oggi in moltissime diocesi amministrano i sa- gramenti a'parrochi infermi, ed altri pre- lati malati, fanno loro l'esequie, ed am- ministrano la parrocchia finché il vescovo nomina l'economo. Sulle facoltà de'vica- ri foranei, dipende dal vescovo farle mag- giori o minori. Nelle presenti patenti si loro la facoltà di dispensare dall'opere servili, e più altri poteri. Uno de' prin- cipali uflìz! de' vicari foranei era quello di visitare la loro vicaiia o distretto, ciò che in alcuni luoghi usa ancora, e ciò che sono pur oggi obbligati a fare. Dichiarò il sinodo di Parma del 1602, che i vica- ri foranei partein solliciliulìnis pastora- iis (del vescovo) suslincnij e olire le so-

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lite di vegliare sui parrochi, altri preti, congregazione de' casi, residenze df' be- nefiziati, condotta eninministrazionedel- le confraternite, dispense dal lavoro ne' bisogni, vuole, secondo l'uso antico, che visitino ogni anno tutte le chiese, orato- rii, compagnie e luoghi pii del vicariato foraneo, come I' anlichis<>imo uffizio di periodeuta o visitatore delle vicarie. Al- trettanto vedesi nel sinodo di Fermo «lei i^Sg, ed in altri; in quelli di mg.' Ca- stelli, celebre vescovo di Rimini, si vede una persona di grande importanza nel vicario foraneo, con molle facoltà sui par- rochi, i quali neppure potevano andare in città senza sua licenza ; che il vicario foraneo già come oggidì dispensava ne' casi di mangiar di magro, e dal poler la- vorare; che multava gli ecclesiastici, fa- ceva provar loro 1' ufllzio divino. Il par- roco ha l'obbligo d'avvisare il vicario fo- raneo, o I' ordinario, de' disordini della parrocchia. Fio qui il Nardi. Osservò il cardinal De Luca, // Vescovo pratico^ che a' vicari foranei o particolari, circa l'autorità di essi, non può darsi una re- gola certa e uniforme, dipendendo iu gran parte dall' usanze delle diocesi, e dalla qualità de' luoghi, perle savie ra- gioni che espone ; dovendosi conceder lo- ro maggiore autorità, se residenti in gran- di città, come Madrid e Brusselles, spet- tanti agli arcivescovi di Toledo e di Ma- hnes, ed anche per la lontananza de'luo- ghi o per 1' asprezza del cammino, o per altra notabile difTicollà. Che se il vescovo risiede nel luogo del vicario foraneo, e non nella curia, aPora il vicario dicesì urbano, benché in sostanza è foraneo. Scrissero sull'argomento : Giulio Marzi vescovo d'Eliopoli, De Ficariis Fora- neis j e il p. Andrea Girolamo Andreuc- ci gesuita, Hierarcliia ecclesiastica, tra- ct. vìi: De l'icario Foraneo.

VICARIO GEINERALE DI ORDÌ- NI RELIGIOSI ECO>GREGAZIONI REGOLARI. L' hanno in Roma i fra- telli delle Scuole Criiliant, per diuio-

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rare il Supcriore i^eneraìe a Parigi. Or- dinai iamenle ora l' hanno gli Ordini re- ligiosi degli /l scosti ni ani Scalzi, e. de' Hit rccHar ideila Redenzione dr^lischiii- t»/, qual su[)enore generale. Quando il Papa nn superiore ad un ordine o Congregazione regolare in luogo del su- periore generale, invece d'appellarsi col rispeUivo titolo, s' intitola vicario gene- rale, e di presente i Minimi hanno il vi- cario genei ale, in luogo ilei consueto Ge- nerale. Quando gli ordini o congrega- zioni monastithe elessero un cardinale niendiro dt-lle medesime, ad abbate ge- nerale, quello noinint'i un p. abbate di e*se a vicario generale : gli ultimi esempi abbiamo ne' monaci camaldolesi. Le riforme di diversi ordini furono presie- dute da un vicario generale, per nspello al piiniitivo da cui derivavano, ma in se- guito la s. Sede concesse loro un elFettivo superiore generale, con varie uomencìa- luie, parlate a'Ioro vocaboli. Sono a ve- dersi i ricordali articoli.

VICARIO GENERALE DEL VE- SCOVO, ricarius gcneralis Episcopi, Vicaria poleslale Anlistes, Pro-Epi- scopns. Quello che rappresenta il / e- scovo nell'amministrazione della giuris- dizione volontaria e graziosa del Vesco- vato (in questo e nell'altro arlicob ne ragionai, ed ivi nuovamente della Cuna vescovile e del Trihunale ecclesiastico), peicliè la contenziosa è esercitata dai- ì'U/J/'ziale. I canonisti però non osserva- no esattamente questa distinzione; giac- ché, nel diritto canonico, il vicario gene- rale del vescovo è cliiamato ora Fica- riiis, ora AJis^us o Missili Doniinicus, ed ora Offìcialis. Nello stile della can- celleria romana i vicari generali de' ve- scovi di dell' Alpi sono qualificali OJ- fìciah'S (in Francia gran Vicari); e di qua dell' Alpij Vicari generali. iNella chiesa greca di Costantinopoli il Carlofi- lace era il vicario del patriarca, con quel- le prerogative e onorificenze riferite nel \ol. LXXIX,p. I I ijuel riparlarne. No-

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tal nel voi. LXXX, p, i 20, parlando del- l' Vffniale, che trovandosi i vicari so- praccaricati d'alfari per la giudicatura, ne diedero 1' incombenza a' loro Arci- diaconici'^ ^., ed anco a qualche sacerdo- te : questa concessione però era revoca- bile ad nultini: furono questi chiamali Vicari o Ufjlziali, Vicarii gcnerales, Offtciales. Divise poi le loro funzioui, si dissero /^Vc^n g^e/zerrt/t quelli a' quaU i vescovi commisero la giurisdizione vo- lontaria; ed JJfJìziali coloro a cui affida* rono la giurisdizione contenziosa. 11 prof. Vermlglioli, Lezioni di diritto canoni' co, t. I, lez. 28 : Deir Officio del Vica- rio. L' Arcidiacono e l' Arciprete, che il diritto canonico costituisce vicari nati del vescovo, perchè non dal medesimo destinati, ma dalla disposizione della leg- ge, essendo presentemente l' uflizio di questi ridotto ad un semplice diritto di onore e personato, dietro questo soglio- no i vescovi in loro aiuto assumere de* vicari. Questi fanno le veci del vescovo in tutta la sua diocesi tanto per quello YxgiìdivAaXo spirituale, cioè di conoscere le cause, che riguardano gli ecclesiastici, la cura dell'anime, i benefizi eccle>iasti- cij esimili. Il temporale, che si riferisce air alienazione de' beni, a quella misura di cui il vescovo ha le facoltà di permet- terla, alla collazione de' frutti, e di altro dello stesso genere. Se il vicaiio del ve- .scovo è incaricato alla sola amministra- zione delle cose temporali dicesi EconO' mo (V.); se nelle cose solamente spiritua- li, dicesi Vicario dello Spirituale, ed al- lora non ha il titolo di Vicario genera- le. Il vescovo, se la sua diocesi è augu- sta, e tale, che gli affari della medesima ponno completamente e senza alcun dan- no e pregiudizio del suo popolo disimpe- gnarsi dal vescovo stesso, non è obbligalo e tenuto eleggere il vicario; dovrà e sarà obbligato eleggerlo se il contrario avven- ga pel bene della Chiesa e de' fedeli. La vastità, il numero della popolazione, ed altri rapporti che necessitano in una dio-

V I e cesi pel bene de' l'etleli, autorizzò il ve- scovo Oli inviare ne' luoghi del suo ve- scovalo de'vicaii rurali che si appellano f 'icari foranei [f^.) con giurisdizione de- legala e limitata, i (piali tutto devono ri- ferire al vescovo o al suo vicario genera- le, il quale può dare esecuzione alle gra- 7ie poiitilicie, precede dopo il vescovo a ipiniuncpie ilignilà, meno che se fosse ca- nonico della cattedrale nel personato.non precede le altre dignità capitolari, ina ha il po>to, che gli perviene come seui- plice Cctiioiiico nel coro, nelle processioni e simili ftmzioni. Dalla sentenza denniti- va del vicario non si appello al vesco- vo, ma al metropolitano, o al Fnpa, es- sendo il tribunale del vicario Io stesso che quello del vescovo, meno che non fosse del vicario sentenza definitiva, ma de- creto interlocutorio, ovvero fosse senten- za definitiva di causa specialmente al vi- cario commessa dal vescovo, mentre in tali casi il vicario eserciterebbe delegata giurisdizione non ordinaria, ed avrebbe luogo l'appello al vescovo. Quantunque il vicario faccia le veci del vescovo senza speciale ed espressa commissione di es> so, non può occuparsi nelle cause crimi- nali, annoverandosi queste fra le cause maggiori cioè della vita, e della inflizione di gravi pene. Le cause maggiori mai s'intendono commesse tacitamente, ma si devono espressamente. Questa regola per altro solt're delle limitazioni. Se si trattas- se presso il vicario generale di delitto non criminalmente ma civilmente : se il vica- rio generale procedesse per causa di de- litto non giuridicamente, ma in via eco- nomica, a correzione de' delinquenti per impedire gli scandali, o per farne al ve- scovo rapporto. Se il vicario generale per lievi delitti injponesse pena mite, o pecu- niaria o simile. JNon può il vicario gene- rale senza espressa commissione del ve- scovo privare o sospendere da' benefizi, dagli uffizi, dalle amministrazioni, non può riunire benefizi, dividerli, sopprimer- li, e fare sopra di questi atcua alto, dod

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può conferirli considerandosi la collazio- ne de' benefizi una specie di donazione e di alienazione. Gli è permesso senza coiu missione del vescovo istituire a'benefizi i presentati da' patroni, gl'istituiti confer- mare. iVon può rilasciare le lettere dimis- serie, meno che il vescovo fosse assente, e d'impedimento accedere al medesimo. Non può assolvere da' casi al vescovo ri- servali, dalla irregolarità, dalle censure per delitto occulto derivante da emessi voti, dalle leggi e da'giuramenli : non può elargire l'indulgenze, congregare il sino* do, visitare la diocesi, ed altro fare eh' è di peculiare diritto e privativa del vesco- vo. Tutto quello che richiede speciale mandato deve espressamente e letteral- mente esprimersi, ne è sufficiente neppu- re la nota clausola » ancora quelle cose che richiedono mandalo speciale" e mi- lita in proposito 1' argomento desunto da' procuratori, che questi costituiti ad agire tutto quello potesse aversi da pro- cura speciale, simile espressione e dichia- razione ancorché generate non si ammet- te per agire in quelle cose per le quali si esige speciale mandato, e per quelle che esigono un mandato speciale si esprima colla clausola') ancora dell'altre cose che necessitano di speciale commìs$ione'\ Al- lora in vigore di questa dichiarazione il vicario potrà fare gli affari minori ed e- guali espressi, non i maggiori, poiché l'in- dole e la natura dell'altre non s'intendono comprese le cose maggiori, ma soltanto le minori o l'eguali, meno che il contra- rio sulla volontà del committente appa- risse. Dopo il vescovo, il vicario generale neir onore precede gli altri, e così deve in esso far pompa 1' onestà di costumi e r integrità della vita, deve esser perito nelle cause forensi, deve essere laureato ovvero licenziato, deve avere almeno an- ni 25 incominciati, dovendosi all'autori- tà congiungere la maturità dell'età. Non può essere vicario generale un religioso mendicante; dell'altre religioni può es- serlo Bccedeodovi la licenza de'superiori,

VOL. xcix.

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e seco poilaodo un religioso, in tali casi possono (noterò che ti. Leonardo de Fer- rari monaco celestino hi vicario gene- rale dell' arcivescovo di Milano Simone Rnissiani; fr. Francesco da Creppa oli- nole osservante, del correligioso fr. Fie- li o Filargo, altro arcivescovo di Milano, che divenuto Papa Alessandro V, nella sua ubbidienza, Io nominò arcivescovo della stessa chiesa; ed Urbano V, da mo- naco cluniaceose, era stato successiva- mente vicario generale de' vescovi di Cler- inont e di Uzes). Non può essere il laico, il chierico coniugato. Sarebbe cosa non decorosa, che il laico dovesse giudicare gli ecclesiastici. Siccome il ve- scovo e il vicario si considerano una sola persona, ne segue, che se muore il vesco- vo, o rinunzia, osi traslata, la di luì giù- lisdizionecessa immediatamente. Anzi in alcuni degli enunciali casi, il vicario non potrà mandare avanti le cause, che aves- se incominciate. Io ciò il vicario gene- rale dilferisce dal giudice delegato, che la podestà del delegato per morte del de- legante, se l' aliare non è integro, non cessa. Viceversa la giurisdizione ordina- ria del vicario per coorte naturale e ci- vile del vescovo, atFatto spira ; la ragio- ne di questa ditFerenza si è, che la po- destà e il tribunale del vicario è lo stesso, come si è detto, che quello del vescovo, onde dall' uno all'altro non si appel- lazione, cosicché cessando la podestà del vescovOjCessa egualmente quella del vica- rio: al contrario la podestà e il tribuna- le del delegato è distinto dal tribunale del delegante, per cui se venisse il vesco- vo scomunicato, interdetto o sospeso, re- sta sospesa egualmente la giurisdizione del vicario. Se il vicario venisse dal ve- scovo rimosso, il che può fare ad ogni cenno, deve denunziarla o per nunzio, o per lettera, o per officio, poiché finche il vicario l'ignora, le sue operazioni sus- sistono, perchè la giurisdizione del giu- dice fino a tanto che il giudice stesso non ha la notizia della sua reraozioae, noa

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cesta. Vacando la sede episcopale, si de- volve la giurisdizione al Capitolo della Cattedrale. Questi entro 8 giorni dalla morte o cessazione del vescovo deve no- minare il f 'Icario Capitolare {f"^.), o confermare il vicario del vescovo defunto o cessato, o altro fornito delle necessarie qualità. Che se fra gì' individui del capi- tolo vi fosse persona idonea, questa ver- rà preferita a parità di meriti all' estra- nea ; non é però di obbligo che il vicario si faccia di uno del capitolo, ma consen- ziente il capitolo stesso potrà assumere un estraneo. Il cardinal De Luca, // Fcscovo pratico, tratta nel cap. aS : Se il Vescovo debba tenere uno o piti Vi- cari, e delC uffizio e autorità di questi. Comincia con rendere ragione, perchè prer^so i canoni ed i concilii antichi non si fa menzione del vicario generale del vescovo, e ciò pel motivo che anticamen- te erano suoi vicari e aiutanti nati ['Ar- cidiacono e V Arciprete (/^.) della catte- drale ; cioè il i.^per l'ainaiinistrazione della giurisdizione temporale, e l'altro per l'amministrazione della spirituale, e per r esercizio delle funzioni ecclesiastiche e divine, che però non avea bisogno d'al- tro vicario. Ma perchè questi, come prò- visti in titolo delle dignità dal Papa, ov- vero dal vescovo predecessore, o pure dal medesimo, per la sicurezza di non potdj' essere rimossi, non volevano riconoscere la dovuta dipendenza dal vescovo, onde in cambio di essere ministri e aiutanti, erano divenuti piuttosto perturbatori, quindi ragionevolmente, coli' esempio tiella Sede apostolica, nella soppressione della dignità del cardinal Arcidiacono, fu cocn inciato a moderare, ed in progres- so di tempo si tolse affatto questo vica- riato fisso, non sono più in uso, per vi- CHri, l'antico arcidiacono e l'antico ar- ciprete della cattedrale, ma quelli che di presente godono silTatti titoli o digni- tà sono piuttosto impropri e abusivi (sic). E quindi segui, che s' introducesse Tuso del vicario generale, il quale assistesse il

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▼e«ovo nel luogo della sua lesidenzi, et! io conceilerj»liela lata per iiing^inimeuie sua vecereggesseil lribiinalevescovile,on- aile^ionailo al suo udiziu. Se il vescovo «le non co<itiUiisca un tribunale (li verso, ma sin obbligato tenere il Ticario: legalmeu- un tribunale solo, egualmente costituito le non lo è, non [)uò essere a ciò forzato, dal vescovoe dal vicario generale. Il per- poichèquando voglia può giudicar le cau elle, nelle sentenze definitive del vicario, se e reggere il tribunale da perse, come non si appella al vescovo, questo le se la diocesi è pìccola e la mensa è tenue può ritrattale, ma solamente può mette- (secondo Pevret e altri scrittori, si pou- le le mani, e rivocaree riforn>are quelle no obbligare i vescovi a stabilirede' vj- co»e che giuridicamcntesi potrebbero ri- cari generali, quando essi sono fuori del vocareo riformare d.il medesitno vicario le loro diocesi per un tempo considera- o (hi suo successole, come sono le prov- bile; quando si parlano diverse lingue ne' viste estragiudiziali o le giudiziali inter- vari cauloai delle loro diocesi ; se essi so- locutorie, ed ancbe le definitive per ca- no malati, ovvero se hanno altri impe- po di nullità. Quindi il De Luca discor- dimenti legittimi, che non lasciano loro rei seguenti punti. Il vicario generale la libertà di adempiere alle lorofunzio- dev' esser un solo, anche se siano più ni). Il vescovo non deve tenere per vica- diocesi unite. Nelle grandi diocesi depu- rio il fratello, il nipote o altro stretto pa- tandosi altro vicario parti«olare, si dice rente. Non si permette a' vescovi di pic- f'icario Foraneo (^'•), cosi altri simili cole diocesi il far da vicari a'vescovi del- vicari, propriamente essendo un solo il le grandi; è lecito farlo ìÌa' F escomi in vicario generale, quello cioè che risiede parlibus, anche per l'esercizio delle fun- presso il vescovo. Anzi nelle medesime zioni pontificali. Il vicario generale pre- città o luogo della residenza del vescovo cede la i." dignità o il piìi degno cauo- e del tribunale, quando si traiti di città nico del capitolo cattedrale, però se non o diocesi vasta, si sogliono deputare di- parali delle vesti sagre. Il Nardi, De Par- versi vicari particolari, oltre il generale, rocìii, dichiara che il vicario generale cioè uno criminale, l'altrocivile (Ignazio non è pastore, benché ne fa le veci, ri- Santamaria, nella Notilia Ronianae Cu- cevendo la giurisdizione dal vescovo, co- riae, s'intitolò: Benevenli canssaruni me pastore, e l'esercita esterna, coatti- civilinm judice seu Sicario temporali), va, estesa. Il vicario generale successe in ed altro per le monache e simili ; però parte all'arcidiacono antico; lo rimpiaz- lutti questi sono luogotenenti del vicario Z'i nella giurisdizione in parte, ma in nul- generale, e adesso subordinati. L'auto- la negli onori capitolari. Imperocché, se Illa del vicario generale è maggiore o l'arcidiacono è i.' dignità, a lui tocca minore ad arbitrio del vescovo, ed a se- ministrare l'incenso o navicella al vesco- condrt delle iliverse usanze de'Iuoghi. De- vo che debba turificare, e non già alca- v' esseie chierico, e non può essere laico, ii'juìco diacono, o al vicario generale, o e fornito de' requisiti necessari: l'assesso- altri. Secondo i canoni, il vicario gene- re può essere secolare. Il vicario generale rale non può chiamare a il capitolo, non soggiace al sindacato, al quale però il solo vescovo avendone il diritto. I di- è soggetto il vicario capitolare, il quale ritti de' vicari generali sono onorifici od amministra senza la presenza e il freno utili. I diritti onorifici consistono nella del vescovo, il quale tuttavia può rive- precedenza o diritto d'anzianità su tutte deie le azioni del suo vicario e punirlo le altre dignità ecclesiastiche nell'asseta- se delinquente. Se al vicario si debba blee pubbliche dove hanno diritto di dare molta, o poca autorità, acciò non comparire in qualità di vicari generali, ne abu.^ì, sebbeoe altri opinioo doversi perché rappresentano essi il vescovo. Piti

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Iinnno 1' uso fieli' abilo prelatizio nero, ottenentlo il [ìiolonolaiialo ex Ira K/hrni, ossia d'onore. I diiilli utili de' vicari ge- nerali, che sono canonici, consistono nel venire considerati piesenli al coro, e nel partecipare di tutte le distribuzioni, an- che allorquando sono occupati nelle fiui- zioni della loro càrica, ed in servigio dei- la diocesi, purché gli statuti delle chie- se particolari non vi si oppongano io lut- to o in parte, o che il loro uflicio non sia gratificalo con soldo. I vicari generali sono amovibili (ul iiutum dal vescovo, qualora peiù il vicarialo non sia altaccato alloro udJziOjCouie lo era in Francia quel- lo di s. Germano a' Prati, il quale era vi- cario generale nato dell'arcivescovo di Parigi, e così dicasi di altri, come di dio- cesi Nullius. 1 vicari generali ponno e- sercitarela loro giurisdizione essendo fuo- ri della diocesi; ma non pouno esercitar- la prima che il Vescovo, il quale gli ha stabilili, abbia preso possesso della sua diocesi, a meno che l'uso della diocesi non sia contrario ad una siffatta disposizione. Anche il Sommo Pontefice lia pel proprio vescovato della città diRoo)a e suo distret- to un vicario generale vescovo, ed è il car- dinal Ficario generale di Eoma(F.), il quale, dice il DeLuca, tiene il suo vicario generale chiamalo il Ficegerente (anche f'icegerenle di Roma, e nominalo dal Pa- pa, insignito della dignità episcopale), ed altra specie di vicari particolari, cioè luo- gotenenti e deputati. Notai nella biogra- fìa del cardinal Torres arcivescovo di Monreale, modello de'pastori, che avea sulla lingua e mollo più nel cuore la gran massima intesa da pochi : » Non già a'vi- cari, ma sibbenea'vescovi posti dallo Spi- rito Santo a reggere la Chiesa di Dio, in- combe r obbligo della cura pastorale". Trattano de' vicari generali : Giovanni Piloni, Collecùo pro-Ficariis, Venetiis 1 7 1 5. Sbrozio, De officio et polesiale Fi- carii Episcopi. I. Melilli, J'raclalus de Ficarii praccedentia, ac de Synodo Z)joeccóa/w, Yeoetiis i582. Aodreucci,

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J/ierarchia eccl<Hasti(a,[iac[. vii; Di' f {< nrio i^enrrnti Episcopi.

VICARIO DI GESÙ' CRISTO, // cnriitni Cliristi Jcsu. Il Sommo Poiiiefì- ce, Fescn\'0 della Chiesa iinii'ers(2le,e vescovo di Jioina, ove risiede maestosa- mentce impertuibabilenel Faticano, ie- deiido nella s. Side apostolica maestro di verità e guida di vita eterna, dalla cui Cattedra e 7>ono apostolico ammaestra Irbeni et Orbeni. Ne'ricordali aiticoli e altri analoghi a' Nomi de' Papi ed a' Ti- toli d'onore, riportai le tante sublimi de- nominazioni, colle quali fiu dal principio della Chiesa fu distinto dagli altri vesco- vi il supremo di lei Capo, l'augusto Ge- rarca del cattolicismo, il Santo Padre. Parlando Cie^lriliunalidi /l'o/z/a, dissi col cardinal De Luca, essere il Papa capo della Curia Romana, che lo è della cri- sliana Repubblica, e Vicario supremo di Cristo, che ha tulio il mondo per terri- torio. Nella chiesa greca si dice Proto Pa- pa{F.'j,\n significato di primo padre, l'ar- ciprete, ed anco ili.° dignitario d'una co- munità religiosa, o d'una chiesa parroc- chiale. Scrisse T. Morisani, De Protopa- pis et Deutereis graecoruni, et catholi- cis eorutn ecclesiis, NeapoliiyGS. Geslt Cristo, capo invisibile della Chiesa, elesse per suo Vicario in terra e capo visibile della stessaChiesa, il Principe degli Apo- stoli 8. Pietro, ed i suoi successori. Per tale, nel 4^5 i vescovi della provincia ec- clesiastica di Tarragona {F.), riconob- bero il Papa. I greci nel concilio gene- rale di P'irenze, facendo la propria e co- mune Professione di fede , riconobbero il vescovo di Roma per Pontefice Som- mo, per vero Ficario di Cristo, per Mae- stro e Pastore di tutti i Cristiani. Il s. concilio di Trento (/'.) l'acclamò: Papa e vescovo di Roma, vescovo della Chiesa cattolica, cioè universale; Pontefice della s. e Universale Chiesa. Colle simboliche Chiai'i pontificie {F.), Gesìi Cristo inve- sti s. Pietro ed i suoi successori d' apri- re e chiudere i cieli; onde le chiavi di-

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vennero il rexsillo (/'.) della s. Roma ni) Chiesa e della Sede apostolica. Al nuo- vo Pupa, nella sua consagiazioneo bene- dÌ7Ìune,i due primi cardinali impongono il Pallio (riparlato nel voi. LXXXI, p. 38 e seg.), insigne oi namenlo pontilioa- le, che conferisce la pienezza della papa- ie «lignilà, ed il Papa, pel suo Primato (/''.) d'onore e di giurisdizione, è il solo vescovo che possa usarlo in ogni tempo e il» ogni luogo; e col pallio Gesù Cristo iiiiuncle la divina virtù, che informa l'al- tro [)olere concessogli, come a suo vica- rio in terra. Nella successiva coronazione, il cardinali. "diacono nell'imporre al Pa- pa il Triregno ponli ficaie. {^.), lo pro- clama in terra Vicariuni Sahaloris No- stri JesH Christi. Parlando di Ronia,àe\ Primato e simili articoli, dissi pure qua- lificar>i il Papa, Ficario di Dìo in ter- ra, Ì'ice-Dio. ficario (li Dio lo chiama il cardinal Pallavicino, anche Ficario ge- nerale di Dio, nella Storia del concilio di Trento, lib. i8,cap. io; dicendo luo- gotenenti di Dio i sovrani, in quanto egli è governatore degli uomini, secondo lo stato naturale e terreno. Di più aggiun- ge, nel lib. I 3, cap. g: « rimanersi cioèl'u- inana sagacità ogni di più schernita io quella grandissima azione, ove deputan- dosi il Vicario a Cristo,egli ne vuole ed es- sere ed apparire l'autore". Si vuole esiste- re nel Vaticano un'iscrizione, che appel- la il Papa, Ficarius Filii Dei. Clemen- te XIII dichiarò io una costituzione, es- sere il Papa anche Successore (F.) di Cristo e suo f icario in terra. In quel- l'articolo dichiarai, non potere il Papa e- leggersi il Successore, e che neW Elezio- ne de Papi, ta\yo\la proclamarono col- le parole : s. Pietro elegge N. per sue- cessorej ovvero , s, Pietro vuole IV. per successore. E che il Papa è successore di s, Pietro nel regime della Chiesa univer- sale, i Fescoi'i essere successori degli A- postoli nelle chiese loro assegnate; e che anco i Cardinali si considerano succes- sori degli Apostoli, ezlaadio pel liferito

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nel voi. XCV, p. i5i. Fu detto s. Pie- tro: Proto- Ficario in terra di Gesti Cri- sto. Il Zaccaria, Dissertazione, coman- di chi può , ubbidisca chi dee , confuta l'asserzione d'un certo progettista, che i principi sono tanti vicari di Dio in ter- ra, e doversi seguire il concilio di Tren- to, il quale li chiamò Kcclesiae protecto- resj poiché a'principi fu data da Dio la podestà, non soluni adniuiuluni regirnen, sedetiani maxime ad Erclesiae praesi- dium, come scrisse s. Leone I atW Fpist. 82. A suo tempo venne in capo a qual- che vescovo d'intitolarsi e di farsi da aU tri intitolare, Ficario di Cristo; ed egli contrappone l'autorità del dottore delia Chiesa s. Bernardo, che a'vescovi e a'principi die'silFatlo titolo, protestando, scrivendo a Papa Eugenio 111, eli egli era l'unico Ficario di Cristo. » Si con- tentino i vescovi d'essere in qualche sen- so vicaridi Cristo, comeiihannochiama- ti alcuni antichi, ma non allettino un ti- tolo, che da tanti secoli la Chiesa ha ap- propriato con tutta ragione al solo Pio- mano Pontefice, come a suo capo visibi- le universale, supremo, e tale, che sopra- stando a tutti i Fescovi, i Metropolitani, i Patriarchi, nella podestà e giurisdizio- ne forma un vicariato di Cristo troppo superiore ad ogni altro , per non essere al confronto di tutti a rigore , quale ce lo dicea s. Bernardo, /m/co Ficario di Cristo. Ma molto più si contentino i prin- cipi di essere \.>eri protettori della Chie- sa, senza dar retta ad un progettista mal pratico , che non conosce la ditferenza so&ima, che passa tra l'esser protettore della Chiesa, e l'esser Vicario di Dio ia terra, e per conciliarsi la loro benevolen- za si fa strada al loro trono con un no- me bugiardo di suo conio, e ignorato da tutta l'aoticBità, se non nel senso, che se ne glorierebbe ogni cristiano princi- pe, anzi ogni uomo privato munito del privilegio, che la fraternal carità in Ge- sù Cristo ha dato anche al più meschino tra gli uomini, d'essere riconosciuto co

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me Cristo medesimo". Il Sainelli, Lel- ttreeiclesinstiche^ l, i, lelt. 6, Della di- gnità vescovale t: de'suoi /i7u//, <licliiara che nel e. rniilier debet 33, q. 5, è scrii- lo: k'piscopiis, ficarius Domini est ; e che I vescovi iiell'anlichilà furono tnlura iippellali Sonimi Sacerdoti e Sommi Pon- tefici. In più luoghi notai, che tali e al- tri titoli, co' quali si chiamarono diver- ti vescovi, inseguito divennero riservati esclusivamente al Papa, come ancora ri levai nei citalo voi. XCV, p. 246 e 25 i . Ragionando del Papa, cjual f'escoiodel- Iti (,hif.ui iini\ ersale^ ivi dissi, i vescovi esser vicari, non generali, di Cristo, tali essere i soli Papi, il cardinal Pallavicino, nella memorata Storia , lib. 7, cap. 4j narra come il cardinal Del Monte (poiGiu- ho III) interrogò nel concilio di Trento l'ai dito vescovo di Fiesole Martello: s'egli teneva, comeavea affermato, che i vesco* vi sostenessero la vece di Cristo in terra. Rispose: Il tengo, fìnchè non mi si dimo- ili 1 il contrario. E qui s'intiomisea ra- gionare l'arcivescovo d' Armach in dife- sa di lui, mostrando che i vescovi pote- vano denominarsi Vicari di Cristo nel- l'ufficio d'asso! veree in altre funzioni; aia non Vicari generali, qual è il solo domino Ponlefìce;essendoeglinochiaraati io par- tedella sollecitudine.Indi congravee tem- perata maniera si frappose il cardinal Po- lo, affermando che il fiesola no molle buo- ne cose avea dello intorno all'ufficio de* vescovi, ma con forma più di sedizioso concitamento, che di sedato ragionamen - lo, e più d'acerba invettiva, che di libe- ra «sentenza; leiider esso a scemare l'au- torità del concilio, con appellar da quel- io, quasi da ingiusto, ai tribunale di Dio (non mancarono audaci d'appellare, ol- treché dal Papa al Sinodo generale, ap- pellazioni condannate, dal Vicario al di- vino tribunale, ed a suo luogo ne offersi fili esempi. Qui solo col barone Reurnont, Della dtploinatia italiana, rammento, come l'ambascialore fiorentino. Donalo Barbadori,nel concisloro d' Avigaone,uou

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volendo Gregorio X I udir le difese di sua repubbtiC'i,gi natosi inginocchioiiiinium- zi ad un Crocefisso, esclamò: »♦ A le. Si- gnore Gesù Cristo, appello io dall'iiigiu- sto giudizio del tuo Vicario in quel teni- bile giorno, nel tjuale venendo tu a giu- {licaie, non vana appresso le eccezione delle persone"). Del resto il Pallavicino traila che a'vescovi non si appartiene ri- lurniare il Papa; e nel lib. iq, ca|). 12, non essersi lasciato il nome di Vicari di Cristo a'vescovi minori, imperocché quan- tun(|ue di tulli gli Apostoli la Chiesa, ni parlando al medesimo Cristo del suo greg nella messa, dica: i quali vicari della tua opera tu hai voluto ad esso dare in pas tori che gli sopraslino j e quantunque alcuni [ladri anlichi abbiano cosìfavella- lo innanzi alle sopravvenute eresie; non- dimeno i padri moderni e ì loro disce- poli non hanno poscia attribuita gene- ralmente a'vescovi quella maniera di ti- tolo, per f"ggir l'ambiguità che s|ìes-»o a- limenta l'errore; peraltro, chiunque am- ministra un Sacramento {^V.),Gi,e\ci\^- le in quell'atto la vece di Cristo. Quin- di nel cap. |3 è detto, doversi nomi- nare il Papa non semplicemente, ^ica- rio di Cristo , nia supremo P icario di Cristo. Dappoiché anco i vescovi, ed e- ziandio i semplici sacerdoti sono iu qual* che modo vicari di Crislo , secondo il cauoue mulierem nella causa 33.^ alla questione 5.'^ Per ultimo nel cap. 16, do- po essersi dichiaralo nel concilio, l'auto- rità del Papa esser eguale a s. Pietro, e non a Cristo, crescere poi 1' aalorità se- condo la santità; espose il cardinal di Lo- rena al Papa Pio IV. Sopra l'istituzione de'vescovi, non poter egli consentire ad alcuni i quali negavano, esser i vescovi, e con loro tulli i pastori dell'anime, in alcuna maniera vicari di Cristo; a que' che affermavano , aver Crislo ordinato vescovo s. Pietro solo; dal qual fosse ve- nuto il FescovatOavgW altri Apostoli. INel testo appena ritrovarsi fra'padri del cou- cilio chi nou cuiiveuisse lu tal forma di

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cniioni e ili ilecreti, la ({iiiild ricliicdesse iie'vescovi si passati e si futuri l'assiin- tioiie o tacita o espressa fattane dal Ro- mano l^oiitefice, e l'ubbidienza che a lui da essi è dovuta: con limitare oltre a ciò la podestà de'medesimi alle chiese loto commesse. Con che non pur l'autorità pontifìcia rimanere illesa, ma consolida- ta. Anche il Cenni, Dissertazioni, Ois- seri. 6, Dt^ osculo pcdunt Ronidui Ponti- /i'ci.v,riconosce che comuni a tutti i vesco- vi si furono una volta qiie'ragguardevo- lissimi titoli di apostolico, di Pontefice, di Papa,t Cui di f icari di Cristo come li chiamò s. Ormisda Papa del 5(4i allor- ché per ingerir somma attenzione in eleg- gerli, a'vescovi di Spagna scrisse loro: Ut in Sacerdotibus ordinandis quae snnt a patribus praescripla, et definita cogi- tttis ; q uim sicut estcaput Ecclesiae Cliri- stus, Ckristi ameni P'icarii Sacerdotes, sicut in eligendis liis curam oportct esse perspicuatn. Benché la comunanza deci- toli né accrescesse 1' autorità episcopale eoa distenderla oltre a' limiti della prò» pria diocesi, punto scemasse la supre- ma autorità pontifìcia sopra gli stessi ve- scovi. Non così dell' ossequio col Bacio de' piedi (^.), anteriore all'introduzione della Croce sulle loro Scarpe [F.),^qi'- che questo non divenne, come que'titoli, una distinzione del Sommo Pontefice, ma lo fu sempre, per dimostrare eh* egli è Vicario di Cristo, il quale fu adorato coi bacio de'piedi, non essendo anticamente comune a tutti i vescovi tale ossequio. E bene notare, che s. Pietro fu costituito da Cristo principe e capo degli altri Apo- stoli , e se in ciascuno di essi era eguale fuori dei collegio apostolico, ossia ad ex- tra , la giurisdizione e la podestà sopra tutta la terra, quali Vicari di Cristo, s. Pietro a vea questo di proprio, che la sua podestà si estendeva ad intra, cioè al col- legio stesso degli Apostoli, a'quali sopra- stava come capo alle membra. Il Rinal- di, AtinalicccU.siastici, anno "J^o, ripor- ta l'epistola di $. liuuiiaciu apoììlolu della

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Germania a Cutberto vescovo Dorouer- oense.uella quale gli dice.»» Noi abbiamo professata nel nostro concilio la cattoli- ca fede, e stabilito di voler mantenere fi- no alla morte la soggezione alla Chiesa Romana, e stare sotto l'ubbidienza di s. Pietro e del suo Vicario, e di couvocire ogni anno il siuodo, e fare che i metro- politani chiedano il pallio da ({uella se- de, e di seguitare al lutto gli ordini di s. Pietro, acciocché pure noi tra le pecorel- le alla cura di lui commesse outnerati siamo". Ove é da osservare, dice il Rinal- di, che impropriamente si piglia in que- sto luogo la voce f^icario, secondo il mo- do di parlare di quel tempo, cioè che iu luogo di Pietro, il Papa è f^icario di Cri- sto in terra. Scrisse Santamaria, Noùtia Ronianae Curiae, p. 7: Plures Ponti fex Maxinms personas sustinet. In primis euni esse Chris ti f^icariiwi,ac visibile Cu- tholicae Ecclesiae caput , constans ca- tholicoruni sentenlia est. Jus autetn sue- cedendi Petro in Ecclesiae printatu u- nus habet Ronianus Episcopus. Olini Sunimoi Ponti flces Petri Wicàv'iosappel- latos velerà monumenta restanlur.f^cn. card. Baronius tV/improprie dictum pil- lai. Sed pace tanti viri dixerini, prae- fatum vocabulum prò Successore a pro- batis latinae linguue auctoribus noti- numquam f lasse usurpaiuni. Ila Cice- ro, in orai. 6 in Verrem: Snccedam ego Vicarius muneri suo. Id. in orai. 5 iu Verrem: Unum et quinquaginta Arato- res ita video dej'ectos, ut his ne P^icard quidcin successerint. Horalius,lib. 3,0- de 24''* <ls Getis, apud quos ad colea- dosagrossingulis aouisalteraa vicealiia- liis suecedebaot. - ZVfc cultura placet lon- gior annua Defunctumque laboribus : - Acquali recreat sorte Ficarius. - Ve- ruta quamvif Ponti fices revera se Petri in suprema dignitale haeredes, ac Suc- cessores probe intclligerent , quuni ta- ntcn Aposlolorum Principem in Roma- na Ecclesia perpetuo vivere, ejusquegu- bernacula numquum reliquisse, crede-

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it/U liabtri se voluerunl (jiiasi Vicarios, qui itifiiii illi ojìtram ccmir/iodarcnl. l'etr. Coustanl. piaefat. 1. 1 , Epist. Uoni. Poni., par. I, 5i2,i3,i4- •! P- Tamagna, Originteprcrogallve de Cardinali^ par. 2, cap. 2: Del Uomano Pontefice^ olire una ilicliiarazione de'vescovì radunali in concilio a Tours nell'84c),in cui il Papa viene designalo , J' icario cijìOsloUco di s. Pietro, cui delle Iddio su lulta la ter- ra il prinialu. JNella ricordala Diiserla- zione il Cenni rileva, avergli sempre re- cato meraviglia, che agli scrittori dotti e di credilo sia caduto nell'animo con- venirsi piuttosto al Sommo Pontefice il titolo di f icario di s. Pietro, che quello proprio e legitliinodi Vicario di Cristo. E soggiunge: Certa cosa è, che s. Simma» co Papa del 49^» o 'o movessero gli esem- pi de'suoi predecessori, i quali consultati da'vescovi di rimole provincie in cause gravissime di fede e di disciplina, fecero autoi e delle loro Decretali il Principe degli Apostoli, o cosi gli persuadesse la propria umiltà, e loro e chiamò Vi' cari di s. Pietro. Laonde diceva al vesco- vo d'Arles: Quanta enini f'icariis Bea- tiss. Petri Ap.judicabitur esse revereii' tìa, si quae in Sacerdolio praecipiunt, eisdeni transeuntihus dissol<i>antur? Ed all'imperatore Anastasio I, rimproveran- dolo: Qui Pttrum Alejcandrinuni reci- pisj B. Petruvi Ap. in suo (jualicumque Vicario calcare contendis. Onde il Cen- ni non trovò tino al secolo XI, ne' docu- menti, espressione più comune di questa. Ma è altresì certo, che prima di s. Sim- maco insegnò pubblicamente s. Leone I Papa del 44oj il valore di tale titolo: Bea- tissimi dignilas Pctri , qui Sedi suae praeesse non desinit. E così l'iotese sem- pre chiunque 1' usò, come fin dal secolo X, pieno di tenebre, se ne ha testimonio in Raterio vescovo di Verona, il quale dal suo esilio scrisse a Giovanni XI Pa- pa del 93 1: Ejusque vice mihi vel vero succurratis,cujus ideo sedeni obtinetisj nt porlas inferi pvaevalere adversus Ec-

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I le sia ni non sinatis. Per cui è evidente, ilie ul diretto successore ed erede del- l'autorità suprema conferita perpetua- melile a s. Pietro dal Redentore, non si conviene altro titolo, che quello di Vica- rio di Cristo. Ed Innocenzo ili Papa del I 198 disse: Queni constai esse Vica- ri uni Jcsu dir isti, ovvero Dei in terra //<Y2r//<»/, come lo chiamò il concilio Tri- dentino. INel (jual 6en>.o, lu icitiodolto e fu sempre inteso quell'altro meno pro- prio di Vicario dis, Pietro. Egli è que- sto un punto così indubitato, che non iia inehlieri di nuove tesliiiionianze. L'avv. l'ea, // diritto sovrano della s. Sede so- pra le valli di Coinacchio r sopra la re- pubblica di s. iMarino, p. 59, osserva che Pippino, Carlo Magno si riservaro- no cosa alcuna negli stali ricuperati alla s. Sede sui longobardi, o da loro resti- tuiti B. Petro Apostoloruin Principi, et vjus Vicario. Questo è un termine più specifico [)e'Papi, sempre usalo nel codi- ce Carolino da vari sovrani, e da tutta I iintichitd fino al concilio di Basilea, pro- mulgato nel i43i ; e ancora oggidì nel Ponti ficaie Fio/nanum, alla consagrazio- ne de' vescovi, bene illustrato dal p. Cata- lani, Sacraruin Caerenioniaruni s. Eo- nianae Ecelesiae, e dal Coustanl, nella piefiazione aW Epist. Pont., per le ragio- ui delle dal Fea slesso, a p. 5o e seg. 11 p. Passaglia nel ragionamento: Onde die a Honia sia venuta e si addica l'appel- lazione di Eterna, presso gli Annali del- le scienze religiose del prof. Arrighi, t. p. 3g3, osservò. Sebbene i vescovi di Roma vengano talvolta ornati del titolo di Vicari di Cristo, tutta voi la assai più di frequente ne'monumenti dell'antichi» vengono delti Vicari di Pietro. »♦ E Vicari di Pietro gli appella il Magno Leo- ne, né diversamente li nominano Cìeiasio I, Simmaco, Eonodio, Ormisda, Vigilio, Duiiifdcio l'apostolo della Ciermania nel- la promessa falla a Gregoiio 11, Nicolò I, ed Ebbone Floriaccnse nella lettera scritta a Gregorio V". Si può vedere A.

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L. Nuzzi, Lettera sull'origine ed uso dtl nome Pdfja, Padova i 79H. Ed il Cancel- lieri, Storia de' possessi de Sonimi Poti- le/iciy a p. 1 47 > ove osserva clieanco Dan- te chiamò il Papa, f^ icario di l'ieiro. Il baione Ilenriot], Storia de Papi, in quel- la di Denedello III dell' 855, crede, che quel Papa peli.° assunse il titolo di /'/- cario di s. Pietro, imitato in ciò da al- cuni de'suoi successori, finché dopo il se- colo XIII prefeiii'ono quello di P icario di Cesti Cristo. E ciò, secondo il IVIoret- ù,Ri(its dandi Presbyteriwii,^. i 33, per umiltà e ossequio a s. Pietro, si denomi- narono Petri /'ìcarii. Quae vox simul i'ice aut/oto Petri pi'ae»identeni,seu Suc- cessorem sonat: anzi s. Leone IX del 1 o4o si nominò Petri Seniim , ed altri Papi, Sini s. J^ctri.K Paolo V, nell'abbellire magnificamente la Confessione (A .) del- la basilica di s. Pietro in Vaticano, e nel- l'assegnare perpetua rendita per la sua decente (uanutenzìone, nel corrisponden - le breve è scritto ; Sacra D. Petri Con- fcssio a Paulo V , eim Scr\>o exornata, anno Domini 161 5. Irreligiosi scrittori acerbamente biasimarono la condotta d'alcuni Vicari di Gesù Cristo, massime de'secoli più o meno rozzi, senza distin- guere il Sommo Pontefice, indefettibile e divino, dalla persona sagra, ma morta- le e fragile, la quale n'è rivestita; dimen- ticando allatto, che gli Angeli si ribella- rono iu cielo, i nostri progenitori pecca- rono in Eden, fra gli apostoli scelli dal divin [Maestro prevaricò Giuda, e gli al- tri l'abbandonarono nella tribolazione. Nel voi. LXXXVII, p. 259eseg,, e ri- petutamente altrove, riportai la distin- zione sulla persona sagra del Vicario di Gesù Cristo. Essere indefettibile e divi- no qual Pontefice; mortale e fragile qual uomo. Egli ha in un'originaria infal- libilità nella fede. La sua infallibilità è il fondamento dell'infallibilità della Chic sa, ed insieme è indipendente da quella della Chiesa medesima. Devesi distin- guere nelle sue dogmatiche dcfìaizìoui,

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l'essere di persona privala, e di Pastore della Chiesa. Può divenire eretico in c|uaiito alla sua privata persona, ma non nelle sue pubbliche decisioni. La sua ca- tliita non pregiudica all' inlàllibilità as- sicuratagli colle divine i)arole : J'.^^o prò te rogavi ut non di-Jicial fides tua. Sopra gravi, ed altri analoghi argomenti, dottamente trailo il venerando monaco camaldolese Cappellari, poscia (lenissi- mo Vicario di Gesù Cristo col noene di Gregorio XVI, neiro|)era: Jl Trion- fo della s. Sede e della Chiesa. Del Vicario di Gesù Cristo, della sua sublime e suprema dignilà, di sue eminenti pre- rogative, e di tull'altro che ampimnen- te lo riguarda, sia che risieda nell'iilma lioma, sia altrove |)er ^ 'V7_%'/o (/'.) oià ne trattai alle diverse ilenomiiiazioni col- le quali viene appellato e negli altri luo- ghi e articoli analoghi. Qui appresso dun- que riporteiò alcune delle moltissime, anzi innuraerabili, recenti e aulorevoli definizioni e dichiarazioni falle da gra- vi, alti e dotti personaggi, i\' ogni slato, grado e condizione, eziandio in difesa alla sua Sovranità temporale, cui fecero eco i popoli, anche relative alla deplorabile epoca io cui miseramente viviamo,tumul- tuosa e disgregata, come la qualificò il dotto p. Bresciani. Prima mi piao«, pure qui, notare alcuni scrittori sul Vicario di Gesù Cristo. Chronologia lìomanorum. Ponti/'icuui,Joanne3Jarangono illustra- ta, Romaei75i. Parallela .vAr memo- rabilia de vita, et inoribus Potit. Ixont. Chris ti P'icariorum,exempla cum ethni- corani Principuni dicAis,factis(jne com- parata, AmbergaeiGio, Angelo Uocca, De Romani Ponti ficis nomenclatura, va' riis vel obsec/uiis eidem praeslandisConi mentarius, liomaej 7 ^5. jMicheleTafuri, De auctoritate ss. Ponti ficis, Bononiae 1740. Fr. Torres, De ss. Pontijicis sa- prà Concilia auctoritate, Florentiae i55i. Fr. Leyla, fmpenctrabilis Ponii- ficiac dignitatis Clypcus, Romae 1695. Onofrio Panviuio, De Primatu Petn] eC

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^poslolicae Sedis palesiate , Veiietiis

I 5q I . Toniioaso Roccaberli, De uucto- i itale Romani Poi, lifìcis y ■a\cnùa<ì 1 69 i . Cario l'assaglia, Coniiiuntartus de prat- rogali^'is Beati Pttri A poslolorum prin- cipisi auctoriinte diviiiiirurn Ulltraruni conipro!>a(is, Ralisl>onae i85o.

Diceva in una paslcnale del 1 85o lUfj/ Cullen piirnale d' Irlanda. E glorioso Li privilegio di star congiunto cu'successori degli Apostoli e col Vicario di Gesù Cri- sto. E la maggior flji luna e consolazione esser roenobii ili quella Chiesa, la quale sotto riaj[)eid del Pontefice lloinano si distende dal sole nascente al tramonto. Quella Chiesa, sebbene incessantemente combattuta dall'unile forze dell'inferno e delia terra, sarà sempre trionfante, in- fatti il capo della cristianilà possiede for- ze superiori a quelle di tutti gli eserciti: da una parte la venerazione del mondo, dall'altra la stessa sua deboieza, lua che regna sulle coscienze di 200 milioni di cattolici, sparsi ne' f^escovati^ Vicariali apostolici e Prefetture apostoliche [F.) delle 5 parli del mondo. Di recente mg.*^ Fransoni arcivescovo di Torino dichiarò:

II Sommo Pontefice,alta qualità di sovra- no temporale riunisce quella di sovrano «pii'ituale, e sotto questo rapporto quan- ti hanno la bella sorte d'appartenere uU iaChiesa cattolica, tutlisono sudditi suoi, ecome tali strettanteute tenuti a prestar- gli insieme ubbidienza ed aiuto. INel 1 8 ^7 quando il regnante Papa Pio IX stava per onorare di sua presenza Modena, il che celebrai nel voi. XCVII, p. 247 e seg., l'arcivescovo mg.' Cugini, facendo plauso alla religiosa esultanza che preoc- cupava i modenesi, diceva loro. » Il Ro- mano Pontefice costituito da Dio suo Vi- cario in terra, è rivestito d' uuu dignità che non ha pari: e chi mai saprebbe non che esprimere con parole, comprender- ne col pensiero l'eccellenza? A lui nella persona di Pietro aflidò Gesù Cristo me- desimo le chiavi del cielo, e la podestà di sciogliere e di legate; a lui lu cura di

V I C pascere l'intipro suo gregge, e pecore e agnelli , i pallori cioè non meno ciie i Semplici ffd»-li; Ini costituì Capo visibile di (|ue1ia Chiesa cara ai suo cuore, ch'egli si era Hcqmstdla col prezzo iuesti» inabile del suoSungue mede>iiDuiea reg- gerla e a governarla in suo nome la so- vraumana autorità sua a lui degnossi comunicare. Perciò quanti sono fedeli a Cristo,altrettantisenza distinzionedi luo- go, né di condizione, di età, sono sog- getti alla podestàdel Pontefice; altrettan- ti sono obbligati ad ubbidire alle sue leg- gi, ad ascoltare la su,i voce: se la disprez- zano pervicaci e superbi, Dio stes>o di- sprezzano, e condannano. E qui eoa grato animo e riconoscente ammiriamo, odiletlissimi, i provvidi e benigni consigli di Dio, il (|uale fra tanti pericoli in cui versiamo di smnnire la retta via e di per- derci, un mezzo facile ci somministrò per tenerci sul sentiero della salute: a lui teniamoci strettamente congiunti co' via- coli d'una perfetta sommessione, e sare- mo certi di non errare giammai. Imper- ciocché all'autorità ilei comando volle Id- dioche nel Capo supremo della sua Chie- sa fosse congiunta l'infallibilità ne'giudizi nelle materie che riguardano il dogma che la morale cristiana, e così incorrot- to mai sempre ed intero si conservasse il prezioso deposito delle rivelate verità. Perciò all'insorgere de'dubbi e degli er- rori intorno alla fede, io ogni secolo e da ogni partedel mondo all'iofallibilemagi' stero si ricorse della Sede apostolica , e quando essa ebbe [)ronunciata la senten- za, questa qua»! uscita fosse dalla bocca stessa di Dio venne dalla Chiesa accolta e riverita qual nonna irreforinabile di cristiana credenz». Che se consideriamo quanti nemici da'pnmi tempi della Chie- sa a'noslri giorni sono pur troppo insor- ti a combattere la dignità del Sommo Pontefice, con quuii'e maniere di lotte e quanto diflicili l'hanno assalila, come tutte le potenze della terra e dell'infer- uu scatenale contro di es^u hauuo cos^)!-

vie vie 37 rato alia lua perdila, o almeno a meno- chìeisa questo grunde pulrìiirca, mn prcs» niuroe i sagri diritti; se coiisideriaiuo co- cognizione ileirall'ue di PaoUi paliiarcu inelaiiliassulti ftiiono vniti, meiilreil'oii» di Costanliiiu|)oli, lo ristabilì nella sua tefici cotubattuli liaiino saputo resistere, sede. Il Ci isostonio patriarca della chie- oppressi sono risorti con luag-^ior gloria sa slessa, allorché (u scelleratamente de- e con maggior potenza, che altro possia- posto, ne scrisse a Papa s. Innocenzo I luo concludere se non che(|uel Dio me- del 40*2 per annunziargli che innanzi a desinio che a si alta dignità gli ha ele> lui porterebbt; il processu ch'era per in- vati , ha proletto eziandio con vÌNÌbile tentare. E tulli (piesli casi in cui 1 Poif provvidenza i suoi Vicari, ed ha voluto tefici Rouiani esercitarono nella Chiesa che il n)oiulo in e$)i veneri e riconotca universale una giurisdizione inconlrasta- l'opera del suo dito ? " Per la slessa lieta bile e incontrastata appartengono a'pri* circostanza, e eoo pari eloquenza e dui- mi IV secoli della Chiesa ; e se la loro Irina, mg.*" Arrigoni arcivescovo di Lue- autorità non fosse così chiara e solenne, ca pubblicò una leltcra pastorale innnn- ci sarebbe facile addurre altri esempi ed Il alla venuta del Papa in quella cillà, altre prove discendendo fino all'età uo- che in breve accennai nel voi. citato, a p. slra. Ecco, miei ddellissiiui, per sommi 258, annunciandola a'suoi lucchesi. Do- capi accennala l'eccelsa dignità del Poli- po aver mostrato col Vangelo e coll'au leflce che in breve sarà tra le vostre mu« torità de'concilii la suprema autoiiiù del ru, dignità che non ha pari sopra la ter- Vicario di Gesù Cristo su tutta la Cine- ra perchè organo della verità di Dio, Vi- ja, disse: »• Questa fu la voce di tutti i se- cegerenza «li GcnÌi Cristo fra gli nomi- coli cristiani, la doUiina di tutti i padri ni". iNel i858 mg/ IMoreno vescovo d'I- e di tulli i concilii, e il primato del Ro- vrea emanò una lettera pastorale sul mano Pontefice fu proclamato sempre Papato o Pontificalo (^^-j, dalla quale Cornell principio e la cliia ve di tutto l'or tolgo (|uaoto siegue. » Dobbiamo ram- dine geraichico, la Chiesa di Roma come meularvi che cosa è nel mondo il Papa- la madre, le di cui sollecitudini abbiac to, contro del quale fogli pregni d'em- ciano tulli i credenti. A questo dogmali- pietà, d'eresia, d'incredulità e di oorru- co insegnamento fu eziandio conforme la zione si permettono, nella diletta e per- pratica della Chiesa (ino da'primi tem- ciò infelice nostra patria, di vomUare o> pi del cristianesimo. Papa s. Clemente I gni sarcasmi, calunnie, errori, falsità, del q3, ricerca e corregge gli abusi della 11 Papato, carissimi diocesani, è la pietra chiesa di Corinto ; Papa s. Vittore 1 del fondamentale «lell'opera di Gesù Ci isto, in4, usa dello slesso diritto sulla chie^a autore della fede; è il principio vitale e d'Efeso; il Pontefice S.Stefano 1 del iSj l'incaioazione vivente del cristianesimo; adopera egualmente colla chiesa d' Afri- il centro di unità, che riunisce le ìntelli- ca ; s. Dionisio Papa del 26 1, cita il suo genze per la fede agli stessi dogmi, e col» ooioniiiio patriarca d'Alessandria perchè lega le volontà per la sommissione alla debba coin[)arire dinanzi a lui alline di gerarchia de'poteri che stabilirgli Papa- meglio chiarire la sua fede, e il venerando to nacque in mezzo delle tempeste, creb- patriarca non esita un momento di ren- besotlote mannuiede'peiseculori,equaii> dersì a quest'appello. Quandos. Atanasio do venne il giorno della sua virilità, si fu dagli ariani deposto dalla sua sede a- rivelò al mondo stupefatto con una forza lessandrina, il Ponletìce s. Giulio I del 336 in vÌDCÌbile,e con atti sovraumani. Senz'al- citò ambe le parti a veoireat suo tribuna- Irò rappresentante che un povero vec- le, e nell'una e nell'altra riscontrò eguale chio sacerdote, senz'altra difesa che l'a- ubbidienza. Nou solo restituì alla sua more e la fede de'suoi sudditi, e solo col-

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l'armi della giustizia e del suo diritto , esso fece trionfale la verità, abolì il ser- vaggio , emuiicipò nella donna la metà del genere umano , difese la liherlà, e- stese laci villìi, sostenne la morale, intro- dusse per ogni dove la carità. Esso, il Pa- pato, librandoci sopra le rovine de' bar- bari, e perfino sopra quelle delle lettere e delle scienze, creò la moderna Europa, stabilì le leg^i , che la governarono per secoli, pose il limite de' regni, fermò le usurpazioni, protesse il diritto pubblico, e consolidò fjue'dogmi sociali, a'qiiali i popoli non attentano se non alla vigilia della loro ujorle. Per volere de'popoli e de'[)riiicipi, e più veramente per supre- ma disposizione di Dio, donato di un re- gno, i! Po|)ato fece in ogni tempo miglio- re la condizione de' suoi sudditi, sovra- namente fra essi promosse le lettere, le scienze e le arti; governò paternamente le popolazioni, ri>para)iando loro, non nien delle guerre , le imposte di sangue e le tasse, e dilfondendo, moltiplicando di tal fatta le caritative sovvenzioni, e le pubbliche beneficenze da essere in real- tà ì suoi sudditi in condizione più prospe- ra e migliore che non in ogni altro po- polo dell'Italia e del mondo. Non sono queste, o dilettissimi, vane parole; falli sono, che constano dalle storie le pii^i au- torevoli, e che i nemici slessi della reli- gione cattolica riconobbero e registraro- no ne'Ioro scritti; sono risultati che ci ri- velano gli annali del mondo innanzi e dopo del mille, i documentistatistici, che si rendono pubblici ne'diversi Stati, io che si partisce l'Europa. A. fronte però di questi fatti manifesti irrepugnabili , che la malafede non può negare , e de* quali non potrebbesi allegar ignoranza, perchè non attutisce il livore, non cessa- no gli assalti contro dei Papato ? Vi sco- priremo, o carissimi fratelli, la vera ca- gione di tanta mostruosità, qual è l'im- pugnare, il combattere la verità cono- sciuta. Una specie diocculta poteozaspia- gc in quella fuue:>la via : essa è la logica

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dell'errore. Coloro, che nelle nostre con- tiiule con ibfacciatezza scrivono de'fogli, od altrove debbaccano contro del Papa- to, si sono posti, o volontariamente per loro colpa, o per disgrozia della nascita trovansi fuori della vera e santa religio- ne : perciò bisogna di due cose, 1' una o ch'essi giustifichinola loro ribellione, ne- gando l'autorità, cui ricusano di sotto- mettersi,oppure che abiurino il loro pas- sato, rinunciando a'ioro traviamenti, e che s'inchinino dinanzi al Pontefice del Dio vivente. Ma per disgrazia l'orgoglio non si arrende : la superbia, che sedusse perfino in cielo le sublimi intelligenze, che circondavano il trono di Dio, li serra tra'suoi artigli, e strascina la debole loro ragione. Sotto pena di rinegare stessi, non vuol c|uesta lasciarsi convincere di contraddizione llagrante ;ecosì ella assa- le necessariamente l'autorità che la cod- danna, e combatte le credenze, che, su- perbia di mente, o corruzione di cuore, non le consentano di professare. Di qua l'incredulo, l'eretico e lo scismatico sono condotti a combattere eziandio senza spe- ranza di successo il Papa, supremo capo visibile della cattolica religione. Epperò ritenete, o carissimi , fermo indubitato questo criterio di verità, col quale cer- tamente non la fallirete mai : quelli che parlano, scrivono o comunque operano contro del Papato, sono nemici dell'uni- ca vera B.eligione nostra santissima : ag- giungete di pili colle parole del sapiea- tissimo sommo Pontefice ; sono essi ne- mici di Dio e degli uomini. I fogli, che tutto di si spargono, e oltraggiano trat- to tratto e di continuo i Papi, i sagri mi- nistri della Chiesa, sono scritti da incre- duli, da empi settarii, da ebrei, da ere- tici, da barbetti, da scismatici, da uomi- ni corrottissimi di mente e di cuore. Ri- gettate, abbominate colali stampati, fe- tida sentina di vizi , di ribalderie, d'em- pietà, e non date ascolto, volgete le spal- le a chiunque, voi presenti, parlasse coo- Iro del Papato, e meno liveieateincale

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tlell'augnsto capo della Cliinsn. INIiscri e ciechi tulli costoro I Assiso sui passati, tenendo in mano sigillalo il libro de'teni- pi avvenire, il Papato traversò dieciotlo secoli e mezzo, quasi un giorno. Quanti popoli esso vide crescere e morire! Quan- te generazioni succedersi, e inchiriursi al- la sua Sede ! Innumerevoli tempeste sca- tenaronsi, e passarono sopra il suo capo con i spaventevole fracasso: i suoi piedi calpestarono i frantumi di cento rivolu- zioni e cento, ciascuna delle quali, a det- ta degli empi, doveva abbatterlo ... e non pertanto esso è tuttora ritto, fermo , incrollabile, come le Alpi, che mae:>tosa- niente torreggiano sopra le profonile no- stre valli. Invano potenti superbi, diedi- sponevano di centinaia di miile, di milio- ni d'armati, vennero ad uitarlo colla lo- ro possanza : esso iu invincibile. Invano tutti i principi della terra si congiungereb- bero per opprimerlo : come i flutti spu- mosi dell'oceano si frangono e spengono dinanzi all'arena delle spiaggie, cos'i rom* perebbonsi tutti i loro colpevoli conati contro la corona di spine, e lo scettro di canna ch'esso ricevette dai suo DivinFon- datore. JNon ha forse la promessa d* im- fuortalitù ? Si certamente. A lui, a lui so- lo fu detto : Tu es Petrus, et super liane pelrnm aedificabo Ecclcsianimcam : et parine inferi non praevalehwit ach'er- sus eam (Mallh. xvi , 18). La tua roc- ca starà ferma sull'onnipotenza di Dio Altissimo : tutti gli sforzi più furiosi del- l'inferno non la crolleranno mai 1 " Il p. Felix gesuita è nel pulpito della chiesa metropolitana di Nostra Donna in Pari- gi il successore del celebre p. Lacordai- re domenica no, ed è l'emulo della gloria di lui. Benché egli nelle sue prediche ab- bia adottata la fama (o forma) accade- mica del suo piedecessore, pure il p. Fe- lix si è conservato fedele alle tradizioni apostoliche della Compagnia di Gesù del- la quale è ornamento. Le sue eloquenlis- sirae conferenze, in detta chiesa, di cui feci ceuQO oel voi. XCIV, p. 3 10^ nelle

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quoresime, sono divenute celebri, e va- rie ne riporlo il Giornale di /ionia, co- me a p. 307 del 1859 quella del grande oratore intorno : L'yiuloritù del Pcipd- to, principio di tutte, cioè dell' autorità del padre, del sacerdote, del re, da lui anteriormente trattale nella stessa con- ferenza. Tra le altre cose, egli disse:» Per compiere il prodigio, a dimostrale ri- maneva queste tre autorità riunite e su- blimale ili una sola : ed è ciò che ha fat- to Gesù Cristo creando nel inoiulo (pie- sta auloritù, a nessun' altra paragonabi- le : il Papato, ch'è ad un tempo la più alta paternità , il pììi allo sacerdozio e la più sublime regia dignità. Immagina- le lullociò che vi ha di più dolce nella pa- ternità, di più venerabile nel sacerdozio, di più augusto nella regia dignità; poscia tullociò ponete sulla fronte d'un sol uo- mo, tutta questa soavità, questa venera- zione, tutta questa maestà, unite e fuse iu una unità armonica per comporre col- la loro totalità la grande figura del Pa- pato, e forse potrete rappresentarvi qual- che cosa di questo tipo di autorità , cui Gesù Cristo ha mostrato sotto il cielo co- me una compila immagine della sua. Sì, esiste al f'atieano [P'.) un'autorità che vi regna sotto forme mutabili con una maestà che non muta, come la più com- pleta personificazione dell'autorità di Dio sulla terra ; un'autorità che, da una par- te, tocca tutte le profondità dell'umani- tà, e dall'altra per la sua elevatezza toc- ca Iddio. Un'autorità, che ha diritto di estendersi dall'una all'altra estremità del- la terra, perchè le fu dato come suo do- minio tutto l'universo ; un'autorità, che dura quanto i secoli, e che passa, basata sopra un'eterna parola, sulle rovine del- le dinastie e lerivoluzioni del tepjpo ; un' autorità che sottomette al medesimo scet- tro il selvaggio e il civile, piega la fronte del pastore e quella de're, senza che al- cuno , per quanto bassamente o in alto collocalo, possa legittimamente sottrar- si al suo impero : un'auloiilà, che ub-

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braccia ogni morlnle, come l'iiilfra uma- nità in lulle le sue puleiize e le sue facol- tà : l'iiitellelto coll'om.iggio ragionevole, che o^ni vero fedele presta all'infallibile nntonlà Ji lei ; il cuore coll'amoie ch'es- sa chiede a'suoi figli per la sua paternità, la volontà, che colla legge, a tutti i sud- diti impone la sua divina dignità ; l'aiii- noa tutta, col rispetto che da lutti richie- de la incomparabile sua grandezza : un* autorità (ìnalmente che compendia e ab- braccia lulle le allre, perchè l'uomo, che la porta, si è nel senso il più rigoro%o, il rappresentante universale di chi gli ha detto : Ogni potere mi è statoconces- so in cielo e in terra. , o signori , quel vecchio inerme seduto in Valicano, protetto dalla spada e dalla divozione della Francia, porta sulla sua fronte riu- nite in una sola le Ire corone che abbia- mo successivamente veduto in fronte al- la paternità, al sacerdozio ed alla regia podestà. Saceidote cattolico, egli ha la pienezza del sacerdozio. Re cattolico, o- gni podestà di governare le anime nella Chiesa di Cristo da lui deriva per rimon- tare fino a lui. Padre cattolico , ha tìgli dovunque la sua paternità ha fatto sor- gere la vita di Gesù Cristo ; e da'Iuoghi più oscuri della terra, come dalle più e- levate sommità, duceiito milioni d'ani- me gli dicono : Padre mio. Sacerdote , e come laie apostolo e dottore cattolico, egli parla, e il mondo cristiano china la fronte alla parola di lui dicendo : Io cre- do. Re cattolico , e come tale investito del diritto di governare tutti ì cristiani, egli stabilisce leggi, comanda e il mondo bucia lo scettro di lui esclamando : Uh' hidisco. Padre cattolico finalmente, egli benedice a lulli i suoi figli sparsi su tutta la terra, e l'universo cattolico prostrato a' piedi di lui esclama ad una voce : Vi amo. Che autorità non è mai questa I E possiamo concepire in nn uomo qualche cosa di più divina ? Signori, posiamo in- tanto losguardosulpiù dolceepiùgrande spettacolo di autorità (tentai nuovamen-

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tedi darne un'idea nel voi. LKXXVIII, p. ^29), che possa mai vedersi sulla ter- ra. ÌVel luogo il più illustre della più ri- nomala cilià, rt Roma, sulla piazza di s. Pielro, unico teatro degno di lauto spet- tacolo, in certi giorni solenni , una im- mensa moltitudine sembra ondeggiante come il mare, ma come un mare senza tempesta, agitata da leggiero soflìo. veggonsi rappresentanti di tulle le nazio- ni della terra, e pare di vedere le popo- lazioni assenti sorgere da ogni contrada, per vedere da lungi ciò che va a com- piersi su questa scena, dove sembra in- vitata l'intera umanità. La folla raccol- ta e lispeltosa sta nell' aspettazione, at- tende in un misterioso silenzio qualche co- si,che sta per discendere su lei. Ad un trat- to si presenta sulla loggia della grande ba- silica un uomo, un sacerdote, un re, un padre, un vegliardo, che pare porti io fronte tutta la maestà che Dio può im- primere sulla fronte degli uomini : il suo sguardo sollevasi verso il cielo, quasi per pregare Iddio a riguardare quella solen- nità ; il suo cuore s'apre nell'espansione dell'amore con)e per abbracciare tutta quella moltitudine , ove ciascuno è fi- glio suo. Si stende la sua mano per be- nedire con essa 1' intera umanità, a lui dinanzi prostrata. E mentre 5o naila uo- mini stanno in ginocchiocome un sol uo- mo ; mentre solennemente tuona il can- notie del Castel s. Angelo^ e tutte le cam- pane fanno echeggiare il loro suono nel- l'eterna città, la voce del Padre cattoli- co esclama, e più che la voce il cuore: Che l'Onnipotente vi benedica; il Pa- dre, il Figlio, e lo Spirito Santo; bene- dizione alla città, benedizione all'univer- so. Urlici Orbi. No, o signori, non fuv- vi mai sotto il cielo spettacolo di auto- rità, come quello che si presenta a Ro- ma , a mezzo le rovine di tante polve- rizzate potenze e di estinte maestà : chiun- que ha potuto vederlo senz'esserne com- mosso, chiunque ha potuto udire cader su lui questa benedizione del Padre cat-

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folico, senzn portmr iiell' nniiu.i «ii« l>i più granile immagine ilell'iuilorìlìi e nel suo cuore la [)iù religiosa impressione ilei rispetto, io gmro snU'aniaia e sul cuore (li lutti quelli che hanno veduto questo impareggiabile spettacolo , egli hu per- duto il sentimento, quel sentimento che fa o suppone le grandi anime, lia perdu- to il sentimento della grandezza. E se un uomo, cui Dio ha fatto vedere tuie pro- digio, fosse così sventurato da non com- prendere ciò che un'autorità, da orujai ilue mila anni conseguendo tale rispet- to, ha dovuto fare per rialzare le uma- ne società, non vi sarebbe nitro da dir- gli : non siete degno di aver occhi per mi- rare il sole , e neppure siete degno che si assuma di dimostrarvi (|u.dche cosa. Ah ! cièche il Papato ha fatto fioU'ascen- deote universale e perpetuo di sua po- tenza morale per la vera grandezza del- le società, nessuno la potrà mai dire. Que- sto solo argomento richiederebbe più d'un discorso : io non ho potuto f.ir bril- lare su voi che un raggio staccato di quel grande cumulo di luce : e tuttavia a'suoi splendori avete potuto vedere quale im- pulso ha dovuto dare di età in età il Pa- pato al progresso de' popoli cristiani. Il Papato non è soltanto la chiave della volta del mondo sociale ; non è soltanto il più forte baluardo che protegge l'or- dme contro l'anarchia, e la società con- tro la rivoluzione : il Papato sostenuto attraverso i secoli dall' ubbidienza, dal rispetto e dall'amore de'popoli cristiani, è più che uu baluardo che ci difende, e più che uno scudo che ci copre : è come un carro, che vi trasporta il carro Irion- (ante che porta con noi slessi, da XIX secoli, la civiltà e il progresso del mon- do cristiano. Onde non esilo a procla- mare: chiunque cospira contro il Papato, cospira contro la stessa umanità: chiun- que I' attacca, attacca voi che volete la società, lordine, la civiltà, il progresso: e ogni autorità sulla terra, che cerca av- tiiu'lo e sradicarlo , oon fa che avvilire

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e siadiraresè «tessa. Ogni |)0|pntato, tpia- |iin(|ue sia, console, re o i(n|)erutore, tdie oserà abbassare per ingrandire stesso quest' alta maostà , sentirà le rappresa- glie dell'ira divina e «lell'umano disprez- zo ricadete sulla sua fronte. Al contra- rio, ogni potenza che u <|uesta autorità darà collo scudo di sua forza e l'allellfi del suo cuore l'unore del suo rispetto e della sua ubbidienza, sentirà scendere su di <>è, co'prestigi della più granile auto- rità , le benedizioni insieme unite della terra e del cielo. iMglia di vota e rispetto- sa ili (|uesta madre delle nazioni cristia- ne , essa porrà la sua mano figliale in questa mano materna e procederà con lei uH'ingrandimento degli animi e al pro- gresso delle socieià.Se volete saperecome i più grandi uomini della nostra storia ed i più illustri fondatori delle nostre dina- stìe hanno trattato nc'secoli cristiani que- sta maestà disarmata, e ciò che ella stes- sa ha fatto nella sua debolezza per la con- temporanea loro grandezza e perla glo- ria futura, lasciale che io finisca citando- vi un illustre esempio, che (|uantunque porti a mille anni di distanza, è ancora opportuno e sempre ci serve di ammae- stramento. Un giorno Papa s. Leone III espulso da Roma per qualche sedizione, venne ad implorare l'aiuto di Carlo Ma- gno, in allora a Paderbona. Il gran fno- narca inviò dapprima ad incontrarlo un arcivescovo, indi un grande di sua corte, poi il figlio suo Pipino, allora vincitore degli unni e re d'Italia. l'ipino slava al- la testa di 100,000 guerrieri : e quan- do quest'esercito vide il Pontefice segui- to soltanto da pochi domestici, prostros- si tre volte : il Papa tre volle lo bene- disse, e Pipino andò a collocarsi a lato di lui. Carlo Magno, avvertilo ben tosto, e- sce da Paderbona accompagnato dal cle- ro che portava la bandiera e la Cioce; andò a collocarsi a mezzo un altro eser- cito, formato di vari popoli, cui ordinò in un immenso circolo rappresentante una città vivente, a mezzo cui egli 8les*

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so oollocossi I ilto in piedi, soimontaiitlo coi cnpo ditti coioio die lo circondava- no, il l*,ip;) piesenlossi nel recinto, scor- tnlo tla Pipino. In quel momento eser- eilo, pojjolo, clero, e tutta l' immensa Dioltiludine prostrossi, e Carlo Magno, il padre dell' Europa , rimase inchinato dinanzi a S.Leone 111, il pastore del mon- do, il (|unle tre volle benedisse i prostrati di Ini eserciti ed il popolo. Onesti tlue uomini poi si accusinno e si abbraccia- no piangendo i' un 1' altro : ed il Papa alzando la sua voce intuona l'inno degli Angeli : Gloria iti excelsis Dio. Carlo Alagno e Pipino non si sentirono troppo umiliati per tma prostrazione, che gl'in- nalziiva piii delie loro vittorie : questi fondatori religiosi della piii grande di- nastia de're, non ebbero a pentirsi di a- "vere reso un t.de onoreal rappresentan» te d'una dinastia ancor piìa grande". In più articoli dimostrai, che la residenza pontificia in Uoma è tutela sicura d'ogni grandezza dell' alma città ; ed essere di grande importanza per ogni cattolico, e «pecialmenle pe'romani, essere Roma la sede del Vicario di Cristo e del Piipato, il quale a mezzo gli urli ed i colpi che gli sono lanciali contro dall'ignoranza, dalla malizia e dall'empietà, anziché di* niinuire sue forze, sempre più rigoglio- so s' ingrandisce e dilata, come potenza che vince ogni ostacolo e sempre trionfa. 11 eh. can. d. Felice Profilj rettore del seminario romanoe segretario della com- missione d'archeologia sagra, allorché la pontificia accademia romana d' archeo- logia neli86o celebrò il giorno del Na- tale di Pioma, pronunziò un grave ra- gionamento coiifacenle alle grandi ri- membranze di quel dì, svolgendo con fa- condia questi pensieri : Che la Roma an- tica, sin da quando Romolo, sono ora meglio che venlisei secoli, ne segnò col- l'aralro le mura, fu dalla Provvidenza divina destinala per sede de' suoi Vica- ri in lena. Pensieri che venne dimostran- do, col toccare rapidamente de'più gran-

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di filli e de'piri grandi nomini della ro- n)ana storia ; sicché vermto a quello che a benefìcio della cristiana Religione e per la Papale autorità operarono Costan- tino 1 il Grande, e Carlo Magno, da (|ue' memorabili esempi del passalo tras- se argomenti di conforti per l'avvenire. Replicatamente, pure in molteplici ar- ticoli, provai la divina istituzione del snpremvj Pontificato, e 1' aulorilà che esso esercita per divino mandato su tut- taquanta la Chiesa ; e 1' economia mi- rabile della divina Provvidenza nel far che la capitale del più grande degli imperi divenisse la sede e il centro del- l' unità cattolica, la patria comune di tutti i cattolici. Roma cristiana e papale, con ben più verità di Roma antica e pa- gana, non ha regnato e ancor non re- gna, che perla pace e la felicità de'popoli soggetti al suo materno impero. Sfug- gendo il dominio spirituale di Roma si cade nello scisma, nell'eresia, nella ser- vitù, nella barbarie. I popoli per lonta- nanza la più remola divisi da Pioma, tut- tavia s'illuminano della vita e della luce di cui Ptoma è il centro, se ubbidienti al Vicario di Cristo. Roma è l'unico rifugio, il solo punto di sostegno della fede cat- tolica, della gerarchia ecclesiastica, della disciplina della Chiesa, della clericale in- dipendenza. Essa é la patria vera della scienza ecclesiastica e delle arti, non che la custode la più fedele e intelligente de* capo-lavori dell' antichità. La divina Provvidenza col piantare la Calledra di s. Pietro neir antica città de' Cesari, la destinò a dilVondere dovunque la verità e la santità della religione di Gesù Cri- sto. S'è avventuroso e consolante per o- gni cattolico il saper per fede ch'é nella vera Chiesa di Cristo, quanto maggiore lo é pe'romani per avere la sorte di tro- varsi nel suo centro, e di esser governati dal Vicario dello slesso Cristo ? Uno de' precipui ornamenti dell'eccellente Epi-- scopalo francese, mg."^ Pie vescovo di Poi- tiers, non guari dichiarò: » 11 goveroo ro-

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mano (temporale) nel suo Capo, ne'snoi lunf^idall'attencisi a questa tattica, i Pa- alti iligiiilai'i e nc'suoi attuali rnpprcsen- pi T liauiio anzi comhaltiita di rroiile, tanti, noti ù inferiore ad alcun altro go- come a' tempi di Arnaldo da Brescia e verno contemporaneo, e che in ogni gra- di Cola di Rienzo, così ancora a' giorni do dell' amininistriizione centrale, prò- nostri (come fece Gregorio XVI, contro vinciale, municipale, può sostenere senza le seduzioni di Gioberti). Essi da 12 se- rischio il coidrorito chesi farebbe di me- coli in qua non hanno allargiito mai il rito con merito, di condizione con con- piccolo territorio di s. Pietro, ponendo dizione,di uomo con uomo. Noi allérmia- ogni lor cura a sicurarne l'indipendenza, mo infine che il ben essere generale de* la pace, la prosperità e l'integrità. Il pro- popoli, posti sotto lo scettro paterno del prio carattere del loro temporale domi- Vicario di Gesù Cristo, passò di molto nio è essenzialmente pacifico. I princi- quello de'paesi eretici e non cede in nulla pi che signoreggiano l'Inghilterra e la ad alcun altro paese del mondo". Roma Russia, sono capi della loro chiesa solo •vive e regna potente nel successore di Pie- perchè sono Re; =:= il Papa per opposi- tro, fregialo dell'autorità celestiale di Vi- to, dice mg,"^ Gerbet, è Re, solo perchè cario di Cristo, capo e maestro infallibile è ilCapo della Chiesa Cattolica. Ora qiie- della Chiesa, che siede sulla rocca Vati- sta ragione contraria del titolo del suo cana. La presenza del Padre de'fedeli è dominio gli un' altra relazione col per Romaciòch'èranima rispetto alcor- mondo.... L' unica sua forza umana, pò. Senza il Papa, Roma sarebbe già da qual è l'opinione pubblica del mondo molti secoli, come Babilonia, INiuive, Ec- cristiano,altamente proclama correre tra batana, Susa, Palmira e Menfi, un am* il Papato eia guerra aggressiva tanto di masso di rovine, che darebbero appena ripugnanza, quanto n' è tra la violenza indizio ov'era un la conquistatrice e ed il Sacerdozio, i^:: Quindi il disaggua- la imperatrice del mondo. La presenza gHo enorme dalla politica di Roma a del gran Gerarca la fa centro dell' Orbe quella di Londra e di Pietroburgo. Lo cattolico, e fonte vivo e inesausto di luce czar si travaglia a stendere sopra tutti j che spande sulla terra i raggi folgoranti greci il suo temporale dominio, giacché della vera fede, della vera sapienza e del- la religione è per lui un mezzo di con- ia vera civiltà. Confutando, il eh. viscon- quista. I missionari inglesi ed americani le G. De-la-Tour, Del potere tempora- sono più che altro i guastatori, che sgom- lede Pflr/Ji, icapi d'accusa prodotti con- brano la via alle conquiste cooiraercìa- tro di essa da' neiuici della s. Sede, ar- li e politiche de' loro paesi. Ora chi pò- roge il seguente brano. » Ma è egli poi Irebbe apporre nulla di somigliante a' vero in primo luogo, che il potere tem- missionari cattolici? Tutte le loro fati- porale della s. Sede possa riuscire di gra- che sono volle alla conquista delle ani- ve pericolo pel mondo intero? Ciò pò- me, alcun di loro si prefisse mai d ac- Irebbe farsi per avventura nell'ipotesi, crescere il numero de' sudditi pontificii. che i Papi fossero stati perpetuamente La sovranità spirituale del Papa ottiene invasi dallo S[)iiito di coiujuista ; se essi nel mondo intero il primato tra le po- avessero aizzato le ambizioni degl'italia- teuze morali ; ma la sua sovranità tem- ni e fatto opera per ristabilire il domi- porale ha poco dell'aggressivo e tanto nio universale d'un nuovo impero roma- del debole, che le si fa un'accusa di noa no. Queste loro tendenze aiutate dalla avere un esercito abbastanza agguerrito podestà spirituale del supremo Pontifi- per difendere stesso (se poi si difende, calo, avrebbero minacciata l'indipenden- ha torto, perchè allora si dice dee raa- za delle nazioni straniere. Se non chci neggiare le armi spirituali ; e se raaneg-

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già, queste ha torlo, perchè allora si di- ce die le profana a difendere il tempo- rale. La Ci\'iUà Callolica ySene 4-*, t. G, I). 249 ragionò suH'argoraento : Le ar- mi spiriliiali a ilìfcsa del temporale). El- la non minaccia dunque menomamente i paesi stranieri". Si deve a'Papi, se presero stanza in Rema le arti belle. Giù coi IVIaf- fei, nel voi. XCIV, p. 274 e seg., ragio- nai come Roma antica propriamente, se- condo diversi gravi scrittori, non passò a monarchia ; che l'imperatore era un ma- gistrato, un luogotenente ; che Costanti- no I veramsnte non trasportò l'impero a Costantinopoli , riguardata non nuova Roma, ma sua colonia, restando sempre a Roma ; e che non potevano donare il dominio di Roma, nèCostanliiio !, Pi- pino. Col JMafiei consuona l'avv. Fea, // diritto soprano della s. Sede, p. 49 e seg. Egli dice, che per dimostrare i diritti e i titoli primitivi, immediati della s.Sedeso- pra il suo dominio temporale, volle usare altra maniera diversa da (juella degli a- pologisli da lui ricordati ; maniera que- sta da lui slimata forense, estrinseca, pre- caria ; da intendere soltanto e soslefiere le così dette donazioni, o meglio resti- ??/s/o/a (supposto che si credano necessa- rie) in quel senso , secondo le carte di Pipino, di Carlo Magno, Lodovico I il Fio , e di altri successori. Questi non {ixrotìo conquistatori, ma awocati^ Pa- trizi di Roma (r.); in sostanza seuqilici religiosi , affettuosi , disinteressati ausi- liari, avvocati, protettori armati. Slabi- htasi, dopo il 726, la Sovranità de' Ro- mani Pontefici e della s. Sede (V.), nel pontificato di s, Gregorio II, dipoi s. Paolo 1 appena eletto nel 757 scrisse a Pipino re de' fianchi. >■> Abbimi fede, o Re Cristianissimo (f^-) J se ci avverrà qualche disgrazia pericolare, tu io- sieme co'tuoì magistrati dovrai render- ne conto al tribunale di Dio : poirhè a niun altro, se non che alla tua anialissi- ma eccellenza, e a'iuoi dolcissimi figli, e a tutta la uuzìonede'frauchì,per comao-

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do di Dio e del Reato Pietro abbiamo commessa la prolezione della s. Chiesa, e del nostro popolo delia 1 epubblica de' romani (cioc fin da quando s. Gregorio III creò Patrizio di Roma Carlo Mar- tello padre di Pipino)". INell'800 poi eb- be luogo r elezione di Carlo Magno io Imperatore^' Occidente , (alla da s. Leo- ne III (V.),e nella Coronazione venne acclamato dal popolo romano, nella ba- silica Vaticana. Tunc universi fideles ro- mani i'identes tantam defensionem, et ddcctionem, quani erga s. Ronianam Ecclesiam, el cj'us Vicariiini habuit^ ti- nanimitcr, altisona voce, Dei nutu, alque Beati Pefri clavigeri regni coelorum ex- clamaveriint: Carolo piissimo aufiusto, a Deo coronato. Magno pacifico Impe- ratori vita,elvicloria.E dopo quesla,che si chiama volgarmente traslazione del- l'Imperio Orientale, per confessione di Costantino VI Pcr/irogenilo imperatore dei greci, i Papi cominciarono a gover- nare lo slato di s. Chiesa liberi e indi- pendenti. L'analisi, o sia lo spirito dato dal Fea, della storia vera dell'impero ro- mano, cominciando da Romolo fino al- la sua decadenza , fa toccar con mano , che quest'alma città e questo suo iaq)e- ro, il pili esteso, eroico, glorioso e stabile d'ogni secolo, non è opera originale de- gli uomini ; ch'è stalo crealo e diretto da Dìo medesimo, profetizzato da Daniele, e riconosciuto anche da Dante nelle sue opere, per preparare il genere umano, riunendolo e civilizzandolo, a riceverecon tutta la facilità e prontezza la rivelazìo- ne celeste Gesù Cristo. Quando non ha bisognato piìi alla Provvidenza divi- na I' impero militare, quella virga fer- rea predelta da Isaia, alla quale fu detto compelle entrare, perchè l'intento suo precipuo era ottenoto colla propagazione rapida della Religione cristiana in gran parte deirOà he romano; in Roma per diritto divino compimento sotlentrò e si %\\\u\ì^hxììdii\o mano, fortiler el sua- viter, iancàtaudu l'ulivo domestico sopra

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il selvatico, per detto di s. l'aolo a'roma- ni slessij il goveruo pacifico del principe degli apostoli Pietro, il quale ci venne a tempo ili Claudio e di Nerone d'ordi- ne del suo maestro Gesù Cristo, fotida- tore invisibile di Roma e dell' itnpero, come disses. Lorenzo io un inno del poe- ta Prudenzio. In lìoma, fissata centro stabile, irremovibile delta Religione me- desima, come doveva essere creile e pro- pagatrice insieme della i." generale civi- lizzazione, delle antichità e delle belle arti, perciò detta meritamente ciltù e- terna. La maggior parte delle provincia dell'impero a poco a poco disciolte col- l'impulso quasi contemporaneo delle na- zioni barbare, venute per motivo appa- rente a saccheggiare, a distruggere, a pu- nire l'immoralità romana nelle Gallie e nel!' Italia ; in fallo però tenute a civi- lizzarsi e farsi cristiane, per divina dispo- sizione tornarono a dividersi in regni o altri modi di governi se[)arali, restando a Pietro, ed a' suoi successori, un sudi- ciente territorio centrale per sua dote e immunità, e pel libero accesso aite sue membra cattoliche dell'universo mondo. L'antico amministratore e luogotenente dell' impero, chiamato imperatore, Co- stantino i Magno fatto cristiano, nel prin- cipio del IV secolo, si allontanò da Ro- ma per comando di Dio, come dice egli stesso in una legge riportala nel codice Teodosiano, e lo registrò pure Sozome- no, trasportando la sede dell'impero, non Pimpero stesso rimasto io R.oina, ov'era stalo fondato per sempre, come dissero Lattanzio, Pio II, Gravina e altri, in Bi- sanzio detta da lui CostanlinopoU, per difenderne i confini verso l'Oriente. Po- scia nel V secolo un socio dell'ammini- strazione venne a stabilirsi in Ravenna (r.) coltilolo d'imperatore d'Occidente, per opporsi a'barbari nelle Gallie, e spe- cialmente nell'Italia. In Roma, soggetta al successore di Pietro, Vicario di Cri- sto, nessuno mai pili ci dimorò. Questa cillù^ sempre capitale^ uuchc dcil'impeio

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rinnovato, detto sempre perciò romano (poi abolito nel principio del corrente se- colo, non potendo più sussistere), secon- dando la sua destinazione divina, restò di fallo in potere de'Sonmii Pontefici e del senato, come fra tutti meglio lo pro- vò il can. Muzzarelli coU'opuscolo postu- mo, Del doiiiinio temporale del Papa, Roma I 8 iG; restando, d'accordo, agl'im- peratori la proteziooearmala, e parte del- la giurisdizione politica, civile e ammi- nistrativa, per cui davano eglino aoch« aiuti e fondi di sussistenza al governo de' Papi, cominciando da Costantino l. Fin- ché quasi niente curandosi più di Roma, anzi maltrattandola gVim paratori d'O- riente, e Leone III V £s aurico anche col- la sua eretica condolta e con attentare alla vita di s. Gregorio li, ne fu scossa la dominazione rinia^tiigli,ed unitisi al Pa- pa i popoli d'Italia pel suo empio proce- dere, da questi vollero dipendere. Inol- ile avverte il Fea, che per Repubblica (f.) deve intendersi Roma e il popolo romano, sempre centro dell'impero, non mai trasferito altrove , secondo la sua teoria dell'impero romano e di Roma. Ora si oserebbe pretendere di spogliare la s. Chiesa e il Vicario di Gesù Cristo, dopo XI secoli, del suo principatoterapo- rale, manifestamente stabilito da Dio per l'indipendente esercizio del pontific-5to Le prove cui vuoisi assoggettar la Chiesa, risvegliarono in tutti i cuori cattolici sen- timenti dell' amor filiale il più puro e il più divolo. Da per tutto si producono in- cessanti proteste in favore della s. Sede, da per tulio s'innalzano grida di ripro- vazione contro la vergognosa pressione enorme, di cui il governo pontifìcio è l'oggetto. Si attenta di privare il Pap-i di sua libertà e indipendenza nell' eser- cizio dell'apostolico ministero, annien- tailojalTinchè spogliala che siala Roma- na Chiesa del suo pntrimonio, si possa deprimere e abbattere la dignità e la mae- slà della Sede apostolica e del Vicario di Cristo, e più liberamente recare ogni grao

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danno, e fare a'sprissima guerra alla nO' stia ss. /;c%'0«(' (/ .), per gettarla del tutto a terra, $e fia possiMIe. Fn (jiiestn secolo di miscredenza e di riUeliione, si abusa astutamente de' lusinghieri nomi di progresso, d'indipendenza, di libertà, ma per abbattere i fondamenti d'ogni le- giltima'aulorilà, e per innalzale il vessil- lo della licenza. Quanto agl'infelici tempi cbe corrono, miscriveva da ultimo il cav. Scolari: » iSon è egli vero, die. non credu- ta Cassandra, bo sci itto indarno sino dal 1 85 1 (Roma e la s. Sede, 3Ieniuria con il- lustrazioni a* luoghi relativi dellaDivina Commedia. Agli Italiani cattolici cjne- slaMemoiia liverenlementeconsacrasi !), ciò cbe si venne a disputare da capo nel 1860? Questa èia giustizia, che appun- to attendo da Lei, mentre le porgo le mie congratulazioni per ciò che lessi nel suo magistrale articolo Fia^'^io, da Ella itigemniato di tante e gravi conside- razioni e notizie, circa le origini e l' in- fluenza del dominio temporale dei Papi". IVIa quanto agli strepitosi avvenimenti, di cui siamo indignati e insieme consola- ti spettatori, lungi dall'idea di darne re- golare contezza, come delle mene usate, onde la carta stessa ne arrossisce, man- candomi lo spazio, ancorché volessi ten- tarlo in breve, non comportandolo l'al- ta impoitanza del gravissimo ampio ar- gomento, appena appena mi limiterò a riferirne un isfuggevole cenno, d'altron- de indispensabile, dopo aver tanto scrit- to sulla Sovranità dt Homani Pontefici e della s. Sede, degli Stati tributari del- la s. Sede (f''), dell' influenza politica de' Papi, Yicaii di Gesù Cristo, in ge- nerale sempre grandemente benefica e conservatrice, la quale ebbe per iscopo principale la pace e la prosperità pubbli- ca. Su qnest' ultimo punto, bene scrisse la Civiltà Cattolica, %e.iìe/i.'y\. 2, p. 286. »> Ci fa meraviglia l'udire scrittori catto- lici scandalczzaisi ancora oggidì dell'au- torità esercitala da'Papi àeì A/edio Evo sopra i principi cristiani, dopo le difese

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lucnlcntisslme che ne han fatto i meile- simi Protestanti (quelli di .senno, ormai si nnnninno de' caiiibiain<-nti itilìiiitì e «Ielle costanti inceite/ze del protestante- simo, in cui le opinioui umane pigliano il luogo della fede; laonde molti illiiini- nali dalla divina grazia, abiurano i lo- ro errori, ed entrano nel grembo dclbi vera Chiesa, fuori della quale non vi è l'eterna salvezza ; terribile e incontrasta- bile sentenza ripaiLita a Vicari ai-osto- Lici. Preghiamo lutti, perchè la buona opera delle conversioni continui, fiDchè non formiamo lutti più che un sol greg- ge, ed un solo ovile del Pastore de' Pa- stori). INè noi staremo qui a ri[telerne le ragioni. Censì faremo una sola osserva- zione, ed è, che quel diritto di arbitralo supremo fu nel medioevo universalmen- te riconosciuto come legittimo da tutta la ciìslianilà; solamente fu ricono- sciuto, ma fu invocato, fu salutalo da* principi edii'popoli come la miglior sal- vaguardia, che ili rpie'leinpi di barbara violenza il dirillode'deboli avesse contro la prepotenza de' forti. Un tribunale su- premo che in nome di Dio, nella persona del suo Vicario in terra, esercitasse la giustizia sopra 1 Popoli e i Pie, fu l'ideale sublime a cui il medio evo si accostò, mercè lo spirito profondamente cristiano da cui la società europea era allora in- formata. Che se ne' tempi moderni, la- cerata dal protestantismo l'unità de' po- poli cristiani, e scemato in questi, o piut- tosto ne'loro governanti, il sentimento cattolico, a quel tribunale si sono sosti- tuiti i congressi, la diplomazia e il sem- pre istabile equilibrio delle Potenze e le pubbliche rivoluzioni e le segrete con- giure, non sappiamo in verità quanto il mondo ne abbia guadagnato; ma è certo ch'egli non ha acquistato niun diritto di sfatare il sistema politico del medio evo". Printa colleautorevoli parole del regnan- te Sommo Pontefice darò un'idea del- l'iniquamcnte operato a danno del civi- le principato de' Papi. Pel colossale com-

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ple^^o del piiM)Iical<), poco poltò osser- vare l'ordine logico; sarà un ceiilone, colla riserva emessa uei voi. LXXXI, p. 455.

La cattolica Chiesa, fondata e istituita da Cristo pei* relerna salute degli uomi- ni, avendo forma di perfetta società in virili della sua stessa istituzione, deve per conseguenza fruire di tal libertà, che nel- r adempimento del sagro suo ministero non si,» soggetta ad alcun potere civile. E perciocché ad operai e liberamente, co- ni'è di dovere, ella avea uopo di que' presidii che rispondessero alla condizio- ne e al bisogno de'lein[)i ; la divina Prov- videnza con consiglio al tutto singolare ha disposto che, caduto il romano impe- ro e divisosi in molti regni, il Pontefice Ilomano, siccome quegli che da Cristo era stabilito capo e centro di tutta la Chiesa, conseguisse un principato tem- porale. Con CIÒ veniva dallo stesso Dio sapientissimamente provveduto, che in tanta moltitudine e varietà di principi secolari, il Sommo Pontefice godesse di quell' indipendenza politica, la quale gli è tanto necessaria pei* esercitare, senz'ai- cun impedimento, a rispetto del mondo intero, la sua spirituale podestà e giuris- dizione. E così era conveniente del lut- to; acciocché nel cattolico mondo non nascesse mai occasione di dubitare, non forse per impulso de' civili poteri o per istudio di parte s' inducesse talvolta ad operare ncll'universal governo quellaSe- de, alla quale, per la suapììi alta pre- minenza, e necessario che ricorra luUa la Chiesa. Facilmente poi s'intende co- me questo principato della romana Chie- sa, benché per sua natura tenga del tem- porale, nondimeno in virtù della sagra destinazione e dello strettissimo vincolo, onde si collega colle somme ragioni del- la cosa pubblica del cristianesimo, rive- ste indole sagra. Il che tuttavia non im- pedisce che possano da esso procurarsi tutti quc' beni, i quali menino alla feli- cllù allicci temporale de' popoli ; ^iccu-

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me l'istoria del reggimento civile, eser- citato da' Uomani L'oiitelìci per tanti se- coli, luminosissimamente testifica. Essen- do dunque che il civil principato ponti- fìcio mira al bene e all'utilità della Chie- sa ; non r meraviglia che i nemici di essa Chiesa abbiano di frequente letitalo di crollarlo e abbatterlo con ogni genere di sforzi e d'insidie; nel che i loru nefandi conati, Dio aiutante la Chiesa sua, tosto o tardi caddero in vano. Ora è noto al- l'universo mondo come in questi luttuo- si tempi, gl'infestissimi nemici della Chie- sa e della s. Sede, resi abboiniiic\>oli ne' loro disegni e parlanti rnenzogua nella loro ipocrisia, conculcando ogni diritto umauo e divino, si sforzino nequitosa- mente di spogliarla del civil principato, di cui essa gode ; e ciò procaccino di con« seguire non, come altre volte, per mani- festa aggressione e colla forza dell'anni, ma per opera di falsi e perniciosi priu- cipii, messi innanzi astutamente, e eoa moti popolari inaliziosameule eccitati. Imperocché non si vergognano di persua- dere i [)opoli, contro i legittimi princi- pi ; nefanda ribellione condannata dal- l'Apostolo delle genti. Ma poiché questi pessimi maestri di frodoleuza assaltano il temporale dominio della Chiesa, e dis- piezzano la sua autorità veneranda; giun- gono a tal segno d'impudenza, che osti- no vantare pubblicamente la loro rive- renza e il loro ossequio verso di essa. Ed è massimamente doloroso il vedere, che di questa prava maniera di operare siasi altresì macchiato taluno di quelli, i quali, come figli della cattolica Chiesa, so- nu tenuti d'impiegare a tutela e presidio di lei, l'autorità che posseggono sopra i popoli loro soggetti. In queste subdole e perverse macchinazioni, dal Papa Pio IX lamentate, ha parie precipua il governo sardo,dal(juale uggimai tutti sanno quan- to gravi e (juantoileplorabiliuUese e dan- ni furono recali in «juel regno alta Chie- sa, a' suoi diritti ed a' suoi ministri, di che pi'lucipalmcutc ucU'ailocuzioQC eoo-

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cisloiiale de' 22 geuuaJo i855 (riferita uel voi. LXXVIl, [ì. 228), altatnenle il Papa si dolse. Quiudi posti in non cale i giustissimi richiami pontificii sopra cjue* (atti, il inedesirao governo sardo giunse a tale di temerità, che non si tenne pun- to dal fare ingiuria alla slessa Chiesa u- uiversale, pigliando a combatterne il ci- vile principato, di cui volle Dio provve- duta la s. Sede, per difendere e conser- vare la libertà dell'apostolico ministero, luiatli, tra'manifesti segni d'assalto, il i." a mostrarsi palesemente fu quando nel congresso, tenutosi a Parigi neli85G,da parte del medesimo governo sardo, in- volta fra certe ostili esposizioni (cui feci allusione ne' voi. LXXIX, p. 225 e seg., LXXXIj p. 4G0), fu proposta una cola- le speciosa maniera di debilitare il civile dominio del Vicario di Cristo, e di atte- uuare l'autorità di esso e della s. Sede (iu- Irinsecamenleopportuno è ricordare con ahi encomi l'opera dell'infaticabile dot- tissimo prelato mg.'^Felice Peraldi di Cor- sica ; Discorso sulla secolarizzazione del Go\'erno Pontificio, proposta nel congresso di Parigi per la pace de' 3o marzo 1 856, Bastia 1 858. La CiviltàCat- tolica ci die* un bellissimo articolo nella serie 4-% *• p. 1 4^ e p. 287 : La seco- larizzazione del Governo Ponlijìcio). Quando poi ne' primi di maggio 1859, s'accese la guerra italiana, tra l'impe- ratore d' Ausilia Francesco Giuseppe I da una parte (come accennai ne' voi. XCIV, p. 3 12, XCV, p. 3), Napoleone III imperatore de'francesi e Vittorio Ein- manuelell redi Sardegna tra loro allea- ti dall' altra ([)er cui il Papa si rivolse al- l' hpiscopalo cattolico per ordinare uni- versali e pubbliche preci per la pace, con enciclica parlata nel voi. XCV, p. 81 ), dal governo sardo, niuua frode, aiuna sicelleratezza fu trasandata, per sospinge- re a tulio potere ipopoli degli Stati di s. Chiesa a fellonesca ribellione. Quindi da lai governo mandati istigatori, profusa a larga mano la pecunia, fornite le a) mi,

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aggiuuli slimoli eoa malvage scritture ed elTemeridi, e posto eziandio inopern ogni genere di frotli da coloro medesimi, die so- stenendo io Roma il carico di legati sardì, deposto ogni riguardo di onestà ed ogni rispetto al diritto delle genti, abusarono del proprio ufiìcio per ordire tenebrose trame in detrimento del pontificio gover- no. Scoppiala poi nel giugno 1859 la sedizione, in Bologna a' 12, indi in Ra- venna, Forlì e Ferrara, provincie dell'E- milia, diedi lunga mano eravì stata oc- cultamente apparecchiala, venne tosto da'suoi favorilori proclamata la dittatura del re di Sardegna, e prontamente dal suo governo vi furono insediati commissari pel reggi mento di quelle Provincie, in onta allacouveuulaneulralita.il perchè i^io IX con allocuzione de';2o giugno, e con let- tera enciclica all'Episcopato, levò altissi- me doglianze, protestò nel miglior modo contro la violazione del ci vii principato della s. Sede, ed ammoniti severamente gli autori ei cooperatori tutti, li dichia- rò esser incorsi nelle pene canoniche in- flitte dal concilio di Trento. Quando pre- cedette e accompagnò la usurpazione, no- tificalo a tutto il mondo dalla voce apo- stolica, commosse lutto quanto il catlo- hcismo, che con islaucìo immemorabile, si alzò come un uomo, altamente prote- stando: Il patrimonio e principato tem- porale della s. Chiesa Romana^ essere patrimonio e dominio di tutti i cattolici, il pegno comune dell'indipendenza spi- rituale del Vicario di Cristo, e non po- tersi attentare a tale sovranità senza fe- rire nel cuore 200 milioni di cattolici. La loro emozione rapidamente si diffuse su tutti i punti della terra, per cui il ge- neral De-la-IVIoricière,comaodanle in ca- po le truppe pontificie, nel suo i ."ordine del giorno alle medesime, per la difesa de'diritti del Papa disconosciuti e rainac* ciati, ecco come si espresse. » Ciò vuol dire, che il cristianesimo non è soltanto la religione del mondo civilizzato, ma il principio e la vita slessa della civiliz-

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za7.ione ; vuoi dire che il Pa[ìiilo è lu ita- se tiu cui poggia il ctistiuitesiiiiu. Tulle le nazioni crisliatie seaihiauo aver oggi l'I coscienza di queste giuudi verità die t;otio la nostra fede. La rivoluzione, sic- come altre volte V Islanda ino , minaccia oggi r Europa, ed oggi come altre volte, la causa del Papato è »mclla della civi- lizzazione e della libertà del nìondo". ^)5Servò poi il Giorn<ile di Ror/iaóti^i maggio i8(3o. »'ll '/V/zze.?, per d'ordina- rio avverso al governo pontillcio, nulla ostanle in un suo recente articolo, discor- rendo della parte militare del nostro sta- lo, riconosce, che « il Papa ha adottato una sagace risoluzione... Egli ha assol- dalo un abile generale ( De la-Moricière); ha permesso che la sua armata iia rior- ganizzata ( nominando a pro-oiioietro delle armi 1' energico, intelligente e ze- lante mg."^ Francesco Saverio de Merode cameriere segreto e coppiere del Papa), e, se quanto ci si riferisce è vero, accetta i servigi di tulli quelli che desiderano comballere sotto la sua bandiera .... Il Papa è al postutto un sovrano che pos- iiiede lerrilorii e cinge corona, ed ha una speciale facilità per conseguire al di fuo- ri quanto gli manca a casa sua. In molte parli d'Europa egli conta simpatie ed a- derenze, e può trarre da esteri siali tri- buti ed assistenza. Non va d' uopo che di una risoluzione per profittare di que- sti vantaggi, e la risoluzione sembra es- sere stata presa. Evvi fondamento a cre- dere che nell'amministrazione del dipar- timento militare, il Papa ha consentito a tutte le necessarie riforme. Sembra che il generale (De-la-Moricière) abbia rice- vuto pieni poteri alla condizione di sta- bilire definitivamente l'armala papale, e i risultamenti d'una tale politica saran- no bea presto visibili .... Il Papa uoa è un governante estero, 0 un despota fora- sliero. Egli è un monarca assolutamente italiano, e rappresentante in fatto di un potere che fu un tempo il solo sostegno della aaziouulilà italiana ". Queste veri-

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non hanno bisogno di commeoli. Certo è un fallo, degnissimo d'esser no- tato dalla storia ne' suoi fasti, l'univer- sale conseiilimento, anche del laicato cat- tolico, e qui può ben dirsi, l'o.t: pnjjtiU i'ox Dei, nel protestare contro l'inva- sione degli stali ponlifìcii, coll'esultan- za dimostrata al vedere che ne prende la difesa una delle prime spadeche splen- dano oggi in Europa, il generale La-Mo- ricière, comandante supremo dell'eser- cito pontificio ; e l'emulazione destata io molli, specialmente giovani generosi, al vedere tal uomo sventolare il f^cssillo delle somroe Chiavi. Bello e opportuno sendjrò pertanto alla Cn'iluì Cattolica, serie j."", t. 6, p. 4^B, l'articolo che l'e- gregio visconto di Meaux pubblicò Del CorrespoiuLiiit de' 2 5 aprile i86o, ce- lebrante il prode La-lVIoricière,stralciaa- done le principali sue notizie, ed offren- dole con importante articolo intitolato : La nuoi>aSpacla a servigio della Chiesa. L'elo(|uente e dolio mg. "^ Gerbet vesco» vo di Perpignano, nelle sue osservazio- ni sopra gli attentati diretti contro la so- vranità temporale del Vicario di Cristo, informate alla grandiosità del sentimeo- to cattolico, a' principii di suprema i^iu- stizia ed a' vari interessi sociali, dichia- rò. Aspettando che il termine di questa situazione si manifesti, nella calma e sot- to l'usbergo della nostra fede, seguendo l'esempio de' replicali invili del Papa, e- sorta a raccogliersi nella preghiera. Id- dio non die' agli avvenimenti di questa terra, e che più sensibilmente ci aflliggo- no, il potere di turbarci iu quest' asilo. E' forse troppo per noi cattolici una pro- cella di più fra una tempesta di XVIII secoli ? Crede con ferma fede e sulla pa- rola di Dio, che il Papato sia la sola po- tenza cui sia stato promesso di non esser vinta dal tempo. Si sa, che ad essa, nel corso de'suoi immortali de>tini, non ver- rà meno, se ne abbisogni, la sua indipen- denza. Giorno verrà in cui vedrassi so- pravvivere a tulle le cose agitale o ini-

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mobili che ora ci allorniano. Il tempo avrà stampate sugli odierni moDumeuti le sue orme distiuggitiici, spariranno le città, spariranno le dinastie; gli avveui- nienti che ora sconvolgono l'Italia si ve- dranno rincantucciali in una pagina o- scura della storia ; ma allora eziandio vivrà nella città eterna un uomo che si chiamerà Papa, a custodire la tomba di s. Pietro, ed a benedire la culla di nuovi popoli. 1 legami che uniscono alla s. Se- de le chiese delle diverse regioni del glo- bo, vieppiù si restringono in ragione de- gli sforzi fatti per abbattere una sovra- nità che tutti sanno essere il braccio tem- porale della Provvidenza nel governo spi- rituale del mondo. 11 Papa è il solo re pel quale di e notte s'innalzano voti, ed oggi poi con crescente fervore, ne' san- tuari dell'europa, nelle tende orientali, uellecapannediquelleselvagge tribù che a lui devono i loro apostoli, i loro bene- fattori. Lo slancio cattolico, manifesta- tosi ancora nel regno unito della Gran Bretagna, fece ricordare al zelante e co- raggioso mg.' Dixou arcivescovo d' Ar- magh e primate d'Irlanda, come le male arti di tanti perversi, tendenti a distrug- gere il potere temporale del Vicario di Cristo, mirino ad agevolar la via per ab- battere la s. Religione cattolica, e ciò es- sere il vero scopo de' loro conati. Essere però motivo di grande gioia pe'buoni cat- tolici il veder lo zelo de' prelati lutti e del clero nel difendere il temporale do- minio della s. Sede. Piarameutò le mene d'alcuni notabili agenti inglesi, e il favo- re accordato in Inghilterra ad uomini de' quali il Papaerasi altamente ed a ragione lamentato in un'allocuzione, però assicu- rando che sarà per riuscirgli consolante il vedere riconfermato, che se l'Inghilterra lo avversa, l'Irlanda è per lui. Ormai con meraviglioso e soiprendente spettacolo, non vi è luogo nel mondo cattolico, dou- denon siano giunti al Papa aflettuosissi- mi indirizzi sottosciitli da migliaia di per- sone, che tutti protestano contro quella

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minorità faziosa che, a forza menzo- gne e false arti, pretende farsi credere la vocede'popoli. Kd è certo cosa da benedi- re incessanternenle Dio, il vedere come le mene de' ti isti che da tanti anni lavorano a fabbricare una fìnta pubblica opinione, siano in vece riusciti per ora ad ottenere la pubblica e clamorosa espressione del vero popolo cristiano, il quale chiede con tutti i mezzi che sono a sua disposizione che il Papa, secondo le parole d'un cele- bre documento, sia rispettalo in tulli i suoi diritti. 11 celebre nome di Poujoiat si unisce iu Francia a quello degli altri dotti scrittori difensori della sovranità temporale del Papa. Nel suo scritto: // Papa e la Libertà, osserva. »> La preghie- ra pel Papa risuona nella Polonia e nel- l'Irlanda, nell'Aletnagna cattolica, a Li- sbona, a Madrid e nelle due Sicilie; ne' santuari maroniti del Libano, sulle rive del Cedron, sulle rive del Nilo, e sulla collina di Pera; in mezzo a'uostri fratel- li dell'Asia : essa ha passato i mari, e non si è arrestata a' confini del mondo ; delle ■voci la ripetono sotto la cupola di s. Pie- tro, nella basilica di s. Giovanni in Late- rano, madre e capo di tulle le Chiese di Roma e del Mondo, e il missionario la recita nella capanna de' selvaggi dell'A- merica. Ah 1 noi non siara soli, e la causa che noi difendiamo è veramente cattoli- ca 1 " Dice il Giornale di Roma, de'24 febbraio 1860. » Sulla necessità della preghiera, nella gigantesca guerra mossa alla Chiesa, credo di segnalare il manda- mento del cardinal Sterchs. arcivescovo di Malines. Il dotto Leclurer dimostrò che lo scopo de'nemici del dominio tem- porale del Sommo Pontefice è quello di distruggerne il potere spirituale. Comin- cia a citare il primo accanito nemico di <juesto potere eh' è il Mazzini, il quale (come molti altri) piglia molta cura del- la sua propria resptctable carcase, men- tre colle sue lettere spedite di qua e di eccita gli altri a giltarsi iu que' peri- culi, da cui egli si tiene lontano ! " 11 con-

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le Vt'iner ilo Merodc j)ul»Micò nell' (:- iii\'vrs. Più hi legge quel che si piil)l)li- ca oggi contro il principato civile liella s. Sede, più si è nauseuti dalla mala fe- de, dulia perfìdia, dalle coiitraddizìuni, di die sono pienicjuegli scriUi. Gli uni vo- gliono ingrandire la s. Sede, din)inuendo gli slati della Ctiiesa; altri osano olIVire dotazioni in cambio delle provincie ch'es- sa possiede, ma ciò che veraiuenle vuole la rivoluzione sotto cjuesti vani e perfidi prelesti, si è di far discender il l'apa dal suo Irono per trasformarlo in una s|)ecie di patriarca stipendialo dalle potenze temporali. Si vuol continuare, riguardo al Papato, il sistema di spogliazione che già in tanti paesi si è praticato contro la Chiesa. I cattolici non ponno mai abba- stanza protestare contro simile impresa. Col sostenere l' integrità de' diritti della s. Sede, essi difendono la loi o fede, la di- gnità del loro Padre, la distinzione de' due poteri; essi iinpediscouo all'Europa di cadere sotto il giogo di poteri che di- sporrebbero nel modo stesso delio spiri- tuale e del temporale. Quesloèper quan- to concerne gl'interessi nel uiondo inte- ro, lu quanto all' Italia poi, il Papato è il suo onore e la sua gloria, la vita anzi della prima Ira le sue città ; ed i suoi a- bitanti nulla certo avrebbero a guada- gnare passando dallo scettio di Pio IX sotto non so qual regime, inaugurato da misoiabili dittature, da mute assemblee che non compariscono se non un istan- te per votare, senza discussione ed all'u- nanimità, rivoluzioni pieparale nell'om- bra. Si conoscono che cosa valgono i re- gimi acclamati, senza discussione e sen- za concedere libertà all' espressione de' sentimenti contrari. G l'interessi del mou- do, quelli dell'Italia esigono il manteni- mento intatto de'dirilti del sovrano Pon- tefice della Chiesa. 1 pei iodici d'ogni na- zione pubblicarono e diffusero la dichia- razione collettiva dell'Episcopato, e quel- io di Ijrussellcs la dichiarazione dell' E- pitcopalo tedesco, aualiiaco, belga, oiau-

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dose, irlandese, scozzese e svizzero, in là- vore del potere temporale tiel sovrano Pontefice. L'unanime sulhagio di tanti prelati, corroborato da cpiello de'vtj^co- vi dell' altre parti d' Europa, e di altre più lontane contrade, tutti uniti di cuo- le e di anima alla cattedra di s. Pietro, equivalgono alla dichiarazione d'un con- cilio ecumenico. La dichiarazione de've- scovi , suona cos'i. Dopo tenibili com- mozioni, il congresso di Vienna del 1 6 1 5 avea fondato un'opera di pace, della qua- le per lungo tempo si sono provati i be- nefici efìetti. inseguilo degli avvenimenti del 1859, le potenze segiiatarie di esso aveauo risoluto riunirsi a mezzo de'loio rappresentanti, onde deliberare intorno a'toibidi dellllaiia centrale. Il movimen- to livoluziouaiio ha superato i liiuili il'uno stato che trovasi in rapporti aliai lo particolari vtrso la Chiesa cattolica , e verso i legitlimi interessi dell'Europa intera. Da XI secoli , il successore di s. Pietro ha preso posto fra'principi sovra- ni ; egli però n'è il più antico. La giu- stizia e la pace hanno presieduto allo slabilimenlo del suo potere : la pace e la giustizia ne regolano eziandio l'esercizio, consagrato unicameute a soddisfare a' veri bisogni del popolo. La conservazio- ne d'un tale potere è d'una importanza incontestabile per l'ordine politico dej- l'Europa. Tutti i principi che hanno de' cattolici per sudditi devono desiderare cguaimenle the il Capo della Chiesa cai- lolica non dipenda da alcun sovrano tem- porale. Un partilo che pone la reaiizza- zione dc'suoi piani al di sopra delle leg- gi divine ed umane, ha saputo profitta- re delle circostanze per innalzare il ves- sillo della rivolta nelle Legazioni ponti- ficie, e si adopera vigorosamente ad in- vadere tutto intero lo stato della Cliie- sa. Questo è un altonli aggressione con- tro lutti i principi Sotto lo scettro de'quali vivono popolazioni cattoliche ; è un at- tentalo contro 200 milioni di cattolici, conilo gl'inleicasi de'quali la cousetva-

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zione deli siali poiilificii si trova iiili- mainenle legata. Ma questa è ezian.Iio un'olFe-ia latta al dirillo delle genti, pei-- ch4 il dominio [iOiiliUcio non lia solamen- te a combatlere con una fazione che si sarebbe formata neU'mteino degli slati della Chiesa. È pul)l)lican>enle notoiio che il governo piemoiilese ha preparalo da lungo tempo la rivolta, clie la sosten ne, diresse e incoraggiò, ponendosene a capo (così in Toscana, a Modena, a l^ar- ina. Le pioleste di tali legittimi sovra- ni , le olire il Giornale di Roma del j 860 a p. 3 I 8, nel n.° 83, e nel n.° 86) un di lui funzionario, e quindi invase il ter- ritorio del Papa (dopo la famosa annes- sione al regno sardo delle Provincie di Bo- logna, Piavenna, Forlì e Ferrara, truppe piemontesi l'invasero), per raanlenere i fe- deli sudditi ponlillcii sotto il giogo della fazione vittoriosa (Disse lord Nornian- by al parlamento inglese a'i4 febbraio 1 860 : » Uno non v'ha tra'governi sorti nell'Italia centrale che risulti da una e- lezione del popolo; ciascuno d'essi fu nominato ilal Wiemonte , che per mo- do di dire, mesceva le carte. Ldjertà di stampa, nessuna ; di parola, nessuna: di persona, nessuna" I). L'Europa si trova unita da legami d'uu diritto delle genti, che ha per base il cristianesieno. Won è potenza d'uno stalo, è il suo diritto che deve prevalere : ciascuno deve riconosce- re che la giustizia è superiore agi' inte- ressi politici. Se è permesso *li rovesciare il trono pacifico del Vicario di Cristo con mezzi di tal natura , il legame del di- ritto delle genti d' Europa è spezzato. Del resto i principi! a* quali fa appello la rivoluzione italiana, sono una dichia- razione di guerra che non è diretta solo contro gli siali di s. Chiesa. Ammettere che le pretensioni che si sollevano a no- me della nazionalnà debbano vincere contro le leggi di Dio ed i doveri dell'ub- bidienza civile, questo è un pronunziare una sentenza di rovina contro gl'impe- i i pili poleuli dell'Europa, la coaseiva-

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zione integrale de'quali cessa in avreiil- redi formare una questione di diritto per non divenire che una questione di forza maggiore e di opportunilìi. Levando a- duiique la voce ilavanti all'Europa pel manleiiìmento del diritto sovrano del Papa, i sottoscritti i32 pi-imati, arcive- scovi e vescovi, intesero difendere la cau- sa delU Chiesa e gl'interessi più sagri di 200 milioni di cattolici ; difendere le gua- rentigie della giustizia e della pace, e lav- venire de' popoli dell'Europa, ti già no- bilissimo diplomatico piemontese mar- chese A. Drignole-Sale, nelle Considera- zioni sopra la qua Lione Romana, con argoiuenli che non ammettono confuta- zione, pose in chiaro che il mantenimen- to della sovranità temporale de' Vicari di Gesù Cristo è voluto dalla più rigo- rosa giustizia, non meno che da riguar- di religiosi e politici di somma rilevanza ; che i mestatori delle t)resenti rivolture, i dilfamalori o prezzolati o passionati di questa sovranità mirano, in verità, a spo- gliare il Capo della Chiesa della sua in- dipendenza spirituale, e perciò ne voglio- no debilitata la potenza temporale, to- gliendo con ciò all'Italia la principale sua gloria ; che il loro scopo, al tempo me- desimo, si è di distruggere le basi sopra cui riposa la sicurezza de' troni ; e, vio- laiiilo sfrontatamente neh' autorità del Sommo Pontefice il sagro diritto di pro- prietà, giungere più facilmente e più pre- sto, col rovesciamento dell'ordine mora- le e politico, a sovvertire da capo a fon- do r ordine sociale. Nella mirabile Ltt^ tera pastorale di mg.* Gigli vescovo di Tivoli, de' ai gennaio 1860, l' illustre prelato esclama: Non sono i popoli che hanno rotto ì vincoli dell' ubbidienza al Sovrano Pontefice, ma una mano di tri- sti e di faziosi, che quanto pochi di nu- mero, altrettanto operosi ed arditi, abu- sano dell' indole naturalmente pacifica, della troppa indifferenza, e della sover- chia timidezza degli altri. Chi è che non sappia, come costoro si giovino a bello

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timlio ilei nome di [)0[)nlo [icr imporre ijucslo secolo svenliiralo, i.l»e Iciulouo a al vero popolo il loro giogo «li terrò, e sciugliere i vincoli ilellu socielì», a Iravol- coiuliirre iid elFelto i loro iiiulvagi divi- gerla nel diiìordine, e riportarla allo stato sniueiiti? Sono essi i veri ribelli, che deb- della barbarie e del paf^aiiesinto. l^er (jue- bono paventare i Ireineiidi castiglii «li sti fini si vorrebbe gettare il roiiiaiio quello slesso sdegnato Signore, che già fra Punlefice nella condizione di privato, sen- ti popolo d' Israele o opri voragini per za sudditi e senza regno ; si attenta per- subissare i rivoltosi, o mandò fuoco per ciò al suo temporale «loniinio, e con arli incenerirli. Inielici ! S'i sono uniti a «jue- le più nefande si cerca ora di riilmlo a gli empi e miscredenti che a «piesti giorni più stretti coutìni, ma col fìsso intendi- lanno una nuova guerra contro la Ghie- mento di distruggerlo allatto ed annieu- sa di Gesù Cristo. IMa questa Chiesa «j tarlo. Non si fa conto dell'enoraje ingiù- pur quella, che sa cres^cere ed abbellirsi slizia, che si commetterebbe contro un nelle persecuzioni, che se non si gloria sovrano il più legiltimoe il più mite, che nellecose prospere, neppur si abbatte nel- sia sulla terra : si fa mostra di discooo- l'avverse, e s'è avvezza a combattimenti scere, o si disprezza 1' altissimo fine, per ed assalti, è avvezza purea vittoriee ti ion- cui la divina Provvidenza badato un fi. Mirano i suoi nemici ad umiliarla, av- trono al Piomano Pontclice, cioè per la vilirla e renderla schiava; e peichède- libertà della Chiesa e per riiidi[)enden- pressa la testa perdono vigore tulle le za di lui, che la governa. Torna inutile membra del corpo, e percosso il p-.islore per costoro il dire, che la violazione de' si disperde il giegge, si vtjlgono temerari supremi diritti del principe il piùaugu- e sacrileghi contro l'augusto Capo di es- sloe il più venerabile, èiusieme un alien- sa, il Vicariodi Gesìi Cristo, Ed oh! quan- tato sacrilego contro tolta la Chiesa, un te amarezze ed allanni gli versano in se- insulto a lutto il caltolicismo, uu'iugiu- no ! In quanti modi e eoo (juanlearli cer- ria che nel suo Vicario si la alla persona cano di oltraggiarlo, reo d'una sola col- stessa di Gesù Cristo. E quale ragione pa al cospetto de' suoi ollensori, quella può mai valere contra la forza e rinif[ui- cioè di non averne nessuna ! Cospirano a V Può rispettare S;ncerameute alcun danno suo e della Sede apostolica, nien- diritto chi non rispella e non teme Dio ? zogna ed ipocrisia, miscreoenza ed em- Ma questo Dio che spezza l'arco de'forli, pietà, iudiilerenza ed ateismo ^ orgoglio calla cui voce si commuove la terra, tre- e ambizione, JMa perchè tanto contro di mano i cieli, e s'inchinano i regni, saprà lui fremono i superbi figli degli uomini, a suo tempo farsi conoscere e farsi teme- figli di Belial ? Non sanno, che il Vati- re. Egli ha detto:» 1 desiderii degli em^ cano è uno scoglio, in cui non si urta im- pi periranno : io sperderò la saggezza de puneraenteV Perchè meditano cose vane sapienti della terra, confonderò la pru- ed ingiuste ? Vogliono privarlo della li- denza degl'intelligenti". Dall'alto de'cie- berta e dell' indipendenza nell' esercizio li veglia sulla Chiesa, e se pe' giudizi dell'apostolico ministero : non vogliono incomprensibili di sua divina sapienza che sia più libera la sua parola, che sie- permeile, che sia combattuta e perse- no liberi i suoi voleri , e che i fedeli di guitata, non può perraellere che siaviu- lutto il mondo possano liberamente u- ta. E infallibile la sua promessa ; la sua «lime gli oracoli per legge delle loro co- potenza è infinita :;;yr^;t; //(/èri /jo/i/^r^/e- scienze. Vogliono in questa misera Italia viiLebunt. E non è il Signore che ha ec- distruggere il più forte baluardo contro citalo si straordinario movimento e dell'errore e la sfrenata licenza, contro grande entusiasmo in tutto l'Orbe callo- quo' perversi piincipii lauto famosi \Vk lieo a favore del Papa e della s. Sede ?

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Sol gono d' ogni parte in sua difesa ec- clcsiaslicie laici, die ^jareggiando iiobil- luenle di zelo fra loro parlano e scrivono òenza posa, lo tutti i regni, in tutti i hiu- glii, da ogni celo di persone gli si oliro- no divotanienle le più calde e le più sin- cere dimostrazioni ili venerazione e di alletto. Un solo è il voto di tulli i vesco- vi, un solo il grido di tulli i veri catto- lici, die cioè rimanga salvo e iotallo il dominio temporale del supremo Gerar- ca della Chiesa. È già questo un trionfo del diritto e della giustizia, ma nel lem- [)0 stesso è un peguo sicuro d'un allro trionfo più splendido e piìi compito. Ad uu cenno del supremo Keggitore dell'U- niverso, si calmerà la tempesta, spariran- no le avversila, sarà fiaccato l'orgoglio. iSaranno dispersi come nebbia al vento i rei disegni de' perversi e degli erapi, e la mistica sposa di Gesù Cristo, sorgen- do vittoriosa dalla lolla, cingerà la sua fronte di nuovi allori. li chi t di pocjiit;- de, che abbia a dubitarne per uu isluiite? Giova inoltre ripetere, colla dottissima LtUtra naslovalf (tcU'arcii'csio^o e ve- scovidi Spolt-Ao, Tirili, Foligno, lileii, Nurcia,Civila CasltUaiui,AiiitUayNar- ni, de' 2 febbraio 1860. Quanto sono in- vesligabili e profonde le vie del Signore ! Sta scritto in molti luoghi di libi 1 ìufal- libili, che Dio fa servile il male degli em- pi a vantaggio della sua gloria,, e se ne ha al pi esente una limpida prova sotto gli occhi di lutti. Si è già verificalo da un lato quanto scrisse il reni L^rofela. Gli em[)i si sono congregali contro il Si- gnore, e contro l'Unto suo, dicendo: V^e- dicm)0 diromperei lacci della legge del Signore, e del suo Vicario, vediamo di scuoterci una volta da questo giogo. Ma la parola di Dio non si adempie mai per mela, neppure un jota ne va perduto; e perciò chi abita nel cielo, deride gl'in- kendiatenlide'suoi deboli nemici, e scom- piglia i loro disegni, fosser pure di po- tenti monarchi e d'intere nazioni. E di tallo ijUdl è d iisullalu della picauule

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guerra che si combalte contro il l'onte* lice Ile ? Esso è evidente. Appunto per- chè o|)pugnati i diritli del suo temporale reame, sono stali discussi da'giibinetli e da'parlamenti, da'vescovi e da' laici, da' libri e da' giornali, dagli amici e da' ne- mici ; e per questo slesso confliUo si è or- mai arrivati a tal punto di lucidezza nel- l'agitata ({ueslione, da essere siala eleva- ta all'evidenza di un'assioma, la indispen- sabilità dello scettro per l' indipendenza della tiara. Che è ottenuto culi' aver inliinato la guerra al Papa ? Stendete lo sguardo per tutta iuluino la terra, e ve- detelo. Un movimento universale di tutti i cattolici, di cui la storia ci pochi, o niiin esen)pio, i quali al primo sentore della violazione intentata al territorio del couutii Padre, si sono elevati come uu sol uomo, e ad una voce han gridato: Ba- dalle, che non si tratta del reame d'una dinastia, ma di uua sagra eredità , che tutela il più vitale interesse di oltre a 100 milioni che siamo sparsi sulla terra. Badale, che noi noi periiielteremo giarn - mai. Se si fosse inlenlala una violazione di dominio S(jvriino sul teirilurio franco o aiiglo, sarebbe avvenuto altrettanto V Forse il resto del mondo non sarebbe stato più che spettatore. Che si è dunque oUenulo? Si è preteso minare il trono del Papa Ile, per poi incatenare il Papa Pontefice, e invece se lumeggiala la sua gigantesca potenza morate; si è pre- leso di dare un colpo decisivo alla radi- ce del cattolicismo, e invece se ne accese- ro vieppiù i sentimenti, collegale le forze; si è preteso io somma di confondere 1 di- segni di Dio, e si è i imasli confusi ; perchè uou vie coiisigliocontro Dio. Egli èque- slo un trionfo della Chiesa e del Vica- rio di Cristo, che ha colpito persino il pro- testantismo anglicano, per cui lord Nor« mauby non dubitò di giudicare : Il mo- vimenlo rivoluzionario, appoggiato da' dissidenti, avrà, come accade sempre nel- le persecuzioni, quest'unico elfetlo, cioè di dduluic e idjjcrinarc il potere spi-

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tifunlf f tniilorilà ffinpnralrfìcl Papa- sloiirodel rnn':olntn e ifclV Tinpcrn fi aii lo. l'j questo supremo Kappresenlante ^f?'',IVl/l hieis. m Ij'islitnzione.clieinan- tli Dio , sogf>iunRe rfuconiiato lipisco- lione I' iirtilìi della feile, il l*apa custode p«lo, liniaoeiulo stipj'iiore » lutlole lol- dt-irnoità callolica, è un'istituzione am- ie delle pnlen/e Icneiie, lipeltiià iincoin niiiid>ile. Si ritnproveia a rpieslo Ga- vina volta, rome i suoi prcdecessoii : a- d essere un sovrano straniero. Kgli e filatevi puie, ma io non !eu)o, perchè stranieio. ma bisogna ri(i>;raziarne il eie- io sono stalo costituito non da voi, lo. Sarebbe mai forte la sua autorità in ma da Dio, sopra il santo m«intedi Sion paese non suo, davanti al potere dello per essere indipeiulcnte e bbefo di pre- slato? Il l'apa è fuor di Parigi, e sta be- dicare a lutti, anche a' re, i suoi divini ne; ma egli non «'• a Madrid, a piecetli. L'istituzione [)iovviilen7Ì;dK «lei Vienna, ed è per questo, che*noi sotlo- civil principato del VicariodiCri-ilOjSlan- stiamo alla sua spiiiluale autorità. A te la sua collegazione colla <li lui indi- Vienna ed a Madrid si avrebbe ragione pendenza nella spirituale aulorità, non di dir lo stesso. Credesi forse che se fosse è dogma, ma i- (pianto disse uno «le'piìi a Parigi, i tedeschi, gli spagnuoli si ac- illustri canq)ioni del ciitlolicismo nella coruierebbero a ricevere le sue decisio- crislianissima l'arancia, il conte di Mon- niV E un bene universale , ch'egli non talemberl. » I cattolici non confondono sia presso di noi, pressoi nostri riva- gli il temporale collo spirituale, nia lutti li, ma nell'antica Roma ...Pel governo del- credono necessario il potere temporale l'anime è la migliore, la più benefica isti- del l'apa per 1' indipendenza spirituale lozione, diesi possa /mmaginaie. lo non del montlo cattolico . . . JNon vedono in sostengo queste cose per fanatica ostina- ciò un dogma, un articolo di fede, ma zione, ma per ragione"* Lo slesso opu- semplicemente un diritto, umano sevo- scolo d'oltiemonle, di deplorabile fama: lete, e soggetto alle peripezie delle cose IL Ptipa ed il Congresso , competente- umane, ma provvidenziale, sagrosanlo, mente definito per un monnmenlo ìnsi- e legillimo quanto ailio mai". Questo gne di ipocrisia, ed ìg^nohile quadro di provvidenziale disegno di Dio, in voler contraddizioni, rese alla santa causa del il Capo di sua Chiesa, e sono già oltre a Vicario di Cristo e del suo principato mille unni che l'ha suggellalo, prosciolto temporale, eguale 0 maggior servizio che e inilipendenle da ogni umano potere, gli slessi scritti callolici. La sovranità del perchè possa libeiamenle promulgar la Papa non è a titolo di beneficio ecclesìa- legge del Signore, acciò possa, eziandio stico o di feudo, ma è fondata sopra do- quando quella si oppone alle vedute e nazioni libere e irrevocabili, sloricamen- agl'iuleressi della politica umana,enes- le certe ed aulenliche , corroltorate da sun polente della terra possa dirgli : Ta- non interrollo possesso per più secoli, ri- ci, tu non sei che mio suddito. Giudichi conosciute dal diritto pubblico europeo ognuno , se in mezzo al sovverlimento e da solenni Irallati. Onde si deriva an- presente delle più evidenti delirine del cora ildirillo di lenerarmiciS'oWrzZ/ (A'.) giusto e dell'onesto, se in mezzo a'prelesi e valersene a difendere gli slati di s. Chic- principii d'un nuovo gius pubblico, e di sa, più meno di quello che compe- iiiiova morale, che vien su adesso, sareb- te a qualsiasi altro sovrano. In altri lem- be facile «pieslo conflillo, questo silenzio pi i reali di Spagna, di Francia, d'Austria imposto al supremo Rappresenlanle di ed altri principi, si recavano a grandis- Dio in terra, a cui è sialo aflidato il de- simo vanto di ricevere la Spada[J'.)àdi\- posilo della fede e della morale? Per la le mani del Vicario di Cristo, e di por- forza della verità, bene scrisse il celebre tare alla lesta degli esercili il f cssillo

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(/'.) di s. Cliiesa contro i nemici del rat- lolicismo. Se la dignità di principe lem- norale dìi al Pcjpa il diritto d'assoldare eserciti, chi può vietare a'suoi figli di cor- rere ad arrolarsi sotto le sue bandiere? Questi senliinenli si sono destali fra'cat- tnlici, e molli realmente vollero enlmre nella Milizia pontifìcia, anche ulliziali graduati, di più nazioni, hiìlxcgtneracion spagnuola concludeva in un articolo del gennaio I bOo. »> Padre Santissimo, fedeli vostri (Igli gli spagnuoli, vi offrono quan- to sono ed hanno per difendere i sagri diritti della vostra sovranità. Non un pal- mo cedete de' vostri dominii temporali. Quindici milioni di figli ubbidienti ave- te in Ispagna, pronti a perdere la vita per vostra difesa. Casta un comando, an- ri un cenno solo, e ci troverete nella mi- schia ". I valorosi spagnuoli Aparisi-y- GuijarroeGdlindo-y de Vera, nell'opusco- lo di recente stampalo io Madrid : El Pa- pa-y-Napoleoii, dichiarano: Eoina està en Italia, mas parlenece al Unii'trsol Fa a proposilo leggersi 1' articolo della Civillà Catfolica, serie 4.'j '■ 5», p- 45^2: De'doK'cri del popolo quando il sovra- no e calunniato. Gli stati ecclesiastici si dicono con tutta proprietà ancora Slati della Chiesa, poiché quantunque sieno governali dal /^'fi.scoi'or/i7?o/«(7,sono non- dimeno provvidenzialmente costituiti a benefìzio e tutela di tutte le chiese par- ticolari e della Chiesa universale. Laon- de egregiamente scrisse Papa Pasquale II del 10993 s. Anselmo arcivescovo di Canlorbery: » [^orlando la Chiesa Roma- na cura e travagli a servigio di tutte le Chiese, chiunque a quella toglie il suo, non verso di lei sola, ma verso di tutte le Chiese si chiarisce reo di sacrilegio ". Il Papa Pio IX neirafTelluosissima enci- clica diretta a tutto l'Episcopato, de' 19 geiinaioi 860, dopoaverlo altamenteeu- comialo,per avere co'propri cleri e dio- cesani presa tanta energica parte alla di« fesa del leniporale dominio della s. Sede, nel uolilìcaijjli il consiglio dell'iiuperato-

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re de'francesi, di rinunziare al possedi- mento delle Legazioni pontifìcie o pro- vinole dell'Emilia, ribelli e usurpale dal governo sardo, non potendosi nllrimen- rimediareal pi esente turbamento di co- se; gli dissepure avere risposto subitocon apostolica libertà, non potere annuire al suo consiglio, anche pe diritti della. •;. St- de, i quali non appartengono alla suc- cessione di qualche reale famiglia, ma. bensì a tutti i cattolici; non poter cede- re ciò che non e Nostroj non poter ri- nunziare alle dette proi'incie dell'Emi. Ha , appartenenti al Nostro ponti fiào dominio, senza violare i solenni giura- menti da' quali siamo legati , senza ec- citare querele e mali nell'altre Nostre Provincie, senza recare ingiuria a tutti i cattolici j in fine senza debilitare i di- ritti, non solo de' principi d' Italia , che furono ingiustamente spogliati de' loro dominii, ma ancora di tutti i principi del mondo cristiano, i quali non potrebbe- ro con indifferenza vedere introdotti cer- ti perniciosissimi principii.k.\eìÌiì\.\o lut- to queiio pel civile principato della Chie- sa Romana , per mantenere costantemen- te intere e inviolabili U sue possessioni temporali e i suoi diritti, i quali inte- ressano tutto l'Orbe cattolico; e provve- dere altreà allagiu^ta causa degli altri principi. E siccome l'imperatore credeva doversi la cessione delle provincie pe'mo- ti di ribellione ivi di quando in quando suscitali, rispose a tal proposito: questo arfiomento , siccome quello che prova troppo, nonprova nulla. Imperocché- mo- ti non dissimili negli stati d' Europa e altrove accaddero spessissi/no; e nin- no è che non vegga, non potersi da ciò ritrarre motivo di diminuire il civ il do- minio d'un legillinio principe. Termina l'enciclica, con esorlare l'Episcopato, co- sì emineiiteinenle benemerito , a conti- nuare di propugnare la causa della Reli- gione, della Chiesa e della s. Sede, e con infìammare maggiormente alla difesa i fedeli tuujuiessi alle sue cure, /;f/' la coti'

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seivazlonc del cn'ilepriiicipalo della me decima edcl palrimouio del Beato Pie- tro, la tutela del quale appartiene a tut- ti i cattolici. L' Episcopato pnissiano, in nome di sette milioni di c.tttolici prussia- ni, con beliissiniu documento i ileiito dal Giornale di Roma de' i 8 gennaio 1 8Go, pregò il principe reggente di l^ussia, ac- ciò non consenta die vengo tolto o smi- nuito al Papa quel dominio temporale ch'ebbe da Dio, a cui è connessa la sua libertà e indipendenza. E^seie in esso un bisogno religioso, l'adempimento d'un sa- gro dovere solennemente giurato nell'epi- scopale consagrazione, come il non dover consentire giammai, e in nessun mudo, che al Papa, alia Sedia apostolica, e a' suoi dirillisia fatto oltraggio. JlPapa sud- dito di nessun monarca appartiene del pari a tutte le nazioni, in cui la Chiesa cattolica conta seguaci. £' tale esser pure di essi, per riposare sidla s. Sede la pro- pria fede dal Vicario di Cristo immuta- bilmente custodita , ed essere appunto questa fede che gl'imponeva qual dove- re imprescrittibile, la fedeltà al principe e l'ubbidienza in ogni cosa civile, w Que- sta è la ragione perchè Ruma, e il donii- DÌo soggetto alla s. Sede non sono per noi uno stalo straniero. Ad entrambi real- mente compete il nome che portano di capitale del mondo cattolico e di stato pontificio,perchèappartengonoallaChie- sa e a tutti i cattolici della terra, i quali in ogni età hanno concorso a fardi ilo- ma la degna sede della Religione catto- lica e del suo Pontefice ... 11 Papa non potrebbe esser suddito d'un principe cli'è suo figlio spirituale; il Capo supremo d'u na Chiesa che abbraccia tutti i regni, non potrebbe esser vassallo e suddito d' un monarca. La sua Sedia, dalla (|uale con- serva intatto e ddToude su tutti i paesi il trasmesso tesoro della fede, della morale e de' sagramenli, non può stare sopra un terreno altrui. La sua lingua apostolica, cui venne dato il potere di ammaestrare, ammuuire t; correggere, dev'esser libera,

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libero il suo braccio a governare la disci- plina ecclesiastica, libera la sua mano per benedire. E d'uopo, che nella sua condi- zione sociale egli non sia minore de'so- vrani della terra, e com'essi non dipenda che da Dio, del tpjale per noi cattolici esso tiene le veci". Imponente è l'artico- lo: Pio I\ e la Ceriiìanin, pel gigante- sco complesso di dimostrazioni di alletto e di divozione pel Papa, pubblicato dal Giornale di Fwma deliSGo a p. 887 e 39 1 . Meraviglioso l'indirizzo dell'lipisco- pato di Spagna, che il medesimo olfre a p. 3q7, e quanto mai affettuoso e gene- roso quello delle dame di Madrid riferi- to a p. 4i3. La Civiltà Cattolica, tanto grandemente benemerita di tal difesa, nella serie 4-"> t- 4' P- '^■l'^ì "^' credere opportunissimo di pubblicare la magni- fica e stupenda Protesta di mg.' Dupan- loup ^escoK'O d'Orleans contro gli at- tentati in cui il nostro Santo Padre e la Sede apostolica sono minacciati e colpiti in (/nesti momenti, dichiaiò. La questione intorno al principato civile de' Papi, la quale si sia agitando con tanto calore, è questione che tocca si da vicino i più cari interessi di quanti sono callo- liei, che questi, secondo la facoltà di cia- scuno, dovrebbero (are ogni cosa, percliè non venga disconosciuta la verità e la giustiziacalpeslata (altro autorevole mo- tivo , che mi mosse a qui raccogliere al- cune poche spigolature d' uti immensu- rabile e fiorentissimo campo). Si voi leb- be da una fazione scredente veliere il Vi- cario di Cristo spogliato della più splen- dida ed efficace sua prerogativa terrena. « E noi che pur siamo duecento milioni di cattolici, dovremmo vedere le nostre coscienze dipendenti da un Papa suddi- to, perdendo quelU dignità, quella sicu- rezza, quel nobile sentimento che c'ispi- ra il sapere, che Esso, Re quanto qua- lunque altro, non dipende anche tempo- ralmente che da Dio solo. La Chiesa cat- tolica, quanto alla sua libertà, se non si vuole e&posta alla persecuzione di paga-

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ni rrdivivi, fii vorrebbe ridurre a quello r.b'(' la cbiesn greci a Coslaiitiiiopoii e Pieh(j|)iirgo. Iti iBnla diflicoll;» di lenipi ed in tanta foga di conati ostili, tiovca tulln la cattolicità altamente comniover- si; ma era naturale che i Pastori della Chiesa levassero primi la voce, per aio- tuonile del pericolo in che versa il gieg- pe di Cristo; e da Inlte le parti della col- la Europa lo liiin contincialoa fare (pai'- lava a'iq ottobre i Sh)) con generosilì: e francbe77.a degna della gran causa cbe sostengono. Ma sopra lutti lo sta facen- do con zelo caldissimo ed artetluoso l'E- pisco[)alo (rancese; e non è questa la l." volta die da (|uella nobilissima nazione viene al resto del mondo l'ammonimen- lo e l'indirizzo, per accorrere a'pericoli, cui alcimi si avvisano aver avuto dal suo- lo fianrese la prima mossa". Poscia mg/ Dupanlonp volle pubblicare il libro, lu cui trasfuse la sua nobile anima e il suo felice ingegno: La Sovranità Ponli/ica- le, secondo il diritlo Cattolico ed il di- ritto Europeo. Il Giornale di Roma de' i5 febbraio 1860 cbe ne die'saggio, ri- produsse le belle parole del celebre pro- testante francese Guizot, sopra l'autori- tà pontificia.» Quest'autoritàjda vanti al- la quale s'inchina lo spirito senza diesi abbassi il cuore, e che parla dall'alto con l'impero non della forza ma sibbene del- la necessità". Dichiararono i cattolici del- la Danimai ca, commossi anch'essi dall af- flizioni del Padre comune de' credenti. Ferito il Capo, lutti i membri viventi del mistico corpo sono feriti anch'essi: e l'on- ta fatta al Santo Padre da'ribelli del suo slato, i caHolici del mondo intero la re- putano come fatta a ciascuno di essi in persona. La Civiltà Cattolica, de'7 apri- le 1860, serie 4\ ^'ol- 6, p. 4. "^' g'^ve articolo : Le /annessioni ed il .suffragio universale^ dice fra l'altre cose, sulla com- mozione uiiivcisale. Deh I chi mai avreb- be supposto in questa società decrepita e mezza sceltica, per cosa che si attiene quasi esclusivameulc al callolicismo, tan-

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ta forza di conviucimenlo, tanto vigore e diremo anzi tanto zelo di recarlo all'a- perto V l''ppure tant'è! il mondo dovrà meravigliarsi di se medesimo del trovar- si tanto più cattolico ch'esso medesimo non si pensava; ed i meno credenlt deb- bono convincersi per nuovo argomento, che la società cristiana è governata da ud pensiere arcano, il quale spira quando, come ed in cui vuole quella specie d'uni- versale commovimento, ch'è foriero qua- si sempre di grandi concelli e di più gran- di fatti: lìlens a!^itat nioleni. Le associa- zioni colle loro lettere, i meeting» colle loro deliberazioni, gl'indirizzi, le condo- glianze alli^ttuose, i conforti filiali, le of- fei te di sussidii d'ogni maniera, pel rin- novato Denaro di s. Pietro (dell' antico ragionai in quell'articolo e descrivendo gli Stati e lìrgni tributari alla s. Sede. La pia opera del nuovo Denaro di s. Pietro fu iniziala in Parigi nel Acem- bre 1848, non appena si seppe la par- tenza del Papa Pio TX da Roma per Gaeta. Si propagò io un attimo nelle altre parti del mondo : e tutte le nazioni gareggiarono fra loro in offrire quest'o- maggio al Capo della Chiesa. Nel medesi- mo tempo il Santo Padre ricevette pur an- co indirizzi, i quali in due voi. nel i85o co' tipi di Andreosio vennero stampati in Napoli col titolo : L' Orbe Cattolico a Pio IX Pontefice Massimo esulante da Roma), che affluiscono da tutti gli angoli della terra al Valicano, sono og- gimai cosa tanto smisuratamente vasta, che il solo volerne trarre il computo vincerebbe ogni pazienza. E che dire- mo della stampa, la quale nella moder- na civiltà è riputata essere la ministra più legittima e più fida di quella regina del mondo cli'è la pubblica opinione? In tulli gl'idiomi, e massime ne' più cono- sciuti, è sialo in quesl'ullimi mesi un tal diluviar d'opeie,d'opuscoli, d'articoli d'o- gni sesto e d'ogni stile, inlorno alla sovra- nità de'Vicari diGesìiCiislo,chea memo- ria d'uomo non se n'era mai veduto una

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somiglianle. Ora, tranne buona parteel'I- talìa, ili cui Ih sedicente libertà liberti- na, ila (ulto n-^li onesti ogni facoltà ili manifestale i propri pensieri , nel resto ilei mondo sopra G scritti, almeno /) so- no per la verità e per la giustizia; ed ap- pena uno se ne potrà contare pe'Ioro con- trari. Tra gli autori di quelli , nove- rano gli uomini più cospicui per dottri- na e per pratica di pubblici aifari , per carichi sostenuti e per meriti, più insi. goi; olii e le lettere pastorali (la stessa Ci- viltà Callolica più volle ne die' contez- za, e da ultimo nella serie 4-'i t- ^> P- 340, rilevando, che la voce dell'Episco- pato cattolico fu unanime in tutto il mon- do, a condannare le usurpazioni opera- te a danno delia sovranità temporale de' Papi ; e sebbene in Italia questa voce iiou potè essere per tutto libera a farsi udire, nondimeno sfidando pericoli, mol- tissimi vescovi con fortezza sacerdotale non mancarono con pastorali di prote- stare e d' istruire), e i mandamenli de' vescovi della cattolicità. Il Papa, l'Epi- scopato, i cleri, quanto vi ha di più spec- chiato, di più vivo, di più attuoso nel mondo cattolico, tutti si sono dichia- rati colle opere e colle parole. Questa volta la Provvidenza ha risparmiato al mondo quel silenzio innanzi alla forza, il quale, fosse per impotenza o per co- dardia, era sempre svilente. La terra non solo non siluil, ma ha parlato e gridato, sta parlando e gridando quanto non fe- ce giammai; e, salvo i paesi, ne'quali una mano di ferro ha imbavagliate le bocche o legate le penne, per tutto, dove la pa- roh cattolica non è legata, vi è un tale accordo di riprovazione sopra rassassìnio consumalo a danno della Chiesa, ed a vi- lipendio della giustizia , che i prepotenti un giorno ne debbono essere impensieri- ti, né ponno alla nefanda loro opera au- gurare vita più lunga di quello che può avvenire ad ogni cosa non pur violenta, ma riconosciuta universalmente per tale. Soprattutto è da benedire la Prov video» VOL. xcix.

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za che l'iniquilà, balda e feroce dell'opi- nione universale, di cui si pruless.i codar damente ligia e idolatra, per venire a' suoi biechi intendimenti sia stata costret- ta di calpestare appunto (pieiruniversalu opinione sulla ipiale pretese ap|)uggiarsi. Inoltre la Ci^'illà Callolica,» p. ()3, nar- ra che i giornali cattolici ipiotidiani non bastano a pubblicare (|uaiito si faceva, con insolita, anzi non mai vis^a, unani- mità, da tutto il mondo cattolico in os- sequio del Vicario di Gesù Cristo, con indirizzi individuali o collettivi, offerte di denaro e ogni genere di proteste di devozione e segnalate dimostrazioni d'os- sequio: fra'periodici che olfrirono ed of- frono tante molteplici e svariate dimo- strazioni, oltre la Civiltà Callolica stessa, ed il Giornale di Roma, tra gli eccellenti lia il primato r^rmo«/rt di Torino con uu coraggio costante, mirabile e veramente singolare. Anche i protestanti mandaro- no al Papa un gran numero d'olìerte di denaro a protesta di loro ammirazione e venerazione. Un breve scritto, in cui sto- ricamente si discorre intorno al Denaro di s. Pietro {f^), fu inserito nel fascico- lo del gennaio 1860 nella Revite Calilo- liguedi Lovanio dal prof. Feije, che dopo aver mostrato quando e come opportu namenle le largizioni de'fedeli vennero in soccorso del Capo della loro fede, e men- tre Pio IX era profugo a Gaeta, la no- bile oblazione era tornata in vita, conclu- de con queste parole. » Non vi è stata al- tra epoca nella quale i cattolici abbiano circondato il Vicario di Gesù Cristo di più alFettuose dimostrazioni di amore e di devozione, mai i diritti della s. Se- de sono stati con tanto calore sostenuti. Dio solo possiede il segreto dell'avveni- re; ma r istoria ci attesta che la Chiesa cattolica prospera eziandio in mezzo alle avversila ed alle sofferenze". Chiunque si piace di tener dietro allo sviluppo che si porge magnifico e imponente dalle ma- nifestazioni cattoliche fatte al Romano PoDtefìce con soloia Europa, ma nelle

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legioLi [liìi lemotc JcU' nltre pnilì del iiioitJo, iioii polla non trovar vere le rì- fciile p.'ii'ole <1el professoi di Lovanìo, e <|iie.srallre. » Quanto siane consolalo Co- lui ili' i fatto iìol<ilissituo scopo a laute piclosc siguirica7Ìoni, i fedeli lohannoap- pit.'o da quelle solenni paiole registi ale lu docunieuli che hau fallo il giro dei mondo, dovunque ascoltate co'segni del- la riveienza piìi profonda, e ijpelule col Lonvinciruenlo dell' ossequio. Ma quello ilie fa crescere la meraviglia e lende più singolare il carattere delle premure di- mostrate al Papa, e dell'interesse posto alla causa de'dirilti della Sede apostolica, t- che gli slessi dissidenti da Iloma, chia- li o per ingegno o per altezza di sociale condizione, non si slannu punto in forse di sposai la e difenderla". JNè queste pro- teste sono vane parole, ma corroborate con quelle di denaro , per cooperare a linfiiincare il Papa delle [lerdite che la ribellione gli ha fallo toccare. Casti per lutti, ihe io ricordi l'esempio di Meck'em- huigo (nel cui granducato nel i844 si Lontavano circa 5oo caltolici), da dove furono mandali al Papa 3, eoo fiorini, i cui soscriltori, tranne uno, sono tulli pro- U'Stanli che vollero dare questo segno di venerazione alla tranquilla ma incrol- labile costanza colla quale il Papa, sopra ogni altro sovrano, sa opporsi alla rivol- ta e alla violenza. 11 celebie storico ingle- se, testé defunto, lord IMacauIay, nella lìi- visla (rLdimliirgo,ìtseurì bell'omaggio al Papato, quantunque, come anglicano, lo avesse consideialo come istituzione pu- ramente umana. » ^'on esiste, e non ha mai esistilo sopra la lena un'o|)eia del- l'umana politica, the sia tanto degna di considerazione e di studio, quanto la Chie- da cattolica romana. L'istoria sua abbrac- cia leduegiandi epothedella civiltà. Nes- sun'allra istituzione può fare iisos[)inge- re il pensiero a que'iempi, ue'quali il fu- mo de'sagrifizi sollcvavasi nel Pantheon, II. enti e i leopaidi e le ligii infierivano nell'aufileatio Flavio. Le più illustri fa-

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miglie reali non sono clie di ieri, para gooale alla successione de'Romani Pon- tefici,che per non ìnterroUaseriedal Pa- pa che incoronò Napoleone 1 nel XIX secolo, risale non pure a quello che con- sagrò Pipino nel secolo Vili (cioè Stefa- no 111 nel 754, in unoa'suoi figli Carlo Magno e Carloaianno), ma si spinge an- cora molto più addietro. La repubblica di \>nezia,che in fatto di antichità di 0- rigine vien dietro al Papato, è assai mo- derna al suo confronto^ ma la repubbli- ca di Venezia non è più (dopo resistenza di XIV secoli) , ed il Pontificato esiste; ed esiste non nellostato di decadenza, non come una mina , ma ripieno di vitalità e di fiorente giovinezza (si può vedere il bell'articolo della Civiltà Caltolica,<>eiìe 4-', t. 5, p. 4'7: L^ morto il rapato?). La Chiesa cattolica manda ancora fino al- le più leinole regioni missionari che .so- no così zelanti come (]uelli che (inviati da s. Gregorio 1) sbarcaiono nella con- tea di Reni con Agostino; missionari che hanno il coraggio di parlare anche oggi a're ostili, con la fermezza da cui fu ispi- rato il Pontefice Leone I alla presenza di Attila. Il numero de'suoi figli è ora mol- to più grande che non sia stato ne'secoli precedenti. Leconcjuistcche ha fallo nel nuovo mondo l'hanno ampiamenteconi- pensata delle perdite toccatele nel vec- chio. Il numero de'membri della sua comunione supera di gran lunga (juel- lo di tutte le selle riunite insieme. Sin- tomo non ^i ha che indichi vicino il ter- mine di questa sovranità: essa ha veduto il nascere di tutti i governi che oggi so- no, e non dubitiamo affermare esser de- slinat'j ad assistere al loro tramonto. Età giii grande t rispettata questa sovranità innanzi che i sassoni avessero posto il pie* de sul suolo della Gran Bretagna, pri- ma che i franchi avessero passato il Re- no, (piando l'eloquenza greca fioriva an- cora in Antiochia, e quando gl'idoli era- no odorali alla Mecca". Il piott'stiinle te- desco Menzel Qel^uo gioruale di lettera-

vie vie 7i liii'fl, ecco come si espresse sul dominio eil appartengono n qneiriinilà iricrollii' leuìporale «Iella s. Sede. »' Qualunque sia bilt-; perei») lo slato della Chiesa conti- l'opinione che si possa avere sul governo nuerìi ad esistere ad onta dell'idee ... a<l ecelesiastico nello stato della Chiesa, non onta di tutti i con;;ressi, ad onta di tulli si può tuttavia negare il (iitlo ohe da ol- i Mazzini e i («nrihaldi, e ad onta di tiit- Ireniilleaiini lutti gli sforzi e tulle le lot- le le lagnanze degli acattolici tedeschi e te «le'bizanlini e longobardi, degl'inìpera- inglesi". I giornali di Germania sono ri- lori di GernianiH e ile're di Francia, de' pieni di giudizi somiglianti sul principa- Crescenzi (d' Arnaldo da Crescia) e de' lo civile della s. Set\c, di un numero as- Cola di Rienzo, tutte le occupazióni di sai considerevole di scrittori protestanti. Roma fatte da eserciti stranieri, tulle le Meetings furono temili anche in Londra, rivoluzioni aristocratiche e democratiche focolare degli attacchi contro il Papato, succedute in quella città , e gli esilii e onde esprimere pubblicamente il loro al- gl'imprigionàmenli e le uccisioni de'Pa- taccamento al Papa de'catlolici inglesi. e pi , non hanno airecato mutamento ra- l'indegnazione su c|ualun(pie tentativo tii dicale allo stalo del patrimonio di s. Pie- spogliamento del suo potere temporale. Irò; l'hanno anzi aumentato, non già di- f|ualincato sorgente di numerosi benefi- ininuito. Questo cotanto mirabile carat- zi per l'umanità, per l'estensione della tere delloslalo della Cliiesa si spiega mol- fm\e cattolica, la diffusione dell'istruzio- to facilmente mercè del carattere storico ne, lo sviluppo delle scienze e dell' arli; ed universaledella Cliiesallomana. Que- e ritenere, che l'indebolimento del prin sta Chiesa non può mai esser dipendente cipato civile è dannoso e pregiudizievo- da un monarca laico, come lo è la chic- le agl'interessi della religione. L'indiriz sa bizantino-russa. Accadde da ciò che zo fu poi presentalo al Papa dal cardinal durante il medio evo, fintanto che non Wiseraan, colla colletta raccolta nelfa- v'era che un solo imperatore, essa si tro- dunanza. Altri meetings ebbero luogo in V ava in opposizione con esso. Ma dacché altri punti del regno unito, come a NewcT- accanto dell'impero Germanico la Fran- slle e Gatchead, ove nell'indirizzo fu di- cia, e più tardi la Spagna, si elevarono chiarata la venerazionepel Vicariodi Ci i- al grado di grandi potenze calloliche in- sto, e l'iodegnazione dell'ingiusto e scel- dipendenti, egli divenne alfalto impossi- leralo attentalo per lo spoglio della ifede bile di secolarizzare lo stalo della Chie- di s. Pietro, protestando in faccia avul- sa e di far del Papa un suddito d'un to il mondo, contro l'alienazione di qual- principe laico, perchè se l'uno avesse leu- siasi parte degli stati di s. Chiesa, come lato di renderlo suo suddito, gli altri non un furto saciilego, che deve avere ila Dio l'avrebbero permesso. lo stalo Ponti- il meritato castigo. Quindi fecero un'of- ficio può essere essenzialmente diminuì- feria al Papa in danaro. Il Giornale di to e circoscritto alla città di Roma e con- lìorna del 1860, a p. 127, riprodusse la torni (secondo l' utopia dell' autore del l.ellera d'un Anglicano, in cui traila la tanto riprovalo opuscolo : // Papa e il causa del pontificio dominio. Riconosce Congresso), perchè allora sareijbe asso- ch'è più aulico di Carlo Magno, e da lulamente ti oppo debole riguardo a'suoi quell'epoca essere slato considerato co- vicini. Ora siccome tostato della Chiesa me legittimo. JNoii potere il Papa ceder- è una condizione dell'esistenza dell'unilà lo , [lercliè lo ha pel bene della Chiesa, cattolica; e poiché alcune grandi poten- essendo il custode de'suoi interessi. Sece- ze, e i po[)oli latini quasi senza eccezio- desse le Romagne, tosto gli si domando- ne, i tedeschi in gran parte, e gli slavi lebbe un'altra parte, e si ariiverebbe a benché in minor numero, sono caltolici spossessarlo di Roma stessa." intanto io

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donicuido, cou quale scopo fu intrapresa la giunii tli Crinieii? M«nilest«nieiile per coii>oli<lare e preservare 1' inlfgrilà del sultano conilo i piani della Russia, e per jiiantenererintegiilàdella 1 tirchia [/ .). ]*ei- questo solo scopo è sialo versalo tiin lo sangue in Crimea. I^erchè non si eb- be allora ribrezzo di gìllare nel lutto mi- gliaia di famiglie, e di sperperare tanti milioni? IS'on si Iraltava certamente di stabilire allora un principe crisliano in quel trono, di rialzare colà la Croce di Ciisto, ma per difendere la fede di Maometto. INon Iraltava più, come al- tre volte, d' intraprendere una crociata contro gl'infedeli e le loro infami dottri- ne, ma s'j di conservare il governo turco neir interesse di mantenere l'equilibrio delle potenze europee. Non voglio io di- scutete se fosse giusta o ingiusta la guer- ra intrapresa contro la Russia; ma io di- co che ciò die fu fatto per l'uno si po- trebbe fare per l'altro. Per fermo clie i padri nostri, del cui sangue fu rosso il suolo di Teriasanta, trasecolerebbero per sorpresa ed orrore, se potessero vedere i popoli dell'Europa combattere per ras- sodare gl'infedeli a Costantinopoli eslriu- gere accordi per tutelare il territorio del sullano,allora specialmente che per un al- tro sovrano, ch'è Capo della Chiesa cat- tolica romaua, non si alza neppure un braccio per spegnere la rivoluzione nel suo territorio, benché la sua capitale sia occupata da un'armata francese e catto- lica. Ed il sultano non ha perduto un palmo del suo territorio, mentre il Papa si vorrebbe spogliare delle Romagne, sta- le a lui assicurtite da qùe' trattali , che furouo ottenuti a prezzo di sagrifizi gran- di di sangue e di denaro. JNon è questo UD tristo spettacolo dato all'Europa, e particolarmente alla crisliauilà? " L'an- glicano,testimonio oculare della rivoluzio- ne romaua del i84^) dopo a ver ragionato dell'istituzioni dello stato pontificio e del- le sue coudizioni, non si ritiene dal di- luoslraile superiori a quelle di molli al.

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Ir! slati, i lamenti de' quali non furono esauditi. Su tutti i punti del globo avvi un mistu di bene e di male. In Ruma i cattolici inglesi formaliiM^ule espressero i loro seutimenti al Pap^, con ossequioso indirizzo letto dal cardinal Wiseman: ne fecero parte i rettori de' collegi Inglese, Pio e Scozzese. Tra le parti del mondo cattolico che hanno dato pili ampie di- mostrazioni di riverente filiale alletto, va meritamente segnalata la caltulica li lan- da, che ora, come sempre, si mostra si generosa e costante nella sua fede. Impo- nenti furono i suoi meetiugs, mirabih gì' indirizzi, riverente e copiosa, ad onta della sua povertà, l'oflérta del denaro di s. Pietro. Indi anco gl'irlaudcsi che sono in Roma volleio fare speciale mostra di loro divozione al Sauto Padre, recandosi al Vaticano, numerosi d'ogni classe e con- dizione. Pio IX mauifestò commosso il suo gradimento, per quanto gl'irlandesi operano a favore della s. Sede. Poscia nella festa del loro apostolo s. Patrizio si recò nella chiesa del collegio irlandese, ricevuto e festeggiato al mudo celebrato dal Giornaledi Roma de'24 niaizo 1 860, ed ingiunse agli alunni di significare a' loro parenti , amici e connazionali d' Ir- landa, quanto il suo cuore sia penetrato dalle solenni dimostrazioni che si fanno in quel reame alla sua persona e alla s. Sede. 11 celebre Villemaiu, segretario per- petuo dell'accademia francese, nell'upu- scolo: La Francia, V Impero e il Papa- to, questione di dir ilio pubblico, che ot- tenne uu istrepitoso successo, tratta della questione romana, in cui principalmente è da notare la couclusione : Che sarebbe un' inconcepibile anomalia attentare al- l'integrità degli stali della s. Sede, dopo aver preso le armi per conservare inlat- to l'impero di Turchia. Nel nostro secolo che vide molte contraddizioni e scanda- li, masse di cristiani, fratelli secondo il Vangelo, perirono afiìne che non fosse attentata o minacciata l'integrità d'una domiuaziooe caduca, ikoalica e baiba<

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rn ! M.1 se trattasi ilei potere tempoiale di OiieUd di cui soiiosi lìn dol piìi remo- lo tempo riconosciuli i diritti e f^aranliti ilerritoni pacifici e neutrali, basterà una sommossa locale, o la voglia d'un vicine» ambizioso per autorizzare il loro smem- bramento , e la decadenza parziale del sovrano V »» Pensate forse che la posterità non abbia a trovar strano (juesto cori- trasto? Allorcliè l'anacronismo tlegl'in- ifasori musulmani, degradati dalla loro stessa conquista, ma possedendo per tol- leranza quanto deperisce nelle loro ma- ni, sarà per cessare nel mondo, non temete die l'avvenire attonito non abbia a do- mand'Uvi: Come, nella stessa epoca e pe' medesimi consigli, poteste vedere questa integrità barbara ardentemente protetta, e quella degli antichi e non raaiampii stati del Capo della vostra religione mutilata sotto i vostri occhi e colla vostra sanzio- ne?" Altre contraddizioni di slealtà si ponno leggere a p. Sg e 63 del Giornale di Roma del 1 860, e nella Ch'iltà Cattolica, serie 4-', t- 5, p. 4^3, che ne diedero con- tezza. Anche i cattolici del Portogallo si associarono dichiara tameotealle proteste, che per ogni parte d'Europa si fanno a fjvorede'dirilti del Vicario di Cristo, so- pra le provincia che ne costituiscono il temporale dominio, con indirizzo che co- mincia colle parole. » Roma non è di stessa, è <li tutto l'Orbe cattolico. Questa verità, che uscì dalle labbra d'un profon- do oratore e scrittore, soo già due lustri, naeritò ognora gli applausi dell'Europa. Non esiste sulla terra sovranità più ben fondata, piìi legittima di quella della s. Sede: non vi ha sovrano più degno, più benigno del Romano Pontefice. Ciò che si dice rispetto a Roma, deve dirsi e- gualoieate rispetto alle Romagne . . . Nes- suno contrasta i diritti, il potere del Vicario di Gesù Cristo, se non la malizia degli empii. Questi diritti non emanano da un ingiusto possesso acquistato colla frode della politica, o colla violenza della spada, la loro oiigiue è pura e santa co-

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me la persona che li possiede... La ri- bellione non può distruggerli, crearne de'nuovi : essa può essere appena un tri- sto documento tl'ingratitudine, un'igno- minia per (pieslo secolo... Creiliarao che il potere temporaledel SommoPonteficesia una delle necessarie condizioni per l'indi- pendenza del potere spirituile. Crediamo che coMibatteudo per esso, combittiamo per lo splendore della fede e pel benedell.» religione,ed auchedella patria nostra. Se pertanto fa di mestieri che i soldati del Papa riacquistino i suoi dominii e li man- tengano nell' ubbidienza della s. Sede, voleranno soldati dal regno fedelissimo, andranno a Roma portoghesi a migliaia, cavalieri della Croce, come ne' tempi del- l' antiche crociate, per riscattare e difen- dere il patrimonio della Chiesa . . . Per la fede e pel nostro sovrano Pontefice, se sia necessario, offriamo le nostre sostan- ze, il nostro sangue". Nella Spagna an- cora molti furono gì* indirizzi, spiranti singolnie e cattolico affetto, degni di quel cattolico regno, ed il giornale EL Hori- zonte, non dubitò di dichiarare: IVon po- tere Pio IX ammettere la cessione delia più minima parte de' suoi stati, non a- vendo il Papa facoltà di privare i suoi successori de' diritti alla pontifìcia sovra- nità inerenti. Che l'Europa intera ap- plaudirà alla fermezza di Pio IX e gli offrirà soccorso, afllnché in caso di biso- gno, possa rintuzzarle forze rivoluziona- rie, che osano minacciarlo, e soggiogarle. Non si potrebbe neppure per un istante dubitare che possa esservi anche una so- la nazione cattolica, la quale voglia ab- bandonarlo nelle sue tribolazioni. La dif- ficile situazione che sta attraversando la s. Sede, servirà per far conoscere all'Eu- ropa e al mondo, il grado di rispetto al diritto e all' autorità pontificia, che pro- fessa ogni paese. Da questa lotta ritrarrà la corte di Roma grande prosperità per l'avvenire, e la sicurezza di poter tenere in seguito il suo territorio libero dalle minacce, che oggi lolurbauo.U Pieinoote

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sollevò le Iloiniigiie, per aniietleile al suo f^overno. L'Euiopa, e la Francia soprat- lutto, iiuit vuriaiino consagrare in piena pitce ijiieilo, che non potrebbe tollerarsi in uie77.o ad nn rivulgmiento di guerra. Il Papa è il solo sovrano de'suoi sudditi, è l'unico giudice de'suoi diritti". Il Por- tafoglio Malicse fece gravi considerazio- ni sul potere temporale del Papa. »> La Chiesa cattolica non crollerà gianifnai. Chiunque vada contro di essa soccom- berà. Il Papato è uno <le'piìi giusti gover- ni. La potenza spirituale che regge tutto l'Oibe cattolico, divinamente istituita, rappresentante il Vicarialo di Cri.sto in teira, deve godere sotto ogni aspetto una supremazia pur anco terrena, una prero- gativa di superiorità e d'indipendenza, che superi le attiibuzioni di lutti quanti gli altri sovrani, un douiìnio terrestre, una padronanza mondana più nobile, piìi sublime di tutti quanti gli altri re. E »nai possibde che il Vicario di Cristo, che il Uappresentanle di Dio umanalo, si assoggetti al capriccio di desp<jti,al vo- ler de' tuulini, ed al ludibrio di chi, sa- lendo per scale straordinarie, tocchi col suo dito il aiondano Olimpo? " Altri giornali di Spagna pubblicarono il se- guente indirizzo al Papa, coperto di fìr- iTie a Madrid. » Santissimo Padre! Gli spagnuoli, vostri fedeli figli, vi olirono quanto sono e quanto hanno per difen- deie i vostri sagrosanli diritti di sovra- no. Kon cedette un palmo de' vostri do- aiiuii temporali. iNella Spagna avete quin- dici milioni, e nel mondo duecento di fi- gli ubbidienti, pronti a perder la loro vi- ta a vostra dilesa. Comandate, insinuate soltanto, ed entriamo nella mischia". Ciò ilichiara vano gli spagnuoli^ mentre arde- va la loro guerra col Marocco, nella quale erano assorti tutti i loro pensieri. Cotue nel Belgio, eziandio nella S vizzera, avver- sai i tristissimi e intolleranti del caltolici- Muo, provarono di rappresentare la con- tlulla de' cattolici, in favore del Papato, come conUaria allo spirito dcU'istituzio-

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ni del paese,conteslando a'iìgli della Chie- sa il diritto d'alzar la voce per chiedere il mantenimento della sua sovranità tem- porale. Ma i cattolici della Svizzera, forti che il diritto pubblico europeo guarenti- sce agli slati pontifìcii egualmeule che alla confederazione elvetica I' indi|)en(lenza e la neulralilà, nella grande famiglia eu- ropeaj anch' essi fecero il loro indirizzo al l*upa. Riconobbero in esso, che gli sforzi tie'nemici di nostra s. Pieligione per la rovina del potere temporale, sono nel- lo scopo di attentar poi pure al supremo spirituale. La causa dell'indipendenza della 8. Sede, si collega colla libertà sviz- zera e di tutto il popolo cristiano. » Se i diritti del Vicario di Cristo, diritti i più legittimi, rispettati, garantiti, consagrati da più di X secoli, avessero ad essere vio- lati sotto i più ingiusti pretesti, chi potrà garantire e proteggere d' ora innanzi ì diritti, le istituzioni e le libertà d' una nazione (|oalunque contro l'arbitrio e il capriccio delle opinioni umane? " Com- movente e pieno d' alti e magnanimi sen- si, fu l'indirizzo de' cattolici del cantone del Dasso-LInterwalden Sotto-Selva, cui fecero eco que' dell' Alto-Unlerwalden. Si può gustarlo nel n.° 120 del Gior- tuilt di Roma del 1860. \ cattolici del- l'America in più modi fecero eco a' loro fratelli dell'Europa. I vescovi del Canada mandarono un indirizzo al Pa- pa, nel quale si legge. » Non v' ha al mondo governo che più del Vostro sia dolce, paterno e meglio desideroso della vera felicità d'un popolo. 1 Vostri slati sono quelli dove i sudditi pagano minori imposte, dove la giustizia è piìi paterna- mente amministrata, e dove i Po^'cri (f^.) sono meno oppressi e abbandonali, I secoli hanno creato il dominio di s. Pie- tro per dare alla Chiesa la maestà che deve avere cpjesta Regina Augusta delle nazioni. Crediamo dover adempiere ad un sdgro obbligo, esprimendovi, in unio- ne a'voslri figli del resto del catlolicismo, la vivo riconoscenza che vi dobbiamo per

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l<i fermezza vcramenle apostolica che spiegale nel difeoclLMe iiitegia la Vostra sovranità temporale, poiché Voi clifciulete così la causa nostra e quella del popolo cristiano, e poiché alla Vostra indipen- denza si lega indubitatamente la vera li- berta de'popoli ". Il domale di Rima, de' i4 marzo 1860, tolse dal Chroni- queur de Fribotiri^ le seguenti : Opinio- ni circa il potere, temporale del Papa. Se v'ha il diritto di togliere al Papa una parte della sua sovranità temporale, v'ha quello ancora di togliergli il tulio. Luigi Napoleone nel 1849 candidato alla pre- sidenza della repubblica francese, scrive- va al nunzio pontifìcio di Parigi. » La sovranità temporale del venerabile capo della Chiesa è interamente legata allo splendore del cattolicismo, come lo è alla libertà e all' indipendenza d'Italia ". Do- noso Cortes ragionava nel modo stesso dinanzi le cortes di Spagna. « Il potere spirituale è senza dubbio il potere prin- cipale del Papa; il temporale non è che accessorio, ma quest'accessorio è neces- sario. 1 1 mondo cattolico ha il diritto d'e- sigere che l'oracolo infallibile delle sue credenze sia libero e indipendente. Il mondo cattolico non può giudicare se quesl' oracolo è indipendente e libero, quando esso non è sovrana; perciocché non evvi che il sovrano il quale non di- pende da alcuno. Ne consegue che la que- stione di sovranità che per ogni dove é politica, a Roma éuna questione religio- sa. L' assemblee costituenti ponno esiste- re in ogni altro paese, ma non a Roma; a Roma non può esistere potere costi- tuente eccello il potere costituito. Ro- ma, né gli stali pontificii appartengono a Roma o al Papa; essi appartengano al mondo cattolico, e il mondo cattolico ne ha riconosciuto il Papa possessore affin- ché sia libero e indipendente : lo stes- so Papa potrebbe spogliarsi di questa so- vr.inilà e <\\ quesl' indipendenza". Il già allegalo ^1/ Thiers, che non si accuserà certamente d'oltrauioutauismo, a'20 ot-

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tolne iS\c) facevi ij suo rapporto all'as- semblea legislativa di Francia, in cui si leg gè. »>!ii fitto, senza l'autorità del sovrano Pontefice, l' unità cattolica sarebbe di- sciolta; senza questa unità il cattolicismo finirebbe per dividersi in sette innume- revoli, ed il mondo morale, già poten- temente scosso, rovescierebbe da cima a fondo. Ora, l'unità cattolica, la quale e- sige una sommissione religiosa nelle na- zioni cristiane, potrebbe appena sussiste- re se il Pontefice, che n'é il depositano, non fosse assolutamente e completamen- te indipendente ; se nel mezzo del paese chei secoli gli hanno assegnato e che tut- te le nazioni gli hanno conservato, sor- gesse un sovrano, principe o popolo poco monta, in cui fosse il diritto di dettargli la legge. Pel Pontificato, oltre la sovra- nità, non v'ha altro modo d'indipenden- za. Ernesto un interesse universale del- la pile grande importanza, dinanzi al quale gl'interessi particolari delle na- zioni debbono tacersi, siccome nello sta- to l'interesse privato si tace dinanzi l'in- teresse pubblico ". Disse il marchese di Landowsoe nel parlamento inglese, a'2 i luglio 1849- " ^o"' p3^se che ha suddi- ti cattolici romani hi interesse nella con- dizione degli stali vomìn], e dee veglia' re che il Papa vi sia sovrano e possiì c- sercitar la sua autorità senz'essere at' traversato da alcuna influenza tempo- rale di tal natura a intaccare il suo po- tere spirituale". Il Journal de Francfort fece questi gravi riflessi. » Non si pou mente però che col lasciar cadere in ro- vina lo stato della Chiesa si pronuncia nel tempo slesso sentenza contro ogni ordi- ne sociale, e che ammettere per principio che una somiuossa è sufficiente per isbi- razzarsi de'sovrani legittimi, è quanto di- re annullare ogni dominio e causare ef- fetti deplorabilissimi che in seguito di ta- le massima non potrebbero a meno di [)rodursi ". Il Payi journal del' Eiipirc franoamenfe ci disse. Il Papa è sovrano uè' suoi stati assululainenlc, coiuo la re-

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ginn tl'Ingliillerra e l'imperatore di Rus- sia (ambocnpi delle loro chiese) lo sono i)c' propri; e nessuno di retto senso po- trebbe mettere avanti le pretese sia di detronizzare la regina Vittoria o l'iinpe- ralore Alessandro 11, sia d'imporre loro modi di governare o nninistri. Quindi è ingiusloeindiscreto ogni attacco lanciato contro la vegia autorità del Papa. Coloro che foroiolano tali attacchi, in qualche giornale, non voi rebbero certo spodestare il redi Portogallo o il red'Olaoda, i quali non sono che sovrani. Il i^apa invece non è sovrano cotne un altro : egli come Som - nio Pontefice esercita inoltre un' influen- za religiosa e immensa, senza rivale, sul- r anime in tutte le nazioni cattoliche. Sotto quest'aspetto, agli occhi di esse, è il pili inviolabile esagro; e non si potreb- be toccare la sovranità temporale della s. Sede, perchè agli occhi loro è il pegno della piena indipendenza e della completa dignità di sua religiosa autorità. Ciò che r interesse politico fa valere a' sovrani e alle nazioni cattoliche, il buon senso e il sentimento religioso lo fanno valere per tulli i membri del catlolicismo. » Questi membri sparsi su tutta la terra sono in- dividualmente interessati a volere e a de- siderare che si mantenga l'autorità tem- poraledelPapa.il voto,se non la speranza, d'ogni cattolico, si è di visitare un giorno la città santa, ch'è Roma, e non può es- sere che Roma, perchè è stabilito il centro e la sede della Chiesa: le dottri- ne si sono fecondate e sviluppate dalla pietà e dal sagrifizio. Non è possibile sup- porre e concepire che andandosi a visi- tare la Città Santa e gettarsi a'piedi del Rappresentante visibile di Gesù Cristo, i cattolici di tutto il mondo non volesse- ro sentire e non fossero veramente a ca- sa loro. In fatti R.oma non è soltanto di sua natura la capitale del cattolicismo ; è ancora in equità e io buon senso la proprietà del mondo cattolico". Giova qui notare, che la Civiilà Cattolica co' suoi nitidi tipi ci die' nel 1860 anche a

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parte : Del diritto de Papi e de' Catto- liei inforno agli Stati della Chiesa. Dite articoli drlla Civiltà Cattolica con ap- pendice.Né l'Italia restò al disotto di nes- suna dell'altre nazioni nel protestare sul- l'inviolabilità e integrità de'dominii poo- tificii, con pastorali dell' Episcopato, eoa opuscoli, con indirizzi, con offerte di de- naro, distinguendosi Torino, oltre altre solenni e pubbliche dimostrazioni. Roma profondamente commossa da tante ma- nifestazioni, e penetrata dall'alto destino riserbatole dalla Provvidenza, anch'essa 1 fecesolennidimostrazioni, celebrate pria- I cipalmentedal Giornale di Roma e dal- la CivUlà Cattolica, messimele pubbli- che ne' giorni della Cattedra di s. Pie- tro, ne' venerdì di marzo, nella festa del- la ss. Annunziata, ed a' 12 aprile, anni- versario del ritorno da Gaeta e Portici al- la sua sede del Papa,e dello scampato pe- ricolo narralo nel voi. LXXIII, p. lor, con generale e magnifica luminaria ;oltre i molteplici indirizzi della prelatura, del clero secolare e legolare, del senato, del- la nobiltà, delle corporazioni e civili isti- tuii scientifici e letterari, con attestazioni di fedeltà e di amore. Innumerevoli poi so- no gli opuscoli e le pubblicazioni del mo- vimento cattolico, imponente e consolan- te, a favore del dominio temporale della s. Sede e del Vicario di Cristo, e de'Ioro incontestabili diritti, non che per ram- mentare gì' immensi servigi resi da'Papi alla civiltà, riferiti dall'y^rmo/zjVz di To- rino, dalla Civiltà Cattolica e dal Gior- nale di Roma, e di molti anche ne ra- gionarono. Disse VJvìi de la Religion. » 11 numero considerevole di scritti, che da qualche tempo si vede comparire per la difesa de' diritti temporali della s. Se- de, è un' eloquente testimonianza dello spirito di fede e di divozione, che regna in Francia. Questi lavori non sono com- pilati solo con convinzione e ingegno, ma sono ispirati ancora da principii generosi e da sentimenti elevati, e trovano do- vunque un eco degno di considerazione:

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se ne Tendono a migliaia, vengono letti con favore, e si spargono con eiititsiasroo neir interesse della giustizia e della veri- tà". Molti periodici dell'Italia, della Sviz- zera,d'Ingliilteiia, della Spagna, del Por- togallo e d'altri paesi, riproducono con elogio i più pregevoli degli scritti che in Francia sono pubblicati. Onde, soggiun- ge V Ami eie la Rcligion. li questi giornali sono segnalati per moderazione e imparzialità. Anzi dobbiamo far cono- scere che porgendo queste scritture, si pro[)ongouo di olhire a' loro lettori non già opuscoli superficiali, ma lavori nobili, elevati e degni di considerazione negl'in- teressi cattolici. Sitialte riproduzioni mo- strano aperto l'importanza che all'estero si annette a' lavori deirEpisi;opalo e de' cattolici francesi. Alla Francia conver- gono gli occhi, ed in Francia si ricercano le più nobili ispirazioni, quando si tratta della difesa della grande causa del catto- licismo. Questi omaggi luminosi e disin- teressati ci sembrano assai acconci a com- pensare i nostri vescovi e i nostri valorosi scrittori degli amari insulti e violenti at- tacchi onde sono fatti bersaglio da alcuni giornali di Parigi", Il Giornale di Ro/na, de' 28 febbraio 1860, trasse e pubblicò àaW ^pologisla di Torino, del conte A- •vogadru della Molta già deputato al par- lamento, l'articolo: Ttioiifo della s. Se' desidia Ideologia Socialisdca. Soltanto riprodurrò. « Un'occhiata però a Pio IX sedente tranquillo sulla sua navicella, pic' nodi coraggio nel presente e di speranza nell'avvenire, perchè si sa che la navi- cella cede alle onde, ma non può esser sommersa ; e sa per esperienza propria che i giorni di prova sono forieri di giorni di gloria ; e poi si dica se il suo trionfo non è già cominciato, e se il cattolicisrao non ha a consolarsi già fin d'ora di bel- le speranze e d'importanti acquisti. Si, il sole della vittoria per Pio IX, per la s. Sede e pel popolo fedele già spuntò, e sale maestoso a ricreare e illuminare il mondo, a fugar le tenebre, a confondere

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l'errore e l'oltraggio. Son di certe e[)oclia nel nioridu, in cui per la Provvidenza divina fra mille sconquassi si discutono e si risolvono questioni importanti, rimaste per secoli in silenzio; noi crediamo che ({uesta sia l'epoca, in cui la questione della legittimità, necessilà, utilità del re- gno temporale del P.ipa riceve nel coi so della storia de' secoli la più splendida ed ampia soluzione. Si potranno contrappor- re in avvenire passioni o fatti, ina lu ve- rità ègià splendida e in sodo, coronata dal fiufiragio universale della cristiana repub- blica. Tutto questo è la soluzione d* un più ben vasto dramma, che non sia quel- lo iniziato da Mazzini e soci nel 1848, ri- cominciato nel 1839 da uomini cui si h notte innanzi sera. E' la conclusione del gran dramma che fra svariate peripezie procede da secoli: è l'assoluzione dalle calunnie contro il Papa-I\e ed i suoi di- fensori ; è la dimostrazione della giusti- zia, innocenza, sapienza colla quale i Pa- pi salirono al trono, ressero i loro popoli, difesero i propri diritti ogni qualvolta fu- rono assaliti. £' la vittoria morale del di- ritto sul fatto, delle basi della civiltà vera cristiana, su tuttociò che di eterogeneo e di mentitole si vuole appiccare daile ri- voluzioni del pensiero e dell' idea, spu- manti rabbia contro Pietro e la su?, roc- ca, e la verità immutabile eh' egì» rap- presenta. Tutto questo è opera del dito di Dio, del dito che da tutti gli avveni- menti e le contrarietà umane strappa un'attestazione alla sua verità, una lodea ed alla sua Chiesa". La Civiltà Callo- lica, che nell'articolo: Ragioni e diritti de' Papi al Principato, sentenziò: Egli è dovere di chiunque ha in mano la penna per la difesa della verità e della Religio- ne, di non obbliare quest'argomento, poi- ché in fondo l'odio non è che a Dio e alla sua Chiesa. Ed essa Civiltà Catto- lica, fin da' primordi del suo aureo pe- riodico, mai sempì e lo propugnò, come colle trattazioni : // Principato civile de' Papi, liilela della dignità personale:

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Cti Stali i!ell<t Chiesa e il loro cibile ir.u-oi'o ^//'M>i7/Vr.v(sonoal(nnìen»en(l en-

rrg^iniftito. Nella conente serie poi co- coruuirsi anco le |)ul)l)lica7.ioMÌ ileli'allio

{)iusa(nenle lo clisciissee difese, o con prò- illustre e tiotlissiino francese mg/ P. L.

pri arlicolio trallati inagnilìci.o con ilot- l'arisis vescovo ti' Arras. Si può vedere

te riviste, o con gravi confiilaiioui, ed e- il n. 5i del Giornate di Roma (\e\ i 8Go),

ziandio con riprodurne co' suoi tipi edi- Risposta del tonte Solaro della l\lir-

zioiii a parte, a lievissimo prezzo per la gherilaall'npificolo : fi Papa ed il Con-

dilliisioiie. INIi piace ricortlare precipua- gretsn; con Appendice d'alcuni opusco-

mente i seguenti. // Debito pubblico pan- li di altri deputati al parlamento sardo

ti fido, lettera al conte J. Costa della sopra il go^rmo temporale del Papa

Torre deputato al parlamento di Tori- (meritò ristampa. Quesl' illustre publ»li-

no, del marchese Gioacchino Pepali di cista, ed eminente uomo di stato, dotto,

Bologna. Risposta alla lettera diretta saggio e religio^o.già valente diplomatico

dal marchese Pepali al conte Costa del- e i.° ministro dell'infelice redi Sardegna

la Torre snl Debito pubblico pontificio. Carlo Alberto, di cui disse : » È lo stesso

Delpotere temporale de' Papi pel K'iscon- Dio quello che regola adesso gli umani

te G. De-la- Tour deputalo al corpo le- eventi. Deli protegga 1' augusto fìllio e

slativo di Francia. Risposta al iMe- successore del venerato mio sigtioie Carlo

morandum indirizzato dal preteso go- Alberto! Aucire^li amò l'Italia, combat-

verno delle Roniagne alle Potenze e a' per l'Italia, tuur'i.puòben dirsi, vittima