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^5^^<5^

RACCOLTA DimWI

xi. 4

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RACCOLTA

DI VIAGGI

DEL NUOVO CONTINENTE

FISO A' NOSTRI

GOHTOATA

DA F.C. MARMOCCHI

Toh. XI.

PRATO 1843

I.

VIAGGI

AL

NUOVO CONTINENTE

Tom. 5.

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VIAGGI

LETTERE RELAZIONI E MEMORIE

RELATIVE

ALLA SCOPERTA ED ALLA CONQUISTA

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Fu a w cerco Hbrnan dez b Giovanni di Gaigialta i

Fernando Cortes !

Alta Jxtlilxocbitl , Las Casas J

ecc. ECC. ECC.

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Volarne Unico

PBAVO

TIPOGRAFIA GIACHETTI 1843

PREFAZIONE

^^H I L paese di Yucatan fu sco-

1 S R perlo nel i 5 4 7 da France-

Tom urta» sco Hemandeedi Cordova, e dal piloto Giovanni Alaminos nativo di Pa- tos, che ave\a accompagnalo il Colombo nel suo quarto viaggio , nel quale scoperse l'isola di Guanaja.

Uernandez di Cordova costeggiò per qual- che tempo i lidi dell' Yucatan , e perde molta gente in diversi conflitti coi naturali del paese.

10 Re

Poscia fu spinto sulle spiaggie della Florida, donde tornò a Cubale quivi morì, dieci gior- ni dopo esserci arrivato .

Allora il governatore, Diego Velasquez , delle il comando della nuova spedizione che avea preparata per fare delle scoperte dalla parte d'Occidente, a Giovanni di Grigialva , nato come lui a Cuellar: ei s'era distinto in molte spedizioni contro gì' Indiani di Cuba , ed il Velasquez lo amava come suo parente , sebbene tale non fosse. » Egli era , dice il Las Gasas , così umile e docile , che niuna cosa al mondo lo avrebbe fatto deviare dalle ricevu- te istruzioni , anche al rischio di correre mag- giori pericoli: io sono stato seco in intima re- lazione, e l'ho sempre trovato ubbidientissi- mo ai suoi superiori ; e questa è la ragione per cui ei ricusò sempre alle istanze di coloro che lo consigliavano a stabilir colonie, men- tre le sue istruzioni non lo autorizzavano che al traffico . »

Nullaos tante il Velasquez fu malcontento di lui , perchè non avea stabilito colonia in

•« 11 »» paese ricco come quello che avea scoperto, e Io accolse malamente. Gli ricusò il coman- do della nuova spedizione che avea allestita, e lo diede a Fernando Cortes, il quale, colla sua disobbedienza , non tardo molto a farlo pentire di averlo preferito al Grigialva .

Quésti, dopo aver fatto parte della spedi- zione del Garay , tornò nel 1325 a San Do- mingo — »ove l'ho conosciuto (continua il Las Casas) immerso nella miseria. »— Andò po- scia in Terra Ferma a trovare il Pedrarias d' Avila , e fu da questo mandato a Nicaragua dove rimase estinto, con molti altri Spagno- li , in uria ribellione degli Indiani della valle di Ulancos .

Ferdinando Cortes (1) era un gentiluo- mo .che riuniva in se la prudenza e 1' audacia. Destinato al foro, partito còme volontario per le armale d' Italia , erasi trovato avviluppato in quella d'America. Formato nella scuola dell' Ovando, parente di lui , egli aveva avuto

(1) Nato a Medelin città della Estremadura , nel 1485 .

»& 12 S*° tulio il tempo necessario , in quattordici anni , per familiarizzarsi con le abitudini coloniali . La spedizione di Cuba aveagli frullalo vasti doni in i i e numero grande d! Indiani. Consacra tutte le sue ricchezze e tutto il suo credito all'intrapresa affidatagli dal Velasquez,e il go- vernatore e gli altri Spagnuoli di Cuba vi con- tribuirono ognuno secondo le proprie forze.

Non ostante questa associazione dei più ric- chi personaggi di Cuba, i mezzi della spedi- zione non corrispondevano al fine (mal cono- sciuto è vero) al quale ella era destinata- compone vasi di undici navigli in tulio, il più grande de' quali, onoralo col grado di vascel- lo ammiraglio, non superava la portata di cento tonnellate 3 altri tre erano di settanta odi ottanta tonnellate, e gli ultimi sette non erano che piccole barche senza ponte.

Il personale componevasi di 617 uomini , 508 dei quali erano soldati , e J09 marinari od operai. Tredici soldati erano armati di mo- schetti e Irentadue di fucili, ed ogni rimanen- te di spade e di picche . Aggiungasi a tutto

•S 13 SS*

questo i 6 cavalli , dieci piccali pezzi d' arti- glieria da campagna, e quattro falconetti .

Se ini trattengo sopra le minute particola- rità di queste forze , non lo faccio per far conoscere la gloria di questa spedizione , ma per indicare uno dei principali motivi che spingerà a barbare estremità coloro che la compongono^ mancando di forze materiali, ei saranno obbligati adoperare il tradimento e la crudeltà.

La piccola flotta partì da Cuba il 1 8 no- vembre 1 5 1 8 5 ed appena il governatore l' eb- be perduta di vista , pentissi deUa scelta fatta per comandarla , e richiamò il Cortes , ma in- vano.

In tal guisa dunque il comandante della spedizione, prima di aver approdato alla riva scoperta dal Grigialva ( e da questi chiamata Nuova Spagna) , si vide senza appoggio dalla parte dei suoi capi , ed obbligato a riscattare a forza di tesori la propria vita dal patibolo pre- paratogli dalla sua disobbedienza .

La conquista del Messico è una di quelle

intorno alle quali esistono maggiori docu- menti: furon raccolti i più piccoli incidenti, perchè aveano importanza per l'occhio eser- citalo del Cortes; l'uso che egli sapea farne ispirava la più alla idea (se non della sua umanità e giustizia , che non si traila di ciò) della sua sagacilà, della sua presenza di spi- rito, del suo ardire, della sua pazienza . Una volla che si animella il fine, al quale egli mi- ra, Insogna riconoscere quasi in ognuna delle sue azioni quelF irrefragabile buon senso, che tanto riscontrasi nei commenlarii di Cesare; così , il conquistatore dei Galli e quello del Messico hanno comune ira loro perfino la bar- barie di aver falle tagliare le mani ai loro pri- gionieri : quando non ci è permesso di segui- re a passo a passo il Cortes, ci sfugge il solo interesse che possa attaccarci alla condotta della sua piccola armata.

Kel febbraio del 4549, avvenne la sotlo- missione sanguinosa degl' Indiani di Tabasco; e nel marzo successe lo sbarco a San Giovanni

•SS lo E2*

d' Ulloa . GÌ' Indiani aiutarono lo disbarco . Sopraggiunsero dei deputati del Gran Mon- tezuma , con dei regali consistenti in stoffe di cotone, penne* di colori brillanti, adornamen- ti d'oro e d'argento di curioso lavoro , il Cortes mostrò per essi molto rispetto. Pittori mes- sicani disegnarono sopra tele bianche di co- tone i vascelli , t cavalli e le artiglierie , per darne una idea a Montezuma : il Cortes fece suonare le trombe, schierò i suoi uomini in battaglia, e quindi cannoneggiò un piccolo bosco.

Nuovi deputati recarono agli Spagnoli nuo- vi donativi, dei braccialetti, degli anelli ed al- tri ornamenti d'oro, delle scatole ripiene di perle , di pietre preziose , di grani d'oro non lavoralo , e due grandissimi piatti d' argento e d' oro rappresentanti il primo la luna , l' al- tro il sole . Questi deputati voglion trattare col Cortes:, ma il Cortes insiste per essere ammes- so alla presenza del principe, il quale non acconsente, e tre inviati vengono, Y uno dopo l' altro , ad intimare agli stranieri di ritirarsi .

11 Cortes allora trasformò il suo campo nella Città ricca della Fera Croce (Villa Rica de la Vera Crini) , nome che desta idee e preoccu- pazioni che sembrano conlradiltorie, ma che però esistevano armoniche nella testa e cuore dei Casigliani: la Croce e la ricche; za ! 11 Cortes creò nella sua nuova città tribunal supremo, (juindi si dimesse dal < mando ricevuto dal Vclasquez, per esseri investita da questo tribunale: egli ornai l' eletto della sua armata .

Un vassallo di Monlezuma ( il Cacico Zwnyoaflo) , domandò l' alleanza dei Cristia- ni , in onta al suo Signore -, ed il Cortes si di- chiara riparatore delle ingiustizie, nemico de gli oppressori, ed amico degli oppressi : coste che nel corso di tre mesi il Cortes ha sue i leale due nazioni guerriere pronte a scuolen il giogo di Monlezuma.

Il Cortes spedi in Ispagna un vascelfo ca- rico doro, e, ad imilazionedi Agaloelo Si- racusa, distrusse la sua flottiglia per logli* ai piutiliinli del Yelasqucz ogni speranza <

<*8 17 Zh

fuga . Nel tempo stesso i suoi soldati abbatte- rono gli idoli del tempio principale di Zeni- poalla, e v'inalzarono in loro vece dei Croci- fissi e delle immagini della Madonna .

Addì 1 6 d' agosto , il Cortes partì da Zem- poalla con §00 uomini, 15 cavalli, sei pezzi di cannone , molte provvisioni , e condusse seco 200 portantini Indiani e 400 Zcmpoal- lani come ostaggi. Giunto sopra il territorio dei popoli cacciatori di Tlascalà , domandò loro col mezzo di quattro interpreti Zem- poallani il passo \ ma questi corsero il rischio d'esser sacrificati agli Dei del paese, per ven- dicare gì' Idoli che aveano lasciato abbattere. Da questo punto successero tante pugne, quan- ti furono gli accampamenti : attacchi perpe- tui, ma senza disciplina , senza ordine e con- tinuamente sospesi dalla cura di mettere in sicuro i feriti ed i morti. Le frecce munite di pietre appuntate o d'ossa di pesce, e le spade di legno . temibili per uomini nudi , rompe- ansi sopra gli scudi degli Spagnoli , o appena scalfivano i loro corsaletti. Le regole della

XI

guerra , imponevano l' obbligo a questi popoli di prevenirci loro avversari avanti l'attacco, e di provveder loro i viveri; avevano veduti al- cuni dei loro, rimasti prigionieri, tornare dal campo Spagnolo carchi di donativi , altri (come i prigionieri Galli di Giulio Cesare) con i moncherini sanguinosi : laonde essi non sapevano che pensare degli Spagnoli.

Uno dei loro messaggieri diceva ai Bian- chi : se voi siete simili ai nostri Dei, ecco < cinque schiavi: bevete il loro sangue, ma giale la loro carne.- Se voi siete Dei men tremendi, ecco dei profumi e delle penne.— Se, finalmente siete uomini, prendete queste carni , questi pani , e queste frutta !

Il Cortes entrò come padrone nella loro ca- pitale. Aboliti i sacrifizi umani, dicesi che il padre Bartolommeo d'OImedo durasse molta fatiea a trattenere lo zelo del Cortes contro gli idoli di Tlasealà , ed il suo furore contro i loro sanguinari sacerdoti : modo, che ne! secolo XVI , e nel campo del Cortes fosse

^8 19^

necessario che un monaco Spagnolo si costi- tuisse difensore della libertà religiosa.

Sei mila Tlascalàni accompagnarono il Cor- tes: addì 13 ottobre , Cholula^ la città Santa del Messico , la Gerusalemme dell' America Settentrionale , il luogo dei pietosi pellegri- naggi , ed il ricettacolo delle fastose offerte , aprì le sue porte al Cortes . L' annunzio vero o falso d' una cospirazione in Cholula contro i Bianchi, fu segnale di una orribile carnefi- cina : il Cortes sotto varj pretesti , chiamò e ritenne presso di se j capi ed i primarj cittadi- ni , quindi incitò contro la città gli Spagnoli e gl'impuri Tlascalàni. Sei mila Cholulani fu- rono trucidati -, la carneficina ed il saccheggio continuarono due intieri giorni , i templi ed i preti furono bruciati. Dopo, al dire degli sto- rici Spagnoli, la pitta si ripopolò di nuovo, i magistrati arrestati riassunsero le loro funzio- ni , e gli stranieri furono serviti come Dei .

La capitale era 20 legl^e distante. Per ogni dove il Cortes non trovò nei Caciqui (stando a quello che dice), che segreti nemici del

principe Messicano, e profittò del loro risèri limonio.

A misura che gli Spagnoli scendeva!» dalle montagne di Chalet), offeriva» ai loro

sguardi la vasta pianura del Messico; all'aspet- to di questa valle, una delle più belle del mondo; all'aspetto di campagne coltivale per quanto l'occhio polea scorgere ; alla vista un lago simile ad un mare , cosparso d' Ìsole , ed in mezzo al quale, sovr' una di esse, pom- posi sorgevano mille edifizi , templi e torri do- rate-, a questa vista gli Spagnoli erederonsi trasportati nel paese degli incantesimi.

Il Cortes era giunto quasi alle porte del Messico , prima che il monarca dopo molli e inutili messaggi avesse deciso qual genere d'accoglienza dovesse farglisi: gli Spagnoli continuavano la loro marcia sull'argine che conduce alla città traversando il lago, quando mille Indiani vestiti di cotone e adorni di piume sfilarono con rispetto davanti al Cor- tes, annunziandogli 1' arrivo del principe^ venner quindi due centinaia d' uomini che

marciavano accoppiati; scalzi , silenziosi e ad occhi bassi, dopo i quali comparve finalmente Montezuma assiso sur una specie di sedia d' oro portata a spalla da quattro signori : tre Indiani lo precedevano armati di verghe di oro , al moversi delle quali la folla chinava il capo e copriasi il volto. Il Cortes alla vista del re scese da cavallo , e non omise nessuna delle consuete ceremonie ; e Montezuma scese dal seggio , ed appoggiato al braccio dei suoi parenti fece alcuni passi in avanti, camminan- do sopra tappeti di cotone, i quali con premu - ra i suoi cortigiani stendevano: quindi rispose al saluto del Cortes, toccando il suolo colla destra e quindi baciandosi la mano ; atto suf- ficiente , per persuadere la folla dei Messicani del carattere divino degli Spagnoli ! Il mo- narca, dopo le desiderate spiegazioni, asse- gnò per alloggio ai suoi ospiti un edifizio mu- rato e merlalo , vasto abbastanza per conte- nere le loro schiere e quelle dei loro alleali :, edifizio , che il Cortes in pochi giorni ridusse in una vera fortezza

-:i 22 eh

Passo sotto silenzio le visite recìproche, che il principe ed il capitano Spagnolo si fecero, non che l'effetto della vista della grande città, per i Cristiani anche più attraente ; ma non tralascio d'osservare, con Bernal Diaz, che ^li Spagnoli erano ìn una trappola. Or dunque , che fece il Cortes per trarneli ?

Ei trovò il mezzo di farsi condurre nel suo castello il gran Montezuma dagli ufiziali stessi di lui, di pieno giorno, attraversando la sua popolosa città, senza resistenza e senza spar- gimento di sangue . Un vassallo di Montezuma erasi difeso in una lontana provincia contro gli Spagnoli; arrestalo per ordine del mo- narca, con suo figlio e quattro principali uf- fìziali, fu insiem con questi consegnato al Cortes, il quale li fece condannare ad essere arsi vivi . e immediatamente li mandò al sup- plizio ! Nel tempo dell' esecuzione , Montezu- ma fu caricato di catene.

Erano scorsi sei mesi, che questo principe abitava cogli Spagnoli, che gli permettevano di andare (sotto buona scorta) a pregare nel

•« 23 85«

tempio, ed a cacciare al di del lago. Il Cor- tes faceva percorrere il paese da alcuni dei suoi soldati accompagnati gbitìe ed intèr- preti datigli dal monarca medesimo ; e fece costruito? due brigantini , perchè navigassero

*

nel lago , e Servissero (diceva egli) ai piaceri del principe.

Finalménte Montezuma si riconobbe vas - sa Ho del re di Castiglià, e convenne di pagar- gli arinuo tributo . L' atto fu steso secondo le forme della cantelfeHa Spagnola, e di più il prihcipe Messicano offerì un donò m oVb di diie milioni e mezzo di lire. Ma non potè il Corles ottenere nessuna mbdifitazioVrè àufle abitudini religione di Montezdmà , foche però non ihipcdì, ch'egli, alla testa di un pugno di Soldati , non abbattesse gì' fdoli del gran tempio del Messico 5 dito, che contribuì po- tentemente a decidere il popolo a sollevarsi , come più tardi fece.

Erano compattar éufté coSte Messicane alcuni vascelli. Dessi non erano apportatori della ri- sposta alfa Ietterà, che il Cortes avea inviata in

/

Ispagna insieme co» ricchissimi donativi; no portavano il perdono di lui, gli arreca van soccorsi : ma adducevano invece una dichia- razione di guerra a nome del Velasquez , go vernatole dell'isola di Cuba, che avea posta la taglia sulla testa del Cortes. Panfilo di Nar- vaez, comandante, fu inviato contro di lui con ordine di arrestarlo, e quindi di conti- nuare l'impresa da esso incominciata.

Il Cortes spedi ai suoi nemici il Padre Olme- do per disarmarli, ma fu inutilmente. Allora, lasciò il rea! prigioniero ed i suoi tesori sotto la custodia del Padre Alvarado e di 1Ì>0 uomini, e marciò col resto della sua truppa contro il Narvaez. Annoi suoi soldati colle lunghe pie che degli Scinalh-si, affinchè resistessero al- l' urto della cavalleria de' suoi nemici, ed in pavido attaccò la battaglia profittando della notte, ed ebbe la fortuna, nella confusione della pugna, di far prigioniero lo stesso Narvaez . Da quel punto i seguaci del suo nemici abbassarono le armi, e validamente rinfor; rono il piccolo esercito che comandava.

^8 2S^

Nel tempo che questo succedeva sul littora- le , una imitazione poco destra dell' artifiziosa politica del Cortes , pose gli Spagnoli del Messico in gran pericolo : la rivoluzione scop- piò in città, e nelle provincie circonvicine gri- dossi arditamente e con meraviglioso accordo, odio agli stranieri / Gessarono gli alti di ri- spetto, i segni d' amicizia inverso ospiti ornai esosi , il popolo si affollò come prima fa- cea intorno al Cortes , mentre tornava vitto- rioso del Narvaoz . Adescati dagli ornamenti d'oro, onde i Messicani fecer pompa nell' oc- casione di una delle loro feste solenni , gli Spagnoli aveano circondalo il gran tempio del Messico, mentre vi si eseguivano i balli religiosi , e trucidato e spogliato i principali abitanti della città: la qual cosa irritò grande- mente la plebe, e svegliò in essa l'audacia, che da gran tempo avea perduta : nella zuffa gli Spagnoli (feriti in gran numero) non pote- rono impedire, che i Messicani incendiassero i loro magazzini di vettovaglie , talché tutte rimasero preda delle fiamme : ma per allora

XI.

le comunicazioni coli' esercito del Cortes furo- no conservate, e la strada stessa che prolun- gasi stilla gran diga del lago, non fu dai sol- levali intercettata .

Al suo arrivo il Cortes mostrò il maggior di- sprezzo per Monlezuma suo prigioniero, e non nascose ulteriormente i suoi disegni. Gli Spa- gnoli furono assaliti perfino nelle loro fortifica- zioni:, il popolo il più avvilito crasi scosso, sol- levatole di docile ed amico era divenuto fero- ce ed implacabile. Il cannone, che continuo tuonava a capo le vie, più non arrestava la l'olla degli assalitori, e la notte sola potè porre un termine al loro furore. Il Robertson narrando la storia questa battaglia chiude il discorso così: "Pugnarono un giorno intero, ed im- mense calaste di Messicani coprii ano il suolo; gran parie della città venia divorata dalle fiorame; e gli Spagnoli, stanchi di carnefici- na ed incalzati incessantemente dalla folla, che si gettava sovr'essi, come fanno le onde del- l'Oceano contro le rupi della costa, rientra- rono nelle trincee seco loro conducendo dodici

^8 27 »«

compagni estinti e sessanta feriti . » Un se- condo attacco non fu più felice del primo } lo stesso Cortes ebbe una mano trafìtta da una lanciata !

Non rimaneva agli Spagnoli che una ri- sorsa , e la tentarono : condussero Montezuma, vestito de' suoi abiti regali , sopra le mura , d' onde gli comandarono d' imporre ai suoi sudditi di por fine alla pugna e di abbassare le armi . La turba rimase per un istante immota ed incerta-, ma poi rispose con una nube di frecce e con una grandine di sassi . Il re fu colpito da una grossa pietra e stramazzò per terra : d' allora in poi fu segno dei più duri trattamenti} e mori di fame qualche giorno dopo.

m

Gli Spagnoli furono infine obbligati a ri- tirarsi : i mali che nella ritirata do vetter sof- frire , occupano molte pagine nei libri dei loro storici , una notte specialmente fu per loro fu- nestissima , e chiamanla però la noche trista > nella quale il Cortes perde la metà de' suoi soldati \ quelli che caddero vivi tra le mani

dei Messicani, furono «la quesl loro Dei! Per meglio significare la immensità del disastro, gli storici Spagnoli dicono ! » Ferdinando Cortes pianse / »

Cn immenso esercito di Messicani atlendea gli avanzi degli Spagnoli in una pianura per la quale necessariamente doveano passa- re: ed infatti vi giunsero, stanchi per sei gior- ni di marcia tra aspri monti, e sfiniti dalla fame clic pativano: nulladimeno, impavidi» disperati, dettcr dentro al più folto delle fa- langi nemiche, ove sventolava lo stendardo dell'Impero. La presa di questa insegna fatta dal Cortes stesso, bastò per colpire di terrore quella moltitudine superstiziosa, e per decì- dere della battaglia non solo, ma anche dei destini dell'impero Messicano.

Giunto presso i Tlascalani suoi alleati, ei si disfece di alcuni soldati indisciplinali, e riorganizzò gli avanzi del suo esercito. Quindi, addì 28 dicembre, ei si ripose in cammino con 550 fanti-, UO cavalieri, 9 cannoni, e 40 mila Indiani alleati . Con queste forze presto

•» 29 ». s' impossessò di Tescuco, sulle rive del lago di Messico, seconda città dell' Impero , disco- sta circa 1 5 miglia dalla capitale . Assoggetto quindi , parte colla violenza e parte colla dol- cezza , tutte le citta circonvicine , nelle quali seppe trovare numerosi nemici a Messico. Im- piegò tre mesi nella costruzione di una arma- ta di brigantini , facendone portare i mate- riali dalle lontane montagne a Tescuco, ed il $& aprile del ISSI , quei navigli furono lanciati nell' acqua, battezzati e benedetti dal Padre Olmedo, e spiegarono le vele, attacca- rono con successo le fragili barche dei Messi- cani, e presto rimasero signori assoluti del lago

Stretta la città del Messico da tutte le parti, il Cortes credette fosse venuto il tempo di tentare un assalto:, e lo tentò addì 3 luglio, ma infelicemente; perche perde più di 60 uo- mini, due terzi dei quali cadder vivi in po- tere dei aemicL Nella prossima notte , in mezzo alle grida di trionfo ed alle luminarie della città, il Cortes ed i suoi soldati credettero

scorgere di sopra i brigantini i loro compa- gni, che ballavano al cosp voti imi

■Ilo delle spavenle

! che e

;ini messK cerdoli squarciavano ad essi solennemente il petto, ne traevano il cuore, e ne distribui- vano le carni ai fedeli! Orrenda vista ! !

Frattanto, una predizione que'saccrdoti non realizzala , fruttò al Cortes il soccorso di 150 mila Indiani, i quali rinforzarono l'asse dio delia città per terra, mentre i brigantini stringevano seni [tre più per acqua : quindi la fame incominciò le sue stragi nel Messico. Ad- dì 27 di luglio gli Spagnoli occupavano Ire quarte parli di Messico^ allorquando il gio- vane Guatimozìn, secondo successore di Mon- tezuma e suo genero, fu arrestato in una bar- ca : allora la città si arrese dopo aver soste- nuto per settantacinque giorni l'assedio.

Siccome il bottino non corrispose all' aspet- tativa dei vincitori, fu intimato al giovani Monarca ed ai suoi primari uflìziali, mediante le più orribili torture di dichiarare in qua! luogo avevano nascosti i loro tesori . E noi

*a Zi »• la celebre risposta data da questo principe al suo ministro , il quale , steso al pari di lui so- pra una gratella con sotto fuoco ardente , gri- dava^ gemeva e si contorceva : » ed %o> disse il principe , io sono forse sopra delle rose » ? Un'ultima sollevazione del Messico (1 552), tosto sedata dal ferro e dal fuoco, induce ad argomenlaredella tirannia insopportabile degli Spagnoli.» I popoli furono ridotti in schiavitù, i capi messi a morte crudelmente -, il passag- gio dei Cristiani fu per ogni dove segnato col sangue-, nella sola provincia di Panuco 60 ca- ciqui o capi e 400 nobili furono bruciati vivi tutti in un tempo , per ordine del Sandoval (luogotenente di Cortes) e d' accordo in que- sto col Cortes stesso ; ed i parenti ed i figli di questi disgraziati , furon forzati ad assistere a questo esecrando spettacolo! Il Cortes mandò, senza processo ne altra formalità alla forca il giovine ed intrepido Guatimozìn ed i caciqui di Tescuco e di Tamba , i due primari perso- naggi dell' Impero-, e Y infimo soldato Spa- gnolo si fece un dovere d'imitare l'esempio

datogli dal Capitano Generale e Governatore (fella IVuova Spagna Cosi fu conquistato il Messico. E noi leggeremo più diffusamente le particolarità, che in questa prefazione non poteamo accennare altro che ili corsa, nelle tre lunghe e belle lettere scritte d' officio dal Cortes slesso alla Maestà Cesarea Carlo imperatore, e re Cattolico , le quali forma il corpo di questo volume .

Poco mancò che il Cortes, dopo avere edi- ficala sulle rovine dell' antico Messico una città (ulta Spagnola , non facesse la trista fin di Vasco iNugnez di Balboa, che perse la te- sta sul patibolo (nel 1517): fu obbligato ; correre in Spagna per difendersi dalle grav accuse appostegli , non già di lesa umani ti (che i più a questo in quei tempi non pensi vano) ma sibbene di lesa maestà; conciossia- chè la sua potenza, veramente grande , nei lontani paesi del Messico, ispirava nell'animo dell' imperalor Carlo tal diffidenza , che per gelosia i cortigiani fomentavano ed accresce- vano. Ma il Cortes si difese vittoriosamente al

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cospetto dell' imperatore contro le imputazio- ni ( false veramente ) di suddito sleale, sicché riavuta la grazia del suo signore potè ritorna- re nel Messico, soggetto però all' autorità di un viceré .

Nel 1536 scoprì ia penisola della Califor- nia . Tornato poco dopo in Europa, accompa- gnò nel 1541 l'Imperatore Carlo V sotto Al- geri.—Finalmente nel 1334, morì presso Si- viglia nella disgrazia del principe. Quasi tutti gli storici contemporanei narrano, che un giorno, in una strada di Siviglia, un vecchio facendosi largo fra la folla potè giugnere alla carrozza imperiale, montare sopra la staffa ed affacciarsi allo sportello: E chi siete voi, do- mandò Carlo V ? Un uomo che ha dato più provincie alla Maestà Vostra di quello che non le abbiano lasciato città i suoi avi ! E dica- no che questo vecchio fosse il Cortes . Questo aneddoto, del quale non vorremmo guarenti - re T autenticità ci dimostra però la impressio- ne che nei contemporanei produssero le im- prese del Cortes , e l'ardire del suo carattere .

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■SS 54 Sì»

Per completare la storia della scoperta e conquista del Messico , noi raccogliemmo nel presente volume rari scritti di autori contem- poranei, che fanno corredo opportuno direi anche necessario , alle lettere del Cortes ; tra Ì quali autori primeggiano per la novità ed originalità don Fernando d'Alva Ictlilcoscitl, messicano , che il Bustamante , già presiden- te della repubblica del Messico , non teme di appellare i7 Cicerone del suo paese , e per la chiarezza del nome, il venerabil vescovo di Chiapa Bartolommeodi Las Casas, l'eloquen- te difensore dei poveri Indiani, il sincero amico degli infelici . Queste sono le più tra- giche ed orribili istorie che da occhi umani sicno state lette giammai -, commoveranno per certo, in chi non avrà il cuore più duro che di macigno , commiserazione e terrore infinito, e da questi affetti potrà ciascuno ricevere singoiar profitto.

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SCOPERTA

DELL'

YUCATAN

PUMA TI ERA DELLA NI'OYA SPAGNA VISITATA DAGLI SPAGHUOL1

Pngm Ir* Spjgiuuli r ludi

CENIVI

SULLA SCOPERTA DELLA PENISOLA

DI YUCATAN

FATTA DA FRANCESCO HERNANDEZ DI CORDOVA

L1 ***> 1317. MTRATTI DALLA STORI» GB** HA LI DELL* INDIR

DI FRANCESCO lopes D] SOMARA

\ ' yccai \s è una punta di terra , olia { sta in ventun grado di latitudine ; ri dtibdoiiiu dalla quale si nomina una grandissi- ma provincia. Alcuni la chiamano penisola, perchè quan- to più si mette al mare più si slarga , benché , dove è più cinta, ha quattrocento miglia, che tanto v'é da Xicalanco o spiaggia di TerminoB, a Cetemal che sta nella spiaggia

58 HERNANDEZ

dell'Ascensione ; e le carte da navigare che la strìngono assai , vanno errate .

La discoperse, ancora che non del tutto, Francesco Hernandezdi Cordova, Tanno millecinquecentodiciaaette ; e fu in questo modo: Armarono navili Francesco Hernan- dez di Cordova , Cristofano Morante e Lope Ochoa di Cai- zedo , nel sopraddetto anno , a spese loro e sotto la di- rezione del governatore Diego Velasquez , in Sant' lago di Cuba, per discoprire e barattare; altri dicono per por- tare schiavi dalle isole Guanaxos per le loro miniere ed industrie , perchè andavano mancando i naturali di quelle isole e li governatori proibivano di mandare i superstiti alle miniere e ad altri durissimi travagli. Stanno gli abi- tanti delle Guanaxos appresso degli Honduras , e sono uo- mini mansueti , semplici e pescatori, che non hanno armi fanno guerra.

Andò capitano di questi tre navili Francesco Hernandez di Cordova: portò in essi cento dieci uomini, e per nocchiero Antonio Alaminos di Palos di Moguer , e per riveditore Bernardino Iniguez della Calzada; ed ancora dicono che menò una barca del governatore Diego Velasquez, che por- tava pane, ferramenti ed altre cose alle lor miniere e offi- cine, perchè, portando qualche cosa, quelli che in esse la- voravano avessero la loro quota .

Parti adunque Francesco Hernandez ; e con il tempo che non lo lasciò ire ad altro luogo , o con la volontà che aveva di discoprire, andò a dare in paese non saputo mai visto dalli nostri , dove ci sono certe saline in una punta a cui messe nome dell* donne, per esserci torri di pietra con gradi e cappelle, coperte di legno e paglia, do- ve in bellissimo ordine stavano posti molti idoli che pare- vano donne. Maravigliaronsi gli Spagnuoli in vedere edititi

VIAGGIO 30

di pietra, che Ano allora non si erano veduti; e che i naturali andassero vestiti tanto riccamente e politamente, perchè avevano camiciuole e mantelli di cotone bianchi e di colore, pennacchi, pendenti, gioie d'oro e d'argento; e le donne, aveano coperte le mammelle e la testa .

Quivi non restò ; ma se ne andò ad un9 altra punta a cui mise nome di Cotoce , dove trovò certi pescatori , che di paura o di spavento si ritirarono in terra , rispondendo agli Spagnuoli: cotohè cotohè, che vuol dir a casa a casa, cre- dendo che gli domandassero della strada per andar là; di qui restò tal nome al capo di quel paese. Un poco più innanzi trovarono certi uomini; e domandati come si chiamava una grandissima terra che stava li appresso , risposero tectetan ttctetan, che vuol dire non t' intendo: credettero gli Spa- gnuoli che si chiamasse così, e, corrompendo il vocabolo, chiamaron sempre quella contrada Yucatan , mai se gii toglierà quel nome.

Ivi trovarono croci d'ottone e di legno sopra le tombe, donde argomentano alcuni, che molti Spagnuoli andarono a questo paese quando successe la mina e distruzione della Spagna fatta dalli Mori in tempo del re don Rodrigo ; ma io non lo credo, poiché quelle croci non sono nelle isole del Mare Atlantico, in alcune delle quali é necessario toc- care ( ed ancora forzatamente) prima di arrivar quivi , ve- nendo di Spagna .

Da Yucatan andò Francesco Hernandez a Campeccio : luogo grande , che nominò Lazzaro , per essere arrivato li la domenica di Lazzaro. Sceso in terra , fece amicizia con il signore del luogo , e cambiò con quelle genti mantelli, penne, gusci di granchi e nicchie legale in argento ed oro: gli dettero pernici, tortole, anatre, galli, lepri, cervi ed altri animali da mangiare , molto pane di mah , e frutte .

2

« III: RN A NIH'i:

Queste genti accostavansi alli Scagniteli : alcun

vano le barbe, altri le vesti , altri tentavano le spade: tutti

questi abitanti andavano imbellcltati .

Quivi era una torretta di pietra, quadra ed a scaglioni, nella cima della quale slava un idolo con due animali fieri alli lìanclii come che se lo mancassero, ed una serpe li ga quarantasei^ piedi, e grossa quanto un bue, falla pietra come l'idolo, che si divorava un leone: era l'idi bruttato di sangue d'uomini sacrificali, secondo l'usanza di tulli quelli paesi di Campeccio .

Andò Francesco Hernandez da Cordova a Ciampotòu terra mollo grande, il signor della quale si chiamava ciocotioc, uomo guerriero ed animoso, il quale non sciò commerciare alli Spaglinoli, e nemmanco gli delle pi senti vetlovaglie, come quelli di Campeccio , acqi salvo a cambio di sangue. Francesco Hernandez, per dimostrar viltà, e per sapere che arme ed animo e desti za avevano quelli Indiani tiravi , fece saltare in terra li si compagni meglio armati che potè, e li marinari, perchè gliassero acqua ; ed ordinò il suo squadrone per (ere, se non gliela lasciavano pigliare in pace. Macocobi per disviargli dal mare, perche non avessero tento appi so il refugio, fece segno che andassero dietro di dove sfavala fontana; ma ebbero paura li nostri, per aver vislo gì' Indiani dipinti, carichi di saette e con sembianti da combiiltere, e comandarono, clic nelle navi dessero fuoco all'artiglieria per spaventarli: gì' Indiani si maravigliarono del fuoco e del fumo, e s'imbalordirono come del rumor* del tuono; ma non fuggirono, anzi affrontarono ed assal- tarono li nostri animosamente e ben accordali , dando gridi e tirando pietre, bacchette e saetle: li nostri si niossito

I

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VIAGGIO 41

pian piano, ed essendo arrivati a loro, spararono le bale- stre , sfoderarono le spade , ed a stoccate ne ammazzarono molti ; e come i nostri non trovavano ferro, ma carne, dava- no la coltellata in modo che quasi lor fendevano la testa ed il corpo, tagliando e mani e braccia e gambe: ma gl'Indiani, ancor che mai avessero veduto simili ferite, durarono nella battaglia incoraggiti dalla presenza ed animo del loro ca- pitano e signore, finché vinsero e perseguitarono li nostri: ed air imbarcarsi degli Spagnuoli ne ammazzarono con le saette venti , e ne ferirono più di cinquanta; e ne presero due , che di poi sacrificarono . Restò Francesco Hernan- dez con trentatre ferite; s'imbarcò con grandissima furia, navigò molto malinconico, ed arrivò a Sant'Iago rovinato, ancor che portasse buone nuove del paese per lui scoperto.

TI.

ITINERARIO

DEL VIAGGIO CHE LA FLOTTA DEL HE CATTOLICO FECE NEL 1M8-

NELL'lTCATAN

SOTTO GLI ORDCCI DEL CAPITANO GENEBALE

OIOVAJnn DI GRIJAXVA

COMPILATO E DEDICATO A ». A. KOS DIESO COLOMBO AHMIBAGLIO E VICBH DILLE IRVI*

DA GIOVANNI DIAZ

ebso lo spuntar del primo di del mese di marzo dell' anno 1518(1),

giorno di sabato , il comandante

cifMki imimia della detta flotta parli dall' isola

Feraandina (Cuba). Il lunedi seguente, cioè il 4 di marzo,

vedemmo sopra un promontorio una casa bianca, alcune

(Il Hcrrcra { Dered. II , lìti. 3, Gap. i.) dice , che Grtjclva lisciò San Ja- go di Cuba addì otto aprile 4SI 8. Bernal Dlai del Cantillo (Cap. XIV), e Co- golludo BUI. de Yueatan, lih. I. cap. in.) pretendono ch'egli partisse il S aprile da ifv.mn.. 'Oviedo (lib. IT, cap. IX) scrive, ch'agli spiego le- ve- le da San Jago II U gennajo IMS, e che antro nel porlo di Materna), donile fece vela peli' Tueaun addi 10 aprile . Son dnnque poco concordi gli scrittori Spagimoll ini predio giorno della parieDia del GrijaUa.

4i GRUALVA

altre, che erano coperte di paglia, ed un piccolo lago for- mato dalle acque del mare cbe penetravano dentro terra - Tutta la costa era coperta di scogli e di secche; noi ci di- rigemmo verso la riva opposta , donde potemmo più facil- mente distinguere la casa. Essa avea la forma di picciola torre e parea larga una canna , cioè a dire otto palmi , ed alta un uomo.

La flotta si ancorò a sei miglia circa dalla costa. Due piccole barche , chiamate canoe , ci si avvicinarono ; cia- scuna di queste era guidata da tre Indiani , ed accostarono si alle navi fino a un tiro di cannone; di più non vollero avanzarsi. Non potemmo dunque confabulare comodamen- te con quei selvaggi; pur sapemmo che V indomani matti- na il Cacico (1), cioè a dire il capo di quella contrada,

verrebbe a bordo delle nostre navi.

Air indomani facemmo vela per riconoscere un capo

che vedevamo in distanza, e il piloto ci disse esser V ìsola d' Yucalan . Fra questa punta e quella di Cucumel (2), ove eravamo, trovammo un golfo, nel quale e9 introducemmo , e pervenimmo quindi presso la riva dell' isola di Guzamil , che avevamo costeggialo .

Oltre la torre, che già avevamo veduto la prima vol- ta, ne scorgemmo ancora quattordici altre della medesima forma; e non avevamo ancora lasciata la prima , che le due canoe Indiane, di cui abbiamo parlalo, erano ritornale. Il

(1) Gl'indigeni davano a' loro capi il nome di Catachum (Oviedo, lib. 17 capX). La parola Cacico (Cacique) è della lingua dell' isola Spagnuola.

(2) Il vero nome di quest'isola è Cuiarail , che vai quanto dire IxUa dèlie Rondini (Cogolludo, lib. I, cap. Ili) ; era il principal Santuario dell' Yuca- tan ; ivi il popolo concorreva da tutte le parti del paese , e vi perveniva par un argine che intieramente la traversava , e di cai ancore rhmngono molle vestigie {ibidem, lib. I, cap. VI).

VIAGGIO 45

capo del villaggio era in una di queste barche; egli salì a bor- do del vascello ammiraglio, conferì con noi per mezzo d'un interprete , e pregò il comandante d' andare nel suo villag- gio, dicendo, che gli avrebbe fatto molto onore. 1 nostri gli domandaron notizia dei Cristiani, che Francesco Fernan- dez aveva lasciati neir isola di Yucatan ; rispose, che uno di essi era morto, e l' altro viveva ancora. Il comandante gii regalò due camice ed altri oggetti, e quest' Indiani se ne ritornarono a casa loro

Noi partimmo seguendo la costa per far ricerca del cristiano di cui ci era stato parlato , il quale era rimasto in quel paese col suo compagno , per raccoglier notizie sul- la natura delle isole e sopra i suoi prodotti . Navigavamo a un tiro di sasso dalla costa, essendovi il mare molto profon- do, ed il paese ci appariva piacevolissimo ; a partir da quella punta contammo quattordici torri , della forma che abbiamo indicato.

Verso il tramontar del sole vedemmo una gran torre bianca , che pareva essere altissima ; ci avvicinammo, e vi scooprimmo d'intorno una moltitudine d' Indiani, uomini e donne, che ci guardavano, e che rimasero in quel punto finché la flotta non si fermò ad un tiro di moschetto dalla torre GÌ' Indiani , che in quest9 isola sono numerosissimi , facevano un gran rumore con dei tamburi.

11 giovedì , 6 del mese di maggio , il comandante or- dinò ad un centinaio de9 suoi uomini di armarsi : poscia im- barcaronsi su delle scialuppe e scesero a terra . Erano ac- compagnati da un sacerdote , ed aspetta vansi d' essere as- saliti da un gran numero d' Indiani . Preparati alla difesa , si schierarono in buon ordine, e si spinsero fino alla torre , ove non trovarono alcuno, videro un sol uomo in tutto il dintorno . Il comandante sali sulla torre coir alfiere e

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46 GRU A IVA

bandiera spiegata , la quale piantò sopra una delle facciate della torre, in quella parte che conveniva al servizio del re Cattolico. Ne prese possesso in nome di sua altezza , in pre- senza di testimoni , e ne stese un atto , che facesse fede e testimonianza del preso possesso.

Ascendevasi sulla torre per mezzo di diciotto scalini ; la base ne era tutta massiccia , ed aveva cento ottanta piedi di circonferenza (1). Elevavasi sulla sommità una torri- cella dell' altezza di due uomini posti uno sopra l' altro ; v' erano internamente delle figure , degli ossami , delle Ce- rnie (2) <T idoli che essi adoravano. Da questi indizi si pre- sume esser dessi idolatri.

Essendo il comandante con molti de9 nostri sulla sommità della torre , un Indiano , accompagnato da tre al- tri che ne custodivano le porte , pose nell' interno un vaso che spargeva olezzantissimi profumi simili a quelli dello storace . Quesl' Indiano era vecchio , ed aveva mozze le di- ta de' piedi ; fece ardere molti profumi dinanzi agi' idoli che erano nella torre , e cantò ad alta voce un cantico sem- pre sul medesimo tuono Noi credemmo comprendere in- vocar egli i suoi idoli.

Gl'Indiani presentarono al nostro comandante ed a molti altri de9 nostri compagni delle canne lunghe due pal- mi, che spandevano ardendo una deliziosa fragranza. Ci

(1) Em> come da Oviedo è descritto questo edificio: Essi sbarcarono ap- piè delia torre fabbricata sulla riva; la quale era un monumento di pietra, ben costruito, di diciotto piedi di giro; vi si saliva per diciotto scalini e al disopra di questi era un' altra scala che conduceva fino alla sommità ; tutto il resto della torre sembrava massiccio: nella parte superiore, al di fuori, esi- steva una scala a chiocciola ; ed in cima un terrazzo , che poteva contener molta gente ( lib. 17 , cap. X ) .

(2) Cernite, è il nome degli idoli degl'Indiani delle isole (Oviedo, tìb. 17. cap.XII).

VIAGGIO i7

schierammo in ordine in questa torre e vi fu celebrata la messa. Dopo ciò il comandante fece leggere editti riguar- danti il servizio di sua altezza .

Arrivò l' Indiano , che era stalo creduto il sacerdote degl9 idoli, in compagnia di otto indigeni ; portavan questi delle galline, del miele, delle radici, delle quali si servono per far del pane, e che chiamano mais. Il comandante dis- se loro non voler che dell'oro, chiamato nella lingua di questi popoli taqum , e loro accennò che avrebbe dato in cambio delle merci (1) a tale scopo recate.

Quest'Indiani condussero seco loro il nostro coman- dante con dieci o dodici Spagnuoli , e loro apprestarono da mangiare in una sala fabbricata di pietre ben commesse , e coperta di paglia; era dinanzi a questa uu pozzo, ove bevvero tutti Verso le nove ore del mattino , cioè circa le ore quindici italiane, non vi si vide più un solo Indiano; essi ci lasciarono soli, e noi allora e' inoltrammo nel villag- gio , le cui case erano tutte fabbricate di pietra . Se ne ve- devano cinque fra le altre molto ben fatte , e sormontate da torricelle La base di questi ediflzi è larghissima e mas- siccia, ma ristrettissima n'è la parte più elevata; sembrano di molto antica costruzione , sebbene ve ne sieno pure dei moderni .

Questo villaggio o borgo era lastricato di pietre ; le strade erano elevate dalle parti e dechinavano in pendio verso il mezzo, che era lastricato con pietre più grosse. Su i lati eran situate le case degli abitanti , costruite di pietra

(1} La principale mercanzia, di che gliàpagnuoii si erano provveduti per far de* cambi, era vino di Gnadalcanar; giacché nella prima spedizione aveano osservato, che molto piaceva agl'Indiani. Egli e il migliore oggetto che si possa offrire in cambio in tutte quelle contrade; gli abitanti ne bevono fino a cadérne morti d'ubriachezza. (Oviedo, llb. 17. cap. IX.)

tt CRIJALVA

dalle fondamenta Odo alla metà dell'altezza dei muri, e coperte di paglia . A giudicarne dai diversi edifizi e dalie case, quest'Indiani sembrano ingegnosissimi, e se non si fossero vedute molte fabbriche Gnite di fresco , le si sa- rebber credute opera degli Spagnuoli.

Quest'isola mi sembra bellissima: è sorprendente, che anche a dieci miglia di distanza da terra si sentano soavissimi odori. Oltre a ciò evvi molta abbondanza di vi- veri, cioè, di alochari (1), di cera e di miele. Gli alochari sono come quelli di Spagna, però più piccoli. Dicesi che quest' isola altro non possegga Noi ci inoltrammo in nu- mero di dieci uomini fino a tre o quattro miglia nell' in- terno; vi osservammo edifizi ed abitazioni separate le une dalle altre e ben fabbricate . Trovansi in questo paese gli alberi chiamati sarales (2), da' quali le api traggono il loro nutrimento; vi si trovano ancora lepri e conigli. Gli Indiani asseriscono esservi de' majali e dei cervi, e molti altri animali salvatici tanto nell' isola di Guzamil , che ora chiamasi di Santa-Croce, come in quella di Yucatan , ove andammo V indomane.

Il venerdì , 7 del mese di marzo, pervenimmo ali iso- la di Yucatan . Fu in questo giorno, che partimmo dal- l'isola di Santa Croce per andare a quella di Yucatan, che n'è lontana quindici miglia. Arrivati in prossimità della costa vedemmo tre grossi villaggi , distanti 1' uno dall' altro circa due miglia. Contenevan questi un gran numero di case di pietra , altissime torri , e molte abitazioni coperte

1 j Oviedo , che sembra essersi mollo approfittalo di questa relazione per la composizione del libro 17 della sua Istoria Generale delle Indie, traduce quasi letteralmente questo passo e lepre per alochari.

(2) L'Autore vuol probabilmente parlar qui de'cwa/et , o alberi da cera.

1

VIAGGIO 40

di paglia . Noi saremmo entrati nel villaggio , se ci fosse stato permesso dal comandante, ma vi si oppose. Percor- remmo la costa giorno e notte, e l' indomane, al tramon- tar del sole , offrissi a9 nostri sguardi un villaggio gran- de, che Siviglia non sarebbe sembrata più conside- revole, né più bella. Vi si vedeva una grandissima torre , ed era sulla riva una gran folla d'Indiani che inalzavano ed abbassavano due bandiere, facendoci segno d'andare a trovarli; ma il comandante non volle .

Nel giorno stesso approdammo ad una spiaggia, pres- so la quale sorgeva una torre la più alta, che avessimo ve- duto. Vera eziandio un borgo o villaggio molto conside- revole, e il paese era irrigato da molti fiumi. Aoi disco- primmo una baja , che avrebbe potuto contenere la più gran- de armata: e era circondata da abitazioni di legno fabbri cate da pescatori. Il comandante vi disbarcò . Ci fu impos- sibile d'inoltrarci di più e proceder oltre sulla costa: biso- gnò spiegar di nuovo le vele e ritornare indietro .

La domenica seguente veleggiammo lungo la costa ; finché scorgemmo un'altra volta l' isola di Santa-Croce , e sbarcammo nel medesimo borgo o villaggio, ove già erava- mo stati , mancando di acqua . Essendo sbarcati , non ve- demmo alcuno : attingemmo 1' acqua ad un pozzo , non avendo trovata acqua di fiume, e facemmo provvisioni di gran quantità di managi: son questi certi frutti grossi co- me poponi , ed hanno il medesimo sapore . Prendemmo pure delle ages, radici d' un sapore simile a quello delle pastinache, e degli ungeas , animali, che in Italia si chia- mano schirati (1).

(1) Questa parola non é italiana; non si sa cosa l'autore abbia voluto dire.

XI.

50 GHIJALVA

Restammo io questo luogo Ano al martedì ; quindi ri- tornammo all'isola di Yucatan, prendendo la direzione del nord. Seguimmo la costa, e trovammo sopra un promon- torio una bellissima torre, la quale ci dissero essere abitata da donne che vivono senza uomini : credesi che queste di- scendano dalle Amazzoni . A poca distanza vedevasi un' al- tra torre , e parve anche si vedessero alcuni villaggi Il ca- pitano non ci permise di sbarcare Vedevasi molta genie sulla riva , e molte donne avvicinarsi le une alle altre. Noi cercammo del Carico Lazzaro, che aveva fatto onorata ac- coglienza a Francesco Fernandez, che fu il primo a scuo- prire queir isola. Egli era entrato nel villaggio che abita il Cacico ; in mezzo scorre il fiume delle Lucertole (rio de lo* Ijigartos) .

Siccome avevamo estrema penuria d' acqua , il coman- dante ordinò alle genti di sbarcare in terra per veder d' io- venirne; però non ne trovammo, ma avemmo il vantaggio in quella occasione di esplorare il paese, e ci parve di es- serci molto avvicinati al villaggio del Cacico .

Veleggiando lunghesso la riva, giungemmo alla sua resi* denza. Gettammo le ancore due miglia lontano dalla terra, presso una torre costrutta nel mare distante un miglio dal villaggio, ove il Cacico dimorava. 11 comandante ordinò l'ar- mamento di cento uomini con cinque pezzi d'artiglieria e degli schioppi.

La mattina seguente, ed anche tutta la notte, sentimmo sulle rive mi gran romore di tamburi, ed un grande urlare degli abitanti, che stavano in guardia e ben attenti alle ve- dette. Noi sbarcammo prima dello spuntar del giorno, e ci situammo presso la torre, ivi disponemmo l'artiglieria, e la truppa stava al pie della slessa . Le scolte degl1 Indiani erano sparse ne" dintorni per osservarci ; frattanto che le

VIAGGIO 51

scialuppe del naviglio si allontanarono per prendere il re- sto delle truppe , cioè altri cento uomini che erano rimasti a bordo.

Essendosi già fatto giorno , presentossi una schiera d' In- diani . Il comandante intimò il silenzio , ed ordinò air inter- prete di far sapere ai naturali ch'egli non era per fargli guer- ra, ma solo per precurarsi acqua e legna e quindi ritirarsi. I parlamentarii che eran venuti a noi, ritornaron subito in- dietro . Credemmo che V interprete c'ingannasse, essendo egli nativo di quest'isola e di quel villaggio stesso; in falli, vedendo che noi stavamo in guardia, e che non poteva sottrarsi, si mise a piangere, il che ci fece sospettare qual- che maligna intenzione .

Finalmente fummo costretti d'andare innanzi in buon ordine verso un'altra torre, che era più nell' interno. Gli Indiani ci dissero di non proceder più avanti e di andare a prender l' acqua presso una rupe , che avevamo oltrepassa- ta , ma ce ne trovammo cosi poca , che fu insufficiente ai nostri bisogni, per cui continuammo il nostro viaggio verso il borgo. GÌ' Indiani facevano quel più che potevano per (illuderci la via, ma a fronte di ciò , ci avanzammo alla me- glio fino ad un pozzo , ove Francesco Fernandez si era prov- veduto d'acqua nel primo viaggio. Gl'Indiani recarono al nostro comandante una gallina lessa e molte altre crude : ed egli domandò loro, se avevano oro da cambiarlo colle sue mercanzie . Allora ci portarono una maschera di legno do- rato e due altri pezzi simili a piastre d'oro di poco valore, e e' intimarono d' andarcene , perchè non volevano che pren- dessimo acqua . La sera medesima questi Indiani vennero a banchettare con noi , e ci portarono del mais e de' piccoli pani di questa stessa sostanza; ma frattanto insistevan sem- pre nel consigliarci a partire .

r& GRIJALVA

Tutta la notte stettero in guardia ed in grande attività . L' indomani uscirono e si schierarono in tre file: eran mu- niti d'archi e di frecce, eran vestiti di abiti di vario colo- re, ed un buon numero di essi era già pronto al combatti- mento . Il fratello ed il figlio del cacico vennero a ripeterci che ci ritirassimo; e l'interprete loro rispose, che T indoma- ni di buon'ora saremmo partiti , e che non volevamo fargli guerra; ma intanto restammo.

La sera gl'Indiani vennero nuovamente a vedere il no- stro esercito: gli Spagnuoli erano indispettiti per non avere potuto ottenere dal comandante d'assalir gl'Indiani , che an- che in quella notte fecer buona guardia, e la seguente mat- tina schieraronsi in battaglia e di bel nuovo c'intimarono di uscir dal paese. I loro ambasciatori situarono in mezzo al campo un vaso pieno di profurai, e e9 inlimarono di slog- giare prima che questi fossero consumati; ma noi non ci movemmo .

Allora i naturali cominciarono a scoccar freccie a nuvo- li , per cui il comandante ordinò all' artiglieria di far fuoco . Tre Indiani furono uccisi, ma il maggior numero ritirossi verso il villaggio, ove fu inseguito da' nostri; tre case di paglia rimaser preda delle fiamme , ed alcuni naturali , che n'uscivano, furono uccisi da9 fucilieri. Cosa più disgraziata assai fu questa , che molti de9 nostri inseguirono i fuggitivi, mentre un certo numero restò col comandante ; lo che fu causa, che quaranta Cristiani rimanessero feriti, ed uno ucciso. Quest' Indiani erano talmente inferociti, che senza P artiglieria ci saremmo trovati in condizione ben dura.

Ritornammo ai nostri quartieri: i feriti furon medicati, e non videsi in lutto il giorno alcun indiano . Frattanto al- l'imbrunir della sera, se ne presentò uno, che portava un'altra maschera d'oro. Riferi, che gl'indiani desideravan

VIAGGIO «»•>

la pace ; ma noi tutti pregammo il comandante a permet- terci di vendicar la morte del cristiano: egli però noi volle, e ci fece rimbarcar la notte stessa . Quando fummo a bordo , non vedemmo più che un solo indiano che era venuto a visitarci prima della battaglia: ei ci disse essere schiavo del Gacico , e per mezzo di segni e1 indicò una gran- de estensione circolare , nella quale egli diceva eh9 erano molte isole, delle caravelle e degli uomini della nostra spe- cie, eccettuato però che questi avevano grandi orecchie e servivansi di spade e di scudi : ci parlò pure d' altre Pro- vincie, e disse al comandante, che sarebbe venuto con noi ; ma questi non lo permise, del che fummo lutti scontenti.

La contrada che costeggiammo , fino al 29 di marzo , giorno in cui abbandonammo il paese del Cacico Lazzaro , era bassissima, e poco me ne piacque l'apparenza; risola di Cuzamil, che ora chiamasi di Santa-Croce, mi sembra assai migliore.

Di ci portammo a Champoton, ove Francesco Fernan- dez avea lasciato alcuni de' suoi, che vi furon trucidati . Da Champoton al paese dell'altro Cacico appena ponno esservi trentasei miglia di distanza.

Osservammo in questa contrada molte montagne, e ve- demmo un gran numero di barche indiane, colle quali gli indigeni aveano intenzione d'aggredirci; ma quando furono in prossimità furon loro tirate due cannonale , di che lanlo si spaventarono che si diedero a precipitosa fuga . Dalle nostre navi vedemmo delle case di pietra, ed una torre biancha , fabbricata sulla riva . Il comandante non ci per- mise di sbarcare.

Finalmente, l'ultimo giorno di maggio , scuoprimmo un buonissimo porlo, cui il Grijalva diede il nome di porto Desiderato , giacché fln allora non ne avevamo trovato .

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** GRIJALVA

Gettammo le ancore e sbarcammo tutti . Si costruirono del- le capanne con rami d'albero, e si praticarono fori nel terreno , donde traemmo un acqua eccellente. Risarcim- mo un naviglio che avea sofferto nella carena, ed essendo questo porto piacevolissimo , ci restammo per una dozzina di giorni. Vi si trova molto pesce d'una specie chiamato xurello (1), ed è squisito . Trovamrtio conigli, lepri e cervi. Questo porto è formato da un braccio di mare , ove navigano barche indiane, per quanto ci fu detto da tre na- turali presi dalle genti condotte da Diego Velasque2, le quali barche vanno dall' isola alla terra ferma dell' India per farvi de' cambi : ciò almeno è quanto essi affermaro- no (2) . I piloti dichiararono , che in quella parte risola di Yucatan era separata dall' isola Riecha chiamata Valor , da noi scoperta . Ci provvedemmo d' acqua e di legna, spie- gammo quindi le vele, ed andammo a scuoprfre un altro pae- se chiamato Maina. Ne prendemmo esalta cognizione e ci rimettemmo in cammino il primo giorno del mese di luglio.

(1) Probabilmente jurel, parola Spagnuota, che significa un pesce si- mile al ghiozzo.

(2) Sembra inratti, che gli abitanti dell' Yucatan esercitassero il com- mercio ben lontano per mare . Quando Cristoforo Colombo , nel quarto suo viaggio (1502) visitò l'isola diGuanaja, ch'egli chiamò Itola de' Pini, di- ttante dodici leghe dal capo Honduras, vide arrivare una barca indiana che era lunga quanto una palerà larga olio piedi. Nel mezzo sorgeva una tenda di stoje tessute con foizlie di palma, chiamate nella Nuova-Spagna petates , sotto la quale tenevano le loro mogli, i figli e le merci , le quali consistevano in stoffe di cotone ricamate a diversi colorì, camicie senza maniche, ed al maiiarc*, o sciarpe che gli uomini adoprano per nascondere le parti natu- rali , lavorate nel medesimo modo. Avevano ancora delle spade di legno, il cui taglio era Tatto di aguzze selci attaccate con filo e pece, delle azze , delle piastre e de' sonagli di rame; dei crogiuoli per fondere il rame , e delle man- dorle di caccao, che neirYucataii e nella Nuova Spagna scrviano di moneta. Le loro vettovaglie consistevano in pane di mais in vino pure di mais e sl- mile alla birra , ed in radici . Colombo li fece venire a bordo delle sue navi , e domandò loro donde procedessero; ed essi risposero: d'oriente, etc.etc.ete. L' ammiraglio scrisse ai re cattolici tutto quanto ho riferito, e posseggo una copia della sua lettera (las-casas; Hìttvria, de Indiai, lib. 2. cap. XXI) .

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VIAGGIO 15

La flotta seguia la costa: eravamo distanti circa sei mi- glia dalla riva e vedemmo uo gran fiume la cui acqua dolce spiogevasi dentro al mare sino a noi; la corrente ne era si forte che non fu possibile attraversarla . Noi lo designam- mo sotto il nome di fiume di GrijcUva . Qui fummo insegui- ti da più di due mila Indiani , che ci facevano de' segni mir nacciosi Appena arrivati nel porto, un cane cadde nel ma- re; gl'Indiani avendolo veduto, crederon che l'avessimo buttato (espressamente contro di loro ; sicché lo inseguiro- no , e, raggiunto, lo uccisero, e ci slanciarono quindi con- tro una quantità di frecce: noi tirammo una cannonata, che ammazzò un indiano . L' indomane più di cento canoe vennero contro di noi dall' altra riva, ed erano sopra a que- ste circa tre migliaja d'Indiani. Le genti d' una di queste barche domandaron che cosa volessimo ; e V interprete ri- spose , che cercavamo dell' oro, e che se essi avessero vo- luto portarcene , ne avrebbero ricevuto in cambio molte al- tre merci. I nostri offrirono agi' Indiani della canoa alcuni vasi e diversi utensili che trovavansi a bordo, colla mira 4i renderceli amici, perchè sembravano uomini di distinzio- ne. Uno de' naturali che aveamo a bordo, il quale era sta- to preso sopra uno schifo nel porto Desiderato , fu ricono- sciuto da molli altri che erano venuti a vederlo; portavano oro, che presentarono al comandante.

La mattina seguente il Caqico venne a trovarci sopra una barca, e pregò il nostro capitano di passare sul suo schi- fo; questi acconsenti, e il Cacico disse ad un indiano, che T accompagnava di vestire il comandante. Quest'uomo ob- bedì e fece indossare al Grijalva un giustacuore , de' brac- ciali, degli stivali che salivano fino a mezza gamba, ed al- tri ornamenti tutti di oro; gli mise sul capo una corona conlesta di sottilissime foglie d'oro. Dal canto suo, il co-

5<i GRUALVA

mandante ordinò di ornare il Carico, gli fu messo un cor- petto di velluto verde , delle calze rosse , delle scarpe sot- tili, ed un berretto di velluto. Domandò poi il Carico, che il comandante gli consegnasse l' Indiano che aveva seco , ma non volle acconsentirvi; gli propose allora di comprarlo con oro, che porterebbe l'indomani, ma anche questa con- dizione fu rigettata.

Questo fiume viene da montagne ahissime. Il paese sem- bra essere il migliore di quanti ne illumina il sole. Se vi sono abitazioni, esse debbono essere riunite in villaggi o città molto importanti. La provincia chiamasi Protonta. Gli abi- tanti sono politissimi; hanno archi e frecce in gran quanti- tà e fanno uso di spade e di scudi. Presentarono al capita- no de' piccoli calderotti d' oro , degli anelli e de1 braccialetti dello slesso metallo. Volevamo entrar tutti nel paese di questo Carico, sperando trovarvi più di mille pesos d'oro, ma il comandante vi si oppose.

Abbandonammo questo paese e procedemmo lungo la costa . Trovammo un fiume con due imboccature , donde veniva acqua dolce, gli imponemmo nome San-Baniaba, perchè ivi arrivammo il giorno della festa di questo Santo. Il paese è elevatissimo nell'interno: si credè che questo fiume strascini colle arene moli' oro. Costeggiando, vedem- mo sulla riva molte donne, situate l'una avanti all'altra come de* segnali; e riconoscemmo un villaggio sulla sponda del mare. Un brigantino che veleggiava in prossimità del- ia terra, vide molti naturali sulla costa, essi seguivano i vascelli armati d' archi, di frecce , di scudi , e tutti luccica- vano d' oro ; le donne erano adorne di braccialetti, di pen- denti e di collane di questo metallo . Sulla spiaggia il suolo è bassissimo , ma neir interno è allo e sparso di mon- tagne.

VIAGGIO 57

Impiegammo tutta la giornata costeggiando , per trova* re un passaggio; ma non riuscimmo. Quando fummo in prossimità delle montagne, ci avvicinammo alle prime ter- re, ossia alla punta d' un1 isoletta , che era distante circa tre miglia ; ivi ci ancorammo, e sbarcammo lutti . Si diede a quest'isola il nome d' isola de' Sacrifizii ; dessa è piccola , e può avere dieci miglia di circuito . Vedemmo alcuni edi- fizli altissimi e costruiti di calce, una parte d' edilizio fab- bricata nel modo medesimo e un arco antico circondato da altre costruzioni , i di cui fondamenti si elevavano all'al- tezza di due uomini sopra una larghezza di due piedi ; la lunghezza n'era considerevole. Ivi è un altro monumento simile ad una torre rotonda , largo quindici piedi : in cima avea un pezzo di marmo della stessa qualità di quello di Castiglia e su questo pezzo era scolpito , pure in marmo , un animale in sembianza di (ione : nella testa di questo ani- male era stata praticata una cavità , ove metteansi de' pro- fumi; la lingua dell'animale sporgeva fuori della bocca. Li presso era un vaso di pietra contenente del sangue, che sembrava esservi da otto giorni , e due pioli dell' altezza di un uomo. Nel mezzo erano delle stoffe con contorno di se- ta , alla foggia di quelle che i mori chiamano aimaizares (1). Dal lato opposto era un idolo con una penna in lesta , e col viso volto verso la pietra di cui abbiamo parlato (2). Die- tro a quest' idolo inalzavasi un mucchio di grosse pietre ; e fra i pilastri , e dietro l' idolo v' erano i cadaveri di due

(i) Gli Spagnuoli chiamano aimaizares certe sciarpe moresche rigate e ornate di frange, che setvono a far de' turbanti.

(£) Il tempio che tro\ evasi neW Itola de' Sacrifizj era sacrato a Rakalku, Dio della morte. 1 Sacerdoti portavano lunghi mantelli neri .cocolludo, lih. ± cap. IV , ; .

XI.

r»S GRUALVA

giovani Indiani involli in una tela dipinta. Al di delle stoffe vedevansi due altri Indiani, morti da circa tre giorni; de' due primi , uno pareva essere estinto da venti giorni. Presso a questi Indiani e air idolo si vedevano teste in gran numero , ossa umane, fastelli di pino , ed alcune grosse pietre , sulle quali que9 miseri estinti erauo stati im- molati. Vegetano in vicinanza di questo loco un fico, ed un altro albero fruttifero , chiamato zuara*

Il Comandante, dopo aver esaminato questi monumenti, volle saper dagli abitanti se eran fatti per i sacrifizi , e spe- di intanto uno schifo ad uno de9 suoi vascelli in cerca d' un indiano, che era di questa provincia, perchè meglio gli spie- gasse la cosa . Appena quest' uomo fu al cospetto del Gri- jalva cadde semivivo per la tema che aveva d' essere uc- ciso: rassicurato e condotto alla torre, il comandante gli do- mandò se vi si facessero sacrifizj; e si seppe, che gì' India- ni recidevano la testa alle vittime su quel gran sasso , ne deponevano il sangue nel vaso , ne strappavano il cuore , che arrostito offerivano air idolo ; in seguito mutilavano le dette vittime delle braccia e delle gambe per mangiamele polpe. Cosi quegr Indiani conducevansi co* prigionieri presi

in guerra .

Mentre il Comandante s'intratteneva coir Indiano, un cristiano raccolse da terra due vasi d' alabastro, degni di essere presentati air imperatore : erano pieni di pietre di tutte le specie. Trovammo in quest* isola una quantità di fruiti di buon sapore. L' indomanc mattina vedemmo gran numero d' Indiani con molte bandiere sulla terra fer- ma. Il Comandante ordinò a Francesco de Montejo di pren- dere una scialuppa ed un Indiano del paese , e di andare a sentire , che cosa i naturali volessero Arrivato presso di loro, presentanogli una quantità di coperte dipinte di

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VIAGGIO SO

foggie diverse e bellissime. Francesco Montejo domandò loro se avessero dell' oro per cambiari con altri oggetti; e questi risposero, che ne avrebbero portalo la sera : cosi Francesco ritornò alla sua nave.

La sera tre Indiani vennero sopra una canoa a portar le coperte, delle quali abbiam parlalo; ci dissero, che l' in- domani ci avrebbero recato molf oro, e partirono La mat- tina seguente si fecero infatti veder sulla spiaggia con ban- diere bianche spiegate , e chiamarono il nostro comandan- te, che sbarcò con un certo numero di soldati. Egli si assi- se con loro sotto ad una baracca di rami d' albero, eh' essi aveano costrutta, e prima gli dettero alcuni piccoli pezzi di canna, e con questi de* profumi simili allo storace, molta farina di granturco , del biscotto , delle focacce e delle gal- line arrostite; ma egli non ne mangiò, essendo giorno di venerdì. Recarono un gran numero di coperte di coto- ne di colori diversi e vagamente dipinte . La nostra dimo- ra in questo luogo fu di dieci giorni : tulte le mattine , al- lo spuntar dell' aurora , gì' Indiani venivano sulla spiag- gia, ove costruivano delle capanne con rami d'albero, perchè potessimo assiderci all' ombra ; e avevano tanto piacere a vederci , che s' istizzivano se non andavamo di buon'ora: ci abbracciavano e ci facean mille feste. Noi ne elevammo uno alla dignità di Carico, che aveva no- me Ovando: lo costituimmo in autorità sugli altri, ed egli ci dimostrò un attaccamento straordinario . Il nostro co- mandante disse agl'Indiani, che non volevamo altro che oro, ed essi risposero , che ce ne avrebbero dato il giorno seguente .

Ed in fatti , V indomani portaron dell'oro fuso in verghe, e il Grijalva disse, che ne portassero molto. Il posdomani

CO GRIJALVA

ci recarono una bellissima maschera ed una statuetta (1) ambedue d' oro , una mascherina parimente d' oro , una co- rona , degli agnusdei (2) , altre gioje In oro , e delle pietre di diversi colori, e delle vittovaglie . I nostri chiesero del- l' oro da fondere ; gì' Indiani indicarono il luogo ove esi- steva ; dissero , che lo scavavano appiè della montagna , in una parte che conoscevano , e che ne trovavano pure ne' fiumi delle vicinanze ; ed assicurarono che un Indiano il quale parta la mattina di casa sua , e arrivi alla monta- gna a mezzo giorno , può empirne alla sera un tubo di can- na grosso come un dito ! Per raccogliere V oro , essi s' im- mergono neir acqua , empiono le mani d' arena , ne estrag- gono le pagliette d'oro, e se le mettono in bocca.

Dietro questo rapporto credesi , che in questa contrada vi sia molt' oro. GÌ' Indiani fondono questo metallo in un piccol vaso, dovunque essi si trovino ; fanno de'soffietti con tubi di canna , che usano per accendere il fuoco , hanno ciò eseguito in nostra presenza.

Il Cacico condusse al nostro comandante un giovine di venlidue anni, e glielo offrì in dono, ma egli non volle accet- tarlo. Questi Indiani sono molto rispettosi pel loro capo , il quale dava loro delle bastonale in nostra presenza, 96 prontamente non partivano dal luogo, ove dovevamo met- terci all' ombra . Il nostro comandante ci proibì di permu- tare le nostre merci co' loro mantelli o coperte ; e ciò fu causa, che gl'Indiani venissero a trovarci di soppiatto,

(1) Quest'idolo aveva uno scacciamosche in mano, orecchini, corna di oro, ed una bellissima turchina sul ventre; era fra le pietre preziose uno smeraldo che valeva due mila ducati ( Las-Casas, lib. 3. cap. CXI ) .

(2) Erano senza dubbio certe piastre d'oro o di rame dorato, che gl'In- digeni chiamavano guanines (Oviedo, lib. 17. cap. X).

VIAGGIO 61

senz' alcun timore. Uu uòmo solo veniva fra dieci cristiani , e ci portava dell9 oro e bellissime coperte ; noi prendevamo le coperte, e davamo Foro al capitano.

Era in questo luogo un fiume considerevolissimo , presso il quale stabilimmo i nostri quartieri Attesa la bontà del luogo, volevano i nostri stabilirvi delle colonie, ciocché non piacque al nostro superiore. Egli però vi perde più di noi , giacché non potè avere il piacere di farne la conquista . Io son di parere che anche girando sei mesi, non si sarebbe tro- vato sito che valesse altrettanto Egli vi perde più di 2 mi- la casigliani, poiché questa sarebbe stata la minor somma che avrebbe potuto ritrarne ( un castigliano valeva un du- cato ed un quarto )

Noi abbandonammo questa contrada , afflitti pel rifiuto del comandante. Alla nostra partenza, gl'Indiani ci ab- bracciarono, e piangevano dolenti d' essere abbandonati : donarono al comandante, come per ricordo, un'Indiana cosi bene e tanto riccamente vestita , che coperta di broc- cato , non avrebbe potuto star meglio.

Credo che questo paese sia il più ricco e il più abbon- dante del mondo in pietre preziose ; noi ne portammo via di molte specie. Ve n'era una tra le altre, che fu data a Diego Velasquez , la quale , per la maniera con cui era la- vorata , valeva più di due mila castigliani.

Non saprei che dire di questo paese : quel che ci vedem- mo è si straordinario, che appena sembra credibile.

Facemmo vela da questo loco coli' intenzione di vedere se F isola finiva al di delle montagne : la corrente era fortissima, e ci dirigemmo verso un villaggio abitato, che sorgeva alle falde de' monti de' quali parlammo ; noi lo chiamammo Almeria, perché il suolo era coperto di

<* GRIJALVA

macchie (lj. Quattro canoe uscirono da questo villaggio, ed abbordarono il brigantino , che veleggiava di conserva con noi. GF Indiani dissero a1 marinari di questo legno di prose- guire il loro cammino, ch'essi molto godevano del loro ar- rivo ; e le genti del brigantino riferirono inoltre , che gì' In» diani avean l' aria di piangere : ma siccome i vascelli e gli altri legni eran già in alto mare, non si potè fare cosa al- cuna con loro .

Raggiugnemmo la flotta , e trovammo più lungi popola- zioni di gente assai feroce. Appena que' naturali vider le navi, uscirono da un grosso borgo, che veduto da lontano sembrava non minore di Siviglia, dodici canoe cariche di essi : le case e le torri erano di pietra. GF Indiani ci ven- nero in contro in dritta linea , armati d' archi e di frecce in atto d' assalirci , stimandosi forti abbastanza da credere di poter debellarci : ma appena arrivarono in vicinanza , e videro i vascelli si grandi, diedero subito indietro e comin* ciarono a scoccar frecce ; allora il comandante dette ordine di scaricare le artiglierie ed i moschetti , che portaron la morte a quattro Indiani, sommersero una canoa, e posero io fuga tutti i naturali . Noi volevamo entrare nel villaggio , ma il comandante vi si oppose.

La sera del giorno stesso , fummo testimoni di straordi- nario portento: dopo il tramonto del sole, apparve una stella alla sommità degli alberi delle navi, la quale si allon- tanò vibrando raggi luminosi e finalmente si fermò al di- sopra del grosso borgo , e gettò un raggio nelF aria che fa visibile per più di tre ore ; e riconoscemmo ancora da altri

(1) Almario, in Spagnuolo, significa macchione; e Almarjal, luogo coperto di macchie e di boschi.

V I A GGIO 65

segni ben certi , che Iddio voleva che nell' interesse della religione fondassimo in quel paese delle colonie! Dopo questo prodigio , arrivammo air altezza del villaggio .

La corrente era tanto rapida , che i nocchieri non ebbero ardire di avanzare: laonde ci appigliammo al partito di ritornare indietro; ma siccome la corrente era sempre fortis- sima, ed il tempo procelloso, il primo piloto pose la prua verso l'alto mare. Ma nel mentre che compivamo questa manovra , e passavamo davanti al borgo o villaggio di San Giovanni , residenza del Gacico Ovando , l' antenna d' un vascello s' infranse, e questo fu causa che si vagasse all'av- ventura sul mare, e che il legno facesse acqua.

In quindici giorni non facemmo che centoventi miglia dal fiume di Grijalva , ove avevamo preso cognizione del paese. Poi discoprimmo un altro porto, chiamato porto di Sant'Antonio; nel quale entrammo per provvederci d'ac- qua e per far gli opportuni ripari all'antenna, che, come abbiam detto, era rotta . Ivi restammo per otto giorni , e ci procurammo V acqua di che avevamo bisogno . Di rico- noscemmo un villaggio che si vedeva di lontano, e nel quale il comandante non ci permise d' andarvi.

Una notte alcuni de' nostri bastimenti si separarono , e quindi furono spinti gli uni contro gli altri e rimasero mol- to danneggiati nelle sartie ; nulla ostante noi volevamo an- cora trattenerci in questo luogo , ma ciò non fu dal coman- dante acconsentilo.

Neil' uscire da questo porto , il vascello ammiraglio urtò sulla sabbia e da un fianco si ruppe, e siccome eravamo in pericolo di naufragare, gettammo in mare una scialuppa che poteva contenere una trentina d' uomini . Quando fum- mo presso la terra, vedemmo circa dieci Indiani sulla ri- va, che portavano trcntatrè bastoni; chiamarono a se i

64 GRIJALVA

Cristiani, facendo loro de'segni di pace colle dita, secondo la loro usanza : si mordevano la lingua, finché ne usciva san- gue, e sputavano in terra in segno d'amicizia. Due de' no- stri andarono a trovarli , e chiesero i bastoni che erano di rame ; essi di buona voglia li concessero .

Il vascello ammiraglio era fracassato : fummo costretti sbarcarne la ciurma e tutto quello che conteneva . Fabbri- cammo de' casotti di paglia nel porto di Sant' Antonio, che ci furono molto utili . Essendo il tempo mollo cattivo , ci determinammo a restare in questo sito per racconciare il va- scello; v'impiegammo quindici giorni, nel qual tempo gli schiavi che avevamo menato dall' isola di Cuba, percorreva- no tutto il paese , e ci portavano gran copia di frutti di spe- cie diversa e di gusto gratissimo . GÌ' Indiani ci dettero man- telli e coperte di cotone; per due volte ci portarono dell'oro; ma non si presentavano ai Cristiani che con timore ; i nostri schiavi però non temevano d'andare e veuire ne' villaggi e nell' interno del paese

Vedemmo presso un fiume una canoa, sulla quale alcuni naturali eran passati dall'altra riva; avevano condotto seco un fanciullo, a cui strapparono il cuore dal petto gettando- lo dinanzi ad un idolo. Alcuni Cristiani, che eran passati sulla riva opposta sopra la scialuppa del vascello ammira- glio, videro una tomba nella sabbia; la frugarono; ed in- vennero de' cadaveri di bambini di diverso sesso e di recen- te estinti , colle dita mutilale . Portavano essi al collo picco- li monili di oro in forma di picciole pere, il valore dei quali ascese ad un centinaio di castigliani : questi cadaveri erano involti in mantelli o coperte di tela di cotone .

Quattro Indiani de'nostri parlironsi dalle capanne, e si re- carono al villaggio. 1 naturali fecer loro buona accoglienza, rico> rarono, e poser loro galline lesse; fecer loro vedere

VIAGGIO 63

sacchi pieni di mais, e ino I foro; e dissero con segni e gesti che tutto questo era preparalo per portarlo l' indomani al nostro comandante. Intanto vedendo che si faceva tardi, e che era giunta Torà di ritirarsi, invitaronli a fcfr ritorno alle navi, dando due paia di galline a ciascheduno. Se avessimo avuto un comandante tale, quale egli avrebbedovuto essere, noi avremmo tratto da que9 popoli piò di duemila castigliani d' oro; ma egli fu cagione che non potemmo cambiare le no- stre merci , fondar colonie , imprender nulla di buono . Essendo già risarcito il vascello , partimmo da questo porto per continuare il nostro viaggio . L'albero maestro della nave ammiraglia si ruppe; bisognò raccomodarlo. Il nostro comandante, cui nulla premeva di noi , quantunque fossimo malati e spossati dalle fatiche di così penoso viag- gio, e dalla mancanza di nutrimento , disse, che voleva andare a Champoton , cioè in quella parte ove gì' Indiani avevano ucciso de' Cristiani , e dove sbarcò Francesco Her- nandez . Alla distanza di più di quattro miglia dal villaggio di Champoton, noi cominciammo a preparar con ardore le nostre armi e le artiglierie ; scendemmo nelle scialuppe in numero di cento uomini , ed afferrammo la spiaggia : ci por- tammo ad una torre altissima situata a un tiro di schioppo dalla riva, e li aspettammo il giorno : in quella torre eran molti Indiani. Appena questi si avvidero che noi ci avanza- vamo, cominciarono a urlar fortemente, corsero alle loro canoe , e circondarono le nostre scialuppe ; ma avendo noi tirate alcune cannonate dalle navi , si diedero alla fuga , ed abbandonarono la torre , della quale e' impadronimmo ; le scialuppe si avvicinarono alla terra, e tutte le genti che era- no rimaste a bordo sbarcarono. Il comandante volle sentire il parere della soldatesca, che, piena di coraggio , voleva penetrar nel borgo ed incenerirlo per vendicare la morte

XI.

ne G B I J ,V L V A

de'Crisliani; ma prevalse la opinione contraria: Tu conve- nuto di non trattenersi più qui, ma d'imbarcarsi e raggiun- gere il villaggio di Lazzaro, hi scendemmo a terra, e ci provvedemmo d' acqua , di legna e di una quantità di màis, e se n'ebl>e abbastanza per lutto il nostro viaggio.

Abbandonammo quest'isola, coli' intenzione d'andare nel porto di San-Crisloforo ; e giunti quivi ci trovammo un va- scello mandalo da Diego Vclasquez, il quale credeva ebe avessimo impreso a fondar colouie in qualche parte . Quel capitano non ci aveva incontrati; egli aveva seco sette na- vigli, e cercava di noi da dodici giorni.

Appena Diego Vclasquez seppe il nostro arrivo, e ap- prese che avevamo riconosciuto il paese senza fondar co- lonie, si mostrò disgustatissimo. Imprese un viaggio co- mandando in persona la flotta , e ci obbligò ad aspettarlo e a somministrargli le nostre provvisioni. Finalmente retro- cedette .

Dopo questo viaggio, il comandante della flotta scrisse al re cattolico per dirgli, che avea scoperta un'isola, chiama- la Lloa, i naturali della quale veslivausi di lela di cotone: sono dessi assai inciviliti, ed abitano case fabbricate di pie- ira: hanno leggi ed edilìzj pubblici per l'amministrazione della giustizia . Adorano una gran Croce di marmo bianco sormontata da una corona d'oro, e dicono che su questa Croce è morto uno che è più bello e più risplendente del so- le . Questi popoli sono molto industriosi; vasi d'oro e coltri di cotone, i cui tessuti rappresentano uccelli ed animali di diversa specie, fanno testimonianza del loro in- gegno.

Questi naturali diedero diversi oggetti di questo genere al capitano , che ne inviò una buona parie al re cattolico ;

VIAGGIO 67

i quali lavori sono siati riconosciuti da tutti come ingegno- rissimi

È degno d* osservazione, che tutti gl'Indiani delle isole suddette sono circoncisi (1), ciocché potrebbe far credere alla possibilità di trovare in seguito Mori ed Ebrei ; tanto più che questi naturali asseriscono , esister più lontano popoli , che fanno uso di vascelli, di vestimento e di armi simili al- le nostre , presso i quali una canoa può arrivare in dieci giorni , non essendovi che circa trecento miglia di distanza .

lt) Cogoli udo ( lib. 4. Cap. VI.) dice posi li v amen te, che la circoncisio- ne era incognita agi' Indiani , ed aggiunge , che malgrado accorate ricer- che , non potè se uo prime alcuna traccia . Si sa che gì* Indiani del Messi- co si tiravan del sangue dalle parti genitali per offrirlo agi' idoli : sarebbe forse quest' usanza che Giovanni Diaz confuse rolla circoncisione ?

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RELAZIONE

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DI FERDINANDO CORTES

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05 quella nave , che ho spedito al- | li 16 di luglio del 4519 da questa con» «r,« ori» v. Nuova Spagna di Vostra Maestà , mandai all'Altezza Vostra piena e particolare informa- zione di tutte quelle cose , le quali dopo la venuta mia sono state fatte e sono avvenute in questi luoghi ; la quale informazione diedi ad Alfonso Fernando di Porto Carrero e Francesco di Hontejo , procuratore della città della Veni

i fabbricare ;

B cortes

Croce, die io dai fondameli ho f, di Voslra Maestà " . E di poi , per< sitine , si per mancamento ili navili e si anco perchè mi sono trovalo sommamente travagliato ed occupato in a- cquislare e farci benevole queste contrade e province, e perchè della predetta nave e procuratori non avevo io in- teso cosa alcuna, non diedi pili avanti avviso a Vostra Mae- stà di quelle coseebe si trovano in questa patria, e die so- no stale fatte ; le quali sono tante e tali , che siccome altre volle nelle prime informazioni mandate a Vostra Maestà ho dimostrato, meritamente ella puote essere chiamata Im- peradore di un nuovo mondo; e forse die questo titolo non e da esser riputalo minore di quello d'Alemagua, il quale per l' aiuto d' Iddio ottimo massimo , e per le sue chiare vir- tù, al presente è posseduto dalla Vostra Cattolica Maestà. E se io cominciassi a narrare particolarmente tutte quelle cose die in queste parti si trovano, non ne verrei mai a li- ne : e perciò , se per avventura (siccome l'Altezza Vostra de- sidera, ed io sono tenuto di fare) non le darò piena notizia, ella benignamente degnerà di concedermi perdono, io non essendo molto atto a questo carico dello scrivere, e non avendo comodità del tempo. Nondimeno, con tutte le for- ze del mio ingegno mi affaticherò in tutto di narrare la vi- rila della cosa, e olirà di ciò ancora tutto quel che cono- scerò che a Voslra Maestà faccia bisogno di sapere . E si- milmente supplico, che Voslra Altezza mi perdoni, se io appunto non le racconterò come e quando le cose sieno sta- te fatte , e se tralascierò alcuni nomi di città e di ville , e dei loro Signori , i quali , udilo il nume di Vostra Maestà spon-

■: Scblii'iii; immilli <lolti*siiiii ni indifesa nlilmiim diliurtiifiiinilr tii'i'r- eitln la infurmasìtmt allo i|ii»!p il Girti» <|iii riri-rta'F, nullaitlmeito non po- IMMO 1MOTI ninnarla. Dubiln ch'ella ila perduta per Mfnun

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laneamente si offerirono al servizio di quella , e se le die- dero per sudditi e per vassalli; perciocché, per una grave disavventura, la quale nuovamente ci è intravvenuta, sic- come nel processo della nostra narrazione alla Vostra Altez- za sarà più pienamente manifesto, gli scritti e le istorie tut- te che con V ajuto degli abitatori di questi paesi io aveva raccolte, con altre varie cose le ho perdute.

XI. 10

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ella prima Relazione, invittissimo e serenissimo Imperatore, io ave- va detto delle città e delle ville ebe al rea! servizio di Vostra Maestà si erano offerte, e di quel- le ancora eli' io teneva acquistare da me. (Mira di ciò, le dava anche avviso , che mi era stalo referito d'un certo po- tente signore nominato Montezuma,il quale, gli abitatori di questa provincia, secondo.il lor conto, slimavano che fosse lontano dal lito del mare, e del l'orto dove io era ar- rivato , per ispazio di novanta o cento leghe. Confidatomi nell'ajulo di Dio, e nella fama dell'onorato nome di Vo- stra Altezza , aveva determinalo di passare a tutti quei luo- ghi die sono soggetti a lui . Oltra di questo mi ricordo lo quanto all'acquisto di cosi gran Signore essermi offerto a

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far sopra le mie forze , perciocché io aveva ingenuamente promesso all'Altezza Vostra , che laverei o fatto prigione o ucciso, o del tutto fatto suddito alla Vostra Real Corona E con questa opinione, dalla cillà di Cimpual , la qual mi é piaciuto chiamar Siviglia, mi partii alli 16 d'Agosto con quindici cavalli leggeri , e cinquecento fanti dei meglio ap- parecchiati e più atti al combattere eh' io potei ritrovare ; e alla guardia della Vera Croce lasciai cento e cinquanta fanti e due cavalli leggeri , i quali avessero cura in tutti i modi di fabbricar quivi una fortezza , o vogliamo dire una roc- ca, la quale è già quasi finita e lasciai pacifica e quieta quel- la Provincia di Cimpual , e le montagne vicine alla detta città ; nei quali luoghi stimo che vi sieno da cinquanta mila uomini da guerra, e cinquanta ville e castelli , fedeli e sin- ceramente soggetti alla Maestà Vostra , sicomme per fin ora sono state, ed anche sono al presente. Imperciocché alla venuta mia erano soggette al signor Mpntezuma , e, sicco- me essi mi raccontavano, non erano stati soggetti a lui per molto tempo: e subito che udirono la fama della grandissi- ma e real potenza della Maestà Vostra , gridarono di volere esser sudditi di quella e desiderar l' amicizia mia, pregan- domi oltra di questo che io li difendessi dal predetto Mon- tezuma, il quale aveali tenuti soggetti per forza e con ti- rannia , e che pigliava i loro figliuoli per sacrificarli a' suoi idoli. E certamente souo sudditi fedeli alla Vostra Altezza; e tengo che persevereranno in fede, e per esser liberati dal- la tirannia del predetto signore, ed anco perchè fin' ora so- no stati ben trattati da me e ho fatto loro grandissimi favo- rì; e per maggior sicurezza di coloro che rimanevano nella città , menai meco alcuni dei principali con alcuni altri , i quali nel viaggio mi furono di non piccolo giovamento . E perciocché , siccome penso , alcuni che con esso meco

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erano venuti a queslo viaggio, allievi, familiari ed amici di Diego Velasquez , ebbero dispiacere che io con animo va* loroso e felicemente mandassi ad effetto cotali cose ad ono- re di Vostra Maestà ed accrescimento dello stato suo (co- me nella prima Relazione avvisai ), certi di costoro vollero ribellarsi da me e partirsi di questa patria , e massima- mente quattro Spagnuoli , i nomi dei quali sono Giovanni Sculifero , Diego Armeno , Consalvo Dumbria nocchieri , o vogliane dire piloti , ed Alfonso Pennato : i quali , come es- si volontariamente hanno confessato , avevano fatto delibe- razione di rubare un Bregantino , il quale stava in porto fornito di pane e di carne salata , ed ucciso il nocchiero , col predetto Bregantino andarsene air isola Fernandina , per dare avviso a Diego Velasquez che io mandava una nave a Vostra Maestà, e farlo anche avvertito di tutte quel- le cose di che ella era carica e donde aveva da passare , ac- ciocché il detto Diego Velasquez ponesse le sue navi in agualo per prenderla, come egli poi mostrò con effetto; per- ciocché subito che ebbe notizia che la mia uave era passa- ta , comandò a una sua caravella che la dovesse seguitare per prenderla Il che non potè mandare ad esecuzione , im- perciocché la nostra nave era troppo avanti trapassata : ol- irà di ciò, confessarono esservene degli altri della medesi- ma opinione , di fare cioè avvisato Diego Velasquez della predetta nave. Veduta la confessione dei predetti malfatto- ri , gli ho puniti secondo che ricercava la giustizia , la ne- cessità del tempo, ed il servizio di Vostra Maestà: per- ciocché, oltra i famigliari ed allievi ed amici di Diego Ve- lasquez , altri ancora desideravano sommamente d' uscir della provincia ; che vedendo il detto paese tanto grande , e pieuo di tante genti , ed il poco numero di Spaguuoli , avevano la medesima opinione . Laonde giudicando che se

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le Davi fossero rimase quivi , coloro che desideravano di ribellarsi , e di uscir della provincia , facilissimamente con quelle l' averiano potuto fare , ed io sarei quasi rimasto so- lo , onde potriano essere impedite quelle cose che io aveva operato in queste parti nel servizio d'Iddio ottimo massi- mo, e della Maestà Vostra, finsi che quelle navi non erano atte a navigare , e procurai di farle tirare in terra ; per la qual cosa abbandonarono ogni speranza di partirsi da quei loghi , ed io più sicuramente e senza timore alcuno feci il mio viaggio ; perciocché partito eh9 io fossi dalla città , la gente postavi da me alla guardia non mi poteva mancare in modo alcuno .

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111.

«POSTA II) OFFERTE PER I ■GLI ITSÒ PUR Ct»OSCESE SCO , I DELLA PARTITA E DEL

assati dieci giorni, poiché ebbi fatte tirar le Davi io terra e mi fuj partito dalla città della Vera Cro- ce, e giunto alla città di Cimpual, che è lontana quattro leghe dalla città della Vera Croce per la strada per me seguila nel!' incomincialo viaggio ( ed una lega è quattro miglia italiane ) , gli abilatori della città della Vera Croce mi diedero avviso, che per quelle riviere andava- no vagabonde quattro navi , e che il capitano eh* io aveva lascialo nella città della Vera Croce, essendo montato io un battello , era andato a trovarle : al quale dissero, come erano navi di Francesco de Garai , luogotenente e capitano nell' isola di Jamaica, e venivano a discoprir nuove provin- ce, e che dal canto suo il mio capitano a quei delle delle

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navi fece palese , come io in nome di Vostra Maestà aveva preso ad abitare quella provincia, ed edificatovi una citlà lontana per una lega da quel luogo dove le navi s'era- no ferme; e che consigliò, che ivi se ne potevano andar seco , donde piglierìa cura d' avvisare me della lor ve- nuta ; e se avessero bisogno di cosa alcuna , quivi si po- triano provvedere e ristorarsi. E mi dicono che il medesi- mo capitano soggiunse , che egli col suo battello andcrìa avanti di loro per guidargli in porto , ed accennando colla mano Io mostrò loro ; e che quei che erano nelle navi , risposero di aver veduto il predetto porto , perciocché era- no passati avanti d'esso, e dissero che seguirebbono il suo consiglio : ma che avendo il capitano col suo battello preso il cammino verso il porto, le navi noi seguitarono, ne an- darono al porto che era loro stato mostrato , ma andavano tuttavia più oltre vagando per quella costa, e che li pae- sani , poi che non erano venute in porto , non potevano co- noscere in modo alcuno qual fusse T animo loro . Io subito mi partii per andare a quel villaggio, dove aveva inteso le navi star surte, il quale era lontano circa tre leghe sotto la città della Vera Croce: e non essendo alcuno dei predetti Spagnuoli dismontati in terra , me ne andai per la medesi- ma costa per sapere la loro volontà ed intenzione . E già io era lontano una lega dalle sopradette navi , quando d'esse mi vennero incontra tre compagni: il primo come pub- blico notajo, e due altri come testimoni erano venuti per farmi una monitoria a nome del loro capitano, la quale ave- vano portata in iscritlura, dove si conteneva, che egli mi certificava per mezzo loro , che esso era arrivato primo in quella contrada, e che in quella aveva deliberazione di abi- tare ; e perciò mi faceva avvisato , eh' io dovessi mettere i termini tra me e il predetto capitano, perciocché esso voleva

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poner la sua città e nuova abitazione quattro leghe sot- to la villa di Nautel , lontaua dodici lege dalla città, la qua* le al presente è chiamata Almeria . Dappoi che ebbi intesa la loro ambasciata , risposi , che dovessero dire al loro ca- pitano., che dovesse venir da me personalmente colle sue navi al porto della Vera Croce, dove parleremo , ed allora conoscerei qual fusse la sua intenzione , e se per avventura le sue navi , o veramente i suoi soldati , si ritrovassero in qualche necessità , procurerei in tutti i modi di dar loro ajuto , massimamente poiché erano al servizio di Vostra Maestà , ed io ni un' altra cosa più desiderava che avere oc- casione di poter far cosa grata ali1 altezza Vostra ; la quale occasione pensava che fusse venula , se io dava qjuto al suo capitano ed ai suoi soldati , che si trovavano seco al servizio di Vostra Maestà : ma essi mi risposero , che in nes- sun modo il loro capitano o alcuno de" corniti voleva smon- tare in terra, o ridursi dove io fussi » Io dubitando che aves- sero fatto qualche danno al luogo dove si erano ferme le navi, venuta la notte, secretamele mi posi nel lito del mare all' incontro del luogo dove le navi erano surte ; e quivi stetti in aguato insino alle dodici ore del giorno se- guente , pensandomi , che il capitano o alcuno de9 patroni di nave dovesse pigliar terra ; sperava in tal caso di poter intender da loro che cosa volessero fare, e che paesi aves- sero cercati , e se avessero fatto danno alcuno in quei luo- ghi ; del che io mi proponeva render conto alla Maestà Vo- stra. Nondimeno, egli mai, alcuno de" corniti di- scese in terra: e poiché niuno smontava, comandai a quei tre che erano venuti da me con la predetta monitoria, die si spogliassero le loro vesti , e di quelle feci vestire tre dei miei soldati , i quali andati subito al lito fecero segno e chiamarono quei che erano nelle navi armati di balestre e

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di schioppetti . Li Spagnuoli che gli avevano chiamati , si discostaron dal lito; e non altrimenti che se avessero biso- gno di stare all'ombra, maliziosamente si ridussero quivi ad un boschetto vicino , e così quattro saltarono fuori del battello , due armati con balestre e gli altri di schioppetti; i quali , circondati dai miei soldati eh9 io aveva posti in agua- to nel lito, furon tulli presi: ed un di quelli prigioni, che era nocchiero, avrebbe ucciso collo schioppo il capitano che io aveva posto al governo della città della Vera Croce, se il fuoco non fusse mancalo alla corda . Coloro che erano rimasti nel battello, andarono alla volta delle navi; le qua- li, prima che a loro giugnesse il battello, avevano fatto vela senza aspettar d' intendere cosa alcuna da essi . Dai mede- simi quattro rimasi prigioni appresso di me intesi , come erano arrivali a un certo fiume da basso , circa trenta le- ghe sotto Almeria , e gli abitatori gli avevano volentieri e benignamente ricevuti , e perii lor danari gli avevano da- ta ogni cosa necessaria, ed avevano visto anche dell1 oro n che gli abitatori avevano loro portato, ma in poca quanti- tà : perciocché solamente avevano ricevuto circa tre pesi d'oro in cambio d'altre cose, e non erano arrivati al lito, ma da presso avevano vedute alcune terre poste nella ripa del fiume , essendo tanto vicine , che facilissimamente si potevano vedere dalle navi . Non vi era edificio alcuno di pietra, ma tutte le case erano di paglia, ed hanno le porte fabbricate molto alto ; le quali cose tutte di poi più chiaro ed ampiamente intesi da quel gran signor Montezuma e da certi altri della detta patria, i quali egli teneva seco, e da un indiano che era nelle medesime navi, abitatore di un luogo del detto fiume, il quale io aveva ritenuto prigione appresso di me; e lo mandai, insieme cogli altri ambascia- tori del predetto gran signor Montezuma, al signor di quel

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fiume, Dontioato Panuco, acciocché gli parlassero e lo tiras- sero al servizio e divoziooe di Vostra Maestà . Il qual Pa- nuco mi mandò ambasciatore uno de" suoi baroni, e, come dicono, signore d'una città; il quale da parte sua mi donò alcune vesti, ornamenti di ricami, e varie penne, dicen- domi oltra di ciò , che quel signore con tatto il suo paese desiderava grandemente esser suddito di Vostra Maestà e di evere l'amicizia mia . Io air incontro gli feci parte di quelle cose, che aveva portate di Spagna, delle quali prese gran- dissimo piacere , e quando le navi di Francesco di Garai , delle quali ho di sopra fatto menzione , ritornarono a quei luoghi, subitamente procurò di Carmi avvisato, le dette nav esser lontane dal sopradetto fiume per ispazio di cinque giornate, e che io gli dovessi dare avviso, se le genti che erano nelle navi (ussero della mia patria , perciocché egli darebbe loro ogni cosa necessaria ; e già aveva fatto por- tare alle navi alcune femmine e delle galline.

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e quelli i.'hhm da:

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re giorni conliniii, Serenissimo e Potentissimo Signore, ho canini i- \ nato per la provìncia di Cimpual in dimeniti, tutti i luoghi benignamente ricevu- to . Il quarto giorno entrai in un' altra provincia chiamata Sienchimalen , nella quale è una terra fortissima posta in luogo sicuro e alto, perciocché é al lato di un monte as- prissimo , e non vi si può andare se non che per un luogo a simiglianza di scala, dove possono salire solamente i fanti a piedi, ed essi difficilmente, se gli abitatori vogliono difen- dere il luogo. Nel piano sono assaissime ville e borghi che fanno insino a cinquecento , trecento , dugcnto e cento fuo- chi , e questi luoghi tulli sono sottoposti al Signor Monte- zuma . Fui ricevuto gratissimamente da loro, e mi diedero le cose necessarie a seguitare il mio viaggio ; e mostraron che molto ben sapevano, che noi andavamo a vedere il lor

84 CORTES

Signor Monlezuma, ed aversi per cerio quello essermi sin- cera mente amico, e che esso aveva comandato loro che mi ricevessero gratissimamente . Io satisfeci loro di tulio quel- lo che ci avevano dato , e gli ringraziai infinitamente del loro animo grato verso di noi e de' benefizi che ci avevano fatti, ed oltra di ciò dissi, che la fama di quel Signore era pervenuta alle orecchie di Vostra Maestà, e per ciò ella mi aveva veramente imposto, che a nome di lei dovessi visi- tarlo, e che io andava solamente per visitar lui . E cosi passai la cima del monte , che è nel fine di questa provin- cia , e la chiamammo la cima del monte del Nome d' Iddio, essendo stata la prima per noi passata in queste parti : ed è tanto alta e difficile, che non mi penso che in Spagna, in quanto alla difficoltà del passare, se ne ritrovi una pari a questa: nondimeno la passai sicuramente E nel discendere di detto monte si trovano altre ville soggette a un certo castello nominato Teyxnacan , gli abitatori delle quali ne ricevettero non meno benignamente di quei di Sienchima- len , e ci dichiararono il buon animo del lor Signor Mon- tezuma verso di noi , e molte altre cose delle quali gli al- tri di sopra ci avevano avvisati : ed io parimente a ciascu- no del tutto satisfeci

A CIMA DI US MOSTI!, NSLLA CUI SOMMITÀ* T' fe USA TOS ( SIGNO«E (

j cisdi parlili, pi-r ire giorni cammi- > nammo per luoghi inculli e disabi- , per essere sterili , e per man- ti t«n degl'idoli cimento <T acqua e perii gran fred- di . Iddio , conoscitore de' cuori , è testimonio di quali e di quante cose abbiamo patite , massimamente per sete e per fame v per la grandissima tempesta di grandine e d' acqua, la qual ci colse in quel paese disabitalo, e per la qnal pen- sai molti de' nostri dover morir di freddo; nondimeno mo- riron più Indiani , i quali con esso noi avevamo menali dal- l'Isola Feniandina (lì mollo ben vestiti. Dopo qne* giorni che stemmo nel deserto, passammo un'altra gran cima di monte non tanto difficile com'era stata la prima; nella som- mila della quale era una torre di mezzana grandezza, qua- si simile alle colonne di pietra nelle quali appresso di noi

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oelli crociali delle vie ed altri luoghi si mettono le sacro- sante e venerande imagini : nella qual torre le genti del pae- se avevano posti i loro idoli . Era circondata di molte legne tagliate e messe in catasta, forse oltra mille carri, e da co- tale effetto chiamammo quella cima la sommità delle legna; nella discesa della quale era una valle molto abitata, posta tra due monti asprissimi, ma da quanto potemmo com- prendere gli abitatori erano assai poveri . Ed avendo cam- minato circa due leghe per luoghi sempre abitati, giunsi in un paese più piano , nel quale ci parve che dovesse far residenza il Signor di quella provincia , essendo le case qui- vi Aieglio fabricate che in altro luogo dove siamo stati : era- no tutte di pietre quadrate, e nuovamente fatte e bene or- dinate . Questa valle, colle sue terre, si chiama Gaternai ; il Signor della quale , e gli abitatori similmente , ne rice- vettero con molta allegrezza e n' albergarono comoda- mente. Poi che gli ebbi parlato a nome di Vostra Maestà, ed espostogli le cagioni della venuta mia in questi paesi , gli dimandai se era sottoposto al Signor Montezuma, ov- vero se fusse di altra fazione; al quale la mia domanda fu di grandissima maraviglia, e rispondendo, disse: chi non è suddito e soggetto al Signor Montezuma ? ed accennò che egli signoreggiasse quasi lutto il giro della terra . Allora io gli raccontai copiosamente le forze, la potenza ed anche le varie genti e nazioni , ed i larghissimi imperi di Vostra Maestà , aggiugnendo , che se egli si dava per vassallo di Vostra Altezza ne conseguirebbe grandissimo favore ed onore; ed acciocché Vostra Maestà degnasse di riceverlo benignamente, gli domandai in segno d'ubbidienza qualche quantità d'oro da mandare a Vostra Maestà: e replicò, che egli aveva dell' oro, ma negò di volermene dare, se il suo Signor Montezuma non glielo commetteva ; e soggiunse, che

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se quel Signor glielo comandasse , era apparecchiato a spen* dere la propria vita , V oro e ciò che possedeva , e che io non lo molestassi ed astringessi a lasciar la sua impresa ed opinione, lo meglio che potei feci vista di non curare, e gli risposi : che tosto il Signor Montezuma gli avrebbe comandato, che ci dovesse far parie e dell'oro e delle altre cose che egli possedeva, e che ci poteva dare comoda- mente.

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VI.

CO» ALTRI IIGSOBI ANDARONO A VI» NI PCI LOBO PATTILI . DI UNA BC PROVINCIA TASCALTBCAL, K COKE QUEI POPOLI M.10 II

UBICATA DAGL'INDIANI. DILLA S PBOVINCIA 1 ASCALTECAL IL SISMI DATO AL COSTUI DARLI [TOMIMI DI UESL1 fPAGX.OLI HILL* PBOTINCIA

CONTINUA T CIBPL'AL. L'ENTBATA

etirebo quindi due altri signori per I visitarmi, i quali tenevano signoria i nella medesima vaile ; l' uno per is- on«.mt>i..cRft>iat,j.tilti'i«i. pazio di quattro leghe nel descen- dere, l'altro di due Dell1 ascesa di detta, valle: mi donaro- no certe catene d' oro , nondimeno di poco valore e mo- mento e otto schiavi. Sostammo quivi cinque giorni , e la- sciandoli sodisfatti venimmo a un luogo dove era la resi- denza d' mio de* sopradetli signori , lontano due leghe nella salita della valle Yztal masti tan. Il suo dominio e città era di spesse case e edifizi insiememente congiunti e vicini, con- tinuata per ispazio di quattro teghe, nella ripa di un certo fiume che discorreva per quella valle. Nel colle vicino fu residenza il signore in una sicura e buonissima rocca, tale

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che non si potrebbe trovar la simile nel mezzo della Spa- gna . La rocca è circondata di mura e di antimura molto forti , e di profondissimi fossi : nella cima del colle è una terra quasi di cinquemila alberghi , e sono le case mollo ben fabbricate : quivi gli uomini si vedevano alquanto più ricchi che quei più dabbasso. In questo luogo stavamo as- sai bene : e il signor d' esso faceva professione d' esser vas- sallo del Signor Montezuma. Quivi dimorai tre giorni, par- te per ristorare i soldati dalle fatiche, che avevano sostenute nel passar la sopradetta provincia disabitata, parte per as- pettar quattro uomini del paese di Gimpual , i quali veni- vano meco, e già da Catamian li aveva mandati ambascia- tori in quella gran provincia che chiamano Tascaltecal, la quale affermavano non esser molto lontana , il che di poi si vidde chiaramente; e mi avevano detto, che gli abitatori di detta provincia erano mollo loro amici , e nemicissimi del Signor Montezuma ; e che tutta quella provincia confi- nava col paese di detto signore, e di continuo quelle due province tenevano guerra l'uno contro l'altra; e che pen- savano che essi sommamente si allegrerebbero della mia andata , e che sarebbero per farmi ogni possibil favore, se il signor Montezuma volesse trattar cosa alcuna contro di me , ovvero impedirmi e contrappormisi . Nondimeno in

! quei giorni nei quali ci riposammo nella predetta valle, che

j furono otto , i detti nunzi non tornarono mai: allora io , ai principali di Cimpual che si trovavano presenti , dimandai

| per qual cagione i detti nunzi non fussero ritornati ; essi mi risposero , che essendo per avventura quella provincia

i molto lontana , in breve tempo non potevano tornare .

' Io vedendo il loro ritorno prolungarsi , e quei di Cimpual proponenti in ogni modo e con ogni sicurezza l'amistà

| della detta provincia, mi partii per andarvi. Neil' uscita della

xi. 12

ì*' COSTE»

valle era fabbricato un muro di pietre lavorale, clic < altezza era quanto saria la statura di un uomo e mezzo , <|ual cominciava dall'uno «lei monti, e si stendeva insioo l'altro, ed era venti piedi largo: nella sommità del qi muro avevano fatto un grado largo circa un piede e ni< nel qual potessero fermarsi a pittar sassi, quando facesse sogno di combattere . La entrata non era più larga di dii passi, ed a questa entrata era raddoppiato il muro a di aulimuraglia ; e l' entrala era non diritta , ma torta dimandai a che line fosse slato fatto quel muro: mi rispo- sero, che era slato fabbricalo per esser nei contini della pro- cacia di Tascalteral, la quale contrastava col Signor Mon- te/urna e gli era nemica, per cui gli abitatori della detta valle facevano loro continua guerra: mi confortarono, poi- ché io andava a visitar il lor Signore Montezuma, che a nessun modo toccassi il paese de' suoi nemici, perciocché erano pessimi , e forse polrebbono far qualche dispiacere a me ed ai miei , e soggiunsero che essi pi ;> li crebbero il cari- co di guidarmi per il paese del Signor Montezuma, ed in quello sarei sempre ottimamente ricevuto e comodamente albergato . Ma quei di Cimpual mi fecero d' altronde n\ ver* lilo, che per nessun modo io ubbidissi ai loro consigli, ma che dovessi seguitar il cammino per la provincia diTascal- tecal ; perciocché tulio ciò che essi mi ricordavano, lo face- vano con animo di separarmi dall' amicizia di quella pro- mih'Ì.i: soggiunsero che tulli quelli di Montezuma erano malvagi e traditori, e che se io dassi credenza alle loro pa- nile , mi i-ondurrebbono in luogo d'onde poi non sarei tuta uscire. E perché io prestava più fede agli uomini Cimpual clic a quei Montezuma, mi accostai al lor con- siglio , seguitando il comincialo viaggio per il territorio di Tascattecal . Conduceva i mìei soldati con quella maggior

VIAGGIO 91

cura e diligenza che si potè fare, e per avventuralo andava innanzi quasi una mezza lega accompagnato da sette ca- valli , pensando meco stesso d' andar vedendo il paese , ac- ciocché se avvenisse caso alcuno, come poi intervenne , io potessi aver tempo di ragunare e mettere in ordinanza i sol- dati per combattere .

VII.

r COMI CFvrnnxn .*:

circuì; fui andato per Io spazio <li quattro leghe, nel salir di un pic- ^uTmI cìol colle due de' mici ridderò ve- nire alcuni Indiani, clic portavano peone in lesta ; le quali sogliono per ornamento usare andando alla guerra. Erano armali di spade e di piccole rotelle, ma subito clic viddero i nostri cavallini diedero a fuggire: allora corsi verso lo- ro, e comandai die fussero chiamati addietro, avvisandogli che non dovessero aver paura; ed a questo modo ne an- dammo a loro. Erano quindici, i t|iiali subito si strinsero insieme per combatter con noi , e cominciarono a gridare ad alla voce, accennando che quelli che erano ascosi in una certa valle, verrebbero in ior soccorso: e combattero- no lontra di noi tanto valorosamente, che ne uccisero due cavalli e ne fatiti Ire o due uomini. In qneslo mezzo

VIAGGIO 95

uscirono fuori da cinquemila Indiani, ed in tanto giunsero otto de' nostri a cavallo ; entrammo a combattere , ed alle volte gli sforzammo a ritirarsi , finché venissero gli Spa- gnuoli, ai quali aveva mandato a dire per uno de9 miei ca- valieri che s' affrettassero ; ed in quella battaglia facemmo loro qualche danno , avendone di loro uccisi circa sessanta senza alcuna perdita o incomodità de" nostri; benché da valentuomini e arditamente combattessero , nondimeno es- sendo noi a cavallo , potevamo andar loro addosso con fu- ria e urtargli e sicuramente ritirarci. Intesa la venuta de'no- strì si partirono , perciocché erano pochi . Dopo la loro partenza vennero da noi ambasciadori , che dicevano esser mandati dai Signori di quelle province ; e con esso loro erano due di que'messi , i quali ho detto eh' io mandai alla provincia di Tascaltecal , affermando , che i Signori delle province erano del tutto innocenti delle cose, che erano successe : perciocché que' paesi reggevansi in comunità, e ciò ch'era stato fatto, lo fu senza il consiglio dei detti capi , e se ne dolevano grandemente , e offrivansi di pagare i ca- valli uccisi ; e che sommamente desideravano la mia ami-* cizia , e eh' io andassi da loro senza paura d' inganno alcu- no , che mi riceverebbero con lieto e grato animo : risposi , che io li ringraziava infinitamente , e che voleva soddisfa- re al Ior desiderio. In quella notte , io ed i miei compagni, fummo astretti alloggiare in campagna , lontani una lega dal luogo dove era intervenuto il fatto , appresso un certo torrente; si perché l' ora era tarda y e si ancora perchè i soldati erano stanchi per la fatica del viaggio. Quivi poste le guardie , e le sentinelle de' fanti e de' cavalieri stemmo fino al giorno ; e di li poi in ordinanza , con V antiguardia e retroguardia, e con alcuni che scorrevano avanti per ri- conoscere il paese, mi partii ; ed al levar del sole, giunto a

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un picea) castello, gli altri due sopradetli ambasr indori di Tascallccal piangendo mi vennero incontra, e dissero : the quota afilli gli avevano fatti prigioni per ucciderli, ed essi i| udì ;i notte ascosamente se n'eran fuggiti. Lungi meno di due tiri di sasso scoprimmo una moltitudine d' Indiani be- ne armali ; i quali alzati ì gridi cominciarono a combattere con noi, avendo frecce e dardi, lo chiamai gì' interpreti che menava meco, e in preseuza del notajo cominciai ad ammonire gli aggressori e dir loro, che desiderava aver pace : ma quanto più gli ammoniva , tanto più fieramente ci venivano addosso con 1' arme. Veduto che le buone pa- role non giovavano , cominciammo a difender noi, e offen- der loro quanto potevano le nostre forze : e crisi combatten- do, ci trovammo a fronte di quasi centomila armati guer- rieri,! quali ne avevano circondato da ogni banda. Combat- temmo in quel giorno aspramente sino all' ora avanti il tra- montar del sole, perciocché a quel tempo gli nimici si ritira- rono; e con sei bombarde, sei schioppi, quaranta balestre, tredici uomini a cavallo, ebe erano rimasti, eco'sopradelli fatili, feci gran danno e messi grande spavento ai nimici, senza dannoeperdita de'miei, salvo la fatica del combattere, la sete e la fame; e veramente si può dire, che Iddio ottimo massimo combattesse per noi contra i nostri nimici , con- ciossiaché in (anta moltitudine mossa con animo tanto ac- ceso e con lanla destrezza alla guerra, e fornita di tante sorta d" armi , rimanessimo lìberi senza offesa alcuna. Quel- la notte ponemmo gli alloggiamenti appresso una certa pic- cola torre posta nella cima di un colle vicino, la quota era consacrata ai loro Idoli : venuto il giorno, perciocché io moveva guerra loro , lasciai negli alloggiamenti le arti- glierie con dugenlo uomini, e con tredici cavalieri , cento Spagnuoli , e quallroceulo Indiani che aveva menali meco

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dalia provincia di Cimpual , me n' andai a danneggiare gli rumici. E prima che avessero tempo di ragunarsi , abbru- ciai sei villaggi, che ciascuno di essi era quasi di cento case; ed avendo fatti prigionieri forse trecento persone tra maschi e femmine , rimenai salvi i miei soldati negli allog- giamenti , insino a quali gì' Indiani ne seguitarono com- battendo con esso noi. La mattina seguente , a buon' ora , forse cento cinquanta mila uomini assalirono i nostri al- loggiamenti ; e tanta era la moltitudine de9 nimici , che ne rimanca coperta tutta la campagna, e con tanto ardire e tanto valorosamente gli assalivano, che alcuni di essi v'entrarono dentro, dove combattevano cogli Spagnuoli: andammo loro addosso, e dandoci ajuto il sommo Iddio, gli uccidemmo ; e nello spazio di quattro ore fortificammo i nostri alloggiamenti di maniera che standovi noi, in niun modo ci potevano far danno, benché spesse volte ci desse- ro assalto. E cosi ci tennero combattendo insino a notte, la quale essendo venuta si ritirarono.

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; l secondo giorno dopo eli' io posi gli I alloggiamenti appresso la delta tor- ! re, innanzi il di, con si gran silenzi" 1 di tulli die ii m i tic * de'nimiei senti, io uscii fuori con li cavalli, con cento fatili, e con li miei amici Indiani; e scorrendo, abbruciai da dieci terre, una drllr quali contava tremila case: e con gli abitatori questa avem- mo da combattere, che, eccetto essi, nissuno ci delle niolesl ia, perocché gli altri erano assenti. E perche si portavano avanli le insegne dalla Santa Croce, e combattevamo per la d'ile cattolica e pel servizio della Vostra Itcale Altezza, Iddio onnipotente felicemente ne preslava tante forze, die ucr demmo senza nostro incoimnodo molli de' nostri uimici: innanzi mezzogiorno sopraggiuguciido infinita mollitudiii

VIAGGIO 9"

di essi) ottenuta già la vittoria ci eravamo ritirati negli al- loggiamenti. Il terzo di dai medesimi Signori delle dette pro- vince , nostri nimici, vennero a noi ambasciadori dicendo- ne , di volere esser soggetti a Vostra Maestà ed amici a me; pregando oltra di questo , eh' io perdonassi i loro commessi falli: e ne portarono vettovaglie , ed altre cose lavorate di paglia e di penne , che essi usano , le quali appresso di loro sono in grandissimo pregio. Io diedi loro benigni risposta , mostrando che non avevano fatto bene; nondimeno gli ri- ceveva per amiri , e perdonava a tutti ciò che avevano fat- to con Ira di me. Il quarto giorno entrarono nei nostri al- loggiamenti cinquanta Indiani, e per quanto potei ritrarre, erano tra tutti i paesani di grandissima autorità, i quali fingevano d' esser venuti a portar vettovaglie , e diligente- mente guardavano l'entrata e l'uscita de' nostri alloggia- menti, e certe tende che noi abitavamo ; ma quei di Giin- pual secretamele mi avvertirono, che io facessi buona guar- dia, perciocché coloro erano di cattivo animo, e per mu- li'al tra cagione erano venuti ne' nostri alloggiamenti che per ispiare in che modo ci potessero offendere , e che tenessi per certo non esser venuti per altro effetto. Io procurai che secretamente fosse preso uno di essi, e tanto secretamente, che niuno de' suoi compagni seneavvidde; e chiamali gli interpreti, lo minacciai che mi dovesse dire il vero di quelle rose eh* io gli dimanderei: il quale mi confessò, che Sin- tegal, gran capitano di quella provincia, conducendo im- menso numero di gente , slava ascoso dopo un colle all' in- contro de' nostri alloggiamenti, per assaltarci alla sprovvi- sta la notte seguente ; perciocché siccome aveva fatto prova di combatter con noi di giorno, e non aveva potuto fare alcun buon effetto, desiderava grandemente di venire al- le mani di notte con esso noi, sperando che i cavalli, le

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artigliarle e le spade non metterebbero spavento ai suoi sol- dati ; e soggiunse il prigioniero , che esso aveva mandalo lui ed i suoi compagni per vedere i nostri alloggiamenti , e i luoghi onde facilmente potervi entrare, e come abbruciar quelle tende. Ciò saputo, ordinai che fusse preso un altro di quei cinquanta , e ancora il secondo raccontò V istesse cose, eh* io aveva intese dal primo, e con le medesime pa- role . E poiché questi due erano conformi , diedi commis- sione, che ne fussero presi altri cinque, e finalmente tutti i cinquanta, e feci lor tagliar le mani e mandai via, accioc- ché dicessero al loro Signore , che di giorno e di notte, ed ogni volta che venisse, proverebbe quali noi fussimo per dover essere . Facemmo i nostri alloggiamenti più sicuri , ed allogai i soldati nei posti necessarii, e di questa maniera stemmo finché sopravvenisse la notte. La qual venuta , gli nimici cominciavano già a discendere il colle da due valli, alle quali pensavano di venir secretamente per circondarne e venirne appresso , per mandare ad esecuzione quel che si avevano proposto nell'animo. Ed essendo già provvisto ed apparecchialo ad ogni cosa, mi parve che se gli lasciava avvicinare ai nostri alloggiamenti, facilissimamente ci saria potuto avvenire qualche danno, si perciocché non vedendo di notte i soldati che er;nio meco, senza paura alcuna ci as- salirehbono, e si ancora perchè i nostri soldati Spagnuoli, non vedendosi tra loro averiano più paura: olirà di ciò so- spettavo che in qualche modo non gittassero il fuoco nelle nostre tende; il che se fusse avvenuto, ne saria stato di tanto danno, che niuno di noi, avrebbe potuto scampare: laonde deliberai , di assalir coi cavalli gli nimici per ispa- ventargli e disordinargli . La qual cosa ne successe secondo il nostro disegno : conciossiaché subito che ebbero sentito noi arditamente andar contra di loro co' cavalli, senza

VIAGGIO «l

temere e senza gridare, lasciate le armi si gettarono giù per li monti, e tanta fu la moltitudine di coloro che vi si get- tavano, che n" erano pieni d'ogni intorno tutti i luoghi vi- cini. Lasciarono anche le vettovaglie, che con esso loro ave- vano portate per rinfrescarsi , quando in quella notte ci avessero vinti ed estinti del tutto; ed a questo modo rima- nemmo sicuri. Fatto questo, tornammo dentro gli alloggia- menti ed ivi sostammo per alquanti giorni, e non ne uscim- mo se non quivi attorno , per difender che non v' entrasse- ro certi Indiani , che con grandissime grida scaramuccian- do ci assalivano ; e stemmo alquanto di tempo negli allog- giamenti non senza malinconia .

IX.

I PAI HA SOP«*P«E-

\L-\ i poi me ne uscii dagli alloggiamenti W con cento fanti , con tutti li cavalli e con gl'Indiani amici miei, una notte dopo l'ore della prima guardia; dai quali alloggia- menti essendo lontano per lo spazio di una lega, cinque ca- valieri con le cavalle che cavalcavano , cascaron di modo che non poterono andar più avanti. Io gli rimandai agli al- loggiamenti, esortandomi li compagni che dovessi ritornar con loro , attribuendo colai accidente a cattivo augurio ; ma io rivolgendomi nell' animo Iddio esser sopra la natu- ra, seguitai il cominciato viaggio. E prima che venisse giorno assaltai due terre , nelle quali furono uccisi molti nimici ; ma non comportai che fussero abbruciate , accioc- ché l' altre eh' erano vicine , vedendo il fuoco , non si pen- sassero eh' io fossi appresso . Ed essendo venuto il giorno

VIAGGIO 101

diedi l'assalto a un'altra terra tanto grande , che avendo poi fatta diligente investigazione conobbi che in quella era- no ventimila case: i suoi abitatori, sprovvisti e non appa- recchiali a tal cosa, uscivano fuori delle abitazioni disarmali, e si vedevano per tutte le contrade femmine nude con fan- ciulli , e già aveva comincialo a far loro del danno ; ma consideralo che a nessun modo era possibile resistermi, al- cuni de9 principali di della terra umilmente vennero a me, pregandomi che io non lasciassi far loro più danno, per- ciocché volevano farsi soggetti alla Vostra Maestà ed esser miei amici ; e che molto ben conoscevano essi medesimi es- sere stati cagione del lor danno per non aver dato fede alle mie parole , ma che da allora innanzi conoscerei che essi obbedirebbero ai miei comandamenti , e sarebbero fedeli e veramente sudditi alla Maestà Vostra: e poste giù le anni, vennero alla mia presenza da quattro mila uomini. Appres- so a un certo fonte ne portarono ottime vettovaglie; e cosi lasciandoli in pace me ne rilornai agli alloggiamenti, dove trovai i miei in grandissima paura sospettando che non mi fusse intervenuto qualche male per la caduta de'sopraddelli cavalieri , che con le loro cavalle erano tornali negli allog- giamenti ; ma intesa la vittoria che la clemenza di Iddio ne aveva conceduta, e inteso che le predette terre erano con- giunte in amicizia con esso noi , ebbero grandissima alle- grezza. £ sappia la Maestà Vostra, che niuno de9 nostri era che non avesse grandissima paura , vedendoci esser pene- trati tanto avanti nella provincia di costoro , e fra tanta e tale moltitudine d'uomini, e senza alcuna speranza di soc- corso: di maniera, che con le proprie orecchie ho udito che dicevano, nei loro ragionamenti privati, e Pielro Car- bonero in pubblico, che io gli aveva condotti in luogo don- de non uscirebbono mai ; e di più , parlando insieme i

102 CORTES

soldati in una certa tenda e non vedendo me, ebbero ardi- mento di dire , che se io era poco prudente e volessi con- durli in luogo, donde non potessero uscire, non dovessero seguitarmi ma ritornare alle navi, e se io voleva andar con loro poteva farlo , ma quando che , mi dovessero quivi lasciare; e più volte cercarono con diligenza di farmi ac- consentire alla loro opinione. logli confortava a star di buon animo e a ricordarsi esser sudditi di Vostra Maestà , e che gli Spagnuoli non avevano mai in altro luogo man- cato di animo ; e che ora eravamo in tal felice circostanza da potere acquistare alla Maestà Vostra i maggiori regni e imperi che si trovino in tutto il circuito della terra ; e che tali bisognava che ci dimostrassimo essere , quali convien che sieno i buoni Cristiani , combattendo contra gl'infedeli; e che nelF altro mondo acquisteremmo somma felicità , ed in questo otterremmo maggior onore e gloria, che abbia conseguito insin'ora nazione alcuna : e considerassero, che Iddio ottimo massimo, al quale niuna cosa è impossibile, ci era favorevole ; il che più chiaro che la luce potevano ve- dere dalle vittorie, che per suo ajuto avevano ottenute; nel- le quali erano morti tanti nimici e de' nostri non pur uno . Oltra di ciò dissi molte cose in questo tenore; e certamente . per lo real favore di Vostra Maestà cominciarono grande- mente a ripigliare ardimento , e tirai loro nella mia opinio- ne, e megli feci ubbidienti, e gli disposi ad essere apparec- chiali a metter Une alla nostra cominciata impresa .

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[. giorno seguente, a dieci ore, ven- : ne a trovarmi Sicutengal capitano e * prefetto di tutta quella provincia, e per nome d'altri assaissimi principi e signori che sono in ossa, cui pregarono che io gli rice- vasi nel resi servigio di Vostra Altezza e nella mia amici- zia , e perdonassi ai loro passali errori , perciocché essi per avanti non avevano avuto notizia pratica alcuna di noi, chi noi fossimo avevano conosciuto: d'altronde in tutti i modi e di nolte e di giorno avevano fatto prova di non esser sottoposti ad alcuno; non essendo mai delta provincia in nessun tempo stata serva, mai ebbe ne aveva altro forestiero per signoro ; ma da poi ebe vi è ricordanza d' uo- mini sempre erano vivuti liberi , e sempre si erano difesi da quel potente signor Montezuina , e da suo padre ed avo- lo; e benché quella provincia fosse tutta soggetta a lui,

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nondimeno loro non gli aveva mai potuti far soggetti, seb- bene fossero da ogni banda circondati, e non avessero asci- la alcuna dalla patria: per cui non usavano punto di sale, non se ne facendo nella loro provincia, permettendo che si vada fuori della provincia a comprarne; e non usano vesti di seta, non nascendo in quel luogo per i gran freddi i bachi che la fanno ; e mancano d' altre assaissimo cose ne- cessarie all'uso umano, perciocché erano serrati da ogni lato. Le quali cose tutte senza noja e di buon animo com- portavano , per non farsi soggetti ad alcuno ; e meco fare il medesimo avevano provato con tutte le lor forze: ma ve- devano apertamente , che in tutte quelle cose che avevano tentale, anche le forze avevano potuto giovare, cosic- ché volevano piuttosto esser sottoposti alla Maestà Vostra che esser crudelmente uccisi e veder le lor case minate e distrutte , e menale via le mogli ed i figliuoli . Io risposi , che potevano conoscere, come essi medesimi erano stali cagione de' lor danni ; e che io pensava di venire nella loro provincia, e sperava trovarla amica, benigna e favorevole, siccome quelli di Cimpual ci avevano molle volte raccon- tato che ella era , e che desiderava d' essere : e perciò io avanti aveva mandato loro li miei ambasciadori , che li fa- cessero certi della mia venuta e mostrassero V amichevole animo mio verso di loro ; ed essi esternarono di ciò gran contento, siccome aveva inteso da quei di Cimpual. Cosi an- dando io senza alcuna risposta , e senza alcuna paura, mi avevano assaltato e ucciso due de1 miei cavalli, e gii altri feriti, e poi che avevano combattuto meco, mi avevano mandati i loro ambasciadori facendomi sapere ed afferma- re tutte quelle cose essere stale fatte senza lor saputa, e che non erano procedute da lor volontà o consiglio, e che certe comunità, senza farn, parola a loro, s'erano mosse.

VIAGGIO Hft

e che essi già V avevano riprese, e desideravano la mia ami- stà : ed io che credetti tali parole esser venute da buon ani- mo, aveva lor risposto, che mi piacevano le rose proposte da loro; e liberamente il veniente giorno andai ad alloggiar con loro come con amici, e che il di seguente nel viaggio mi combatterono finché sopravvenne la notte: e raccontava tut- te T altre cose che li medesimi avevano fatte e commesse contra di me; le quali per non offender le sacre orecchie di Vostra Maestà lascerò di dire. Ora dunque ei sono sud- diti di Vostra Maestà , e le hanno offerto e stcs>i e i loro beni ; e gli ho trovati fedeli insino adesso , e per l'avvenire spero di trovarli sempre uguali , siccome nel procedere avanti più chiaramente sarà manifesto alla Maestà Vostra .

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XI

À presso la torre sopraccennata, e ne'medesimi alloggiamenti, me ne stelli sei giorni, non mi li- dando ancora di loro; mi volli partire, benché più volte con grande instanza di prieghi mi richiedessero che io andassi ad una certa gran città, dove lutti i baroni e i signori di quella provincia Tacevano resi- denza: insinché tutti quei signori vennero ne'miei alloggia- menti a pregarmi eh' io entrassi nella città, die in essa meglio che nel vampo ci fornirebbono delle cose necessa- rie; e dicevano avere gran dispiacere, che poi elle io era diventalo lor amico avessi così (risto albergo ronde vinto dai lor priegliì entrai nella città, la quale era lontana sei leghe dal detto nostro campo e torre, dove era alloggialo. La citlà è tanto grande e maraviglio*», che benché molte cose io lasci, che potrei raccontare, nondimeno questo

VIAGGIO 107

parrà ancora incredibile ; perciocché giudico, che di cir- cuito sia maggior della città di Granata, e più forte, e d'edi- fizi tanto belli e forse più ricchi di quella , e più piena di popolo che non era Granala in quel tempo, che i nostri la tolsero dalle mani de" Mori , e molto più abbondante di quelle cose che sono nella nostra patria, come di pane , di uccelli, di pesci si di fiume come di lago, di cacciagioni, e d'altre cose che slimano ottime secondo il lor vivere. In questa città è una piazza , nella quale ogni giorno si veggo- no più di trentamila persone vendere e comprare, oltra le altre piazze piccole che sono nella città. In questa piazza vi si trovano da vendere tutte le sorta di vestimenti qui in uso; vi sono luoghi ordinati per vendere oro, argento, gioje ed altre sorta di ornamenti , e penne tanto bene ac- conce, che in niun allro mercate o piazza di tutto il mon- do si potriano ritrovare le più belle. Sono quivi luoghi tanto atti alla caccia, che non debbono cedere ai migliori di Spa- gna. Vi si vendono erbe e da mangiare e medicinali, e le- gna e carbone in buona quantità . Vi sono anche bagni. E dualmente tra di loro apparisce il grato spettacolo di ogni buon ordine e regola, poiché son gente molto ragionevole, e tale che la migliore che sia in Africa non potrebbe con questa porsi in comparazione . Questa provincia ha valli e pianure lavorate e seminate , sicché non v' é pezzo di terra, che qualche cosa non frutti . Secondo che ho potuto com- prendere, questa gente governasi alia foggia de1 Veneziani, de' Genovesi e de' Pisani; perciocché non hanno signore particolare, ma sono lutti signori che dimorano nella me- desima città. Gli abitanti della campagna , gli agricoltori, sono sudditi a questi signori, ciascuno de' quali ha le sue proprie città , ma uno ne ha più dell'altro; e secondo le faccende e. guerre che nascono, si ragunano tutti insieme, e

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deliberano e provvedono alle loro cose. Pensiamo, che i me- desimi neir amministrar giustizia e nel castigare i tristi tengano qualche ordine ; perciocché un certo de' loro abi- tatori avendo rubalo ceri' oro ad uno de9 nostri, lo denun- ziai al Magiscacin , che è la lor maggior dignità ; dopo di che usarono ogni diligenza, e procurarono di farlo inse- guire fino ad una certa città nominata Gurultecal , vicina a quella provincia , e li arrestato, lo diedero nelle mie mani insieme con Toro, e mi dissero che io lo punissi: io rin- graziai che avessero usata tale diligenza, e risposi, che poi- ché essi erano nella lor provincia , lo gastigassero secondo il loro costume , perché trovandomi nel loro paese non vo- leva impacciarmi di punire uomini . Essi dunque lo ripre- sero; e mandando avanti un pubblico trombetta, che ad alta voce raccontava il delitto del reo , questi fu costret- to andar a torno alla predetta gran piazza ; ciò fatto , co- mandarono che fusse fermo appresso un certo grande edi- lìzio costrutto a guisa di teatro , che stava nel mezzo della detta piazza; li di nuovo ad alla voce il trombetta pubbli- cò il delitto e scelleratezza di colui , dopo di che , con un legno fatto rilondo nella sommità a guisa di un martello 9 gli percossero la lesta, finché alla presenza del popolo uscisse di vita Vedemmo oltra di ciò assaissime genti tenute in prigione, e dicevano esser ritenule per furti e per altre com- messe scelleraggini .

In questa provincia , secondo il conto eh9 io feci fare di- ligentemente, sono più di cento cinquantamila case, com- prese quelle di un" altra piccola provincia a lei vicina chia- mata Gnasincango, che governasi colle medesime leggi e costumi, cioè senza supremo signore: e gli abitatori di questa sono sudditi alla rcal Corona di Vostra Maestà, non meno che siano quelli della provincia di Tasca Itecal.

XII.

- COMB QUEI DI TASC.tLTECAL

j ssemhj io in campo, Serenissimi! e 1 Potentissimo Signore, e facendo ! guerra colle genti di questa patria Tasrallecal , quattro de' piti polenti vassalli del Signor Mon- (ezuma vennero a trovarmi, con dugento de'suoi famigliari, e dissero: che venivano per farmi ambasciala , come il lor Signore desiderava esser suddito di Vostra Maestà e far amicizia meco, e quel che io voleva constiluire che egli dovesse pagare ogni anno di tribulo a Vostra Maestà, tanto in oro, argento e vesti di seta, quanto in altre cose delle quali la provincia avesse abbondanza lo costituisse e ne fa- cessi parte che sarebbe concesso , purché non entrassi nella Min provincia : e soggiunsero, che questo desiderava sola- mente perchè era sterile e non aveva copia di vettovaglie,

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e cbe avrebbe dispiacere die io insieme co* miei soldati pa- tissi qualche incomodo e carestia. Perii medesimi ambascia- tori mi mandò a donare quasi mille pesi d'oro, ed altret- tante vesti di seta , le quali sono qui molto in uso. Costoro stettero meco nella maggior parte di quella guerra, e molto ben poteron vedere di quanto valor siano gli Spagnuoli; e si trovaron presenti quando facemmo pace e convenzione con quei Signori di Tascahecal, e quando ai servizi di Vo- stra Maestà si offersero con tutti i loro paesani ; e pareva che essi n' avessero gran dispiacere , perciocché in vari mo- di tentarono di menarmi seco loro, affermando che quelle promissioni ed offerte che avevano fatte i detti Signori e loro sudditi non dover esser con animo buono, ne aver fatto amicizia sinceramente; ma questo fingevano , a fine che io liberamente mi fidassi di loro per poter poi usare insidie contra di me, standomene sicuro e sprovvisto: ma quei di Tascaltecal più volle mi avevano avvertito, che in nessun modo mi fidassi de" sudditi del Signor Montezuma, percioc- ché erano veramente traditori ed ogni cosa facevano con fraude , e soggiunsero che il loro Signore avevo soggie^ata tutta quella provincia con incanni : essi me ne avevano vo- luto avvertire perchè a ciò credevansi tenuti di fare sicco- me veri amici e perchè conoscevano da lungo tempo le in- sidie del Montezuma. Vista la dissensione e gli odii di ambedue le parti , if ebbi non piccolo piacere ; perciocché conobbi ciò dover riuscire molto utile alle cose mie, che averei facilissima strada a soggiogarli, secondo quel comune proverbio che dice : Dal monte nasce quel che il monte ab- brucia. Mi rivolgeva anche per la mente quel detto del sa- cro Evangelio: Ogni regno che in stesso è diviso, sarà mandato in ruina. Nondimeno, ora io parlava di segreto con questi ed ora con quelli, e rendeva grazie a ciascuno

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del loro ottimo animo, consiglio e ammonizione; e mostra- va d'amar più coloro ohe mi erano presenti e co'quali io par- lava, che coloro che erano assenti e de1 quali dicevano ma- le. Dimorammo in questa famosa città venti giorni : e gli ambasciatori del Signor Montezuma, i quali di sopra ho detto che erano appresso di me , mi confortarono che io dovessi andare alla città di Churultecal , che era lontana circa sei leghe ; dissero che i cittadini e abitatori di quella erano collegati di strettissima amistà col lor Signor Monte- zuma, e che quivi più facilmente potrei comprendere il suo animo, se cioè egli desiderasse o uo che io andassi nella sua provincia, e che alcuno di quella città potrebbe andare a parlare al loro Signor Montezuma, per dirgli quelle cose che io comandassi, e ritornare con risposta; e tenevano per certo, che nella città di Churultecal mi aspettavano altri ambasciatori . Risposi che mi piaceva andarvi , ma che par- tirei un certo u ionio che determinai .

XIII.

ÌIG.IOK MOTCTEZCMA, A VEGLIA DEGLI AMI AMIA 10*1 DI CUI F. t IMPOSTA E MINACCE tll'ftl LOR F 1KD LI SIGftUHI 1 STESSI , B II. IORTESH DI 1 DETTA CITTA .

I oi che li signori di Tascallecal risc|t- pero le cose che io aveva trattate con

1 li predetti ambasciatori , e die ave- * ™Ti™Ì.™™io." '"*"" va deliberalo di andare a quella rit- ta di Clmrultecal, pieni di malinconia mi vennero a trovare pregandomi , che a nìun modo io dovessi andarvi; percioc- ché già le genti di Monlezuma mi avevano poste insidie per uccidermi insieme co' miei soldati. E dissero, che a questo effetto esso Monlezuma uvea mandati dalla provin- cia vicina alla detta città da cinquantamila uomini, i quali si erano fermali presso a due leghe lunge dalla sopradelta città, inlerccltando le strade usale onde io doveva passare. e facendone una nuova piena di alle fosse, nelle quali ave- vano filli pali aguzzi , e quindi le aveano coperte con la (er- ra , iirrioct he dentro vi precipitassero i cavalli ed a questo

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modo si ferissero : dissero ancora , che a posta avevano ser- rate molte contrade, e die nelle alte e discoperte terrazze delle case avevano per tutto ragunato sassi , a One di po- terci prendere , entrati che fossimo nella città , e far di noi quello che lor piacesse: e per corroborare quanto dicevano addussero, che li signori di quella città non erano mai ve- nuti né a vedermi a parlarmi, mentre era già molto tem- po che erano venuti quei di Gnasancico, sebbene abitassero più lontano di loro7 ed assicuravano, che se io li chiamassi non verrebbero ; la qual cosa mi suggerirono anzi di fare per meglio accertarmi della loro sincerità . lo li ringraziai infinitamente, o domandai che mi dessero alcuni, che a mio nome andassero a pregare i Signori di Churultecal di veni- re a trovarmi, perciocché aveva alcune cose da comunicar con loro, pertinenti al comodo di Vostra Maestà; ed ai medesimi nunzi esposi la cagione della mia venuta, perché gliela dicessero : i quali andati , esposero la mia ambasciata ai Signori di quella città . Tornarono , e con loro vennero tre persone di non molta stima , e riferirono esser venute da parte de9 Signori di detta città, che non erano potuti ve- nire per esser malati ; ma soggiunsero che io esponessi loro la mia intenzione, e la riferirebbono a quei Signori. Frattan- to quei di Tascaltecal mi avvisarono , quelle persone tra i lor cittadini esser di niuna autorità , cosicché sembrava che li predetti cittadini mi beffassero ; e mi consigliarono a non prestar fede a que' messi , ma che insistessi, perché perso- nalmente i Signori della città venissero a trovarmi. Cosi av. vertito ascoltai li detti ambasciatori , e loro risposi : che le ambasciate di si alto e possente principe qpale é la Maestà Vostra , non é convenevole palesarle a persone basse ; per- chè non solamente essi ambasciatori , ma appena i lor Si- gnori erano di tanta dignità da meritare che io dovessi

XI. 1.)

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risserò

m CORTES

esponer turo la ambasciata della Maestà Vostra comandava, die nel tempo di tre giorni comparissero di me per dare ubbidienza a Vostra Maestà ed a lei per sudditi, protestando prima, che se non comparii nel termine assegnato, anderei con le mie genti con ini di loro come contra ribelli di Vostra Maestà ricusanti di esser soggetti al suo imperio . E per questa ragione mandai un comandamento sottoscritto di mano propria dal notaio, con larga commissione di Vostra Maestà ; nel quale commemo- rai la cagione di mia venuta , dichiarai che queste pro- vince e molle altre erano soggette alla Maestà Vostra, e dis- si die quegli che di buona volontà volessero esser soggetti a lei , sarebbono ben trattati da me, farei loro grandissimi onori e concederei straordinari favori, mentre un contrario contegno lerrei coi ribelli. Il giorno seguente vennero a me quasi lutti i Signori della della città, scusandosi se non erano venuti prima e auermundn ciò esser avvenuto, perché quegli della provincia, dove io dimorava, erano loro nemici, a unii aravano avuto ardimento di andarvi , pensando di non dover esser sicuri; ed istillavano clic essi dovevano avergli rapportato qualche cosa contra di loro, ma mi scongiuravano , the io non dovessi crederla, come delta da nimici del loro nome, e die non era cosi : dittero , che se andassimo con esso loro alla città , quivi conoscerei le cose dette da i lor nemici esser false e vere quelle che essi pro- ponevano ; che da ora innanzi si rendevano soggetti a Vo- stra Maestà ed avevano animo di perseverare, e che ubbi- direbbero apparecchiandoci a contribuire tutte quelle cose che a nome di Vostra Maestà io avessi imposte loro : e di tulio cui per via di interpreti fu fatta scrittura dal notaio . Allora io deliberai d' andarvi, parte per non parere di man- car d'animo, parte perche io sperava poter quivi |N

VIAGGIO

US

i cernente trattar le cose che aveva da far col signor Mon- ;uma; perciocché, siccome mi fu riferito, quella città vicina alla provincia del detto Signore , conciossiachè i dditi delMontezuma vi vadano sicuramente, e cosi air in- atro, non essendo al loro andare impedimento alcuno .

J

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ini ontir * i ni R' ltfi ti -

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I WIM

«ignori di or temente,

orhe avendo inteso i Tascallecal si dolsero fortemente, e molte volte mi dissero che io fa- tm*mo1 ceva grande errore : poi soggiun-

sero, che essendosi dati alla Maestà Vostra , e avendo presa l'amicizia mia, volevano venir meco, ed in ogni cosa che avvenisse darmi aiuto . Non curarono che io molto ricu- sassi , e con preghi contendessi che non venissero , non fa- cendo in modo alcuno di bisogno : nondimeno mi seguita- rono da cento mila uomini atti a combattere, e mi fecero compagnia pel tratto di due leghe lontano dalla città : dal «mal luogo, mercé grandissimi prieghi, eccetto seimila uo- mini, se ne ritornarono addietro. In quella notte posi gli alloggiamenti presso a un certo lìuinc, due leghe lontano dalla delta città, parte per licenziare gli uomini di Tascalte- cai che erano venuti meco, acciocché tanta moltitudine non apportasse qualche scandalo alla città, e parte perchè si

VIAGGIO 117

avvicinava la notte , ed a queir ora io non voleva entrare nella città . Il giorno seguente tutti i cittadini mi vennero incontro con trombe e tamburi per ricevermi , e con molte altre persone che appresso di loro son religiose, vestite con le lor solite vesti , cantando e salmeggiando come soglion fare nelle loro moschee, che essi tengono per chiese ; e con quella solennità ci condussero infino all' entrata della città , e li ne misero in un9 ottima casa , dove io , insieme con tutti i miei compagni, fui albergato comodamente e secondo il nostro desiderio , e ne portaron vettovaglie , ma non in copia però . E mentre camminavamo per entrare nella cit- tà , e' incontrammo in molti di quei segni che ci avevano palesato quei di Tascallecal; perciocché trovammo la solita via serrata ed un' altra fatta di nuovo , e fosse alte nelle quali cascavano gli uomini, e nella città alcune strade chiu- se, e sassi ragunati nelle terrazze scoperte delle case : le quali cose , ne fecero star più apparecchiati e più vigilanti .

£*<*!*:*>

XV.

QUELLI SIGNORI S

invi trovai alcuui nunzi mandali dal Monlezuma, acciocché parlas- sero con quegli ambasciadori che TnttvTiad.wifatfvkgtii. erano appresso di me: nondimeno dissero di non aver cosa alcuna da trattar meco , ma sola- mente esser venuti per intendere dagli amhasciatori quello che avessero l'atto e deliberalo meco, acciò lo potessero riferire al lor Signore : ed avendomi così parlalo si parti- rono, ed uno de' principali ambasciatori del Monlezuma , che era meco , se ne andò con esso loro . In quei tre giorni che dimorai quivi , mi diedero pochissima vettovaglia; ogni di si andava peggiorando , e rade volte i Signori e princi- pali della città venivano a visitarmi o a parlarmi: e mentre per questo eravamo in qualche sospetto e paura, al mio in- lerprele ordinario (che è una femmina Indiana, la qua- le presi a Putuucha, fiume di Grigialva , della quale feci

VIAGGIO 119

menzione nella prima relazione mandata a Vostra Maestà ) fu fatto palese da uno abitante di Tascaltecal, come non mol- to lontano si era insieme ragunata una grandissima molti- tudine di uomini sudditi del Signor Montezuma, e che tutti gli abitatori della città avevano menato fuori le mogli , i fi- gliuoli e le facoltà, e desideravano di assaltarci ed ucci- derci tutti ; e che, se voleva andare con esso lui, la salve- rebbe. Le quali tutte cose ella raccontò a queir Hieronimo Agillari che io ebbi in Yucatan , e del quale altre volte ho fatto menzione alla Maestà Vostra ; ed egli poi le rapportò a me . Procurai che subito fosse preso queir uomo di Ta- scaltecal, il quale, avendolo posto in luogo secreto, l'esa- minai diligentemente , e mi palesò quelle cose che aveva dette a quella femmina mia interprete : e perciò, dagl' indi- zii precedenti , che prima nel viaggio avevamo visti , deli- berai che fusse meglio assalir loro che essi assalissero me . Procurai di ragunar tutti i Signori della città, con iscusa di voler parlare con loro ; i quali , poiché si furono ragunati , li posi in una certa gran sala: ed in questo mezzo, coman- dai ai soldati che stessero in arme ed apparecchiati ad ogni cosa , e che ad un mio cenno subito assaltassero quel nu- mero degP Indiani , che erano nel mio albergo e nel luogo più vicino, e cosi avvenne: perciocché, poi che i Signori si furono ragunati , quivi gli lasciai legati ; e montato a ca- vallo, e scaricato per segnale uno schioppo , facemmo tal- mente , che in spazio di due ore uccidemmo da tre mila uomini Or sappia la Maestà Vostra anche il modo che si erano apparecchiati contra di noi Prima che io uscissi del mio albergo , avevano serrate quasi tutte le contrade , e tutti stavano in ordine : e nondimeno , perché gli assaltam- mo alla sprovvista , fu faci! cosa mettergli in rotta, massi- mamente mancando i lor capitani , i quali io teneva legati

I*J CORTES

nella sala : comaudai clic lasse messo fuoco in certe torri, avendo nondimeno lascialo ottima guardia neh' albergo . questo modo , nel termine di cinque ore sforzai tulio il [i polo a uscir della ciltà, con l'aiuto di quattromila uomini di Tascaltecal , e di quattrocento di Cìnqiual . Dopo il mio ritorno all'albergo, parlai con quei Signori della città die tenevo prigioni, e dimandavo loro per qual cagione aves- sero congiurato di uccidermi cosi a tradimento. Mi rispo- sero, la cagione non essere proceduta da loro, mudagli abitatori di Culua , sudditi del Signor Montezuma, i quali, con lor lusinghe, gli avevano sospinti a commettere simile scellerate/za ; e che il Signor Montezuma, lontano da quella citta il tratto di una lega e mezza {come essi potevano pensare) aveva poste in ordine da cinquantamila perse», per mandar la cosa ad cfl'ello: ma che già conoscevano es- sere stali ingannati, e mi pregavano die io volessi lasciare uno o due di loro, die promettevano di ricondurre il po- polo di' io aveva discacciato , e le donne , e li figliuoli e le robbe che avevano tratte fuori ; ed umilmente mi prega- vano ch'io perdonassi loro, promettendo che per l'avve- nire da ninno mai più si lascerebbero ingannare, e vole- vano esser veri e fedeli sudditi di Vostra Maestà . E poiché io ebbi biasimali e ripresi grandemente i loro errori e scel- leraggini, lasciai andar due di loro . Il giorno seguente la città pareva abitata e piena di donne e di fanciulli , ed il popolo mostratasi pacifico non altramente che se non Um$ avvenuto cosa alcuna : però liberai lutti gli altri Signori della ciltà, avendo promesso d'esser perpetuamente servi- tori fedeli di Vostra Maestà. In quei venti giorni ch'io di- morai quivi, fu Ini rilti mnlin pnrifirn, r nnn nllmnunli pareva , che se niuno fusse slato ucciso o mancasse: e an- davano alle piazze, ed esercilavano le loro professioni e

VIAGGIO 121

Aendwano le loro mercatanzte per la città, come prima solevano fare. E feci che quei di Churultecal e di Tasca Ite- cai facessero insieme lega ed amicizia , e di nimici diven- tassero amici , che da pochi anni il Montezuma gli aveva fatti benevoli a e nimici a quei di Tascaltecal . Questa ci di Churultecal è posta in un luogo piano, e dentro delle mura iia ventimila case ed altrettante nei borghi. Sono Si- gnori da per sé, ed hanno i confidi separati , e noti ubbidì- scono ad alcuno, alcuno riconoscono per Signore o su- periore . Hanno H governo simile agli abitatori di Tascalte- cal, ed usano migliori ornamenti, che non fanno quei di detta città. Tutti dopo la sopra narrata sconfitta sono stati fedeli sudditi alla real Maestà Vostra, e spero che anche «eir avvenire persevereranno. Questa provincia è fertilissi- ma, perciocché ha il paese e i confini molto larghi , e per la maggior parie luoghi che si possono inacquare. La città é bellissima a vederla di fuori, perciocché è molto piena di case ed ha assaissime torri : e dico il vero a Vostra Maestà, die io, guardando da un'alta torre di certa moschea, nu- merai quattrocento torri di moschee nella detta città. Di tutte le province che insino ad ora ho vedule in questi pae- si , questa é più accomodata all'abitar di Spagnuoli ; per- ciocché vi sono pascoli ed acque per nutrir animali, meglio die negli altri luoghi per li quali siamo passati ; ove é tanta copia di persone che niuna parte di quelli paesi, ancora che minima, si lascia che non sia coltivata, e nondimeno spesso patiscono carestia di pane , e vi sono sempre molti poveri , che vanno mendicando alle case ed alle moschee, siccome «o^lion fare in Spagna ed in altri luoghi .

»•*»>

xi. IC

XVI.

.1 A«l ASCIATOSI DEL ÌIQSOE NO-t I DATA PEK ESSI AM E ASCIATOMI. -

SIGSOHE IL CORTESE.-- PANICA

ARI.A1 affli ambasciatori del Mon- 1 Iczuma intorno al tradimento, che: ' avevano apparecchiato di Tarmi i signori di Churnltecal ; e come i pre- detti signori aflcniìuvaDo quella trama essere stata ordita ed avere avuto principio dalla persuasione di Montezuma. Dissi che simil tradimento- non mi pareva degno di tanfo uomo quale era il lor Signore predetto, che da una banda mi man* dava onorati ambasciatori oRerendomi la sua amicizia, e dal- l'altra cercava a tradimento insidiarmi con l'ailrui forza, per l>otcre coprire il dettilo ed iscusarsi , quando le cose non succedessero secondo il suo desiderio . E soggiunsi, che poi che egli aveva rolla la giurata fede , attesa la promessa , io ancora mi era mutato d'opinione; e se prima io desi- derava di andar nella sua provincia solamente percagion

VIAGGIO 125

di visitarlo e di parlar seco, e per pigliar sua amicizia e pratica , ora mi affrettava d'entrarvi come un nimico può fare ; qual cosa mi dispiaceva sommamente ; perciocché mi sarebbe stato molto caro averlo per amico , e seco consi- gliarmi di tutte quelle cose cbe ero per fare in quelle parli, eseguire il consiglio datomi da luL Gli ambasciatori mi ri- sposero, cbe erano stati appresso di me lungo tempo 9 e che di simil tradimento a loro non era pervenuta notizia alcuna ; e che a niun modo si potevano persuadere , che Je cose che erano state fatte fossero slate eseguite d' or- dine e consiglio del Signor Montezuma . E mi rappresen- tarono , che prima che deliberassi di rifiutar la sua ami- cizia, e imprender guerra contra di lui, siccome io dice- va, dovessi prima molto bene intendere ogni cosa, e far ogni prova per trovare la verità; e intanto che io dessi licenza ad uno di loro, che anderebbe a parlare al suo Si- gnore , e ritornerebbe tosto : sono da questa città al luogo dove fa residenza il Montezuma venti leghe . Risposi che mi piaceva, e licenziai alcuni di loro ; ed essi , insieme con un altro che prima si era partito, ritornarono dopo sei gior- ni, e mi portarono in dono dieci piatti d'oro fino, e mille cinquecento vesti, e vittovaglie di galliue, e panicapap, che è una sorta di bevanda che usano : e riferirono , il lor Signor Montezuma avere avuto a dispiacere che quei di Churultecal mi avessero fatte insidie, e che certamente io non credessi cbe esso avesse prestato consiglio e favore in simil negozio; perciocché egli mi dava la sua fede la cosa non esser cosi : e quella gente esser sua , ed essersi ragù- nata dove è detto di sopra, nondimeno di propria volontà, non di suo comandamento , a persuasione di quei di Chu- rultecal, perché erano di due province, I' una delle quali e chiamata Accancigo , V altra Izucban che sbno vicine al

Ifi* CORTES

paese* di Tascaltecal, e per la vicinanza aver fatto una certa confederazione tra di loro d'ajutarsi Puna P altra: e per questa cagione s' erano ragunati insieme , ma non per suo- comandamento; e per l'avvenire vedrei dalle sue opere se quelle cose che io gli aveva mandato a dire sarebbero vere o no . E di nuovo mi pregava con grande istanza , che io non dovessi andare alla sua provincia,, perchè essendo ste- rile potrei patire di molte cose; ma dovunque io* fossi, man- dassi a chiamarlo , che in ogni cosa adempierebbe il voler mio. Risposi, che il mio viaggio per la sua provincia non si poteva schivare : perciocché io era tenuta a darne parti- colarmente avviso a Vostra Maestà , e di esso Moatezuma e di tutta la sua provincia. Finsi- di credere quelle cose che mi avevano riferito gli ambasciatori; ma perchè dicevo non. poter dar quell'avviso s' io non andavo a visitare il dello Signore , soggiunsi lusingarmi che non P avesse a dispiace- re; d 'altronde lor dimostrai, che se pensasse di ffappormt ostacolo , potrebbe avvenirgli male, sebbene mi dispiacessi)- che gli fosso fatto*danno o reso incomodo alcuno. Ma egli, poiché conobbe che io aveva determinato di andare a ve- derlo, rispose: che andassi con buona ventura, e che mi aspetterebbe in quella città dove al presente si ritrovava; e mi mandò molti de' suoi , che mi accompagnassero*; perciocché essendo io già entrato nella sua provincia , ten- tavano traviarmi, conducendomi per quei luoghi e vie nelle quali pensai che mi avessero poste insidie, per trattarci malamente, come si comprese per le cose che dipoi avvenne- ro: perciocché molti Spagnuoli , i quali aveva mandati per quella provincia a diversi negozi , avevano veduti molli ponti e vie strette, per le quali , se fussimo andati , facilis- simamente avrei) ber potuto mandare ad effetto la loro in- tenzione. Ma Iddio ottimo massimo , il quale ba diféso

VIAGGIO '^»

insin dai teneri anni la Maestà Vostra, vedendo noi essere intenti al servizio di quella, ne mostrò altro viaggio; e ben- ché fusse più aspro, nondimeno non era sottoposto a (anli pericoli , come quello , per il quale si sforzavano di con- durci,. La buona strada ci fu mostrata in questa maniera .

*«®9̧§^fò&3>*

XVII.

CHI A II] USO DI gVKLLI— COME IL CORTESE V PER 1.1 VESTI GAME TAL SEGEETO, QUELLO CHI » PILLA PBOVIKCU DI CIULCO.

il ffiffl; iscosto da questa citi* di Cburulte-

E! !&Sw r P'y-'i ea* sono ^ue mont' altissimi e fred- di .'tgy \irtt! '• dissimi, e nel fine del mese di ago- vuiano de) M»«c» . sto vi sodo tanto grao Devi , che le ]or cime appariscono bianchissime di lontano . Da uno di quelli, il quale è il più alto, molle volte, lauto giamo che di DolLe, esce una gran palla di fumo a guisa di una gran casa, il qual fumo si leva insino alle nuvole tanto diretta- mente e eoo tanta velocità , che una saetta non lo vince- rebbe di prestezza; e benché nella sommità di quei monti regnino grandissimi e fortissimi venti , nondimeno non han- no forza di rompere di piegar quella palla di fumo . Ma perché sempre ho desiderato , di tutte quelle cose che sono in questi luoghi riferire a Vostra Maestà particolar- mente il vero, parendomi ne-lP osservar tal cosa vedere un miracolo, a fine d' investigar tal segreto vi mandai, con alcuni di quel paese, dieci de' miei soldati Spagnuoll , di quegli che io giudicava esser atti a tale investigazione ; e da

VIAGGIO 427

dovero comandai loro , che in ogni modo salissero sul det- to monte , e investigassero il segreto di detto fumo, e donde e come uscisse. E quanto loro fu possibile si affaticarono di salirvi; nondimeno non poterono mai farlo, essendo impe- diti dalli spessi rivolgimenti di venti con le ceneri che esco- no dal detto monte, e dalle gran nevi ed estremi freddi che vi sono . Nondimeno si avvicinarono alla cima , di modo che , mentre erano quivi , cominciò a uscir fuori quella palla di fumo con tanto impeto e strepito , che pareva che il monte rumasse ; e senza far altro se ne ritornarono, por- tando molla neve e ghiaccio , perciocché pareva loro , che,, essendo io queste parti cosi calde, avessimo da veder cosa nuova: infatti, secondo l'opinione de' nocchieri questa pro- vincia è posta nel ventesimo grado , che è il parallelo del- l'isola Spagnuola, dove continuamente sono grandissimi- caldi . E mentre andavano per cercar questo secreto , tro- varono una certa strada ; e dimandando agli uomini del paese, che io aveva mandati con esso loro , dove si andasse per quella via, dissero, che di li si andava a Culua , e che per andarvi quella era la buona strada, e non quella per la quale gli uomini di CuJua ci volevano guidare. E gli Spa- gnuoli camminarono per quella insino al fine de' monti T perciocché la strada è nel mezzo d' essi. Finalmente comin- ciò a vedersi la pianura di Culua , e la gran città di Temi- stitan, e i laghi che sono in quella provincia, i quali più. sotto descrìverò air Altezza Vostra; e quegli Spagouoli che io aveva mandati ad investigar il segreto, se ne ritornarono co' compagni tutti allegri , avendo trovato la buona strada. Essendo dunquee da loro e daquei della provincia fatto certo della nuova buona via ritrovata, parlai agli ambasciatori del Montczuma, ammonendoli che mi dovesser condur a quella provincia per la via ritrovata, e non per quella che essi

1* CORTES

avevano designato . Risposero : che ella era più pianale pia breve ; e la cagione perchè non mi guidavano per q nel- la, dissero, die era per aver noi a passar per la provincia di Guasacingo, li cui abitatori eran ni mici del lor Signor Mon- tezuma, per cui in quella non potevamo trovar vettovagli», cose necessarie , coinè nei luoghi del lor Signore; Aia poiché io aveva deliberato di passar per quella via, essi procurerebbero di portar le vettovaglie d* altronde •> Pas- sammo con gran sospetto, temendo che non volessero per- severare nella loro malignità, e di nuovo insidiarci; e perchè già era venuto a notizia di tutti che io voleva passar di là, non pareva a proposito di tornare a dietro, acciò non ne fusse attribuito a paura e viltà . In quel giorno che ci par- timmo da Churultecal , dopo «ver camminato quattro leghe arrivammo a certi villaggi sottoposti alla città di Guasacin- go; quivi fui ben visto dagli abitatori, che mi donarono certi schiavi e vesti , ed alcuni pezzetti d' oro; le quali cose tutte erano di pochissimo momento, perciocché non ne hanno -nella lor provincia. Queste genti seguitano la fazio- ne di quei di Tascaltecal^ e da ogni lato sono chiusi dal paese del Signor Montezuma ; tal che non hanno commer- cio alcuno, se non con gli abitatori della propria patria*; e perciò vivono miseramente . Il seguente giorno salimmo sulla foce posta tra li due monti-, che ho detto a Vostra Maestà; e nel discender di quella, poiché agli occhi nostri si mostrò la provincia del Signor Montezuma , venimmo per una certa provincia, cheé chiamata Cbalco. Due le** ghe avanti che aggiugnessimo a' luoghi abitati, trovammo un ottimo albergo nuovamente fabbricato di travi , -e di pa- glia. In quello alloggiai comodamente, insieme con tutti i miei compagni e con tutti gl'Indiani che aveva condotti meco, che erano da quattromila uomini di queste province,

VIAGGIO

cioè di Tascaltecal , di Guasacingo, di Cburultecal, e di Simpual . Ne diedero le cose necessarie al vivere , ed avem- mo in tutte le abitazioni fuochi fatti con legne abbondante- mente , perciocché faceva grandissimo freddo , essendo cir- condali da due monti altissimi, ne' quali era grandissima copia di neve .

xi. 17

XVIII.

TO AL CORTO» HI 1TOH ANDAt-

I GLI FBCK .

1 n questo luogo mi vennero a tro- vare alcuni in nome del Montezu-

I ma, i quali mi parevano baroni; e tra loro dicevano esser venuto il fratello del Montezuma. Pregavano ,che io mi levassi del- l'animo di proceder più innanzi per andare a quella città, perciocché la sua provincia pativa carestia di vettovaglie ed era difficile la strada di andarvi, essendo tutta circondala d' acque, vi poteva esser condotto se non con le canoe. Canoa è una barca di un legno solo incavalo , che usano per trrghettare; gli abitatori la chiamano accaler. Fingeva- no molte altre cose difficili nel viaggio, dicendomi, che gli facessi sapere ciò che dimandava da luì Montezuma, per- che volentieri, ovunque io mi trovassi, egli procurarla senza dubbio di mandarmi anche insino al mare e dove mi pia- cesse, in seguo di tributo, tutte quelle cose che gli chie- dessi. Io con benignità e amichevolmente ricevetti questi messi, e donai loro alcune cose che aveva portate di Spa- gna, le quali appresso di loro erano tenute in grandissima

VIAGGIO 151

stima , e massimamente appresso di colui che dicevano es- ser fratello del Montezuma. All'ambasciata fatta per nome del Signor loro, risposi con queste parole, lo, se fosse in mia potestà il partirmi di questa provincia , per compiacere al vostro magnanimo Signore più volentieri lo farei che egli noi desidera ; ma perchè la sacra cattolica Maestà del gran* de Imperatore mi ha dato principal commissione e coman- damento, di avvisarla circa il magnanimo vostro Signor Montezuma , e circa la città sua tanto famosa , la cui cele- brila già da molto tempo è pervenuta alle sacre orecchie di sua Maestà , di questo vi voglio pregare : che da parte mia diciate al vostro Signore , che riceva la mia venuta a lui con lieto e buono animo; perciocché a lui alla sua provincia puote arrecar danno o incomodo alcuno , ma più tosto molta utilità, onore ed accrescimento. E poi che avrò parlato al vostro Signore , se non vorrà tener mia pratica , mene tornerò subito addietro, che mi sarà abbastanza il parlar con esso lui , per determinar tra noi con che modi si possano in queste parti indirizzar li negozii del mio sacra* tissimoe potentissimo Re; il che non si potrebbe determi- nare per via di persone mezzane, benché idonee, ed alle quali si dovesse prestar grandissima fede . Avuta questa ri- sposta gli ambasciatori si partirono . In questo albergo, del quale ho fatto menzione di sopra, siccome per indizi ed apparecchi potetti comprendere, avevano pensato di offen- derci in quella notte, e farci qualche danno ; il che avendo io compreso, vi trovai rimedio; e perciò, poiché conob- bero eh9 io aveva mutata opinione, di nascosto comanda- rono a quelle genti che erano ne' monti ascose, dovessero andare al predetto albergo; e vedute dalle mie guardie e sentinelle si partirono.

XIX.

DELLA. TERRA DETTA AKAQUKHUCA , E DEL DOTO I D'ORO E DI MOLTI SCHIAVI PATTO AL CORTO T riE DI QUELLA. IH CDE LIOGO QUELLI DEL SII

SIG3URK 'I DELLE FABOLK CHE USABONO AL CORTOSK, B DELLA BISPUSTA A LORO PATTA . D' UNA CITTA' POSTA NEL LA- CO, E d'cka VIA CO-C MOLTO ARTIFICIO FABBRICATA .— DELL! CITTA' DI 1ZAPALAFA E DI CAHL'ILC.1!" .

giorno seguente camminando

I giunsi ad una certa terra , che la

chiamano Amaqueruca , la quale

"' """"gii 'spigno^T"™"™ è sottoposta alia provincia di Chal-

co, provincia, che fra la principal terrra, e frale ville

per due leghe d'intorno, ha più di tre mila case. In questa

1 terra fummo alloggiati molto bene in una bella casa del Si-

Ignore: vennero molti a vedermi, che mi parvero de' pri- mari! , affermando d' essere stati mandati dal loro Signore , per aspettarmi quivi , e provveder per me e per le mie genti di tutto ciò che facesse di bisogno . Il Signor di questa ((rovinerà mi donò mille pesi d'oro e quaranta schiavi; e quivi stemmo due giorni commodamente, ed abbondante- 1 mente ci fornirono di tutte le cose che ne bisognavano.il seguente giorno , essendo venuti a me alcuni de' principali ,

VIAGGIO 155

mi certiQcarono, che il Signor Mont ezuma mi aspettava . Mi partii , ed in quella notte giugnemmo ad una certa pic- cola terra lontana di li forse quattro leghe; è posta appresso un grandissimo lago, e quasi la metà d'essa si sporge in acqua, e verso terra ferma ha un asprissimo monte diru- pato ed aspro di sassi grandissimi. Quivi con tutti li modi si apparecchiavano di offenderci ; ma la cosa avvenne altra- mente di quel che cercavano: avevano deliberato di assa- lirci la notte alla sprovvista ; ma essendo io notte e giorno

*

diligente e vigilantissimo , feci tornar vani i lor pensieri. In quella notte posi per lutto le guardie, talmente che le loro spie, quelle che venivano per acqua con le canoe, come quelle che scendevano dal monte, poteron conoscere se avesser potuto mandare ad effetto la loro intenzione. La mattina furon trovate da circa venti spie uccise dai nostri; di modo che poche ne ritornarono ai Signori che le aveva- ne mandate : e vedendo che noi eravamo apparecchiati e pronti ad ogni cosa , deliberarono di mutare opinione , e condursi come amici. Il di seguente, la mattina a buon" ora, avendo determinato di partire, cui vennero innanzi dodici uomini de' prìmarii, come di poi compresi: tra i quali di maggior dignità era un giovine di venticinque anni, che principalmente tutti lo riverivano ; di maniera che quando discendeva dalla I ettiga nella quale era portato , gli altri tutti andavano innanzi levando i sassi e le paglie dal mezzo della strada donde doveva passare. Ed essendo venuti a trovarmi, dissero essere mandati dal Signor Moutezuma per accompagnarmi nel viaggio, e che io dovessi perdonare al loro Signore se esso non mi era venuto incontra sino a quel luogo; perciocché ei si trovava malato, e la sua nobil città non era d'altronde molto lontana: e soggiunsero, che poi che aveva deliberato di andare a trovarlo, averemmo

1.-V4 CORTES

potuto parlare a bocca , e conoscere di che animo fusse verso di vostra Maestà . Nondimeno , con grandissimi pri&> ghi mi chiedevano, a nome del detto loro Signore, che non vi andassi , imperocché averei patito molta fatica e carestia; ei molto temeva di non poter riuscire a procu- rarsi la quantità necessaria di vettovaglie che mi occorre- vano , ad onta della sua autorità e dell* animo suo amico e volenteroso : ed in questo perseveravano e s' affaticavano grandemente i predetti ambasciatori ; sicché altro non re- stava se non che dicessero apertamente, che se io seguitava di volervi andare me lo avrebbero impedito colla forza delle armi . Ma io risposi loro benignamente e con parole più umili che mi fu possibile, affermando, che di questa mia andata non gliene poteva succedere incomodo alcuno, ma ben molta utilità : ed avendo donate loro alcune di quelle cose che aveva arrecate meco di Spagna, gli licen- ziai . Di presente mi partii , accompagnato da molta gente; perciocché mi accompagnavano uomini , i quali , siccome poi si vide erano di grandissima autorità: sempre cammi- navamo vicino alla ripa di quel gran lago ; e andato ap- pena una lega lontano dalla casa nella quale era slato al- loggiato , vidi nel detto lago una picciola città , che era tanto lontana da noi quanto sarebbero due tiri di balestra: ella è posta nel detto lago, ed ha insino a due mila case; non si vedeva strada alcuna per andarvi di terra , e , per quanto potevamo scorgere , aveva molte torri . Camminato che ebbi una lega , entrai in una strada fatta a mano , e artificiosamente fabbricata nel detto lago , larga quanto é lunga una lancia Spagnuola da uomo d' arme ; per la quale avendo camminato quasi una lega , arrivammo ad una cit- tà, di cui insino ad ora non abbiamo veduta la più bella, benché non fusse di gran circuito . In questa picciola città

VIAGGIO 135

erano bellissime case ; e non tanto ci maravigliavamo delle case cosi ben fabbricate , quanto dei fondamenti di esse , i quali, con maraviglioso artifizio, erano posti in acqua; oonciossiachè , come è detto , la città è situata nel lago . In essa dunque, che ha quasi due mila case, stemmo commo- diss imamente, e molto sontuosamente ne ricevettero; e i primarii , e il Signore della città , desideravano grande- mente che quella notte io riposassi quivi : ma gli ambascia- tori del Signor Montezuma mi dissero, eh* io non dovessi star quivi ma per ispazio di tre leghe andare ad una città nominata Iztapalapa , la quale è suddita a un de9 fratelli del Signor Montezuma. L'uscita di questa città, dove noi desinammo, e il cui nome ora non mi sovviene, è per un'altra strada simile alla prima e com'essa fatta a mano , la quale conduce inflno alla terra ferma per ispazio di una lega . Ed avvicinandomi alla città , il Signore di quella , in- sieme con un gran Signore d'un9 altra, che é lontana da quella tre leghe e chiamano Canaalcan, e molti altri baroni e Signori, che quivi aspettavano, mi vennero incontro e mi portarono quattromila pesi d' oro e certe vesti di seta , e mi ricevettero umanissimamente.

XX.

DEL SITO DELLA CITTA' d' m'AFlUPA ,

B ORI BELLISSIMI

PALAZZI E GIARDINI, D' OS MARAV1GL

OSO RELVEOERB DI

QDKtL.I . DELLK CITTA' DI TEHMTITAN

DI MBSSICALOIHSO ,

d'vtciaca b di hccbilohcbico b come

VI SI FACCIA IL SA-

LR. NLMbBO DI BARONI CHH »KBXEBO

A T1SITARB IL COR-

TRW B DRLLR CBHIMOHIE CBK OSARONO.

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ztapalapa, la quale è al lato di un gran lago d'acqua salsa, ha perfi- no a quindicimila case, e la mag- gior parte sono in acqua, ed altre sono in terraferma. 11 Signore ha certi palazzi alti, che ancora non sono finiti , e sono si grandi e si belli come li possino trovare in tutta la Spagna; dico de'grandi e ben fab- bricati tanto di pietre quanto di travi , e di pavimento e di ogni altra cosa necessaria a fabbricare palazzi, e d'altri ornamenti da casa; eccetto che di lavori di legname, e di figure , e d' altre cose ricche, da pareti e da palchi come co- stuma appresso di noi , i quali quivi, nelle abitazioni non sogliono usare . Da basso hanno giardini dilettevoli, pieni di arbori e di fiorì odoriferi ; e olirà di ciò hanno peschie- re ovvero vivai molto ben fabbricati, con le scale di pietra

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da sommo tosino in basso. Appresso il detto palazzo vedesi un gran giardino , nel quale è un belvedere con varie e belle sale e logge ; nel giardino è un lago di acqua dolce di forma quadrangolare, fatto di pietre concie, e intorno al lago è una larga loggia con un bellissimo pavimento fatto di mattoni , e tanto larga che quattro uomini di fronte fa- cilmente senza incomodarsi vi potrebbono passeggiare; e ciascuna parte di essa è quattrocento passi, e tutto il cir- cuito è mille e seicento. La parte della loggia vicina al giar- dino è fatta di canne, dopo le quali sono degli arbori e varie erbe odorifere . Nel lago si veggono notare assais- simi pesci d'ogni sorta, e uccelli come anatre, folaghe, ed altri assai ; di modo che alle volte cuoprono il lago . Il gior- no seguente partendomi da questa città, avendo camminato mezza lega entrai in un'altra strada mattonata, che divi- deva il lago per lo mezzo , lungo la quale in spazio di tre leghe si pervenne a quella famosa città di Temistitan posta nel mezzo del lago. Questa strada è tanto larga, quanto sariano lunghe due lance spagnuole di uomini d' arme con- giunte insieme, per la quale otto uomini a cavallo di fronte potrebbero commodamente passare . Dall'uno e dall'altro lato di detta strada sono tre città: una delle quali è chia- mata Mesicaloingo, che per la maggior parte è posta in detto lago, e l'altre due, cioè Hyciaca, e Huchilohuhico (che vengon chiamate ) , sono situate appresso il lago, di guisa che molte case delle predette città rimangon bagnate dall'acqua. Dicono, che la prima contiene tremila case, la seconda seimila, l'ultima cinquemila: in ciascuna delle quali sono ottime case e torri, massimamente quelle dove abita- no i Signori; e ottime son pure le lor chiese; che le chia- mano ineschile o vogliamo dire moschee, dove fanno le loro orazioni, e mettono i loro idoli. Qui si fa gran mercanzia

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di sale, che soglion torre dall'acqua del lago , e dal fior della terra dal lago inondata; il quale, come è bollito, lo riducono in masse in forma di pane, e lo vendono cosi ai paesani come a' forestieri . Per ispazio di mezza lega prima che si venga a quella famosa ciltà di Temistitan , dove una altra via falla in simile maniera delle precedenti sottentra alla prima che viene da terra ferma , è un muro fortissimo, con due torri circondale di muro di larghezza di due sta- ture d'uomo, con un9 antimuro, e con torrioni. per tutto il circuito; il qual muro riceve ambedue le predette strade. La città di Temistitan, ha solamente due porte: una, per la quale entrano , V altra, per la quale escono. Vennero qua a incontrarmi e salutarmi da mille baroni della città, con abito d'una istessa livrea secondo il lor costume ed usanza; e mentre si appressavano, ciascuno di loro usava la ceri- monia della patria, che è questa : ciascuno, secondo che si trovava nell'ordine, quando veniva a salutarmi, toccava la terra con mano, e dipoi se la baciava in segno di grandis- sima reverenza. E quivi consumarono un9 ora, prima che ciascuno finisse la cerimonia . Non lunge dalla città era un ponte di legno di larghezza di dieci passi ; qui è interrotta la delta strada , e questo ponte è pel crescimento e manca- mento deir acque ( perciocché l' acque di questa palude cre- scano e scemano come quelle del mare] , ed è anco per si- curezza e difesa della città; conciossiachè quelle travi lun- ghe delle quali è fatto , le mettono e levano come a lor piace . A simiglianza di questo ve ne sono molli altri per tutta questa famosa città , siccome più largamente dirò nel processo della mia relazione .

XXI.

oichb ebbi passalo il detto potile, mi venne incontra quel polente Si" gnor Montezuma per ricevermi ; e ferimmo dri carie» « muoio, con esso lui dugento Signori eoo piedi nudi e eoa altro più ricco abito di livrea che li pri- mi. Andavano a due a due in modo di processione: s'acco- stavano molto ai muri delle case, ancora che la strada fusse agevole, larga e dilettevole, essendo quasi per una lega tutta diritta, e tanto diritta che potevamo vedere dal prin- cipio tosino al fine di detta via ; e da ambedue li lati di essa sono case ottime e grandi , parte per uso di Moschee, e parte per abitare . Il Signor Montezuma andava in mezzo a due distinti baroni, l'uno de' quali era quel gran Signore, di cui feci menzione di sopra , che mi venne a parlare por- tato in lettiga , e I* altro era il (rateilo del Signor Monte- zuma, che dominava la città, dalla quale qbel giorno istesso mi era partito : e tulli e tre erano vestili di una medesima livrea , salvo che il Signor Montezuma portava le scarpe, e gli altri andavano co' pie nudi, benché tutti gli abitato- ri usino scarpe: uno dalla destra e l'altro dalla sinistra,

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sostenevano le braccia al Montezuma; ed appressatomi, smontai da cavallo per andare ad abbracciarlo, ma due di quei Signori mi accennarono colle mani , che ciò io non do- vessi fare, ne anche toccarlo. E primamente il Signor Mon- tezuma, e di poi quei due Signori fecero la predetta ceri- monia in uso nella lor patria , la qual finita , comandò ad uno di quelli che accompagnavaulo , che d'allora innanzi dovesse far compagnia a me , mentre egli , insieme coir al- tro Signore , se ne andava un poco avanti . Dove il Mon- tezuma mi aveva parlato , vennero P uno dopo P altro a salutarmi anche gli altri dugento Signori, che ho detto di sopra, e fatta la cerimonia, ciascuno ritornava al luogo donde si era partito . Quando parlai al Signor Montezuma, mi cavai- una collana oh' io portava al collo, di gioie e di brillanti di vetro e la gittai al collo del Signor Monte- zuma;-ed avendo camminato alquanto, venne un suo famigliare portando due collane larghe un palmo e lavo- rate a guisa di piccioli gamberi marini, Involte in ufi panno ricamato di porccllette rosse, le quali essi stimano grandemente , e da ciascuna di esse pendevano otto gam- beri d'oro di maravigliosa perfezione, e subito me le gettò al collo; e seguitando il cammino di donde si era partilo, andò, con l'ordine ed abito detti di sopra, .fin- ché giungemmo ad un grande e bel palazzo apparecchia- to per nostro alloggiamento; e subito pigliatomi per le mani, mi condusse in una gran sala che era d'avanti il cortile donde eravamo entrati, e mi pose a sedere in una ricca ed ornata sedia , la quale egli aveva ordinato che fusse apparecchiata per me, e dissemi che quivi io dovessi aspettarlo. Infatti poco dopo , essendomi istallato in ottimi alloggiamenti, se ne tornò a me con vari e diversi og- getti, ed ornamenti d' oro e di argento, e cose lavorate di

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penne e di piume molto radamente , e con cinquemila vesli di seta in vari modi e preziosamente lavorate , e ricamate : delle quali cose tutte, poiché mi ebbe fatto parte, si pose a sedere in un9 altra sedia non molto distante dalla mia , che egli si aveva fatta apparecchiare, e parlò in questo te- nore : » È gran tempo , che, per l'istorie e- scritture de' no- siri antichi, abbiamo per certo, che io e tutti quelli che » abitiamo questa provincia, non siamo discesi di qui, ma m siamo forestieri, e veniamo qua da lontani paesi del mon- » do: e sappiamo, che noi arrivammo in questa provincia » condotti da un gran Signore e capitano , di cui eravamo » sudditi, il quale lasciando qui noi, se- ne tornò a riveder la » patria; e non molto tempo dopo rivenuto a noi , ne tro- » tutti aver tolte per moglie le natie di questo paese , » ed aver preso ad abitare le terre ; ed oltra di ciò , aver » generati figliuoli : egli tentava con ogni sforzo di levarci » di questa provincia, il che noi ricusammo di fare, anzi » non lo volemmo più ricever per Signore e capitano; onde » egli si partì, e sin ora abbiamo creduto di certo, che i » suoi successori , o prima o dopo, dovessero venire a sog- » giogare e queste province e noi , come proprii e veri sud- » diti suoi . E considerando il luogo , onde voi dite esser w venuti, e le cose che predicate del grande e potente Si- » gnore e Re, il quale vi ha mandato qua , crediamo vera- » mente che egli sia il nostro vero Signore; tanto più che n voi dite, che egli sa aver noi per lungo tempo abitati » questi luoghi. Perla qual cosa vi sia manifesto, che noi » siamo per ubbidirvi del tutto, e ricever voi per Signo- » re in luogo e nome di lui, il quale affermate avervi » mandato qua ; ed in questo non vi mancheremo , use- »> remo inganno : e potete comandare a vostro piacere a » tutta la provincia , che è sottoposta air imperio mio, per-

US CORTES

" ciocché tulli vi saranno ubbidienti; e potete, catnt n piace, servirvi di tatto ciò clic noi possediamo, essendo » voi nella vostra propria casa e provincia. State dunque » di buon animo e riposatevi; che so di cerio avete patito » diverse fatiche , si per il viaggio e per le spesse batta- ■> glie che insin ora vi è accaduto di fare. So molto bene le » cose, che da Pan nacha naca fin qua vi sono in ter vernile; - dubito punto che quei di Churullecal e di Cimpual vi avranno detto male di me , ma vi prego a non creder " più di quel che per prova e co'propri occhi vedete, » massimamente essendo cose dette dai miei nemici : dei » quali alcuni erano miei sudditi e per la vostra venuta mi " si sono ribellati; e per ottenere favore e grazia da voi, '> dicono simili cose. Io so certamente che essi vi hanno » affermato, ch'io aveva le case colle mura d'oro,e d'oro » la sedie, e little le mie masserìzie d'oro; o parimente ■i che io era Dio, e che per tale mi riputava ed altre simili ii cose: ma voi stessi vedete, che le case sono di pietre, .- di calcina e di terra i>. E cosi detto si alzò le vesti mo- strando il corpo, e dicendo: » Non vedete voi ch'io son •• fatto di carne e d'ossa mortale e palpabile? Vedete che » già essi hanno mentilo. Io certamente ho alcune mas- » serizìc,che i miei antenati mi lasciarono; tutte quelle » che io avrò sieno vostre, e di esse disponete a vostro " piacere. Io me ne andrò in altre case, dove soglio abi- li tare, ed avrò cura che siale provveduti d'ogni cosa » conveniente voi ed ai vostri compagni . Non prendetevi * dunque pensiero alcuno, ma rallegratevi, che siete in ■> casa vostra e nella vostra patria » . lo risposi poche parole, e loccai primi pai meo le quelle cose che mi pare- vano a proposito del fallo nostro; e specialmente di mei* ter loro in animo, che la Maestà Voslra fusse veramente

VIAGGIO 14Ó

quel Signore che pensavano dover venire. Finito cbe ebbi di parlare il Monlezuma si parli, e dopo la sua partenza ci portarono pane, galline , varii frutti ed altre cose pertinenti all'uso di casa e dell'albergo. Stemmo quivi sei giorni molto ben trattati , e spesse volte i Signori di quella pro- vincia mi venivano a vedere e parlare.

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XXII.

IN-.NO CUK USÒ IL SW.fOBK HILL A CITTA L GOVER«IATO«e DI VI HA CUOCE, I COKI « h'BH roUl LI LIETTA CITTA* Jll ALHEBIA .

ia nel principia di questa mia nar- | razione esposi a Vostra Maestà, co- no' io , quando mi partii dalla citta della Vera Croce per intendere di- ligentemente di questo potente Signor Monlezuma , quivi aveva lasciali cento cinquanta Spagnuoli per finir la for- tezza incominciala da me, ed anche avevo lasciale molte ville e castelli vicini alla detta città della vera Croce, onde gli abitanti erano sudditi alla Sacra Maestà Vostra e sud- diti veramente fedeli. Ma essendo io nella citlà di Churul- tecal, mi furon portate lettere del Governatore ch'io aveva posto quivi in mio luogo, per le quali mi dava avviso: che Qualpopoca , Signore della citlà chiamata Almeria , per suoi ambasciatori aveva fallo intendere al dello Governatore, che desiderava esser vassallo di Vostra Maestà; soggiungen- do, che se insino a quell'ora non gli aveva prestala quella ubbidienza che era tenuto di fare, e se non era venuto

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con tolta la sua provincia ad offerirsegli, n'era stata ca- gione la necessità di dover passare per una provincia, che gli era nimica ; cosicché la tema di ricevere offesa nel pas- sare, non gli aveva concesso di mettere in esecuzione quan- to desiderava : e perciò lo richiedeva , che degnasse man- dargli quattro Spagnuoli , i quali andassero seco per le pro- vince dei nimici; che, essendo guidato da Spagnuoli , aveva fidanza di andar sicuramente al detto governatore , ed a questo modo gli potrebbe render la debita ubbidienza . Il qual governatore, prestando fede alle parole , che gli erano riferite in nome del detto Qualpopoca, e che verrebbe a rendergli ubbidienza , come avevano fatto ancora gli altri, gli mandò quattro de' suoi Spagnuoli; i quali, poiché furo- no in casa del detto Qualpopoca, fingendo di non esser lui cagion della morte, procurò che fussero uccisi; e ne ave- vano uccisi due , ma gli altri soltanto feriti erano scappati per li monti. Il detto Governatore avendo ciò inleso, con cinquanta fanti spagnuoli e due a cavallo, e con dieci mila Indiani amici nostri, era da nimico andato contra la città d'Almeria; e venuti a battaglia co' nimici, furono uccisi sette Spagnuoli: ma alla fine avevano presa per forza la detta città d'Almeria, ed avevano uccisi molli cittadini, mandati fuori gli altri ed abbruciala e distrutta la città ; ed essendo gl'Indiani che aveva menati seco mortali nimici degli Almeriani , avevano in ciò usato ogni diligenza. Sog- giungeva il detto governatore, che Qualpopoca e gli altri suoi confederali, e quegli che in queslo gli avevano prestato favore, fuggendosi erano salvati: ma che, a certuni Alme- riani fatti prigionieri avendo domandato , chi fussero stati coloro i quali avevano dato ajuto alla città ed a Qualpopo- ca , e perché avessero commesso il detto delitto , e che cosa avesse spinti a uccidere gli Spagnuoli che egli aveva

xi. 19

liti CORTES

mandati al detto (ìualpopoca, essi risposero quel delitto es- sere stato commesso per comandamento del Sigoor Monte- zuma, e cbe gli altri Signori, che avevano dato aiuto alla città erano venuti quivi di commissione del Montezuma, ac- ciocché, dappoi che io fussi partito dalla città della Vera Croce , andassero contra coloro che ivi erano rimasi, e con- tra coloro che a lui si erano ribellati per farsi sudditi di vostra Maestà, e che usassero ogni diligenza possibile per uccidere li Spagnuoli quivi lasciati , acciocché non 9i potes- sero T un V altro dar favore aiuto . E che perciò erano colali cose avvenute .

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XXIII.

assati li sei giorni dopo la mia en- [ irata oella famosa città di Temtsti- ii m™.«. iMm fàgSSSb tiin , e poi che ebbi vedute alcune cose di quella, benché minime rispetto alle molte che si possono vedere , considerate le cose che si hanno nella pro- vincia , giudicai grandemente appartenere all' utile ed allo accrescimento dello stato di Vostra Maestà , ed alla nostra difesa e Tortezza , che il detto Signor Hontezuma rimanesse nelle mie inani, e che del tutto non avesse la sua libertà, acciò non gli occorresse di mutar l' animo inclinato a ser- vir Vostra Maestà; tanto più che noi Spagnuoli siamo al- quanto fastidiosi ed importuni. D'altronde, se questi popoli ci si sdegnassero contra , potrebbonci fare incomodo e dan- no in guisa, che niuno di noi rimarrebbe vivo da riportar la nuova di tanto male: laonde , considerando la graudis- sima potenza di questo Signore, ed al tempo slesso riflet- tendo , che se io lo ritenessi appresso di me, l' altre provin- ce che erano suddite a lui più facilmente si sarebbero date

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a Vostra Maestà, come dipoi avvenne, deliberai di ritenerlo in quella casa dove io abitavo , riputando che ella fosse as- sai forte e sicura. Or pensando io alle misure da prendersi, perchè mentre cercavo di farlo prigione non nascesse qual- che scandalo o tumulto, mi venne nell'animo il delitto com- messo nella città d'Àlmeria, del quale per lettere mi aveva fatto inteso il governatore, eh' io aveva lasciato nella città della Vera Croce, siccome ho narrato nel precedente capi- tolo; e come io aveva certezza tutte le cose ivi fatte esser seguite d'ordine e comandamento del detto Signor Monte- zuma, poste le guardie nelle vie strette me n'andai al pa- lazzo del medesimo, come altre volte io soleva fare, e per alcuno spazio cianciai con esso lui , e parlammo di cose pia- cevoli ; e poiché ebbe dato a me alcuni presenti d' oro , e sua figliuola , e le figlie degti altri signori a certi miei sol- dati , gli esposi per ordine quel che era avvenuto nella cit- tà di Nautecal ovver d'Àlmeria, e che avevano uccisogli Spagnuoli . Oltra di ciò soggiunsi che appariva , che Qual- popoca e gli altri avevano ordinate colali cose di suo co- mandamento, affermando essi non l'aver fatte di loro libe- ra volontà, ma perché non avevano avuto ardimento di non ubbidire al loro Signore. Io dicevo, che in modo alcuno non poteva credere tali cose esser state fatte di sue consi- glio e commissione, come Qualpopoca e gli altri afferma- vano ; ma esigevo che ei mandasse a chiamare il detto Qual- popoca con li signori, che con- lui erano confederati, accioc- ché apparisse la verità ed i malfattori patissero le meritata pene ; per lo qual mezzo la Maestà Vostra conoscerebbe H buon animo di esso verso di lei, e non sarebbe astretta a commettere che gli fusse fatto qualche danno e dispiacere, poiché la verità dovea nascere da quel che direbbero al suo cospetto Qualpopoca ed i suoi confederati . Egli subito

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comandò, che certi de9 suoi venissero a lui, a' quali diede il sigillo, die eradi gioie, e lo portava al braccio; e impose loro cbe andassero alla città d* Almeria, la quale è distante dalla famosa città diTemistitan settanta leghe, e che menas- sero il detto Qualpopoca con gli altri che avevano ucciso gli Spagnuoli; e ordinò, che se non volessero venire spon- taneamente glie li menassero legati per forza, e se facessero loro resistenza chiamassero in aiuto certe comunità, le quali nominò, che erano vicine alla detta città d'Almeria, e pro- curassero che frissero presi per forza ; e badassero bene di non ritornare a lui senza i predetti : e per ubbidire al suo comandamento si partirono . I quali già essendosi messi in viaggio, resi grazie al Siguor Monlezuma dell' accurata di- ligenza usata da lui in provvedere, che li soprannominali fussero presi : dopo di che rimostrai , che siccome io era responsabile verso la Vostra Maestà di tutti gli Spagnuoli che meco avevano passato il mare, non avrei potuto render vero discarico del conto mio, se egli non venisse e dimorasse nel mio albergo insino a tantoché la verità fosse in luce, e si mostrasse esso non aver di ciò colpa alcuna ; per cui k> pregavo a volermi concedere quella sodisfazione, e gli chiedevo che non l'avesse a male, e non ne prendesse di- spiacere alcuno Perciocché in casa mia non era per esser prigione, ma anzi in ogni parte libero ; e cbe io avevo fatto ferma deliberazione di non m'intromettere in modo alcuno nelle sue ubbidienze e faccende di governo . Rimetteva in suo arbitrio eleggere qual parte voleva del palazzo, nel quale io allora dimoravo, e gli promettevo la fede mia che di que- sta ritenzione non glie ne poteva venir fastidio molestia alcuna; gli rappresentavo, che oltre il servizio dei suoi vi si aggiungerebbe anche quello de' miei , e a tutti senza dub- bio potrebbe comandare come gli piacesse. Intorno a questo,

1.V0 CORTES

per molto spazio stemmo a contendere; e ciò che fu detto dall' una e dall'altra parte, sarebbe lungo a raccontare ; ma facilmente acconsentì di venir meco a casa mia, e coman- dò che gli fosse apparecchiato e guarnito un luogo nel mio palazzo. Ciò fatto, si presentarono molti gran signorile cavatesi le vesti ed alzate le braccia, co' pie nudi conduce- vano la sua lettiga non molto ornata ; e con grandissimo silenzio, piangendo, lo posero in detta lettiga, e andammo al nostro palazzo senza tumulto alcuno , benché poi il po- polo cominciasse a tumultuare; nondimeno, subito check» venne alle orecchie di Montezuma, tosto comandò che tutti si dovessero acquetare, e cosi tutto il popolo in quel giorno e sempre , mentre il Signor Montezuma stette appresso di me ritenuto , visse pacificamente ; perchè era evidente che questo Signore era ottimamente albergato, e riteneva il medesimo servizio, che prima in cara sua: il che fu gran rosa e degna di ammirazione , siccome racconterò poi. An- che i miei compagni gli facevano ogni comodità e servi- zio^ che potevano .

XXIV.

COME giALPOPOCA BD ALTRI FIROX MILLI HA.1I DEL COITI», E CU.UH CAMBXTE IN PIAZZA , MENTII IL SIC CBPPI , I QCALI POCO DIPOI GLI Vini'

, EimtE il Signor Monlezuma stava ri- p tenuto da me, coloro che erano ari- ti a prender Qualpopoca e gli altri tpdp^m ed ■lui mi^ST ' compagni, clic avevano uccisi gli Spaglinoli , ritornarono , menando il predetto Qualpopoca con uno de' suoi figliuoli , ed altri uomini che si diceva eransi ritrovali alla morte de' detti Spagnuoti . Condussero Qualpopoca in lettiga all' usanza di gran Signore, e lo die- dero nelle mani mie insieme con gli altri ; il quale , con gli altri insieme , comandai fusse posto io prigione e legato con le manette e con ceppi. E poi che ebbero confessalo di avere uccisi gli Spagnuoli, dimandai loro se erano sudditi al Signor Monlezuma . Il predetto Qualpopoca rispondendo mi domando , se si trovava altro Signore a cui dovesse es- ser soggetto f quasi volesse dire, che niun altro ivi era al quale potesse esser soggetto , e soggiunse, che era vassallo del Signor Monlezuma . Dipoi ricercai , se quello che ave- vano fallo, fosse slato di lor spontanea volontà o di coman-

15* CORTES

da mento e consiglio del Signor Montezuma ; e tutti dissero cbe fu di lor volontà , non di comandamento del loro Si- gnore; benché dappoi, mentre si mandava ad esecuzione la sentenza data contro di loro (e dovevano essere abbru- ciati), gridassero tutti ad una voce aver commesso tal de- litto per consiglio del loro Signore, e di suo comandamento T avevano fatto . Ed a questo modo furono abbruciati pub- blicamente nella piazza , senza alcun tumulto e sedizione. E nel giorno medesimo cbe furono arsi , perchè avevano con- fessato il Signor Montezuma essere stato cagione del pre- detto omicidio commesso nelli Spagnuoli , comandai , cbe egli fosse posto ne9 ceppi ; per la qual cosa ei si sbigotti grandissimamente : ma il giorno istesso, poiché ebbi molto parlato seco, ordinai che gli fussero levati i ceppi; M cbe gli ritornò lo smarrito animo, ed apportogli grandissima allegrezza . Da quel momento attesi continuo con ogni dili- genza , per quanto m' era possibile, a fargli piacere in ogni cosa, e spezialmente divulgava in pubblico , in ciascun luogo , tanto ai sudditi quanto ai Signori delle province cbe mi venivano a trovare, piacere sommamente a Vostra Mae- stà , che il Signor Montezuma regnasse come prima soleva regnare, nondimeno «on questa condizione, cbe riconosces- se la Maestà Vostra per superiore e per Signore , come Vo- stra Maestà é riconosciuta da tutti gli altri ; soggiungendo quindi , che quei sudditi farebber cosa grati a Vostra Mae- stà , se per V avvenire lo tenessero per Signore e superiore nella maniera che avevano fatto avanti la mia venuta . Mi contenni seco tanto bene e si bene lo satisfeci , che più vol- te , pregandolo , gli commessi cbe se ne andasse a casa sua, e nondimeno sempre mi dava risposta , che egli stava bene in quella casa appresso di me, non gli mancando cosa al- cuna , non altrimenti che se fusse in casa sua; perciocché se

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in casa sua fosse, facilissimamente potrebbe avvenire, cbe li Signori delle province, presa occasione, lo sollecitereb- bero e indurrebbero con Ira il suo volere a operar qualche cosa conlra di me, che ritornerebbe in danno di Vostra Maestà, alla quale già egli aveva deliberato, per quanto poteva, di sempre servire; e per confermare i suoi nella sua risoluzione diceva esser bene, che slesse appresso di me, tanto più che se gli proponessero alcuna cosa in contrario poteva facilissimamente rispondere, che esso non era in sua potestà , ed a questo modo si poteva scusare Molte volte mi dimandò di potere andare a sollazzo, e da me non gli fu mai negato di poter andare sollazzandosi nelle altre case, le quali erano fabbricate per andarvi a piacere; e alle volte usciva a sollazzo fuori della città per due leghe , accompa- gnato da quattro o cinque Spagnuoli ; ed ogni fiata che ri- tornava, pareva contento e di allegro aspetto; e quando usciva, donava varie gioie e vesti, tanto agli Spagnuoli quanto a quegli del paese, che sempre era accompagnalo da grandissima moltitudine, che almeno erano tremila uomi- ni, e la maggior parte baroni e Signori di quella provincia: e si dilettava di far continuamente magnifici conviti, e fe- ste, e balli, i quali non poteano cbe esser da lutti con gran- dissime laudi e meritamente commendati .

si. 20

XXV.

«A, COSi R1CU1ESTO D

DO«« «I CATA

1EQIE E TE.Ili . DEL S1GMOBE DI Ol ELLA DB

MIT. DI MOLTI FIUMI DALLI QUALI 91 CAVA ORO. DELLA

MIOVWCIA DI TL'ClllIEBBQUE.

' oicas io conobbi eh' egli di cuore . desiderava mantenersi nel realser u de»* wu. vizio di Vostra Maestà, lo pregai. acciò potessi mandare più compiuta relazione a Vostra Mae sta di quelle cose che sono in questi luoghi e province che procurasse che mi (ussero mostrale le miniere dell' oro; il che con allegro volto e parole dimostrò di piacergli di presente egli comandò che russerò chiamali alcuni suoi famigliari , ed in ciascuna provincia, dove si cavava l'oro , mandò due di loro , pregandomi che in lor compagnia io mandassi altrettanti Spagnuoli, i quali vedessero con che ingegno si cavava l'oro : il che facilmente gli concessi , ed il ciascuna provincia assegnai due Spaguuoli, che accompa- gnassero gl'Indiani, e le province erano quattro. Alcuni di loro andarono ad. una certa. provincia, che la chiamano

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Cinula, la quale è distante dalla famosa città del Temistitan ottanta leghe Gli abitatori di questa provincia , che sono sudditi al Signor Monlezuma , mostrarono , tre larghi fiu- mi, e da tutti portarono mostre d'oro purissimo, benché poco ne portassero, perchè non avevano gli opportuni stru- menti, ma solamente quegli co' quali gl'Indiani sogliono cavarlo: e siccome gli Spagnuoli mi hanno riferito, sono passali per tre province piene di molti borghi, ville ed edi- fici, tali che nella Spagna non se ne troverebbero migliori" Sono in quella provincia molte città e terre in gran nume- ro ; e mi affermarono aver vista una certa abitazione con una rocca , la quale è più grande e più forte del Castello della città di Burgos di Spagna ; e gli abitatori d' una di que- ste province, la quale è chiamata Tamazalapa, portano cibili più ornali e più ricchi dell'altre province eh e abbiamo viste insin'ora, e sono di grandissima prudenza. Li secondi se ne andarono ad una provìncia nominata Malinaltebeque , distante dalla detta gran città di Temistitan per leghe set- tanta, e volgesi più alla marina: dessi portarono le mostre dell'oro da un gran fiume che per quella trascorre. I tersi andarono in un'altra provincia, che ha linguaggio diverso da quello della vicina provincia di Culua, e la chiamano Tenis, il Signor della quale è nominato Coatelicamat, e vive indipendente dal detto Signor Montezuma, perchè ha la pro- vincia fra monti grandissimi, ed anco perchè i suoi sudditi sono bellicosi, e combattono con asta di lunghezza di ven- ticinque e di trenta palmi.. E perciocché questi non sono sudditi del Signor Montezuma , gì' Indiani che erano andati cogli Spagnuoli, non ebbero ardimento d' entrare in quella provincia, se della lor venuta non ne facevano prima avvi- sato il Signore della medesima ; e da lui ottenessero il sal- vacondotto, dicendo d'esser venuti per domandargli grazia

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di poter vedere le sue miniere dell'oro , e che in mio nome e del Signor Montezuma degnasse di mostrarle. Coatelica- mat rispose , che gli Spagnuoli andassero sicuri e libera- mente, e vedessero le miniere e ciò che piaceva lor di ve- dere; ma quegli di Culua, che sapeva esser mandati da parte di Montezuma, faceva avvisati, che non entrassero nella sua provincia perciocché gli aveva in luogo di n inai- ci. Gli Spagnuoli stettero grandissima pezza con animo dub- bio se dovevano andar soli o no; massimamente perchè gli Indiani che avevano seco loro menali confortavanli a non andare dicendo, che permetteva che s'introducessero soli a fine di poterli più facilmente uccidere Nondimeno gli Spagnuoli, d'animo invitto, deliberarono di proceder più avanti. Furono bene e cortesemente ricevuti dai paesani e dal loro Signore , e furon loro mostrati sette ovvero otto fiumi , dai quali dicevano cavare oro « Gli Spagnuoli, insie- me coi paesani , cavarono oro e ne portarono le mostre da' predelti fiumi ; e coi medesimi Spagnuoli il detto Coa- lelicamat mi mandò suoi ambasciatori , per mezzo de'quali offeriva al servizio di Vostra Real Maestà se slesso o la sua provincia, e mandommi per li medesimi cerli fregi d'oro, e vesti di quella specie che mollo usano gli abitatori di quella provincia. Gli ultimi passarono in una provincia no- minata Tuchitebeque, che nella medesima dirittura si volge al mare per dodici leghe dalla provincia di Malinaltebeque (nella quale già ho detto di sopra essere stato trovato del- l' oro, e li paesani mostrarono due fiumi dai quali parimente arrecarono moslre d'oro). Per quanto potetti intendere dalli Spagnuoli che vi andarono , quella provincia è molto accomodata a potervi fare abitazioni e per cavar l'oro.

XXVI.

DOVI ITELI. A PROVINCIA DI HALINALTEBEOUB F A RICBIISTA DEL CORTESI! OCK «BANDI ABITAZIONI CON DNA PE- KIHBRA , U COMI IL SIGHOB MONTBZCVA FBCB DIPINGERE SOPRA OH PANNO LE MARINB ED I GOLFI BI QUEL MABE , CO.1 LI HOMI CIU SBOCCANO IN QUELLO . COME IL CORTESE MANDÒ I1IBCI «PAGNUOLI AD ESPLOBARS QUEI LITI , ABBINE DI TROVARVI UN GOLPO DOTB POTESSERO BKTRARB LB NATI. DEL POBTO CHAL- CUILStERA, DETTO SANTI VAN . DELLA PBOVINCIA QCACAITAL- CO.— DEL SIGNOBR DI QUELLI , DI

icercai dal Signor Monlezuma , che nella provincia ili Malinallcbeque, perchè mi pareva più comoda al fab- (cbfqne . bricare,fusse falla una abitazione per

la Maestà Vostra. In farla fare pose ogni possibile diligenza, e tale, cbe in soli due mesi di tempo avevano in quel luogo già seminalo sessanta misure, cbe noi Spatrinoli chiamiamo aite- ga», d'una certa semenza nominala da loro mayz, della quale Tanno pane, e similmente dieci misure di ceci e di cacap , che è un fruito simile alla mandorla , il quale, ridotto in polve- re, l'usano, disciolto nell'acqua, in luogo di vino; ed in quella provincia è di lauta stima , che con quello , invece

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di danari, nelle piazze e ne' mercati ed in ogni luogo, com- prano (ulte le cose necessarie. Quivi procurò che fussero edificate due grandi abitazioni; ed in un" altra abitazione vi fecero una peschiera, dove avevano a posta messo cinque- cento oche, le quali qui sono in grandissimo prezzo, per- ciocché ogni anno le pelano , e si servono delle lor penne e del piumino che hanno. Nella detta abitazione misero an- che oltre a mille e cinquecento galline, ed altre coseassais- sime necessarie per l' uso di casa ; e molte volte gli Spa- gnuoli, che hanno vedute le delle abitazioni , e considerati diligentemente gli ornamenti, hanno giudicalo valer da ventimila ducati casigliani. Similmente domandai al mede- simo Signor Monlezuma, che mi volesse dire se nella costa di quel mare fusse fiume o golfo alcuno, dove le navi che ivi arrivassero, facilmente potessero entrare, e sicuramente

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, fermarsi. Il qual mi rispose, che di tal cosa nulla sapeva ;

j ma nondimeno disse che farebbe dipingere sopra un panno le marine e i golfi di quel mare, e i fiumi che vi entrano; e che io poi avrei potuto mandare i miei Spagnuoli a cer- care e vedere diligentemente, ed esso Montezuma elegge- rebbe per lor guide i paesani di detta provincia : il che poi fece con effetto ; perciocché il giorno seguente mi portaro- no sopra un panno di lino dipinte tutte le marine e golfi del mare , ed i fiumi che sboccano in quello Ivi si vedeva un certo fiume maggiore degli altri , siccome da quella pit- tura si poteva comprendere , il quale pareva scorresse tra due monti (che sono chiamati Sarmyn) ed entrasse in mare in un certo golfo , insino al quale i nocchieri pensavano che si estendesse la provincia chiamata Mazamalco. Mi disse che io mandassi chiunque volessi in quo' luoghi, e vi mandai dieci Spagnuoli, tra quali alcuni erano mollo valenti nel-

| r arte marinaresca: e andati con le guide che aveva date

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VIAGGIO 159

loro Moniezuma , cercarono tutte quelle marine dal porto Cai eh il mera, che lo chiamano Sanlivan, dove io era ar- rivato colle mie navi. Tutto questo viaggio è più di settanta leghe , aia non trovarono fiume golfo alcuno dove po- tessero entrar navi , benché in della costa ve ne siano molti e grandissimi : e portali dalle canoe , mandato al fondo lo scandaglio, andavano tastando per tutti quei fiumi ; e cosi vennero alla provincia di Quacaltalco , per la quale il so- pradetto fiume trascorrerli Signore di quella provincia, nominato Tuchin teda , gli ricevette benignamente , ed or- dinò che fussero date loro delle canoe , con le quali potes- sero entrare nel fiume . Trovarono nella sua bocca l' acqua profonda quanto sarebbero due stature e mezza d'uomo, ed era nel tempo. del reflusso in cui le acque sono grandemente abbassate . Navigarono su pel detto fiume dodici leghe, e la minor profondità che si trovava in detto spazio é quanto sariano sei stature d'uomo; e per quel ohe potevano giudi- care, andava più di trenta leghe con. tale profondila. Nella ripa del fiume sono molte e grandi città , e tutta quella pro- vincia è in pianura fertile ed abbondante di tulle quelle cose che suor producer la terra. Le genti sono quasi infi- nite,, e non sono suggello al Signor Moniezuma, anzi sono acerbissimi suoi nimici ; e parimente allora che li Spagnuoli . andarono a lui, volse avvisargli che quei di Culua a niun modo entrassero nella sua provincia , perciocché erano suoi nemici. Quando quegli Spagnuoli ritornarono a farmi rela- zione di tali cose ,. insieme con esso loro mandò certi suoi ambasciatori,, per li quali m'inviò alcuni oggetti d'oro, molte pelli di Tigri, molle cose tessute di piuma, e vesti- menti; i quali ambasciatori affermarono, che il loro Signore Tuchinlecla , molto tempo fa aveva inteso della mia fama , perciocché queidiPuchunchan (che é un fiume scoperto dal

Itti CORTES

Gryalva ) , sodo suoi grandissimi Dimici , e gii avevano fatto sapere eh' io ero passato di ed ero venuto alle mani con loro , perchè aveano tentato vietarmi di smontare in terra e di andare nella città; e che dipoi eravamo diventati amici essendosi essi sottoposti air imperio della Maestà Vostra: ed ora egli pure si offeriva con tutta la sua provincia al real servizio di Vostra Maestà , e mi pregava eh' io lo ricevessi per amico, ma però con questa condizione : che gli abitatori della provincia di Gulua per niun modo entrassero nel suo paese, e chiedessi di quelle cose che si trovavano nella sua contrada, perciocché era apparecchiato di farmi parte di tutto quel che io gli avessi dimandato.

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XXVII.

I DILLA QUALITÀ DILLA

oiciiÉ mi fu riferito dagli Spaglinoli